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Abisso Mediterraneo – Opera contemporanea sulla migrazione

Martedì 25 luglio 2017 alle ore 21 presso il Teatro Franco Parenti – Sala A, il New MADE Ensemble presenta a Milano in prima assoluta l’opera Abisso Mediterraneo – Pietà l’è morta, commissione alla compositrice Rossella Spinosa in prima esecuzione assoluta, su un libretto di Geppino Materazzi e Pap Khouma, adattamento dei testi di Rossella Spinosa e la coreografia di Akueson Adotey Dotcha.

Abisso Mediterraneo – Pietà l’è morta racconta la quotidianità degli sbarchi, in un’atmosfera realistica e surreale insieme, ricercando l’eredità dei classici per delineare un percorso in grado di invertire l’ordinario rapporto tra narrazione e astrazione.

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Il New MADE Ensemble con il mezzosoprano Paola Cacciatori e il baritono Allan Rizzetti, sarà diretto come sempre da Alessandro Calcagnile; il cast sarà arricchito anche dalla presenza del danzatore africano Akueson Adotey Dotcha e dalla partecipazione straordinaria del Coro della Cappella Musicale del Duomo di Milano.

La compositrice Rossella Spinosa spiega come abbia affrontato l’operazione: “Abisso Mediterraneo vuole rendersi momento di riflessione sull’integrazione, sulla violenza, sul potere, sul senso dell’umanità. Un giornalista racconta la quotidianità degli sbarchi, in un’atmosfera realistica e surreale insieme, in cui ho ricercato l’eredità dei classici per delineare un percorso in grado di invertire l’ordinario rapporto tra narrazione e astrazione in una formula drammaturgica che mescolerà più dimensioni, la danza, il canto, il teatro, la multimedialità, la coralità dell’azione scenica e musicale. La danza raccoglierà i resti dei corpi, la musica ne racconterà le storie, per un teatro d’oggi in cui ho cercato di seguire il testo, riplasmandolo, assecondandolo, ma anche contrastandolo, inseguendo il flusso drammaturgico della parola stessa. La mitologia, con i mostruosi Scilla e Cariddi, Anfitrite dea del mare, Emyras traghettatore di morte, si mescola con la notizia di oggi, con il richiamo dell’attualità, della tolleranza/intolleranza, della paura e dell’ardita aggressione, in una narrazione senza filtri, che delinea il tradimento d’oggi, attraverso la figura giornalistica di Allan.
Son stata felice di lavorare con Geppino Materazzi, profondo conoscitore delle culture del mondo, e con Pap Khouma, scrittore poliedrico e visionario. Con ambedue ho avuto modo di conoscere profondamente la realtà vera dei migranti e di intervenire sul testo con consapevolezza. Con Dotcha ho compreso l’importanza della pulsazione del ritmo delle origini per l’espressione più profonda della natura umana e ciò ha rappresentato stimolo alla creazione dell’opera stessa. La partecipazione, poi, del Coro della Cappella Musicale del Duomo di Milano è stata il tassello mancante per questo lavoro che voleva sin dall’inizio essere per me la spinta alla ricerca di un linguaggio prismatico, dove la tradizione riuscisse a mischiarsi senza cesure, senza fratture, con l’oggi.
Il confronto poi con i cantanti Paola Cacciatori e Allan Rizzetti, nonché con il direttore Alessandro Calcagnile e il New MADE Ensemble, mi hanno consentito di cesellare l’atmosfera ricercata nell’idea più intima dell’intera opera”.

20 maggio 2017: nostra patria è il mondo intero!

Milano come Barcellona 20 maggio 2017

Per un’accoglienza diffusa e responsabile.! Contro i muri!

Contro la criminalizzazione dei migranti e dei poveri!

Sabato 20 maggio Appuntamento ore 14.00 PORTA VENEZIA (Caselli Dazio)

qui: https://goo.gl/maps/BLdAjnasg8U2

tutti dietro il camion e lo striscione dell’ ARCI! Portate le vostre bandiere…(noi comunque le abbiamo!)

Siamo stati, siamo e saremo sempre migranti: l’unica cosa illegale è la paura

O profughi d’Italia, a la ventura si va senza rimpianti nè paura.
Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà

WELCOME – Festival dell’accoglienza

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Tre giorni per fermarsi ad ascoltare, a provare a capire ma anche solo a condividere cibo e parole.

Per “restare umani” e ribadire che prima di tutto per ogni viandante c’è un posto a tavola e un piatto caldo.

Perché Milano è anche accoglienza, non solo numeri, statistiche e quanto ci “costano”.

