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Tag: Netanyahu

A Gaza si è consumata una strage

A Gaza si è consumata una strage, mentre Trump e Nethanyahu festeggiavano il trasferimento dell’Ambasciata Usa a Gerusalemme

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

È un prezzo troppo alto quello che si sta pagando per l’ossessione di Israele di avere Gerusalemme come propria capitale.

Le oltre 50 vittime di ieri con quasi 3.000 feriti, tutti Palestinesi, ci raccontano qualcosa di molto diverso dalla narrazione degli “scontri” o del “legittimo dovere alla difesa dei confini”.

Quello a cui abbiamo assistito è una vera e propria carneficina con professionisti che, a distanza di grande sicurezza, sparavano ad altezza uomo e uccidevano gente disperata che da 11 anni vive segregata: 2milioni di persone in un fazzoletto di terra di 800 kmq, senza approvvigionamenti di alcun tipo.

Parlare di uso sproporzionato della forza è solo un eufemismo che copre delle responsabilità enormi, equamente suddivise tra Netanyahu e Trump.

Nell’assordante silenzio dei Paesi Arabi e nel balbettio della Anp, si sta consumando una tragedia che potrebbe innescare una destabilizzazione pericolosissima nell’area e che potrebbe portare nelle braccia della jihad un popolo che vorrebbe soltanto poter esistere dignitosamente.

Tutto ciò crea angoscia e preoccupazione. Saremo quindi al sit in organizzato per questo pomeriggio a Roma per scuotere il Parlamento e le istituzioni democratiche, e instancabilmente continuiamo a denunciare le violazioni della legalità internazionale alle Nazioni Unite e alla Ue.

Parteciperemo anche a tutte le iniziative che si terranno in altre città italiane. Moltiplichiamo le occasioni di sensibilizzazione, protesta e controinformazione, questo popolo è allo stremo, hanno bisogno di tutti noi.

 

Roma, 15 maggio 2018

Fermare e isolare Netanyahu, non lasciare Gaza sola

Non abbiamo esitato a esprimere in questi mesi la nostra solidarietà alle popolazioni del sud-Israele così come a quelle di Gaza, vittime di chi sceglie a Tel Aviv come a Gaza l’uso delle armi. Siamo convinti che oggi il modo migliore per esser loro vicini è la dura condanna e l’isolamento internazionale del governo israeliano.

La grande offensiva militare che sta lanciando, chiamata ”colonna della difesa”, metterà ancora a ferro e fuoco la striscia di Gaza con l’obiettivo di dar seguito al lavoro iniziato, e in qualche modo per loro interrotto, con piombo fuso.

Occorre impedirglielo! Occorre fermarlo! Occorre alzare la voce e isolare Netanyahu.

Il suo cinismo, grazie al colpevole silenzio della comunità internazionale, sta oltrepassando ogni limite. Vittima sacrificale l’intera popolazione di Gaza. La sovradimensionata “autodifesa”, l’uso spregiudicato dell’opzione militare, promossa da Netanyahu, ha l’obiettivo di spostare l’attenzione dell’elettorato israeliano dai problemi sociali alla sicurezza, di sabotare l’iniziativa palestinese di richiesta all’Onu di riconoscere la Palestina come stato non membro, di lanciare segnali minacciosi allo stesso Abu Mazen, ai fratelli musulmani al potere in Egitto, all’Iran.

Oggi la situazione nel Medioriente è diversa dai tempi di piombo fuso. Sono cambiati gli equilibri regionali, altri protagonisti si sono affermati, la crisi siriana coinvolge l’intera regione. Aggiungere tensione e fiamme a un equilibrio precario può far precipitare nel caos e nella violenza l’intero Medioriente.

Anche per questo occorre fermare e isolare Netanyahu.

L’escalation di violenza promessa da Netanyahu si inserisce in un contesto di stallo grave del processo di pace israelo-palestinese, conseguente a politiche di fatto compiute da parte del suo governo in questi anni, che, come ha dichiarato l’Unione Europea il 5 luglio scorso, non solo mettono in mora il processo di pace, ma rischiano di rendere impossibile la soluzione dei due stati per due popoli.

La risoluzione UE cita l’insediamento di nuove illegali colonie, il continuo abbattimento di case e infrastrutture palestinesi, l’isolamento di Gerusalemme est, la deportazione di popolazione, il blocco della striscia di Gaza, ecc.

Anche per questo, nell’interesse dello stesso popolo israeliano, occorre fermare e isolare Netanyahu.

Alziamo la voce della società civile, chiediamo con forza al governo italiano, all’Unione Europea, alla comunità internazionale di rientrare dalla propria colpevole latitanza, di non essere né indifferente, né complice. Spetta a loro fermare Netanyahu e costringere il governo israeliano a percorrere la via della pace fondata sui diritti di tutti, palestinesi e israeliani, sulla fine dell’occupazione.

Roma, 15 novembre 2012

Dichiarazione di Paolo Beni, presidente nazionale Arci, e di

Flavio Mongelli, responsabile Arci pace, solidarietà e cooperazione internazionale