Tag: Libera

“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018
Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
a creare un osservatorio online contro il razzismo;
a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace

 

Anpi, Arci, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza sulla chiusura dei porti italiani

Si aprano i porti all’arrivo di vite umane che fuggono da conflitti e disperazione

La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti”. A ribadirlo sono le associazioni Anpi, Arci, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza che lanciano un appello affinché vengano riaperti i porti italiani all’arrivo di vite umane che fuggono da conflitti e disperazione.

 

6-8 novembre 2015 – 4° Festival dei Beni Confiscati alle Mafie

mafia

Dal 6 all’8 novembre torna a Milano il Festival dei Beni sequestrati e confiscati alle mafie, un appuntamento realizzato dall’Assessorato alle Politiche sociali, con la direzione artistica di Barbara Sorrentini.

Sono in programma diverse iniziative cui parteciperanno numerosi ospiti tra cui il presidente di Libera, Don Luigi Ciotti, il regista cinematografico Marco Tullio Giordana, il magistrato Gherardo Colombo, lo psicoanalista Massimo Recalcati e il rapper antimafia Othelloman.

Il festival apre venerdì 6 novembre a Casa Chiaravalle (il bene più grande mai confiscato in Lombardia) con un incontro dedicato agli studenti delle scuole milanesi e prosegue tutto il giorno con le visite ad alcuni beni aperti per l’occasione in collaborazione con Libera.

La sera alle 19 nella Sala Consiliare di Palazzo Marino si svolgerà l’incontro con Don Luigi Ciotti, Nando dalla Chiesa e Marco Tullio Giordana che, in anteprima a Milano, presenterà il suo nuovo film “Lea”, dedicato a Lea Garofalo, vittima della mafia nel 2009. La rassegna è nata per raccontare il ritorno della legalità in spazi e luoghi fino a qualche anno fa teatro di storie criminali, oggi recuperati e patrimonio di tutta la cittadinanza.

I beni sequestrati e confiscati a Milano, attualmente gestiti dall’Assessorato alle Politiche sociali, sono complessivamente 161: sono stati assegnati ad associazioni del Terzo Settore e del Volontariato e sono utilizzati per numerose e diverse attività di sostegno alla persona e promozione della socialità: assistenza agli anziani e alle persone con disabilità, laboratori di quartiere per giovani, abitazioni per famiglie in difficoltà, negozi solidali, spazi per iniziative culturali. Durante questa edizione del Festival il Comune consegnerà le chiavi di tre beni, due al Centro Ambrosiano di Solidarietà (Ce A. S.) e uno alla Fondazione Padri Somaschi Onlus, che saranno destinati all’accoglienza di donne maltrattate e vittime di violenza.

Il festival vedrà confrontarsi i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, del Terzo Settore, del mondo della cultura e dell’economia su come rafforzare l’alleanza contro le mafie. Sarà anche un’opportunità per coinvolgere i giovani e le scuole milanesi con azioni di promozione e sensibilizzazione alla cultura della legalità per costruire con loro percorsi di cittadinanza attiva.

Sabato 7 novembre, dalle 9 alle 13, presso la Sala Conferenze di Palazzo Reale (piazza Duomo 12) incontro con Gherardo Colombo e Massimo Recalcati sul tema “La responsabilità delle relazioni nella società orizzontale” organizzato da Associazione Sulleregole.

Alle ore 10 alla Casa Chiaravalle in via Sant’Arialdo 69 è in programma “Valorizzare i beni confiscati in Lombardia come opportunità per lo sviluppo territoriale. La necessità di un impegno multi-stakeholder”, organizzato da Assolombarda, ALDAI e Fondirigenti, con il supporto scientifico di Fondazione Istud, Fondazione Politecnico, SDA Bocconi, Università Cattolica e Luiss Business School. Il programma completo delle inziative a Casa Chiaravalle: volantino festival beni confiscati

Un altro appuntamento dedicato all’impegno delle donne è quello delle ore 15.30 all’ATS Occhi Aperti in via V. Monti 41: Maria Silvia Fiengo e Francesca Pardi presentano “La dichiarazione dei diritti delle femmine” e “La dichiarazione dei diritti dei maschi”di Elisabeth Brami. Interviene Mauro Grimoldi, direttore scientifico della Casa dei Diritti del Comune.

