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Nel difficile confronto a sinistra l’Arci può portare un contributo positivo

Nel difficile confronto a sinistra

l’Arci può portare un contributo positivo

 di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 pedoni-a-sinistraNon ci sono dubbi sul fatto che la sinistra stia attraversando in  queste ultime settimane una fase di grande, aspra e difficile discussione interna.

Nascono nuovi raggruppamenti, si dividono partiti e gruppi parlamentari, in un momento di forte tensione sociale nel nostro paese e mentre le destre reazionarie e xenofobe e i tanti populismi stanno conquistando sempre più spazio, consenso e forza in Europa e nel mondo.

 Non spetta certo all’Arci esprimere giudizi sulle scelte compiute dai vari leader politici nostrani,  ma sarebbe d’altra parte sbagliato non cogliere la straordinarietà di un momento storico che riguarda il nostro schieramento di senso, quello della sinistra, in cui ci siamo sempre riconosciuti e che attraversa, con le sue differenze, la vita di tante nostre basi associative, di tanti nostri soci.

Del resto ci siamo definiti per tanti anni come «la casa comune della sinistra» e negli ultimi tempi ci  siamo interrogati spesso su come oggi fosse possibile continuare a declinare questo concetto, a far vivere questo tratto identitario  nel mondo della frammentazione sociale, della crisi della rappresentanza e della democrazia rappresentativa. Io credo sia sbagliato  ridurre (come fanno molti media o detrattori) queste lacerazioni a una banale questione di date o poltrone.

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Mi pare che quel che deve riuscire a ritrovare la sinistra, anche quella di governo, sia la capacità di aprire una discussione vera sui valori, su un’idea di società, sulle modalità con cui tornare a far politica fra la gente e nei territori.

L’emergenza prioritaria del nostro Paese non è  certo determinata dall’arrivo di poche migliaia di persone che fuggono dalla fame e dalle guerre, come si cerca spesso di far credere per oscurare i problemi veri, che sono le diseguaglianze crescenti, la povertà, la mancanza di diritti nel lavoro, l’abbandono scolastico,  l’analfabetismo funzionale.

Se la sinistra, le sinistre, vogliono tentare di affrontarli e risolverli, nel conflitto che attraversa oggi il nostro paese tra paure, desiderio di sicurezza, aspirazione all’avvento di uomini forti cui affidare il proprio futuro – c’è anche questo purtroppo –  deve starci in questo conflitto. Non può più limitarsi a guardarlo con sufficienza, convinta che le proprie ragioni prima o poi si affermeranno. Non bastava prima, a maggior ragione non  basta oggi.

Se la sinistra vuole essere credibile deve analizzare con serietà tanto le ragioni di una vittoria che quelle di una sconfitta.

E invece pesa troppo la mancanza di una visione coerente, decisa, attenta al bisogno di protagonismo e di partecipazione,  all’aspirazione  di uguaglianza delle cittadine e dei cittadini, manifestatasi anche in occasione del voto al referendum costituzionale.

Ci permettiamo allora sommessamente, ma forti dell’esperienza accumulata in tanti anni di militanza nella nostra associazione,  di  affermare  che c’è bisogno di un progetto che rimetta al centro la  solidarietà, la giustizia sociale, i diritti, la cultura. Di un progetto che valorizzi vecchie e nuove forme di partecipazione. Come ha scritto Norma Rangeri in un bell’articolo sul manifesto, «c’è  vita a sinistra». Ci auguriamo che nella discussione che si è aperta possa pesare anche il contributo legato alla nostra esperienza.

ArciReport numero 7, 23 febbraio 2017

Dal passato di Pisapia verso un nuovo programma di giunta

Articolo di Emanuele Patti.

Non ho commentato ancora e non lo farò ora in questo articolo la scelta di Pisapia, anche se personalmente capisco la coerenza delle cose dette e del suo stile, che lo fa identificare da tutti anche dell’opposizione come una persona per bene, a prescindere dal ritenerle soddisfacenti o meno; ma di una cosa sono al momento convinto ed è che a sto giro perde chi entra troppo velocemente in campagna elettorale, soprattutto nel fronte della Sinistra milanese.
C’è un anno abbondante di governo e tante cose ancora da fare e “dimostrare” , c’è un Expo difficile da gestire che sarà comunque decisivo, soprattutto saranno decisive le scelte sulle eredità dell’evento, dove sicuramente si potranno correggere errori grossi fatti secondo me nella gestione di questa “patata bollente” sganciata dalla Moratti e da Formigoni su Milano, sempre che la si voglia ovviamente gestire. Per cui meno nomi e più fatti direi.
Infinita inizia ad essere la lista dei papabili, sia nel frastagliato versante della destra che in quello apparentemente più coeso, che sta governando la Città. Ritengo abbastanza pericoloso in questo momento perdersi in questa ridda di ipotesi e penso invece si debba riflettere più seriamente sui bisogni attuali della Città e dei suoi cittadini.

