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Tag: sostenibilità ambientale

Arci ed Expo

expo-milanoDa Expo dei Popoli a Cascina Triulza: l’impegno di Arci e di una buona fetta del Terzo Settore, lombardo e non solo, perchè sia un Expo dei contenuti, un Expo giusto che dia spazio e visibilità ai progetti di cooperazione e solidarietà internazionale, alle buone pratiche legate alla sostenibilità ambientale, alla sovranità e al consumo critico. Con il primo padiglione nella storia di Expo dedicato alla società civile.

Ecco l’intervista di ArcipelagoMilano al nostro Presidente Emanuele Patti

 

 

 

Vacanze ecologiche ed economiche con gli agriturismi sostenibili

Agriturismi bioecologici AIABNegli ultimi anni ha iniziato a maturare una tendenza al recupero del territorio rurale secondo una logica per la quale la protezione dell’ambiente e la conservazione dello spazio naturale (sistemi agroambientali), unitamente alla loro valorizzazione, sono capaci di generare sviluppo.

A questo risultato ha sicuramente contribuito anche l’evoluzione della domanda turistica, nella quale ha iniziato ad evidenziarsi una richiesta di qualità “ecologica” nelle destinazioni, che ha determinato una crescita di interesse per le zone rurali.

Nel concepire il rapporto esistente tra ambiente e turismo nelle aree rurali, l’ambiente viene considerato come quel vasto insieme di fattori che connotano una località turistica: fattori naturali (suolo, boschi, paesaggi, aria, fauna e flora, torrenti e fiumi, ecc.), fattori antropologici, economici, sociali, culturali, storici, architettonici e infrastrutturali che rappresentano l’habitat in cui le attività turistiche sono innestate.

In questa ottica si ritiene che, soprattutto per le aree rurali la salvaguardia dell´ambiente e il suo equilibrio, sia una condizione necessaria per una crescita sostenibile del turismo nel medio e lungo periodo e per consolidare e accrescere nel tempo le capacità competitive delle aziende che operano in questo settore.

Lo sviluppo del turismo nelle aree rurali appare, allora, connesso al concetto di “Turismo Sostenibile”, con il quale si può intendere: una fruizione del territorio rurale che si basi strettamente sulle risorse ambientali e socio-culturali, senza che venga pregiudicata la loro capacità di rigenerarsi e senza che vi siano danni permanenti che portino pregiudizio alla qualità della vita futura.

Nello scenario delineato, la diffusione e lo sviluppo dell’agricoltura biologica contribuisce alla realizzazione di alcuni degli obiettivi fondamentali di una politica agricola e ambientale volta alla tutela di ambienti agricoli ed alla salvaguardia del patrimonio naturale, attraverso lapplicazione di metodi di conduzione dei terreni agricoli che sono compatibili con la tutela e con il miglioramento dell’ambiente, del paesaggio e delle sue caratteristiche, delle risorse naturali, del suolo e della diversità genetica.

logo AIABPartendo da queste considerazioni, AIAB ha avviato nel corso del 1998 il Programma nazionale “Turismo Sostenibile”, nell’ambito del quale è stato predisposto uno specifico disciplinare relativo agli “Agriturismi BioEcologici” che interpreta una “strategia integrata” del fare attività turistica in ambito rurale.

La realizzazione di programmi di turismo sostenibile nell’ambito di un territorio rurale richiede, infatti, di coordinare e gestire obiettivi ed esigenze diverse, interagenti e interdipendenti tra loro. Promuovere tale programma richiede pertanto un’elevata capacità di integrare saperi e competenze, normalmente considerati separati da un punto di vista funzionale, per giungere alla definizione di una modalità operativa comune.

Il disciplinare per gli “Agriturismi BioEcologici” tenta quindi di rendere concreto ed operativo il concetto di integrazione, definendo lattività agrituristica come insieme di requisiti definiti per le seguenti aree tematiche:

  • attività produttive
  • servizi naturalistici e didattici
  • tutela dell´ambiente e delle risorse naturali
  • strutture ricettive
  • dotazioni e servizi ricettivi
  • servizi turistici
  • ristorazione e vendita dei prodotti
  • trasporti e viabilità

Ogni azienda agrituristica aderente al circuito AIAB, rientra all’interno di una selezione attuata nel rispetto del disciplinare AIAB sull’agriturismo bioecologico.
Le aziende che aderiscono sono oggetto di un’attenta valutazione in base alla quale viene attribuito un numero di “margherite”, da uno a cinque, che rappresentano il livello di qualità ambientale e dei servizi offerti dall’agriturismo.