Alle ore 19 in via Curtatone presso la Casa della Legalità si svolgerà la performance di Othelloman con l’intervento del rapper Fabrizio Bruno e con i ragazzi di Suoni Sonori.

Domenica 8 novembre, alle ore 10 al Centro sportivo Iseo di via Iseo 4, si giocherà la Partita di Rugby contro la mafia. Intervengono l’assessore Pierfrancesco Majorino e il cantante hip hop Othelloman.
Il Festival si chiude in serata, al teatro Out Off alle ore 21: Daniele Biacchessi e Giordano Sangiorgi presentano “Culture contro le mafie” con il live di Piotta e Il Muro del Canto. “Cultura contro le Mafie” è l’iniziativa organizzata dal MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti insieme a “Ponti di Memoria” per segnalare chi si è distinto nel mondo della cultura, del giornalismo e della musica per il suo impegno a favore della legalità.

In occasione del Festival saranno visitabili anche numerosi beni confiscati alle mafie:

–        Casa Chiaravalle in via Sant’Arialdo 69 (“Sistema Imprese Sociali – SIS” capofila, “Arci Milano”, “Chico Mendes scs” e “La Strada scs”. Progetto di pensionato sociale e lavoro con cooperative B che impiegano persone con disabilità);
–        appartamento via Monti 41 (ATS Occhi Aperti, attività con adolescenti e prevenzione cyberbullismo);
–        negozio via Leoncavallo 12 (Social Market – Associazione Terza Settimana, attività con famiglie e povertà);
–        negozio via Momigliano 3 (Coop Zero 5 Laboratorio di Utopie Metropolitane, progetti educativi per famiglie e minori);
–        appartamento via Ceriani 14 (Consorzio Farsi Prossimo, accoglienza di famiglie);
–        appartamento via Curtatone 12 (Associazione Suoni Sonori, attività con adolescenti in difficoltà);
–        negozio in via Leoncavallo 12 (Associazione Terza Settimana – Negozio solidale per famiglie in difficoltà in collaborazione con Fondazione Mike Bongiorno);
–        appartamento in viale Jenner 31 (Casa Accoglienza Anziani – Comune di Milano).

Radiopoplare, media partner della manifestazione, seguirà il Festival con dirette e servizi.

Per partecipare:

https://www.facebook.com/events/460044710854406/

Studenti contro le mafie a Casa Chiaravalle: esperienze di antimafia sociale

casachiaravalleDal 4 all’11 settembre 2015 si è svolto “Studenti contro le mafie. Campo studentesco di lavoro e conoscenza sull’antimafia”.
Hanno partecipato all’iniziativa Arci Lombardia, Unione degli Studenti  Lombardia, Omicron, Stampo Antimafioso, Cgil Milano, Rete della Conoscenza Nazionale, Miseria Ladra, Libera, Unione degli Studenti Nardò.

L’iniziativa si è svolta a Casa Chiaravalle, il più grande bene confiscato alla mafia nel territorio lombardo, ora adibito all’accoglienza di progetti e campi di lavoro antimafia.

 

Arci da molti anni insieme alle altre organizzazioni dell’antimafia sociale organizza i campi  della legalità come esperienze che permettono di integrare la conoscenza della mafia con pratiche atte a proporre modi concreti per opporsi al fenomeno, come ad esempio la riqualificazione di un bene confiscato, promuovendo così la partecipazione attiva di persone di tutte le età nel contrasto alle mafie.