Programma:

Giovedì 20

ore 18.30 – Milano che accoglie – foto della call per giovani fotografi.
ore 19 – Multietnica NAGAhar – Un calcio al razzismo
ore 20.30 – Cena Somala

Venerdì 21

ore 19 – Accoglienza Domestica – Il progetto e l’attività di Refugees Welcome Italia – con Germana Lavagna (presidente), Reas Syed (socio fondatore) e Massimiliano Manenti (Il Melograno onlus)
ore 20.30 – Cena eritrea

Sabato 22

ore 19 – Lungo la Balkan Route – i racconti di Silvia Maraone (operatrice ONG Ipsia Acli)
ore 20.30 – Cena iracheno-palestinese

Tutte le cene saranno cucinate e consumate con gli ospiti di CASA SURAYA (centro d’accoglienza della Cooperativa Farsi Prossimo).

PORTAVÈRTA – Cultura & Accoglienza Milano 4-13 Marzo 2016: “La conoscenza come antidoto alla paura e ai pregiudizi”

Schermata 2016-02-22 alle 16.15.54A Milano dal 4 al 13 Marzo si terranno 10 giorni con oltre 50 eventi gratuiti sul tema migranti e rifugiati: incontri con scrittori, dibattiti, conferenze, laboratori per bambini e famiglie, eventi gastronomici, reading, musica, teatro, mostre.

L’iniziativa si chiama Portavèrta ed è volta ad abbattere paure e pregiudizi.

Filo conduttore della manifestazione “La conoscenza come antidoto alla paura e al pregiudizio”, non a caso sono previste tra le altre cose l’allestimento di una libreria tematica e numerosi eventi, anche nelle scuole. I libri sono una presenza costante in tutti gli eventi, sia come spunto di discussione su un tema specifico, sia come consigli di lettura come possibili approfondimenti.

EVENTI

Oltre 50 eventi in tutta la città di Milano:
• conferenze- dibattiti • reading letterari • testimonianze con protagonisti profughi e rifugiati • laboratori per bambini e famiglie • eventi gastronomici multietnici • eventi musicali • eventi teatrali. Tutti gli eventi al link:

http://www.milanoportaverta.it/

Gli eventi nei circoli Arci:

ARCI SCUOTIVENTO

DOMENICA 6 MARZO, ORE 19.00:

Conferenza-dibattito con Paolo Castaldi (fumettista, illustratore)

Etenesh – Odissea di una migrante dall’Etiopia a Lampedusa (una storia vera)

http://www.milanoportaverta.it/index.php/component/k2/item/348-etenesh-odissea-di-una-migrante-dall-etiopia-a-lampedusa

ARCI OHIBO’

LUNEDì 7 MARZO, ORE 20.45:

Conferenza-dibattito con Shady Hamadi (scrittore, giornalista)

La Siria, dalla primavera araba ad oggi. 

http://www.milanoportaverta.it/index.php/component/k2/item/347-siria-la-primavera-araba

ARCI TRAVERSO

GIOVEDì 10 MARZO, ORE 19.00:

Conferenza-dibattito con Sergio Pretto (scrittore, giornalista)

La diaspora rom in Europa

http://www.milanoportaverta.it/index.php/component/k2/item/360-la-diaspora-rom-in-europa

 

BIBARA’ ( Bibarà – Piccola biblioteca dei ragazzi e dei bambini )

VENERDì 11 MARZO ore 17:00:

Laboratorio per bambini con Paola Formica (illustratrice)

Orizzonti  –  Laboratorio per bambini sulle migrazioni

http://www.milanoportaverta.it/index.php/component/k2/item/385-orizzonti-laboratorio-per-bambini

 

MOSTRE

• Disegni dei bambini in transito nella casa dei rifugiati • I migranti mappano la città di Milano • Le metà – volti multietnici fotografati a metà • Ritratti pittorici di donne migranti di ieri e di oggi

SPAZIO LIBRI


Per tutti e 9 i giorni della kermesse saranno disponibili due spazi libreria con un ampia selezione in tema (narrativa, saggistica, libri per bambini, graphic novel) rispettivamente in zona 8 e zona 1.

Ospiti

Il Presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, Shady Hamadi, Davide Tacchini, Paolo Branca, Sergio Pretto, Paolo di Stefano, Patrizia Caiffa, Luce Lacquaniti, Nausicaa Pezzoni, Carlo Colombo, Paola Formica, oltre a testimoni diretti (profughi e rifugiati) e operatori di varie associazioni.

