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L’appello di Arci, Anpi e CGIL per il NO al referendum

Alle cittadine e ai cittadini raccomandiamo un voto consapevole e responsabile.

Non si tratta di una legge ordinaria ma della Costituzione, la nostra Carta fondamentale.

Modifiche sbagliate e destinate a non funzionare, così come lo stravolgimento del sistema ideato dai Costituenti, avrebbero effetti imprevedibili e disastrosi per l’equilibrio dei poteri, per la rappresentanza, per l’esercizio della sovranità popolare, in sostanza per la stessa democrazia, che invece va rafforzata, potenziata e difesa con la piena attuazione della Costituzione repubblicana. 

Consapevolmente e responsabilmente, votate NO.

Carlo Smuraglia – Presidente nazionale ANPI
Susanna Camusso – Segretaria generale CGIL
Francesca Chiavacci – Presidente nazionale ARCI.

Roma, 1 dicembre 2016

L’editoriale di Francesca Chiavacci

Un flash mob e una festa per dire NO: giovedì 1 dicembre

Giovedì 1 dicembre alle 18.45 un flash mob in Piazza del Duomo in cui formeremo un grande NO “illuminante”.flashmob-no-piazza-duomo-1-12

festa-no-camera-del-lavoro-1-12 Alle 20.30 una festa per dire No al Referendum costituzionale nel Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro metropolitana di Milano in Corso di Porta Vittoria, 43.

Saluti di Massimo Bonini, Segretario Generale della Camera del Lavoro metropolitana di Milano.

Partecipano:  Roberto Cenati, Gianni Barbacetto, Salvatore Borsellino, Maria Agostina Cabiddu, Massimo Cortesi, Nando Dalla Chiesa, Stefano Innocenti, Moni Ovadia.

La musica di “Renato Franchi e l’orchestrina del suonatore Jones” e il coro ”Suoni e l’Anpi” faranno da contrappunto agli interventi dei relatori.

Difendiamo la Costituzione il 4 dicembre, vota No.

23 maggio: C’è chi dice no

cechidicenoResistere alla pubblicità ingannevole, al nuovismo spacciato per riforma, alla demagogia della falsa semplificazione, ai plebisciti ricattatori.
I governi passano, la Costituzione resta !
Lunedì 23 maggio 2016 alle ore 20,30 nel Salone Di Vittorio, Camera del Lavoro CGIL, Corso di Porta Vittoria 43, Milano, il Comitato metropolitano milanese aderente ai comitati nazionali per il NO alla “deforma” costituzionale imposta dal governo e per il SÌ all’abrogazione delle peggiori storture contenute nella legge elettorale vi invita a partecipare all’incontro con
GHERARDO COLOMBO editore – ex magistrato
ANTONIO LETTIERI presidente del Centro Internazionale Studi Sociali
ANTONIO PIZZINATO presidente onorario ANPI Lombardia
MASSIMO VILLONE costituzionalista – presidente del Comitato Referendum contro l’Italicum

Durante la serata si potrà firmare per i referendum.

Referendum, the day after

Articolo di Marica Di Pierri apparso su HuffPost (18 Aprile 2016)

Le premesse

Il referendum popolare sulle trivellazioni in mare ha portato ieri alle urne, nonostante l’assordante silenzio mediatico e gli incessanti tentativi di delegittimazione e boicottaggio, più di 15 milioni di cittadini ed ha avuto il merito di imporre finalmente nel dibattito pubblico una discussione non più rimandabile sul modello energetico, i suoi impatti sui territori e l’urgenza di procedere verso un’economia a bassa intensità di carbonio.

Questo risultato, tutt’altro che scontato, rappresenta già, di per sé, l’importante affermazione – in termini di consenso pubblico – di una visione radicalmente alternativa a quella vigente rispetto alla tutela ambientale e al modo di produrre energia.

A questo grande passo in avanti va sommata – è importante ricordarlo – l’altra grande vittoria riconducibile all’iniziativa referendaria: è stato infatti soltanto grazie alla mobilitazione popolare di migliaia di cittadini e centinaia di comitati e associazioni, raccolta poi dalle Regioni che hanno formalmente chiesto la convocazione del referendum, se il contenuto di 5 dei 6 quesiti estesi per il voto popolare è stato recepito nella legge di stabilità di dicembre, costringendo il governo ad una marcia indietro in assoluta controtendenza rispetto alla direzione precedentemente intrapresa.