I partecipanti di questo campo sono stati nove ragazzi dell’Unione degli Studenti.

I ragazzi, nell’arco di otto giorni, hanno partecipato a dibattiti e conferenze e contribuito alla riqualificazione di Casa Chiaravalle.

 

La maggior parte di essi aveva già partecipato ad altri campi antimafia e maturato una profonda sensibilità e conoscenza sul tema di cui si sono interessati fin dall’inizio delle scuole superiori. La consapevolezza e l’esperienza che hanno sviluppato li ha resi capaci di districarsi e trovare modalità di comunicazione innovative per affrontare un tema così complesso come quello delle mafie e del loro diverso modo di operare nelle diverse aree del Paese, e per promuovere comportamenti che le contrastino; è stato proprio questo l’argomento centrale del campo: la comprensione delle diverse dinamiche della mafia in Italia e la ricerca delle modalità per contrastare il fenomeno.

“Sono molto diversi i modi in cui la mafia opera al nord rispetto al sud”. – spiega Ilaria dell’Unione degli Studenti di Nardò – “Nel nord Italia il fenomeno è ancora poco conosciuto”.
“Prima si credeva che le mafie al nord non esistessero” continua uno dei ragazzi, Pietro. “Invece sono solo meno evidenti e note di quelle al sud. Per esempio, infatti, Milano è il principale centro di smistamento dei traffici in Europa. Ci sono dinamiche diverse, perciò occorre studiarle in modo diverso”.

Come approcciarsi allo studio della mafia al nord?

 

“Per quanto riguarda la scelta dei temi da affrontare, quest’anno abbiamo cercato di affrontare tematiche trasversali, che aiutino a capire come e fin dove si espande la mafia” raccontano Ivan e Pietro.

Il programma del campo ha previsto lo studio delle relazioni che intercorrono tra mafia, narcotraffico, politiche migratorie e sfruttamento umano.

 

Dove fa breccia il fenomeno mafioso nel nord Italia? Un termine chiave nelle risposte fornite dai ragazzi è stato “diseguaglianza”: dove le diseguaglianze si acuiscono si infiltra la mafia, dove non arrivano i “diritti” emergono i “favori”.

Come rispondere al dilagare del fenomeno?

 

Non esistono solo i modi istituzionali di affrontare la mafia” sottolinea Alessio “Ma sono essenziali le forze sociali”. Si parla di “antimafia sociale” che, nella definizione di Ivan, è: “conoscere e comprendere come le mafie agiscono. Opporsi alle logiche di raccomandazione, all’omertà, al silenzio. Non è solo un lavoro delle istituzioni: antimafia sociale significa che ognuno nel proprio piccolo deve evitare che queste logiche si ripetano, prendendone coscienza in prima persona”.
Questo appello è rivolto al singolo, affinché prenda posizione nei confronti del fenomeno, e alla società, perché si faccia promotrice di pratiche che indeboliscano le reti che permettono alla mafia di sopravvivere.

La scelta di Arci di promuovere questi campi della legalità nasce dalla sensibilità e l’impegno dell’associazione per favorire il coinvolgimento e la partecipazione, e dall’attenzione verso il tema della legalità e verso il rispetto nei confronti delle fasce più deboli della popolazione, insieme alla consapevolezza che, affinchè le diseguaglianze vengano sconfitte, sia necessario integrare cultura e buone prassi, per farsi interpreti dei bisogni della società in cui si vive e sapervi rispondere in modo adeguato.

Nel rispondere a questa sfida secondo i ragazzi è importante da una parte non lasciare sole le vittime della mafia, dall’altra prevenire il dilagare del fenomeno mafioso, mettendo in campo azioni di consapevole responsabilità. Occorre cioè far fronte alla diseguaglianza, che lascia spazio alla logica del “favore”, e garantire i diritti di tutte le persone, soprattutto delle fasce più deboli, rafforzando il welfare.

