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…E la chiamano accoglienza!

A Roma manganelli e idranti contro un centinaio di persone di origine straniere

Manganelli, idranti e forze dell’ordine schierate. Così stamattina si sono brutalmente svegliate le oltre cento persone di origine straniera che da qualche giorno occupavano piazza Indipendenza a Roma, la maggior parte in attesa di riappropriarsi dei propri averi, dopo essere state velocemente sgomberate dallo stabile che le ospitava da tempo.

Siamo di fronte a un altro atto violento per risolvere l’ennesima emergenza abitativa alla quale l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine non sanno trovare altra risposta che gli sgomberi, in ossequio alla linea del Ministro Minniti e dei decreti legge che portano la sua firma.

Le persone che occupavano piazza Indipendenza, quasi tutti rifugiati del Corno d’Africa, come tante altri cittadini stranieri, rifugiati e richiedenti asilo sono da tempo uscite dal circuito dell’accoglienza pubblica che non è stato evidentemente in grado di costruire le condizioni per dare loro autonomia e un alloggio dignitoso. Sono solo una parte dei tanti che sono costretti a trovare soluzioni abitative di fortuna nelle grandi aree urbane, e che vengono costantemente allontanate con la forza e senza una alternativa.

Piazza Indipendenza, nei pressi della stazione Termini, è troppo vicina al centro della capitale e troppo visibile per consentire una occupazione che di fatto mette in evidenza l’incapacità di trovare soluzioni praticabili ai problemi sociali.

Da tempo è in atto un vero e proprio un attacco alla dignità e ai diritti delle persone, guarda caso sempre le più deboli, che si fa forte di un’idea malsana: quella che i luoghi del disagio sociale e delle contraddizioni nelle nostre città, anziché imporre dei momenti di analisi e confronto, necessari per pianificare soluzioni dignitose e rispettose dei diritti di tutte e tutti, debbano essere ripuliti, con lo scopo di nascondere i problemi e fingere che il “decoro pubblico” sia mantenuto.

Gli idranti che stamattina sono stati usati per ricacciare nell’ombra i rifugiati del Corno d’Africa, sono il simbolo di una pulizia violenta e forzata che non ha alcun interesse a salvaguardare i principi costituzionali e di umanità che dovrebbero condizionare ogni atto pubblico, e che sembra, soprattutto nel caso di Roma, voler nascondere sotto il tappeto ben altri e più importanti problemi.

L’ARCI, da anni impegnata nella tutela dei diritti delle persone, dei migranti e dei rifugiati, così come di tutti coloro che non trovano risposte pubbliche alle contraddizioni e alla crisi che attraversano la nostra società, condanna la scelta aberrante di respingere verso condizioni insopportabili centinaia di persone che hanno solamente la colpa di essere poveri e stranieri.

Cosa pensa di fare la sindaca Raggi? Pensa di gestire il disagio abitativo e quello sociale di cittadini italiani e stranieri delegandolo agli idranti e alla polizia?

Se è questo il nuovo che dicono di rappresentare gli amministratori penta stellati, a noi sembra vecchio come qualsiasi deriva autoritaria e la capitale d’Italia poteva davvero farne a meno, esattamente come avremmo voluto fare a meno dei decreti legge e degli interventi securitari del Ministro degli Interni.

 

Roma, 24 agosto 2017

Non si investa in nuovi Cie – Lettera aperta della presidente nazionale dell’Arci, Francesca Chiavacci

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Non si investa in nuovi Cie e si riconvochi il Tavolo Immigrazione con le organizzazioni sociali

 

Lettera aperta della presidente nazionale dell’Arci, Francesca Chiavacci,
al Ministro dell’Interno Minniti

Roma, 2 gennaio 2017

Caro Ministro Minniti,
Se il buongiorno si vede dal mattino, la proposta di affidare ancora una volta le politiche sull’immigrazione a un investimento sui Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), è vecchia e stantia ancor prima di essere avviata.

Ci hanno già provato – sapendo che si tratta solo di un’uscita propagandistica, che alimenta odio e razzismo e favorisce i predicatori d’odio – Ministri e governi precedenti, senza ottenere alcun risultato concreto.

Nel suo messaggio di fine anno, il Presidente Mattarella, è intervenuto con autorevolezza per lanciare un monito contro il collegamento sbagliato tra immigrazione e terrorismo. Che invece è proprio quello che sottostà alla proposta di aumentare il numero dei CIE e quindi delle espulsioni.

La storia recente, d’altra parte, dimostra come sia impossibile aumentare il numero dei rimpatri degli irregolari attraverso i Centri d’identificazione e di espulsione.

Basterebbe andarsi a rileggere le conclusioni della Commissione De Mistura, voluta dall’allora Ministro dell’Interno Amato e alla quale anche l’ARCI partecipò, per sapere che si tratta di uno strumento ingiusto perché introduce un percorso differenziato per gli stranieri, meno garanzie e meno diritti, negando la nostra Costituzione e il principio di uguaglianza davanti alla legge.

Uno strumento sbagliato perché non è di sanzioni per chi non rispetta le regole che c’è bisogno in un Paese che ha una legislazione concretamente impraticabile, ma di canali d’accesso regolari, sia per ricerca di lavoro sia per richiesta di protezione internazionale (canali da sempre chiusi, in particolare negli ultimi anni, nei quali non è stato emanato il decreto flussi, se non per gli stagionali, favorendo gli ingressi irregolari).

Uno strumento inutile: dati alla mano, un rimpatrio reale, e non fittizio come quelli a cui si riferiscono i giornali in questi giorni, attraverso i CIE, costa cifre esorbitanti, colpisce quasi esclusivamente persone che hanno perso il lavoro, riguardando comunque, anche quando i CIE erano 14, poche migliaia di persone.

Se non si vuole consegnare questo Paese ai Salvini e alle destre xenofobe, bisogna mettere in campo una politica che punti a impedire le morti da frontiera, lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici, le diseguaglianze crescenti, la povertà diffusa, fermare l’odio contrastando gli argomenti di cui si nutre e raccontando la verità.

E’ sulla base della nostra esperienza concreta di questi anni, dei dati concreti che sono in possesso del suo Ministero e del fallimento di esperienze simili attuate in altri Paesi dell’UE  che Le chiediamo, signor Ministro, di congelare ogni iniziativa volta ad aumentare il numero dei CIE e di aprire un confronto con le organizzazioni sociali, laiche e religiose, con i sindacati e le organizzazioni di categoria, riaprendo quel Tavolo Immigrazione Nazionale che da anni è stato bloccato, per mettere in campo iniziative concrete nel campo dell’immigrazione e dell’asilo, a partire dall’ esperienza dei soggetti del Terzo settore e delle organizzazioni sociali che quotidianamente, nei territori, si confrontano con le persone, con le loro storie e i loro diritti.

In attesa di un cortese riscontro, cordiali saluti.

                                                                                                            Francesca Chiavacci