Al turista attento e consapevole AIAB vuole comunicare in ogni caso che tutte le aziende inserite nel circuito, al di là del numero di margherite assegnato, hanno scelto di operare, per se stesse e per i propri ospiti, nel rispetto e nella tutela dell’ambiente convertendo le proprie produzioni al metodo dell’agricoltura biologica e, quindi, eliminando qualsiasi impiego di prodotti chimici di sintesi nella difesa delle colture o nelle fertilizzazioni.

Difendere la Biodiversità, attuare un’attenta selezione dei servizi, promuovere e garantire cibi e ristorazione basata su ingredienti totalmente biologici è la miglior sintesi tra ambiente naturale ed ambiente umano.

L’Arci fa il tagliando: prima conferenza nazionale di metà mandato

Domenica scorsa si é conclusa a Bagni di Tivoli la prima Conferenza organizzativa nazionale dell’Arci. Un appuntamento previsto nello scorso Congres­so di Chianciano, con apposita norma statutaria, voluto per fare il punto sullo stato dell’Associazione a metà del mandato congressuale.

In tre giorni la platea composta da circa 200 delegati, tutti i membri del Consiglio Nazionale più i presidenti dei territori non rappresentati, ha discusso sulle analisi, le criticità e le proposte inserite nel documento preparatorio presentato dalla Presi­denza.

Tre i grandi assi della discussione attorno ai quali più di una sessantina di interventi hanno fatto ragionare la nostra Associa­zione. I gruppi di lavoro nazionale e quindi le politiche di indirizzo, la riorganizzazione della direzione nazionale e della sua governance alla luce anche delle novità introdotte durante lo scorso Congresso, ed infine la fondamentale valutazione sullo stato di salute della filiera Arci e quindi dei suoi territoriali, dai regionali ai circoli passando per i comitati provinciali.

Nuova ed efficace la modalità di organizzazione del dibattito, che ha consentito il confronto sempre in plenaria e ha permesso, con il rigido contingentamento dei tempi, a più persone di intervenire nelle tre differenti sessioni di lavoro.

E se il documento preparatorio ha trovato, come evidenziato anche nel discorso finale del Presidente Paolo Beni, una sostanziale condivisione generale, molte sono state le differenti sottolineature, i diversi punti di vista espressi su alcuni aspetti delle stesse questioni e le priorità messe in elenco.

Dimostrazione di una straordinaria vitalità dell’ associazione e di una maggiore consapevolezza della ricchezza della nostra articolazione territoriale. Ma se passiamo ai temi e alle indicazioni emerse, ci rendiamo conto meglio dell’importanza che ha avuto e avrà questa tre giorni fuori porta.

Alcuni punti sono emersi in maniera quasi generalizzata, anche se espressi con modalità diverse.

La necessità primaria di difendere, rafforzare e diffondere il nostro modello associativo, come antidoto alla desertificazione dei legami sociali, soprattutto in un momento di crisi e cambiamento importante come quello attuale.

Si sente più forte che mai l’esigenza di tutela del nostro ruolo di promozione sociale e cittadinanza attiva, espressa dal nostro fare associativo. I nostri circoli, diversi ma in fondo uguali da sud a nord, sono i pilastri di una nuova infrastrutturazione sociale che nella peggiore stagione del nostro welfare recuperano nel valore originario del mutuo soccorso una nuova e più concreta definizione del loro ruolo, e su ciò si chiede con forza la costruzione di una campagna-obiettivo, che abbia al centro non solo la nostra difesa, ma che anzi si proponga come una delle possibili chiavi di lettura dello sviluppo anche economico del Paese. Un lavoro di sartoria sociale, capace di sviluppare forse un’economia più democratica, che ha nel valore del no profit e nella sostenibilità ambientale e sociale decisivi punti di partenza.