I ragazzi sono perciò sempre impegnati in manifestazioni, iniziative e dibattiti volti a cambiare lo scenario culturale che fa da cornice alla mafia.

 

Anche a Casa Chiaravalle continuano i lavori per riqualificare la struttura in modo che possa accogliere presto nuovi progetti e iniziative per diffondere la cultura della legalità. Alcuni dei principali obbiettivi del progetto sono la trasformazione di parte della struttura in abitazioni sociali che permettano anche l’inserimento lavorativo di persone con disabilità, e la realizzazione di un centro culturale.

Tra le prossime iniziative:
a fine settembre Cascine Aperte, ad ottobre Green City, e sempre, ad ottobre, farà tappa a Chiaravalle la Carovana Antimafie.

I prossimi lavori di ristrutturazione saranno rivolti al tetto e agli interni della struttura.

Per rimanere informati sugli appuntamenti e per leggere il diario dei ragazzi:

https://www.facebook.com/casachiaravalle?fref=ts

 

Stefania Balzarotti e Sara Giovannoni

Cooperativa Lavoro e Non Solo: i frutti dell’antimafia

liberarci dalle spineFare fronte alla mafia, contribuendo allo stesso tempo all’inserimento nel mondo del lavoro di persone con problemi di salute mentale e alla salvaguardia dell’ambiente?

Il progetto della Cooperativa Lavoro e Non Solo è questo.

La Cooperativa Lavoro e Non Solo, nata da un progetto di Arci Sicilia e partner di Libera, gestisce dal 2000 un’azienda agricola che coltiva terreni confiscati a Cosa Nostra tra Corleone, Morreale e Canicattì. L’attività agricola, condotta interamente secondo i principi e i metodi della coltivazione biologica, va di pari passo con l’impegno della Cooperativa in fatto di inserimenti lavorativi di persone con problemi di salute mentale.

La Cooperativa nasce alla fine degli anni 80, quando, nell’ambito di un complesso percorso di rinnovamento con cui Arci Sicilia mirava a porsi come soggetto politico di un cambiamento possibile, si faceva strada anche l’idea di dare vita a imprese sociali capaci di dare lavoro e sviluppo tenendo fede ai principi etici e di inclusione sociale ai quali l’Arci è da sempre legata.

Le attività prendono avvio effettivo quando nel 1999, Pippo Cipriani, sindaco di Corleone, annuncia l’intenzione di dare in assegnazione un lotto di terreno di 10 ettari confiscato a Giovanni Marino, uno dei boss più potenti di Cosa Nostra. Nel frattempo si instaurarono contatti col Dipartimento di Salute Mentale di Corleone che assegnò i primi casi di inserimento lavorativo.

Ad oggi, oltre ai 58 ettari di terra a Corleone e ai 72 ettari nel territorio di  Morreale, assegnati dal Consorzio Sviluppo e Legalità, e ai 19 ettari di Canicattì, la Cooperativa Lavoro e Non Solo gestisce anche un laboratorio di lavorazione dei legumi e la vecchia casa della famiglia Grizzaffi, oggi  Casa Caponnetto. Qui ogni estate dal 2008, alloggiano centinaia di giovani volontari del progetto LiberArci dalle Spine che scelgono di affiancare i soci della Cooperativa nell’attività agricola e di prendere posizione contro la mafia.

Attualmente, insieme al Comune di Corleone, al Laboratorio della Legalità, all’Arci Sicilia, all’associazione i Girasoli, al CE.RI.FO.P., la Cooperativa si trova ad attuare un’ambiziosa iniziativa: il progetto D.R.A.G.O., Developement Resources Agricultural Growth Organic, sostenuto dalla Fondazione Con il Sud, che ha l’obiettivo di rilanciare l’agricoltura sostenibile favorendo l’inclusione sociale di soggetti in condizione di disagio e di marginalità.