Collaborano all’iniziativa

Librieletture.com – libreria indipendente, promotrice del “Progetto Lettura”, iniziativa nazionale a sostegno della lettura
Save the Children – organizzazione internazionale indipendente dedicata dal 1919 a salvare i bambini e a promuovere i loro diritti
Amnesty International – organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani
Emergency – onlus che offre cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà
Cooperativa Antonio Labriola – cooperativa sociale
Acli Circolo Gallaratese Trenno – associazione cristiana dei lavoratori italiani
Arci Milano – associazione Ricreativa e Culturale Italiana
Farsi prossimo – onlus servizi socio-sanitari-educativi
Anpi zona 8 – associazione nazionale partigiani d’Italia
Mitades – associazione per il benessere dell’infanzia
Comunità Progetto – cooperativa socio-educativa
Zerodiciotto – onlus solidarietà sociale
Vill@perta – associazione di II° livello
Naga – associazione volontaria di assistenza socio-sanitaria e per i diritti di cittadini straneri, rom e sinti
Udi – Unione Donne Italiane Cultura & Accoglienza

Patrocini

• i consigli di zona della città di Milano, per i rispettivi eventi

Scuole

• partecipano alcune scuole milanesi: elementari, medie e superiori – in totale circa 1500 studenti coinvolti

Biblioteche

• 24 biblioteche civiche
• biblioteche condominiali

Team

Librieletture.com, Cooperativa Antonio Labriola, Save the children, Amnesty International, Arci Milano, Emergency zona 8, Circolo ACLI Gallaratese Trenno, Farsi prossimo, Anpi zona 8, Mitades, Comunità e progetto, Udi, 0-18, Vill@perta, Quarto Posto, Milano senza frontiere, Naga.

Si ringrazia inoltre:
Coop Lombardia (comitato soci di Zona Milano Bonola), Tesi, Asco Rembrandt e gli editori Sellerio, Add, Exorma, O barra O, Cartacanta, Haiku, BeccoGiallo, Vittoria Iguazu editora.

CONTATTI

Sergio Levrino Cell 3485807780
info@milanoportaverta.it
www.milanoportaverta.it

Un viaggio tra i centri di accoglienza in Serbia

illustrazione modUna ragazza bionda, elegantemente vestita, appoggia sul bancone duemila dinari. Il ragazzo al desk le rilascia una ricevuta e inserisce i soldi in una cassetta. E’ una sottoscrizione personale, come hanno fatto in questi mesi di emergenza molti belgradesi. Il luogo è il centro per i profughi, l’Asylum Infocentre, aperto dalla municipalità di Sava Mala, il quartiere centrale attorno alla stazione di Belgrado, e dato in gestione a una serie di associazioni della società civile. Qui, i rifugiati che ogni giorno entrano in Serbia e arrivano in città, trovano informazioni su come proseguire il loro “viaggio” verso il nord Europa, come muoversi nella capitale, a quali servizi e aiuti possono accedere dall’assistenza sanitaria alla cura di minori non accompagnati. Sono presenti perfino delle postazioni informatiche per permettere ai migranti di comunicare con i parenti rimasti a casa. Una navetta gratuita li accompagna in un centro di raccolta dove possono riposare per qualche ora. Infatti tutti i centri aperti nel paese non sono di permanenza ma di transito. Il migrante entrato in Serbia dalla Macedonia o dalla Bulgaria ha 72 ore per raggiungere la Croazia, dato che l’Ungheria si è autoreclusa dietro a chilometri di filo spinato.

La Serbia pare oggi il paese che, nonostante una situazione economica ancora difficile, sta affrontando al meglio la crisi umanitaria trovatasi improvvisamente ad affrontare.

Belgrado, che aveva visto in estate migliaia di uomini, donne e bambini accamparsi nelle sue piazze e nei suoi parchi, vive un moserbiamento di relativa tranquillità. Sono pochi gli asylanten che arrivano in città. La pressione è al sud dove, a tre valichi al confine con la Macedonia e con la Bulgaria, si accalca una umanità allo stremo per il lungo e faticoso viaggio ma determinata nell’obiettivo di raggiungere la Germania, la Svezia o la Norvegia.

Dalla Bulgaria entrano nel paese circa 400 persone al giorno. E’ al valico di Presevo, frontiera con la Macedonia, dove invece l’emergenza raggiunge picchi di novemila persone in un transito ininterrotto per tutte le ventiquattro ore.serbia 3

Il centro di accoglienza aperto in gran fretta è simile nell’aspetto ai tanti centri di accoglienza che, purtroppo, sono sparsi per il mondo: tende dell’UNHCR, container della Croce Rossa, spazi sanitari e per bambini gestiti dall’Unicef e da molte organizzazioni internazionali di volontariato, dalla Caritas serba al Danish Refugee Council. Davanti al centro una lunga fila di pullman, predisposti dalle autorità, conducono per 15 euro, dopo la registrazione, i migranti fino alla frontiera con la Croazia. La collaborazione fra i due paesi amici-nemici funziona a perfezione. Quando si raggiunge il migliaio di persone accalcate al confine serbo, un treno parte dal centro croato più vicino, raccoglie i rifugiati e li trasporta in Croazia, ove ricominciano il difficile pellegrinaggio verso la meta finale. La maggior parte dei profughi sono siriani, ma a Presevo c’è tutto, dagli afghani ai somali, dai pakistani ai curdi. La difficoltà a comunicare è fortissima. Alcuni parlano dialetti locali ed è difficile trovare interpreti. I pacchi cibo contengono una bottiglietta d’acqua, il pane e due scatolette di pesce.