Tra i principi reintrodotti dal governo con la chiara intenzione di evitare di aggiungere altri quesiti al voto di ieri troviamo il ripristino del divieto di nuove concessioni estrattive entro le 12 miglia, introdotto per la prima volta nel 2010 – non nel 2006 come i detrattori del referendum hanno più volte affermato – ed eliminato poi nel 2012 dal decreto sviluppo salvo ricomparire nella legge di stabilità del dicembre scorso non certo per una ritrovata velleità ambientalista dell’esecutivo di unità nazionale.

Per la medesima via è stata ottenuta dal movimento referendario la sostanziale cancellazione del contestatissimo art.38 del decreto Sblocca Italia che avrebbe messo una pietra tombale sulla possibilità degli enti locali di dire la propria in materia energetica, anche in presenza di progetti impattanti per il territorio.

Sono ben 27 i procedimenti concessori bloccati grazie all’infaticabile pressione esercitata sul governo. Se non avessimo in tal modo osteggiato la piena implementazione dello Sblocca Italia e della Strategia Energetica Nazionale del marzo 2013 (governo Monti) staremmo oggi combattendo in tutto il paese contro il raddoppio delle frontiere estrattive in terra e in mare.

Questi elementi, di grande importanza, sono da ricordare a mo’ di premessa a chiunque abbia come obiettivo la ridicolizzazione del referendum quale strumento di democrazia diretta, utile non solo alla cancellazione di norme sbagliate, ma anche ad indirizzare chi ci governa verso scelte virtuose.

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Referendum: un’infografica per far breccia nel cuore degli indecisi

Ciò che conta più di tutto, è informarsi e andare a votare sapendo esattamente di cosa si tratta. Qualsiasi sia la casella che sceglieremo. Ecco perché proponiamo un’infografica creata da BioEcoGeo che, in modo immediato e senza lasciare dubbi, racconta velocemente di che cosa parla il Referendum del 17 Aprile. infografica trivelle

Referendum: rottamare gas e petrolio? Ma scherziamo?!

dal Blog di Mario Agostinelli

L’impegno di quegli accaniti sostenitori delle installazioni in mare che, ancora anneriti dai fumi del petrolio e del gas pompato dalle trivelle, sbraitano in TV per i posti di lavoro che andrebbero persi, male si attaglia all’ammirazione che gli stessi manifestano per un futuro fatto di smartphone di ultima generazione e per la “manifattura 4.0”, tutta impreziosita – a loro dire – di robot luccicanti, di software inodori e di pochi addetti, abbigliati in tute impeccabili con il brand della ditta. Una incoerenza, la loro, che si spiega col fatto che dietro l’oro nero che sgorga dal mare si cela la prosaica e sempiterna propensione a cercare affari attraverso le lobby attrezzate a stabilire le connessioni tra economia e politica mediante il familismo e l’intramontabile geometria del cerchio magico.

Non si direbbe il momento giusto per procrastinare la filiera dellefonti fossili dopo l’ammonimento della Cop21 di Parigi che, pur con limiti evidenti per mancanza di controlli e di vincoli cogenti per il contenimento delle emissioni, auspica un limite di 1,5 gradi di aumento della temperatura media terrestre entro il 2050. E ancor più temeraria si direbbe l’insistenza per l’estrazione di gas e petrolio in un mare tra i più belli e fruibili d’Europa, così come l’ammodernamento della più estesa e voluminosa piantagione idrocarburica di terraferma in Europa, con la disseminazione di pozzi di Total e Shell per le colline che circondano il Monte Vulture, scavando e perforando accanto ai filari dell’Aglianico, ai fagioli di Sarconi, le melanzane rosse di Rotonda, i peperoni gialli di Senise e il caciocavallo (lo dicono tutti i visitatori) più buono del mondo.

Ma, se le emissioni di climalteranti vanno ridotte, il petrolio è ai minimi e le royalties che può riscuoterne il governo pure e, per di più, si rischia su paesaggio e qualità dell’ambiente in cambio di pochi, improbabili e temporanei posti di lavoro, che vantaggio ci sarà mai per giustificare lo sconquasso dovuto a pozzi e trivelle? E se, oltre l’esiziale questione ambientale, ci sono sospetti e indagini che riguardano elementi di corruzione, diventa allora commendevole, dopo gli ipocriti apprezzamenti rivolti alla Laudato Sì e la condivisione dell’allarme lanciato da 135 Paesi sottoscrittori dell’accordo di Parigi, la difesa a tutto campo del sito petrolifero diTempa Rossa. E, nondimeno, di un emendamento, oggetto di una tempestiva e disonorevole comunicazione del ministro dello Sviluppo al fiduciario della Total.