Questa guida di sinistra-centro di Milano, non ancora terminata come dicevo più sopra, aveva degli obiettivi alcuni dei quali deve avere ancora cercare di centrare, ma questi anni di amministrazione ora ci forniscono molti elementi per poter cominciare un primo bilancio sincero e senza pregiudizi dei risultati ottenuti e di quelli ancora ottenibili. Questo esercizio non potrà che essere a mio avviso, il punto di partenza per valutare cosa serve fare per il futuro.
Bisognerà partire proprio dagli aspetti più critici o dalle aspettative non pienamente soddisfatte, soprattutto di un corpo elettorale a cui toccherà riesprimersi alle prossime elezioni amministrative della nostra Città. Bisognerà ricordarsi delle condizioni politiche e sociali in cui iniziò l’avventura di governo di questa Giunta Pisapia, e analizzare la situazione attuale, profondamente cambiata, in questi pochi anni. Bisognerà non dimenticare il clima in cui si disputarono le Primarie, e capire se questo strumento sarà ancora utile come strumento di selezione del prossimo candidato Sindaco o Sindaca che sia, in una fase politica in cui questo strumento non gode certamente di esempi esaltanti.

Detto questo è innegabile che nella nostra Città si respira un’altra aria rispetto alle Amministrazioni precedenti, soprattutto se ci vogliamo ricordare delle pesanti condizioni economiche e finanziarie di partenza ereditate da una inguardabile Giunta Moratti, aggravate dalla crisi economica di questi anni, dal conseguente difficile rapporto con lo Stato, dalla fine di fatto dei trasferimenti per la spesa sociale e dalle difficoltà di bilancio dovute al Patto di Stabilità.
L’aggravamento delle condizioni di vita generale, la povertà crescente e il lento impoverimento anche dei ceti medi, la definitiva precarizzazione di tutti i lavori, ci devono convincere a mio parere che la prossima campagna elettorale si giocherà sui temi legati al welfare, al sistema di protezione sociale dei cittadini, di tutti i cittadini.

Sarà io credo il campo di battaglia dove si giocheranno le sorti delle prossime elezioni. Inevitabilmente ci sarà chi giocherà sulle paure vere o percepite di insicurezza dei cittadini/elettori e parlerà come sappiamo bene alla pancia degli elettori e ci sarà chi proverà io spero a trovare le soluzioni e le politiche più corrette e giuste per rispondere a questi bisogni, senza farsi condizionare solo dai numeri dei sondaggi, magari cercando di parlare alla testa e al cuore delle persone.
Platea attenta non saranno solo i singoli cittadini ma le molte forze sociali presenti nella città, fatte di movimenti, gruppi informali di cittadini, Comitati di quartiere, ma soprattutto tante organizzazioni di Terzo Settore, associazioni e cooperative, centinaia di volontari, attivisti e operatori del Sociale. I radicali cambiamenti di questi anni prefigurano una situazione molto mutevole, un futuro non molto certo, ansie legate alla mancanza di lavoro che incideranno profondamente nei convincimenti dei nostri concittadini, non tenerne conto sarebbe colpevole.

Milano è una città però in grado di elaborare una sua risposta in primis culturale, sociale e politica, progressista e moderna, attenta al suo ruolo di città davvero metropolitana e internazionale, ma dovrà in ogni sua componente sociale poter far contribuire tutte e tutti alla creazione di questa risposta.
Diamoci quindi la possibilità di Primarie, ma vere. Aperte, autonome, di coalizione e civiche, che prefigurino il futuro quadro e la temperatura di governo, piuttosto che essere solo una contesa tra correnti, candidati e partiti. Mi piacerebbe ritrovarmi in quel clima di fermento in cui spopolò l’hashtag #tuttacolpadipisapia. Ci serve quella leggera ironica consapevolezza di avere bisogno ancora di gentilezza assieme a una solida fermezza di contenuti e proposte. Se cadiamo nel politicismo addio! Ci perdiamo un popolo, che sta già faticando a capire.
Non sottovalutiamo quello che si riuscì a fare proprio con i cittadini. Certo ci sono molte delusioni ma capiamole prima di stigmatizzarle, e per quanto possibile partiamo proprio dagli insuccessi. Una coalizione sociale in fondo Milano l’aveva messa in campo. E si erano visti i risultati. Per quello che conta penso questo.

Emanuele Patti

“Essere di sinistra oggi”. Giovedì 14 febbraio riscopriamo l’amore per la sinistra e la libertà

Sarà il giorno di San Valentino. Sarà l’occasione per presentare il libro di Alex Foti “Essere di sinistra oggi. Guida politica al tempo presente” (ilSaggiatore).

Una serata in Ligera in cui condividere l’amore per la sinistra e la libertà.

Insieme a:

Alex Foti, saggista e attivista

Valentina La Terza (candidata SEL alla Camera dei deputati)

Stefano Boeri (assessore alla cultura, Comune di Milano)

Giovedì 14 febbraio

Ligera, Viale Padova 133

ore 18