 

serbia 2La condizione di paese non comunitario, in difficile uscita dalla crisi degli anni novanta dopo le tante guerre balcaniche, con una disoccupazione attorno al venti per cento rende la Serbia non interessante agli occhi dei migranti che la utilizzano solo come canale di passaggio. Ciò la tiene immune, per il momento, dalla “paura dell’invasione”. Pure la stampa, sollecitata anche dal governo che spera possa giovare al paese per accelerare i tempi di ingresso nell’UE la dimostrazione di efficienza e di rispetto dei diritti che sta dando la Serbia, mantiene i toni bassi.

Potrà durare a lungo questa situazione? A differenza delle altre nazioni balcaniche che, nel summit del 25 ottobre a Bruxelles, non hanno trovato una posizione comune e nessun spirito collaborativo (vedi lo scambio di accuse fra Slovenia e Croazia) la Serbia ha ribadito che non erigerà mai muri o difese di filo spinato. Ma in uno scenario differente anche la “piccola” Serbia potrebbe essere costretta a politiche diverse. Le prime problematicità si stanno già palesando. Berlino inizia a rimandare indietro i profughi che al dissolvimento della Jugoslavia avevano trovato riparo in Germania. Essenzialmente rom che non sono riusciti ad integrarsi. E poi rimane aperta la questione su che fine farà chi non otterrà lo stato di rifugiato dalle autorità tedesche. Non infondata l’ipotesi che molti possano “ritrovarsi” in quei paesi considerati solo di transito: Serbia e Macedonia ad esempio.

 

Il quadro in movimento non impedisce di porsi alcune domande: quanto costa in vite umane questa crisi? Quanto costa in soldi, in strutture, in devastazione del territorio l’immenso flusso di migranti? Certamente meno che aprire dei corridoi umanitari in Siria, come si fece con la guerra nella ex Jugoslavia, da cui portare in salvo le vittime dell’ennesimo conflitto nell’area mediorientale. Sarebbe anche un buon modo per “colpire” i trafficanti di persone che organizzano i “tour” all inclusive.

Luigi Lusenti

(illustrazione di Stefania Balzarotti)

 

13 Dicembre @ Mudec: Mohamed Ba dialoga con Paolo Giorgio

mohamed ba
Domenica 13 Dicembre 2015 alle ore 16.30
Mohamed Ba dialoga con Paolo Giorgio sulla sua storia di ricerca artistica e di impegno civile

Presso Mudec – Museo delle Culture Milano

Mohamed Ba, scrittore, attore, narratore di origine senegalese è diventato la coscienza narrante delle storie legate all’arrivo dei migranti in Italia. 
Con il suo grande rigore intellettuale e umano, la sua intensa recitazione ha rappresentato i drammi e le speranze che accompagnano l’arrivo e la permanenza in Italia di tante persone costrette ad abbandonare il loro paese per sfuggire guerre e persecuzioni o per inseguire un sogno di felicità e di benessere.

Mohamed Ba è nato a Dakar, in Senegal. Pubblica nel 1998 la sua prima opera “Parole de nègre”. In Italia, dal 1999 si è impegnato come mediatore culturale, animatore nelle scuole, musicista, scrittore e attore. Ha partecipato a vari progetti teatrali ed è autore e interprete di vari monologhi teatrali, da “Parole fuori luogo” (2002) a “B-Sogni” (2004), fino a “Canto dello spirito” (2006) e “Invisibili” (2010), che ripercorre il cammino di due cittadini africani in Paesi stranieri, per ridare voce agli emarginati.

Paolo Giorgio, regista, opera prevalentemente nell’ambito della creazione originale e della mescolanza dei codici espressivi. Tra le sue ultime opere “Le affinità elettive” e “Lolita”. Insegna regia e recitazione teatrale alla Civica Scuola Paolo Grassi di Milano. Si è occupato di diversi progetti di cooperazione internazionale, tra cui lo scambio didattico fra la Paolo Grassi e il PWST di Cracovia.

Mudec – Museo delle Culture via Tortona 56 20144 Milano | 02 54917 | info@mudec.it | www.mudec.it

In che lingua crea le sue storie uno scrittore migrante poliglotta

cartina-mondo-anticoMartedì 16 giugno alle 17.30 al MUDEC – Museo delle Culture – Via Tortona 56 – Milano, Arci Milano presenta: IN CHE LINGUA CREA LE SUE STORIE UNO SCRITTORE MIGRANTE POLIGLOTTA

Ragionamenti, storie ed esperienze con Pap Khouma (scrittore di origine senegalese), Mihai Mircea Butcovan (scrittore e poeta di origine rumena), Urmila Chakraborty (scrittrice di origine indiana).
Coordina il Prof. Stefano Caldirola, docente di storia contemporanea dell’Asia presso l’Università di Bergamo.