Per essere all’altezza di questa sfida dobbiamo lavorare di più sulla nostra identità, che deve palesarsi maggiormente, essere più immediatamente leggibile e che, se adeguatamente promossa, può rendere più chiara a tutti i circoli e ai soci la nostra mission, i valori e le pratiche che ispirano il nostro agire. Tutto ciò ha ovviamente molto a che fare con un maggiore, necessario investimento in Comunicazione e può portare anche ad un rafforzamento della politicità della nostra organizzazione, una necessità evidenziata da molti per poter contribuire in maniera autonoma e matura al rinnovamento della Politica, che tutti sentono come prioritario. Ma tutto questo non sarà possibile senza la fondamentale difesa e cura del tessuto associativo, che ci costringe a serrare i tempi per trovare modalità e risorse nel rafforzamento dei comitati territoriali, a partire dal fondamentale ruolo di cerniera che svolgono o dovrebbero svolgere i Regionali. In questa chiave vanno lette positivamente anche le timide aperture al tema della possibile leva economica costituita dalle quote associative, consci delle difficoltà in cui versano molti comitati e circoli.

Lo spazio è troppo poco per raccontare tutta la ricca discussione, ma alla fine possiamo dire che Tivoli – o come molti di noi hanno preferito chiamarla occupytivoli – é stato un grande appuntamento, che ha avuto anche il merito di aver rivelato tanti nuovi e preparati dirigenti territoriali, magari non ancora in posizioni apicali ma che ci danno davvero fiducia per il futuro, a patto che si sia davvero capaci di formarli e valorizzarli nel prossimo futuro.

Emanuele Patti, presidente Arci Milano

Perché stupirsi se l’Expo non fa breccia?

Non nascondo che abbia sempre tifato Smirne, prima dell’assegnazione a Milano dell’Expo 2015.
Chissà poteva essere la scusa buona per andare in Turchia, forse la voglia un po’ di esser contro un evento voluto fortemente dalla ex sindaca Moratti, oppure un’ inconscia preoccupazione di quello che sarebbe potuto essere, sia in termini di speculazione che di ricaduta sulla Città.
Poi Milano vinse e sia personalmente che come Arci abbiamo pensato che in fondo visto che c’era, l’Expo,  sarebbe stato il caso che spingessimo perchè si facesse bene. In fondo quei temi sono i nostri temi  (ovviamente non solo dell’Arci), ma nutrire il pianeta ed energie per la vita, erano e sono le questioni che ci hanno mobilitato a Genova nel 2001 e più recentemente nella scorsa campagna referendaria sui beni comuni.
Abbiamo con altri soggetti del terzo settore pensato all’Expo Giusto, poi all’Expo dei Popoli, abbiamo provato a mettere al centro il tema dell’eredità di Expo, della sua ricaduta sociale e culturale.
Ma niente. Non c’erano segnali, né da parte della vecchia giunta, anzi, né da parte del Governo.
Perché stupirsi se l’Expo non fa breccia nei cuori delle persone o delle organizzazioni del Sociale, visto che finora si è parlato solo di assetti di potere, di progetti pian piano da elidere e di mancanza di risorse, di infrastrutture, tunnel e cemento. Di appalti a rischio infiltrazione mafiosa, di sicurezza sul lavoro, di terreni e di volumetrie volatili.
I contenuti dove sono. Che ricadute avrà sulla città in tema di sostenibilità ambientale, ma anche sociale e culturale?
E se anche l’attuale sindaco Pisapia, capisce che è ora di dare una smossa, di provare a riprendere in mano l’idea originaria dell’Expo, di superare l’edonismo del Presidente Formigoni, con un gesto forte come le dimissioni presentate al Governo, allora vuol dire che forse le preoccupazioni ci sono tutte.
E ha fatto bene il Sindaco, che sentendo probabilmente questo “freddo” da parte della Città, che non è ancora un NO Expo ma che potrebbe diventarlo, a dimettersi e a provare a riottenere più agibilità e risorse per un evento che ha senso se sarà un evento di interesse nazionale, e quindi anche del Governo, se si permetterà alla Città che ne deve gestire passato, presente e futuro, di sforare il patto di stabilità, per poter fare qualcosa di decente, senza che questo ritorni come un colpo di rinculo, addosso ad un Primo Cittadino, che non credo voglia barattare una versione fallimentare dell’Expo con una maggior qualità dei suoi servizi sociali, con meno asili e più cemento, con meno verde e più tasse.
Allora forse sarà meglio dire a Smirne che passiamo la palla, intanto loro il progetto lo hanno portato avanti in parte anche senza l’Expo.
emanuele patti