Rispondendo anche all’attuale situazione di emergenza e criticità, il progetto D.R.A.G.O. è destinato a beneficiari richiedenti asilo. Accolti all’interno del bene confiscato “Casa Caponnetto” a Corleone, assegnato alla nostra Cooperativa, i protagonisti del progetto stanno svolgendo un percorso formativo teorico-pratico, che li condurrà a sviluppare tutte le competenze necessarie per seguire l’intero processo di filiera riguardante la coltura, il confezionamento e la diffusione sul mercato dei prodotti provenienti dalle terre confiscate alla mafia.

Attualmente, i giovani che partecipano al progetto stanno svolgendo la fase di work experience. Uno dei prodotti, frutto del loro lavoro, è l’uva da tavola, proveniente dalle terre confiscate, assegnate alla cooperativa dal Comune di Canicattì. I proventi della vendita dell’uva andranno a sostenere il progetto.

Campi della legalità 2014: aperte le iscrizioni

legalità2-01Ottava stagione dei campi nelle terre confiscate alle mafie, proposti dall’Arci con Spi, Flai, Cgil e Libera.

Formazione, educazione alla legalità democratica e alla responsabilità, azione concrete sui terreni, laboratori culturali, memoria e condivisione di esperienze: tutto questo nei tanti campi organizzati in Sicilia, Campania, Puglia, Calabria, Marche, Liguria, Veneto, Lombardia e Toscana. Luoghi che, un tempo simbolo del potere mafioso, vengono restituiti alla collettività. Attraverso la ricostruzione di spazi sociali ed economici, diventano liberi e produttivi.

Da aprile ad ottobre promuoviamo attraverso i campi una pacifica “occupazione”, abitata dalla presenza di centinaia di persone che si spendono con impegno e dedizione per costruire una comunità alternative alle mafie.

Le iscrizioni sono aperte per i singoli, anche minorenni, e per i gruppi e si raccolgono fino ad esaurimento dei posti disponibili.

È possibile iscriversi scaricando qui la scheda di iscrizione

Qui trovi in dettaglio date e luoghi dei campi legalità 2014

Per maggiori informazioni scrivere a campidellalegalita@arci.it

Lea Garofalo: sabato 19 ottobre una giornata dedicata alla sua memoria

lea garofalo1Una giornata dedicata alla memoria di Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta nel 2009. Il 19 ottobre non solo il funerale civile a quasi quattro anni dalla morte, ma anche una serie di iniziative per la lotta alla mafia.

Come chiesto espressamente da Denise, figlia della testimone di giustizia uccisa dalla ‘Ndrangheta nel 2009, si svolgeranno infatti sabato a Milano (al momento confermata piazza Beccaria, ore 10.30) i funerali di Lea Garofalo, alla presenza di personalità esempio della lotta alla mafia. Prenderanno la parola in quell’occasione, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e il presidente di Libera, don Luigi Ciotti.

Circoleranno 3mila bandiere per sensibilizzare sull’accaduto e sara’ stampato in migliaia di copie un segnalibro con una frase scritta da Denise: “in ricordo della mia giovane mamma, uccisa per il suo coraggio”. “L’invito a partecipare che deve arrivare ai cittadini – ha detto Don Ciotti – proviene direttamente da Denise. Tutti noi abbiamo un debito con chi e’ stato ucciso e con chi e’ rimasto solo, come Denise. In piazza leggeremo alcuni passaggi del diario di Lea. E’ importante esserci, partecipare; ed e’ importante che la gente sappia”.

Mentre ci vorra’ ancora qualche giorno per definire i dettagli del funerale, per il pomeriggio l’appuntamento e’ dalle 14 alle 19 ai giardinetti di via Montello 6, aperti al pubblico dopo che, nella stessa giornata, saranno dedicati a Lea Garofalo con una targa. Non e’ un luogo casuale: in via Montello 6, infatti, si trova il fortino delle cosche, oggi sgomberato. Dei pannelli informativi, spiegheranno cosa e’ successo alla testimone di giustizia. “Milano – ha detto Pisapia – ha voluto dimostrare con concretezza il proprio impegno di lotta alla mafia, anche costituendosi parte civile in tutti i processi. Non si puo’ dire che la citta’ sia immune alla mafia, ma oggi sono stati creati degli argini”.