È molto ricca di nomi e di esperienze la presenza di Italia di scrittori che provenienti da altri paesi scrivono in italiano pur mantenendo un rapporto vitale sia di uso che di scrittura con le loro lingue originali. A volte le diverse lingue in cui scrivono si alternano e rappresentano l’esperienza di un
percorso stimolante come metafora di una futura società poliedrica e interculturale.

Pap Khouma, nato in Senegal, vive e lavora a Milano. Ha scritto diversi romanzi, “Io venditore di elefanti”, “Nonno Dio e gli spiriti danzanti”, “Noi Italiani neri”. Il primo, pubblicato nel 1990, è utilizzato come testo nelle scuole medie. Giornalista e conferenziere molto impegnato nelle tematiche sociali e culturali, partecipa in Italia e all’estero a convegni e festival di letteratura. Dirige El Ghibli (www.el-ghibli.org) ed è direttore responsabile della rivista online di informazione Italo Africana Assaman.

Mihai Mircea Butcovan è nato nel 1969 a Oradea, in Transilvania, Romania. In Italia dal 1991, vive a Sesto San Giovanni e lavora a Milano. Ha pubblicato il romanzo “Allunaggio di un immigrato innamorato” (Besa 2006) e le raccolte di poesie “Borgo Farfalla” (Eks&Tra 2006) e “Dal comunismo al consumismo. Fotosafari poetico esistenziale romeno-italiano” (Linea BN 2009). Di recente pubblicazione è il racconto “Due dita di troppo” inserito nell’antologia “Milano d’autore” (Morellini 2014).

Urmila Chakraborty, nata in India, vive e lavora a Milano da più di 15 anni dopo aver lavorato e vissuto in diversi paesi. È direttrice di “Englishour” che eroga servizi linguistici e culturali alle aziende ed è docente nel Dipartimento di Scienze delle Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Milano. Traduttrice, interprete e scrittrice accademica e di saggi, ha al suo attivo diverse pubblicazioni sullo scenario socio culturale indiano e ha anche eseguito lavori di traduzione in vari ambiti e varie lingue. Da anni collabora con diverse istituzioni culturali. Parla inglese, hindi urdu, bengalese, italiano. Nel 2013 ha scritto “Milano 4ever”, un libro bilingue che raccoglie docustorie su Milano.

Com’è stato il Primo Marzo a Milano

Più di mille persone hanno partecipato alla manifestazione del 1 marzo 2014 a Milano.
La rete antirazzista milanese torna finalmente in piazza con oltre 40 associazioni impegnate nella città di Milano e nella Provincia, manifestando in modo nonviolento come comitato “Milano senza frontiere” il proprio dissenso ancora una volta alla legge Bossi-Fini e per chiedere uguali diritti per tutti e per tutte, come sancito nella costituzione italiana, e come ricordato a gran voce dal camion di testa del corteo per le vie del centro.
Il clima allegro e determinato, nonostante la pioggia incessante, ci ha permesso di fare un percorso lungo da piazzale Loreto a Piazza Duomo passando per varie strade principali e non, raccogliendo il consenso della gente che si incontrava al ritmo degli Intillimani “El pueblo unido jamas serà vencido!”

Alcune delle dichiarazioni lanciate dal camion che apriva il corteo:
“Non ci ferma la pioggia, non ci ferma la violenza di questa politica razzista,non ci ferma più niente”
“Nonostante il tempo siamo in tanti a far sentire la nostra voce per unaMilano meticcia. Tanti ombrelli colorati, proprio come noi”.
In piazza Duomo sono stati fatti 4 interventi testimonianze da persone che fanno parte del comitato “Milano senza Frontiere” riprendendo i temi dell’appello.
– La chiusura immediata dei Centri di Identificazione edEspulsione
e la chiusura definitiva del Centro di via Corelli a Milano
– Una nuova legge sull’immigrazione
– Svincolare il permesso di soggiorno dal lavoro
– Il diritto di cittadinanza per le bambine e i bambini nati e/o cresciuti inItalia
– Il diritto di voto per i/le migranti che risiedono in Italia
– Il diritto al lavoro per tutti e tutte come previsto dalla Costituzione
e parità di diritti fra cittadini
– Il diritto al reddito per tutti e tutte
– Una legge per il diritto d’asilo e reali politiche di accoglienza
– No alla discriminazione nell’acceso ai diversi servizi
– Garantire l’esercizio della libertà di culto 
Inoltre abbiamo dato spazio anche agli amici del Comitato NO MUOS con un intervento essendoci in concomitanza la manifestazione a Niscemi, per ricordare che stiamo costruendo tutti insieme reti di pace, ripudiando guerra e razzismo, e chiedendo la smilitarizzazione dei territori dalle armi e dalla paura.
Il prossimo appuntamento per fare condividere impressioni e idee sulla manifestazione e per proseguire nella costruzione di una rete antirazzista attiva a Milano sarà il13 marzo alle ore 20.30 all’Arci Corvetto di via Oglio 21 

