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Tag: spazio pubblico

Ex Ansaldo, ecco come diventerà

Partono a maggio i lavori di ristrutturazione degli spazi dell’Ex Stecca delle Acciaierie Ansaldo, nel cuore di zona Tortona.

Sarà un luogo nuovo per Milano, punto di riferimento trasversale, multidisciplinare e attento ai linguaggi della contemporaneità, per l’incontro di idee e produzione creativa.

La diversità come punto di forza, la cultura come linguaggio, il luogo come spazio d’incontro aperto e partecipativo fra idee, opportunità e produzione.

Sarà un nuovo progetto creativo per Milano che chiama la città stessa a partecipare fin dai suoi primi passi.

Arci Milano, Avanzi, esterni, h+, Make a Cube, insieme al Comune di Milano, stanno sviluppando un nuovo spazio pubblico all’interno dell’Ex Stecca delle Acciaierie Ansaldo, dopo essersi aggiudicati lo scorso luglio il bando pubblico per la gestione degli spazi per i prossimi 12 anni.

Il progetto degli spazi Ex-Ansaldo pone le sue fondamenta a partire da un concetto di trasformazione culturale e produttiva attenta a recepire i nuovi linguaggi della contemporaneità in costante divenire, che mette la cultura al centro di ogni processo decisionale come chiave per comprendere e interpretare il mondo e le sue evoluzioni.

Una filosofia d’intenti che è anche punto di forza e di sinergia dei cinque partner culturali aggregati sul progetto, tra i più rappresentativi operatori culturali e di innovazione sociale milanese. Un gruppo eterogeneo, con competenze diversificate e complementari e ampie reti relazionali, che ha voluto e saputo mettere a fattor comune le proprie diverse esperienze in materia di progetti culturali per immaginare l’Ex-Ansaldo quale futuro punto di riferimento per l’industria della creatività nelle sue varie forme.

L’Ex-Ansaldo sarà una moderna “fabbrica” di produzione culturale dove incubazione, produzione e fruizione coesistono in un unico spazio per la formazione, la creatività, gli eventi, l’impresa, la ristorazione e il tempo libero. Al suo interno si producono idee e imprese, si copre tutto il ciclo dei prodotti, per far sì che ricerca e sperimentazione possano diventare motore di crescita sociale e culturale. Un acceleratore nella creazione di brand culturali e di imprese della creatività del tessuto cittadino, per sviluppare economia virtuosa e rigenerativa. Un luogo aperto a tutta la città ma dal respiro internazionale dove far crescere le proprie idee e i propri progetti in una dimensione collettiva.

 

PRINCIPALI FUNZIONI

Sulla base di questa filosofia d’intenti, sono state individuate le principali funzioni degli spazi, tradotte nel progetto architettonico di onsitestudio: grandi spazi di incontro, di studio, di riflessione e di lavoro – luminosi, fluidi, aperti anche di notte – con laboratori e negozi, sale prova e palchi, serre e cucine. Tutti collegati e in dialogo tra loro dove giovani e meno giovani possano incontrarsi, comunicare, creare o semplicemente riposarsi.

Il progetto prevede la realizzazione di spazi per lavorare in piccoli o grandi gruppi in quello che sarà incubatore e laboratorio, banco di prova e acceleratore per imprese e associazioni, per investitori di venture capital ed early adopter, per progettisti e ricercatori. Uno spazio dove speriamo che tutto diventi possibile e dove le diversità saranno forza creativa e sicurezza.

Le due grandi sale al pianterreno saranno il luogo di partenza alla scoperta degli spazi dell’Ex-Ansaldo e ospiteranno un bar-gastronomia sempre aperto, un bookshop, un cinema- teatro, diversi palchi a disposizione per prentazioni e spettacoli con un fitto programma di eventi.

Salendo al primo piano, invece, sarà possibile immergersi in un mondo fluido e in continua evoluzione, composto da diversi spazi sempre in sinergia tra loro: il co-working sarà a stretto contatto con i laboratori, favorendo una contaminazione reciproca e genuina; l’ostello sarà anche una residenza per ospiti e artisti di passaggio, un po’ come una seconda casa, un recapito provvisorio ma personale; il ristorante, tra laboratorio e azienda agricola, valorizzerà la produzione e la trasformazione di materie prime.