Le attenzioni per il greggio italiano non rappresentano semplicemente un ‘caso Guidi’, come è stato frettolosamente catalogato dai media. C’è tutta una successione di eventi che dà il segno di una politica energetica del governo estranea agli interessi del paese, subalterna a vecchie logiche e interessi e contrapposta alla svolta invocata dalla crisi climatica in corso. Il passaggio da una strategia di conservazione, con un sistema centralizzato di produzione, ad un’alternativa energetica che conti sul risparmio, la micro-generazione e il coinvolgimento delle comunità locali, richiede discussione e democrazia. Solo se le si vuole evitare, si spiegano la disinvoltura con cui il referendum del 17 aprile è stato indetto in tempi impraticabili per un dibattito autentico; l’invito ai cittadini di disertare le urne; l’impedimento ai parlamentari, trattenuti a Roma anche la settimana ventura, di partecipare ad una campagna elettorale come auspica la Costituzione. ...continua la lettura

Trivelle, il ricatto occupazionale vale solo in parte

Mentre vengono diffusi infondati equivoci sulla perdita di posti di lavoro nel caso si limitassero le licenze per le trivelle in mare, sembra passare sotto silenzio un caso, questo sì clamoroso, di durissima discriminazione verso i lavoratori del settore della distribuzione del gas. Ah, questa informazione per cui a volte anch’io su questo blog sono da alcuni incolpato di parzialità! Essendoci nel referendum di mezzo gli interessi delle lobby fossili (e del governo che le blandisce), la questione occupazionale viene brandita come il nodo della questione, dopo che in una infinità di casi la si era ritenuta il prezzo del progresso.

Eppure, nel caso delle perforazioni in mare i danni ambientali, gli effetti climatici e la facile sostituzione di posti di lavoro con impieghi nel settore delle rinnovabili, del turismo, della fruizione delle bellezze paesaggistiche e culturali suggeriscono una alternativa realizzabile e vantaggiosa. Invece, ancor prima degli addetti all’estrazione in mare, i quasi 50 mila lavoratori della distribuzione locale del gas rischiano di pagare cara la liberalizzazione del settore, voluta dal cosiddetto decreto Letta del 2000 (dal nome dell’allora ministro dell’Industria del governo D’Alema, un giovane Enrico Letta) e oggi accelerata dal governo in carica e dalla raffica di decreti ad essa dedicati.

Oggi siamo alla vigilia (più volte rimandata) delle gare per la distribuzione del metano a livello di ATEM (Ambiti Territoriali, corrispondenti ad aggregazioni di Comuni), che porteranno nelle casse degli enti locali svariati milioni di euro, ossigeno per le sempre più povere casse pubbliche, massacrate dal patto di stabilità.

Ma a pagarne le conseguenze saranno i lavoratori, con la perdita dei loro diritti e dei loro soldi. Un decreto del 2011 (sulla cosiddetta “clausola sociale”) prevede che i dipendenti interessati dovranno cambiare casacca, passando dal gestore uscente alla società che si aggiudicherà la gara. Ma lo faranno a loro spese. Infatti i lavoratori rischiano di essere ri-assunti senza l’art. 18 (come prevede il “Jobs-act”) come se fossero nuovi assunti, pur mantenendo solo dal punto di vista salariale la salvaguardia delle condizioni economiche individuali in godimento” anche rispetto “all’anzianità di servizio”: lavoratori con alle spalle finanche 40 anni di servizio, trattati come neo-assunti, senza diritti e senza tutele.

Non basta: i dipendenti più anziani che passeranno dalla previdenza pubblica (Inpdap) a quella privata (Inps), rischiano di dover pagare la ricongiunzione onerosa della loro pensione (come ha previsto un decreto del 2010 dell’allora Ministro Tremonti), per cifre che possono superare, nel caso di una anzianità di qualche decennio i 100 mila euro! In pratica, lavoratori che, dopo aver pagato per 35 o 40 anni i contributi previdenziali per intero, dovranno farsi un mutuo per poter andare in pensione!

Ad oggi in Italia vi sono 2 situazioni che già rientrano in questo assurdo scenario: una a Prato in Toscana, con 42 lavoratori passati lo scorso settembre dal gestore uscente Estra a Toscana Energia;una ancora in corsa a Como con 34 lavoratori interessati dal passaggio dalla ex municipalizzata locale al gruppo nazionale “2i Rete Gas”. Ma, come detto, nei prossimi mesi saranno quasi tutti i 50 mila lavoratori del settore a rischiare i loro diritti e il loro patrimonio. Questo finché il Governo e il Parlamento non troveranno il modo di mettere una toppa a questa situazione paradossale. Ovviamente il sindacato, preoccupato dei posti di lavoro al largo delle coste affronterà questa assurda vessazione nei confronti dei dipendenti passata finora sotto silenzio.