Video TG/Online
·     http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-53f93138-d6e2-4298-b90a-2123ce62f7c0-tg3.html#p=0
·     http://video.repubblica.it/dossier/emergenza-lampedusa-2010/i-migranti-cantano-gli-intillimani-renzi-cancelli-il-reato-di-clandestinita/157751/156244

Foto
·     http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=photo&media=96493#1 https://www.facebook.com/robiravani/media_set?set=a.10203159672494998.1073741840.1303046103&type=1
·     http://www.dimensionidiverse.it/gallerie/Mani-1marzo2014/
·     http://www.flickr.com/photos/cantiere_centro_sociale/12859489204/

Articoli
http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2014/03/01/1033010-corteo-diritti-immigrati.shtml

Lista adesioni a “Milano senza frontiere”

Ssp ReteScuole Senza Permesso
Bala’fonOnlus
CoordinamentoArcobaleno Di Milano E Provincia (Agedo, Ala Milano Onlus, Alziamo La Testa,Arcigay Cig Milano, Arcilesbica Zami, Arcobaleni In Marcia, Gaystatale, GruppoSoggettività Lesbica, Il Guado, Le Rose Di Gertrude, Renzo E Lucio, ReteGenitori Rainbow)
AssociazioneTodo Cambia
CooperativaAccesso
FederazioneDi Milano Partito Della Rifondazione Comunista/Sinistra  Europea
ConvergenzaDelle Culture
AssociazioneMondo Senza Guerre E Senza Violenza – Milano
Arci Como
ArciLombardia
Arci Milano
Asgi
AbarekàNandree Onlus
CoordinamentoStranitalia Alto-Milanese
Associazioneper i Diritti Umani
CoordinamentoNord Sud Del Mondo
DimensioniDiverse
AzioneCivile Milano
Associazione”Oltre i Confini”
PartitoUmanista
AllianzaPais Lombardia
Comitato NoMuos Milano
NagaAssociazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti diCittadini Stranieri, Rom e Sinti
CentroSociale Il Cantiere
AssociazioneCasa delle Donne di Milano
AssociazioneUnAltroMondo Onlus
Progetto IO- Immigrazioni ed Omosessualita’
Tavoloimmigrati welfare” comune di Tradate (Va)
Action Milano-SportelloMigranti
Ya Basta!Milano
CentroSociale Casaloca
StessaBarca Milano
Associazionenazionale Prendiamo la Parola
MassimoGatti – Capogruppo in Provincia di Milano per Lista Civica Un’Altra Provincia
ListaCivica Un’Altra Provincia
AssociazioneAvanti Insieme
RedazioneMAHALLA
ForumImmigrazione del PD
Articolo54
Studio 3R
AssociazioneFILEF Lombardia – Scuola di Italiano e Sportello Stranieri
Le Radici eLe Ali
AnitaSonego-  Comune di Milano Capogruppo Sinistra per PisapiaLuciano Muhlbauer- Presidente Arci MilanoXSinistra Ecologia Libertà dell’area metropolitanamilanese
SISA Scuola
AssociazioneLa Libreria che non c’e’ Legnano
NatasciaCambria Zurro (Messaggera di Silo)
GiuseppeMilanesi (Movimento Umanista)
RizlaDonnesenzafrontiere (Cremona)
Sofia(Arcipelago Cremona)
Aida(associazione incontro donne antiviolenza) Cremona

1 marzo antirazzista: i diritti per le/i migranti = diritti per tutte e tutti

La Milano antirazzista si mobilita come “Milano Senza Frontiere” e chiama tutte e tutti a scendere in piazza l’1 marzo per riportare l’attenzione sui diritti negati o violati delle cittadine e dei cittadini migranti.

La manifestazione dell’1 marzo è diventata uno degli appuntamenti simbolo distintivi dell’antirazzismo italiano.
Anche quest’anno vogliamo ribadire in modo nonviolento a gran voce che garantire i diritti delle e dei migranti vuol dire garantire i diritti di tutta la società.

Manifestazione cittadina a Milano 
partenza da Piazzale Loreto/arrivo in Duomo
Concentramento alle ore 14,30

Solo insieme, migranti ed autoctoni, possiamo rispondere al clima di razzismo e di paura, che alcuni esponenti di istituzioni, partiti politici o mass media vogliono affermare nel paese.