Saranno questi i luoghi di nascita di progetti che al centro del proprio ragionamento economico hanno la produzione di beni e servizi comuni, la loro conservazione e il loro sviluppo. Un luogo in cui l’utilità pubblica sarà generata dall’azione privata.
Vi saranno inoltre, sale prova, una sala giochi, una piccola Arena, un teatro, spazi per spettacoli, cinema, prove teatrali e prove di danza, presentazioni ed eventi serali.

Il progetto si concentra sulla relazione tra le grandi aule ex-industriali, finora vuote e in attesa di destinazione, e una serie di piccoli e grandi volumi che contengono i servizi, accuratamente disposti nello spazio a creare una sorta di città, di micro-urbanistica, di spazi urbani fatti di slarghi, strade, grandi e piccole piazze popolate giorno e notte.

É un posto unico, che tuttavia potrebbe replicarsi in ogni città del mondo. Un posto che paradossalmente non c’è ancora, ma di cui ogni città avrebbe bisogno. Un posto che nasce a Milano e da Milano si proietta verso il mondo.

A maggio verranno avviati i lavori di ristrutturazione , su progetto architettonico di onsitestudio, dei circa 6.000 metri quadri, distribuiti su due livelli, che si estendono tra via Bergognone e via Tortona, corpo centrale dello storico stabilimento Ansaldo, risalente al 1904 e acquistato dal Comune negli anni Novanta con lo scopo di promuovere e diffondere iniziative culturali. Altri 6.000 mq (livelli 3 e 4) sono inoltre interessati da un’opzione per un possibile futuro ampliamento del progetto. Un impianto architettonico di grande fascino, che documenta e testimonia la natura ex industriale della città, e in particolare di zona Tortona, divenuta oggi polo di riferimento del design e della moda Made in Italy a livello internazionale, ma anche cuore pulsante di uno dei distretti creativi più vivaci della città.

“La via maestra”: appello e manifestazione nazionale del 12 ottobre.In difesa della Costituzione

costitutioGiovane, nuova, da riscoprire e da attuare: è la descrizione, di certo originale ma molto efficace, della Costituzione italiana, fatta da Sandra Bonsanti durante la conferenza stampa di lancio della manifestazione ‘Costituzione. La via maestra’ che si svolgerà a Roma il prossimo 12 ottobre. Proprio per la difesa e l’attuazione della Costituzione è stato concepito l’appello La via maestra – promosso da Lorenza Carlassare, Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky. È online il sito www.costituzioneviamaestra.it che raccoglie tutte le informazioni utili.

La manifestazione si svolgerà a Roma sabato 12 ottobre. Un corteo partirà alle 14 da Piazza della Repubblica per raggiungere Piazza del Popolo dove, alle 15.30, inizieranno gli interventi dal palco.

Arci organizza un pullman per raggiungere Roma da Milano e partecipare alla manifestazione: 25€ il costo del biglietto che prevede andata da Milano (ore 5.30) e ritorno (entro le ore 24).

Per info e prenotazioni: telefonare allo 02.541781 la mattina dalle 9.30 alle 13. 

 

APPELLO LA VIA MAESTRA

L’appello è stato lanciato da personalità come Luigi Ciotti, Lorenza Carlassare, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelski.

 L’intento dei promotori è costruire, intorno alla difesa e alla realizzazione della Costituzione, uno spazio pubblico sociale democratico, aperto e inclusivo, che aiuti la convergenza delle tante energie, intelligenze ed esperienze che nel nostro paese difendono quotidianamente la democrazia e i diritti.

L’obiettivo dichiarato  è contribuire a dare più forza e più efficacia alle pratiche di partecipazione, e praticare dal basso l’unica via credibile per ridare senso e dignità alla politica.

Ecco di seguito l’appello:

 

La via maestra

Il documento in difesa della Costituzione firmato da Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky

1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?

Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo  della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme”  –  come sono state definite  – , ineludibili per passare da una costituzione all’altra.

La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.

2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva. Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia. Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale. Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale. Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.

Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile. Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costituzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.

In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.

3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali. Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.

Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla.

(08 settembre 2013)

LEGGI il comunicato stampa Arci su modifiche costituzionali