La politica delle liberalizzazioni rischia, come sempre, di far guadagnare la finanza, togliendo però diritti e patrimonio alla parte più debole.

Lettera di un padre ad una figlia che il 17 Aprile voterebbe per la prima volta

a cura di Andrea Fontana

Cara Eleonora, il prossimo 17 aprile per la prima volta avrai la possibilità di esprimere attraverso il voto la tua opinione. Mi hai spiegato che la politica non ti affascina e che non sai se andrai a votare perché hai l’impressione che non serva granché. Non posso darti torto. Spesso anch’io ho l’impressione di vivere in una finta democrazia, ma resto convinto che qualsiasi altra forma di governo sia peggiore e che la sensazione di disgusto sia causata dalle scelte sbagliate della maggioranza che non ha saputo scegliere gli uomini giusti da cui farsi rappresentare. Questo, però, è un discorso complesso, riguarda demagogia, rappresentatività, onestà intellettuale, opportunismo e integrità dei vari candidati. Lo affronteremo, se vorrai, quando si tratterà di votare per eleggere il sindaco o per le elezioni politiche.

L’appuntamento del 17 aprile è diverso. Si vota per un referendum, anche se a differenza di quanto è successo per quelli sul divorzio, sull’aborto e sul nucleare questa volta il tema è marginale e c’è un significato nascosto. Il referendum è la più alta forma di democrazia perché siamo chiamati a esprimere un’opinione su un aspetto specifico, un po’ come se fossimo tutti in parlamento a votare per l’introduzione o l’abolizione di un articolo di legge. Grazie ai referendum è possibile divorziare, sono scomparsi gli aborti clandestini e abbiamo evitato la costruzione di costosissime e inutili centrali nucleari. Questa volta il quesito è marginale e riguarda la possibilità di concedere proroghe alle concessioni per l’estrazione di gas e petrolio alle poche piattaforme che operano entro le dodici miglia dalla costa. I quantitativi di gas e petrolio estratti da queste piattaforme sono talmente irrisori da rendere quasi insignificante l’esito della consultazione popolare, ma, come ti dicevo, questa volta c’è un significato nascosto.

Una vittoria del sì darebbe un ulteriore chiaro segnale al governo della volontà dei cittadini di accelerare la transizione verso le energie rinnovabili. Una transizione oggi ritenuta inevitabile anche dai sostenitori del no e questo è un grande risultato. Chi sosteneva il nucleare nel 2011, in gran parte gli stessi che oggi invitano all’astensione o a votare no sulle trivelle, ritenevano, infatti, che le fonti rinnovabili avrebbero potuto rappresentare al massimo una quota marginale del fabbisogno energetico di qualsiasi nazione. Cinque anni sono bastati a dimostrare che avessero torto. Come sai, ritengo che energia e acqua rappresentino i temi fondamentali per lo sviluppo dell’umanità. Questioni che riguardano ciascuno di noi molto più da vicino di quanto si possa immaginare. Ti faccio soltanto un esempio per non tediarti. In Siria per conquistare una città agli infami terroristi dell’Isis è bastato assetarla e controllare i pozzi di petrolio e le centrali elettriche. Chi può gestire energia e acqua ha un immenso potere. ...continua la lettura

Referendum del 17 aprile: le leggi e i dati

referendum17aprileIl 17 aprile 2016 saremo chiamati alle urne per un referendum contro la durata indefinita delle trivellazioni per combustibili fossili a mare, entro le dodici miglia marine. Breve nota per approfondire il tema a cura di Roberto Meregalli.

IL QUESTITO REFERENDARIO

“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’ ?” L’art. 6, comma 17°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. stabilisce: “Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonchè di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Al di fuori delle medesime aree, continua a leggere sul sito di Energia Felice… Continua la lettura di Referendum del 17 aprile

Giovedì 17 marzo – 20.30, Palazzo Marino: i comitati per i Referendum si presentano a Milano

referendumGIOVEDÌ 17 MARZO 2016 – ore 20.30

Piazza della Scala, Milano

SALA ALESSI – PALAZZO MARINO

Ad aprile anche nella Città Metropolitana di Milano verrà avviata una campagna di raccolta firme per due iniziative referendarie:

  • il referendum, previsto dall’art. 138 della Costituzione, per dire No alla revisione della Costituzione in via di definitiva approvazione in Parlamento;
  • il referendum abrogativo, in due quesiti, per dire Sì all’abolizione di due elementi della legge elettorale chiamata “Italicum”: il premio di maggioranza e l’elezione sicura per i capilista.