Solo insieme possiamo costruire una risposta alla crisi economica e reagire contro chi fomenta la guerra tra poveri facendo crescere la solidarietà per rendere concreto il sogno di una società di convivenza, in cui tutte le persone possano godere degli stessi diritti, senza distinzioni basate sulla provenienza nazionale.

Per ciò chiamiamo tutte e tutti a manifestare l’1 Marzo a Milano, in preparazione della prossima manifestazione nazionale contro ogni forma di razzismo e per i diritti delle e dei migranti.

Il ritrovo è alle 14.30 in Piazzale Loreto/angolo via Padova.
fino a Piazza Duomo, dove in ultimo si concentrerà, e dal palco allestito sotto l’Arengario si potranno ascoltare testimonianze e contributi sui temi e le richieste che vogliamo riportare in primo piano nel dibattito politico nazionale:

  • La chiusura immediata dei Centri di Identificazione ed Espulsione e la chiusura definitiva del Centro di via Corelli a Milano
  • Una nuova legge sull’immigrazione
  • Svincolare il permesso di soggiorno dal lavoro
  • Il diritto di cittadinanza per le bambine e i bambini nati e/o cresciuti in Italia
  • Il diritto di voto per i/le migranti che risiedono in Italia
  • Il diritto al lavoro per tutti e tutte come previsto dalla Costituzione
  • Parità di diritti fra cittadini
  • Il diritto al reddito per tutti e tutte
  • Una legge per il diritto d’asilo e reali politiche di accoglienza
  • No alla discriminazione nell’acceso ai diversi servizi
  • Garantire l’esercizio della libertà di culto

MILANO SENZA FRONTIERE

Per informazioni e contatti:

e-mail:stessabarcamilano@gmail.com

www.facebook.com/1marzomilanosenzafrontiere

spot per radio
https://soundcloud.com/roberta-ravani/spot-1-marzo

Garantire a tutti uguale libertà di spostarsi o di restare: la Carta di Lampedusa

«La Carta di Lampedusa è un patto che unisce tutte le realtà e le persone che la sottoscrivono nell’impegno di affermare, praticare e difendere i principi in essa contenuti, nei modi, nei linguaggi e con le azioni che ogni firmatario/a riterrà opportuno utilizzare e mettere in atto».

Articolo di Giuliana Sanò, dirigente circolo Arci Thomas Sankara

A giudicare da queste prime battute la Carta di Lampedusa sembra interpretare al meglio il senso e l’autentico valore di una pratica politica condivisa e dal basso. La scelta di utilizzare la forma di un patto, infatti, avvicina l’impegno di chi sottoscrive questo documento al gesto radicale di chi non si limita a denunciare le politiche criminali e a segnalare le anomalie giuridico-istituzionali che ruotano intorno alle libertà fondamentali delle persone, ma di chi fa appello, in prima istanza, agli sforzi e alle potenzialità inscritte in un percorso collettivo e di rete. La posta in gioco è quella di riuscire a tenere insieme l’universalità dei principi sanciti dalla Carta e la singolarità delle esperienze territoriali, consegnando, così, a tutti e tutte l’opportunità di riconoscersi nei principi stabiliti e di sperimentare pratiche di lotta diversificate.
La natura positiva e dal basso del documento politico che il 2 febbraio è stato ufficialmente approvato a Lampedusa tiene sullo sfondo le politiche di governo e il controllo dei movimenti delle persone, segnalando, a più riprese, l’urgenza di una radicale trasformazione di tutti i rapporti sociali, economici, politici, culturali e giuridici che caratterizzano l’attuale sistema e che sono a fondamento dell’ingiustizia globale subita da milioni di persone.
Perché le libertà e i diritti fondamentali di tutte e tutti possano concretizzarsi è necessario, infatti, denunciare i disegni di politiche migratorie che, senza tener conto delle esigenze e dei desideri delle persone che si muovono, ricalcano le distinzioni di classe e le disuguaglianze prodotte dal capitale globale; ed è per questa ragione che la Carta di Lampedusa afferma «che non può essere accettata nessuna divisione tra gli esseri umani tesa a stabilire, di volta in volta, chi, a seconda del suo luogo di nascita e/o della sua cittadinanza, della sua condizione economica, giuridica e sociale, nonché delle necessità dei territori di arrivo, sia libero di spostarsi in base ai propri desideri e bisogni, chi possa farlo soltanto in base a un’autorizzazione, e chi, infine, per poter compiere quello stesso percorso, debba accettare di subire pratiche di discriminazione, di sfruttamento e violenza anche sessuali, di disumanizzazione e mercificazione, di confinamento della propria libertà personale, e di rischiare di perdere la propria vita». All’attuale sistema economico vengono imputati anche i conflitti armati, le catastrofi climatiche e l’ingiustizia globale; eventi, questi, che congiuntamente alle scelte personali, sono causa di migrazioni forzate e impediscono, a chi lo vorrebbe, di restare e, dunque, la Carta di Lampedusa afferma «la libertà di restare come libertà di tutti/e di non essere costretti/e ad abbandonare il paese in cui si nasce o che si abita quando non si sceglie di farlo. La Carta di Lampedusa afferma altresì la libertà di lottare, promuovere, costruire tutte le iniziative necessarie a rimuovere ogni forma di sfruttamento, assoggettamento economico, politico, militare e culturale che impedisca l’esistenza autonoma, libera, indipendente e pacifica di tutte le persone che abitano il mondo». Varrebbe senz’altro la pena soffermarsi su ogni singolo passaggio della Carta di Lampedusa, ma abbiamo scelto di congedarci dai nostri lettori con un suggerimento: «La Carta di Lampedusa afferma la libertà e il dovere di disobbedire a ordini ingiusti»