Dopo 67 giorni chiude la prima parte della Carovana antimafie, ricordando le stragi del 1993

carovanadi Alessandro Cobianchi, coordinatore nazionale Carovana Antimafie

67 giorni dalla partenza e la Carovana antimafie chiude la sua prima fase. Ben presto dovremo risalire sui nostri furgoni per affrontare la parte restante, tutta francese. La scelta della chiusura in contemporanea a Firenze, Milano, Roma serve per fare memoria: sono le tre città in cui esplosero le bombe del 1993. Tre città oltre quella linea della palma tanto evocata da Sciascia. Una risalita, quella delle palme, divenuta l’immagine più suggestiva e profetica per raccontare l’avanzamento delle mafie e la loro trasformazione. Le stragi del 1993 colpirono un Paese disorientato da ‘Tangentopoli’ e ancora stordito dalle tragedie di Capaci e via D’Amelio. Sembravamo tutti immobili eppure l’anno dopo è partita, su impulso di Arci Sicilia, la Carovana antimafie, poi son nate Libera e Avviso pubblico e nel 1996 abbiamo avuto, spinta da un milione di firme, la legge d’iniziativa popolare per il riuso sociale dei beni confiscati.

La Carovana antimafie è nata perché chi ha visto le stragi e gli omicidi di mafia ha voluto proteggere più la memoria che gli occhi. Continuiamo questo viaggio da quasi vent’anni per gli stessi motivi, macinando chilometri, città e stagioni: custodire, attualizzandoli, i valori e l’impegno di quella lunga fila di martiri, fatta di giornalisti, amministratori pubblici, poliziotti, imprenditori, sindacalisti, operai, magistrati.

La Carovana è uno strumento straordinario per conoscere meglio la trasformazione delle mafie ma anche quella dei suoi migliori anticorpi a partire dalle buone pratiche di cittadinanza.

In 67 giorni abbiamo incontrato l’Italia che in molti danno come spacciata; come se ci volessero convincere che in fondo siamo tutti indifferenti, un popolo incancrenito dalle mafie e dalla corruzione. Attraversare l’Italia con dei furgoni aiuta a scovare le trincee di quelli che questo Paese lo tirano per i capelli e se lo trascinano via ogni volta che prova a lasciarsi affascinare dalla ‘banalità del male’. Serve a capire che per sconfiggere le Mafie (e le loro sorelle, Evasione fiscale e Corruzione), abbiamo gli strumenti, le persone e soprattutto abbiamo la memoria. In carovana incontri l’amministratore onesto, la cooperativa che gestisce il bene confiscato, l’operatore sociale e il sindacalista che fanno della professione un impegno. Ma non ne parla quasi nessuno, non fanno notizia. Persone che sembrano abitare un universo parallelo.

La tv e i giornali ci inondano di storie effimere, di vite astratte, di carriere che hanno come unico obiettivo il denaro. Oppure raccontano storie di omicidi terribili. Un modello che, nel migliore dei casi, erge il bene a esempio solo quando è annientato dal male.

Sarebbe auspicabile che quotidianamente tutti i telegiornali potessero chiudere con ‘un’edizione ordinaria’: una storia di impegno, di buona cittadinanza, di dedizione al lavoro. Magari qualcuno inizia ad appassionarsi alle vicende di queste donne e di questi uomini sconosciuti, qualcuno si convince che può esistere altro, una società alternativa alle mafie ed alla corruzione.