Per tali obiettivi, un’ampia coalizione di cittadini, associazioni, forze politiche ha deciso di dar vita al Comitato milanese per i referendum, collegato ai Comitati nazionali rispettivamente presieduti dal Prof. Alessandro Pace (presidente onorario Gustavo Zagrebelsky) e dal Prof. Massimo Villone (presidente onorario Stefano Rodotà).

La presentazione dei Comitati di Milano sarà l’occasione per una conversazione pubblica con:

Alessandro Pace – costituzionalista, presidente del Comitato nazionale per il No
Roberta De Monticelli – filosofa
Maurizio Landini – segretario nazionale Fiom
Felice Besostri – avvocato, coordinatore dei ricorsi contro la legge elettorale

Conduce l’incontro Piero Ricca

Saluto introduttivo di Roberto Cenati, presidente Anpi Milano e provincia

Scarica il volantino

Il 17 aprile Sì per fermare le trivelle

No_TrivIl referendum del 17 aprile  rappresenta il punto di arrivo di centinaia di vertenze e lotte che hanno coinvolto i territori oggetto di sfruttamento per produzione di idrocarburi, negli ultimi dieci anni.

Si può dire che tutto inizia in Abruzzo nel 2006, nel paesino di Tollo in provincia di Chieti, dove proprio al centro di vigneti e oliveti l’ENI voleva installare una raffineria gemella di quella tristemente famosa  di Vigiano in Basilicata. Da quel momento è iniziata un’attività di resistenza fatta di studio e coinvolgimento delle popolazioni e degli enti locali da parte di comitati cittadini spontanei con il supporto tecnico delle associazioni storiche nazionali, Arci, Legambiente, Wwf, Greenpeace, Italia Nostra  e altre.

C’è stata una costante attività di autoformazione su una materia sconosciuta per tanti, si è scoperto come per anni le compagnie petrolifere avessero imperversato in assenza totale di controllo spesso anche contravvenendo alle  poche regole vigenti.

Da questo percorso di formazione  sono scaturite centinaia di osservazioni tecniche alle richieste di concessioni, che spesso le hanno bloccate. L’allora ministra Prestigiacomo, sotto la pressione popolare e durante il disastro ambientale del Golfo del  Messico, fu costretta a varare nel 2010 un decreto che vietava le trivellazioni entro le 5 miglia dalla costa, 12 miglia nel caso di aree protette. Questo provvedimento bloccò diverse richieste di esplorazione e trivellazioni, perché fino ad allora non ci si era mai posto il problema delle estrazioni degli idrocarburi. Proprio per salvare i petrolieri  penalizzati da quel  decreto,  nel 2012 il ministro Passera partorì il famoso art. 35, che estendeva le 12 miglia a tutte le estrazioni, ma faceva salve tutte le richieste pervenute al Ministero prima del Decreto Prestigiacomo, recuperando così gran parte dei progetti che erano stati bloccati grazie all’azione costante e incisiva dei movimenti che ormai si erano sviluppati su tutto il territorio nazionale.

È in questo quadro che sono nate le richieste di referendum. Come si sa, dei sei quesiti  ne è sopravvissuto  solo uno dopo il provvedimento governativo che è riuscito a vanificare gli altri 5 per  evitare il giudizio popolare. Il quesito su cui andremo a votare ha però un alto valore simbolico. Infatti si chiede «può una compagnia petrolifera avere a vita la concessione per trivellare in mare o a questa concessione poniamo un limite?». È una questione che riguarda il concetto stesso di difesa dei beni comuni, e anche per questo al referendum bisogna andare a votare e votare Sì. Per la a prima volta i cittadini possono, attraverso il voto referendario, far pesare il proprio parere sulle scelte energetiche del Governo, ancora tutte incentrate sugli idrocarburi e assolutamente non in linea con le ultime decisioni della COP 21 di Parigi.

Bisogna raggiungere il quorum anche per difendere l’istituto referendario in sé.

L’Arci può e deve fare la sua parte, la sua capillare diffusione sul territorio può essere determinate per raggiungere il quorum.

Per questo voglio  invitare tutti i comitati territoriali e i circoli ad aderire ai Comitati referendari del proprio territorio e a contribuire affinché  le lotte dei comitati di questi ultimi dieci anni non vengano vanificate dal non raggiungimento del quorum.

Attivati per il SI’ al referendum del 17 aprile!

Lino Salvatorelli, commissione Ambiente e stili di vita