La Carta di Lampedusa per rilanciare il movimento per i diritti dei migranti

La posizione di Filippo Miraglia, responsabile nazionale Immigrazione Arci

Sono trascorsi 4 mesi da quella notte del 3 ottobre in cui, davanti a Lampedusa, 368 persone hanno perso la vita. Una tragedia, come dicemmo allora, conseguenza di scelte politiche sbagliate, che non prevedendo canali di ingresso regolari, costringono a viaggi sempre più pericolosi. E infatti, dopo soli 8 giorni, altre centinaia di persone, a poche miglia dalle coste italiane, sono annegate per il mancato soccorso e il rimpallo di responsabilità tra Malta e Italia.

Il governo italiano, che in quelle ore aveva annunciato grandi cambiamenti, ha saputo proporre solo il programma Mare Nostrum e l’installazione di un costosissimo sistema radar per controllare le frontiere sud della Libia. Confermando, fra l’altro, in questo modo un’oggettiva e inquietante identità di interessi tra coloro che commerciano armi e sistemi di controllo e quanti speculano sui viaggi della morte. Interessi sostenuti dagli accordi tra Stati e governi della sponda sud e nord del mediterraneo. Intanto in Italia e in Europa crescono partiti xenofobi e razzisti, che potrebbero trovare ampia rappresentanza nel prossimo Parlamento europeo. L’assunzione in piccole dosi del veleno razzista (nella folle convinzione che questo servisse a evitarne la diffusione) ha ormai determinato una sorta di assuefazione delle nostre democrazie e indebolito gli anticorpi, compresi i principi scritti nelle Costituzioni. È arrivato il momento che la società civile organizzata, le reti e i movimenti dei migranti e coloro che in questi anni hanno cercato di tutelarne i diritti diano vita a una grande coalizione, per costringere la politica e le istituzioni a invertire la rotta.

In questi giorni a Lampedusa centinaia di organizzazioni si sono date appuntamento per scrivere la Carta di Lampedusa, tappa di un processo che deve crescere, radicandosi nei territori, per costruire un consenso diffuso. La Carta di Lampedusa, per il suo valore simbolico e per le proposte che contiene, può rappresentare l’inizio di una ripresa del movimento antirazzista italiano e internazionale. Per provare ad essere vincenti, bisogna riprendere il dialogo con tutte quelle comunità antirazziste, piccole e grandi, la cui frammentazione in questi anni ha prodotto una generale debolezza. Si deve dare finalmente la parola a rifugiati e migranti, sostenerne il protagonismo, a partire dal lavoro della coalizione ‘Siamo nella stessa Barca’, che dovrebbe portare a una grande manifestazione nazionale ad aprile, favorire tutte quelle azioni che facciano emergere l’esistenza dell’altra Europa. La ripresa di un ampio e plurale movimento antirazzista dovrebbe puntare a qualche risultato concreto: l’approvazione delle leggi d’iniziativa popolare della campagna L’Italia sono anch’io (cittadinanza e diritto di voto), una riforma del sistema d’accoglienza che preveda la chiusura dei grandi centri di contenimento (a partire dai CARA), la cancellazione definitiva dei CIE, l’abolizione della Bossi Fini, l’apertura di vie d’ingresso legale sia per ricerca di lavoro che per richiesta di protezione. Sono solo alcuni degli obiettivi che possono caratterizzare una nuova stagione del movimento antirazzista, che deve riuscire a tenere insieme realtà e modalità di iniziativa diverse. Se il prossimo 3 ottobre riusciremo a commemorare insieme a Lampedusa quei 368 morti, avendo nel frattempo ottenuto almeno in parte il cambiamento necessario, potremo offrire un piccolo risarcimento a tutti coloro che hanno perso la vita e a quanti chiedono giustizia e dignità.