Per battere le mafie, scriveva Bufalino, «bisognerebbe arruolare un esercito di maestre elementari». Proporrei di aggiungere un battaglione di operatori dell’informazione.

Io riattivo il lavoro. Il 3 giugno consegna delle firme

io riattivo il lavorodi Roberto Iovino, ufficio legalità della Cgil nazionale

Combattere le mafie sul piano economico e sociale, non solo militare. È questo l’obiettivo della legge d’iniziativa popolare Io riattivo il lavoro, le aziende confiscate sono un bene di tutti, lanciata lo scorso dicembre per rafforzare l’attuale normativa in merito al riuso sociale dei beni e delle aziende confiscate alle mafie.

Campagna promossa da Cgil, Arci, Libera, Legacoop, Acli e decine di organizzazione della società civile, un ampio e trasversale fronte che si è unito con l’obiettivo di porre un argine all’infiltrazione mafiosa nella nostra economia, di cui le 1700 aziende confiscate sono solo l’esempio più lampante.

Si può fare. Lo dimostrano le tante esperienze maturate in questi anni con decine di cooperative nate sui beni confiscati, capaci di creare nuova e buona occupazione.

è necessario però rafforzare l’attuale normativa in merito ai sequestri e alle confische; se da un lato la nostra è universalmente riconosciuta come la migliore legislazione antimafia al mondo, dall’altro non possiamo soprassedere alle tante modifiche peggiorative volute dallo scorso governo di centrodestra, che nel 2011, con un colpo di mano, ha approvato un Codice Antimafia (o presunto tale) che ci ha fatto fare notevoli passi indietro rispetto alla Legge Rognoni – La Torre e alla legge 109/96, che oggi permette di restituire i beni confiscati alla collettività.

La legge di iniziativa popolare, dunque, prova a rilanciare la dura battaglia del contrasto alle mafie attraverso il lavoro e lo sviluppo. Ad oggi più del 90% delle aziende confiscate sono destinate al fallimento, sono circa 80mila i posti di lavoro persi a causa dell’inadeguatezza dell’attuale normativa.

Ogni posto di lavoro perso è un favore fatto alle mafie. È proprio questo il terreno di consenso per le organizzazioni criminali, riuscire a garantire reddito e lavoro in territori dove né il sistema legale d’impresa né lo Stato riesce a fare lo stesso. Ci sono alcune zone nel nostro paese, basta parlare con i lavoratori e con le lavoratrici per capirlo, ove con le mafie si lavora e con lo Stato no. Basta questo dato per screditare tutta la retorica e la propaganda fatta sugli arresti e le confische, riportando la bussola della discussione su come vincere l’intera battaglia contro le mafie, non solo qualche battaglia sparsa.

Bar, ristoranti, alberghi, cemento, produzione agricola e agroindustriale, smaltimento dei rifiuti e servizi connessi, sono tutti settori strategici per l’economia del nostro paese, ma sono anche i principali settori che hanno visto un aumento delle confische del 65% negli ultimi cinque anni.

La proposta di legge promossa dalla campagna “Io riattivo il lavoro” vuole intervenire proprio sullo straordinario potenziale di queste aziende; rendendo più snelle le procedure di assegnazione, risolvendo l’annosa questione delle ipoteche bancarie, finanziando le ristrutturazioni aziendali attraverso un fondo di rotazione finanziato da una parte delle liquidità sottratte alle mafie, e soprattutto, immaginando un percorso di riuso sociale per favorire l’occupazione giovanile e cooperativa.

Mancano ancora due settimane per firmare la legge d’iniziativa popolare e raggiungere l’obiettivo delle 50mila firme necessarie per depositare la proposta in Parlamento. L’obiettivo è riprenderci con la forza della giustizia sociale quello che le mafie ci hanno sottratto con la prepotenza e la violenza. Dal bene confiscato al bene comune. Si può fare.

info: www.ioriattivoillavoro.it

 

ArciReport, 21 maggio 2013