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Tag: Legambiente

“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018
Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
a creare un osservatorio online contro il razzismo;
a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace

 

Anpi, Arci, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza sulla chiusura dei porti italiani

Si aprano i porti all’arrivo di vite umane che fuggono da conflitti e disperazione

La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti”. A ribadirlo sono le associazioni Anpi, Arci, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza che lanciano un appello affinché vengano riaperti i porti italiani all’arrivo di vite umane che fuggono da conflitti e disperazione.

 

Il 17 aprile Sì per fermare le trivelle

No_TrivIl referendum del 17 aprile  rappresenta il punto di arrivo di centinaia di vertenze e lotte che hanno coinvolto i territori oggetto di sfruttamento per produzione di idrocarburi, negli ultimi dieci anni.

Si può dire che tutto inizia in Abruzzo nel 2006, nel paesino di Tollo in provincia di Chieti, dove proprio al centro di vigneti e oliveti l’ENI voleva installare una raffineria gemella di quella tristemente famosa  di Vigiano in Basilicata. Da quel momento è iniziata un’attività di resistenza fatta di studio e coinvolgimento delle popolazioni e degli enti locali da parte di comitati cittadini spontanei con il supporto tecnico delle associazioni storiche nazionali, Arci, Legambiente, Wwf, Greenpeace, Italia Nostra  e altre.

C’è stata una costante attività di autoformazione su una materia sconosciuta per tanti, si è scoperto come per anni le compagnie petrolifere avessero imperversato in assenza totale di controllo spesso anche contravvenendo alle  poche regole vigenti.

Da questo percorso di formazione  sono scaturite centinaia di osservazioni tecniche alle richieste di concessioni, che spesso le hanno bloccate. L’allora ministra Prestigiacomo, sotto la pressione popolare e durante il disastro ambientale del Golfo del  Messico, fu costretta a varare nel 2010 un decreto che vietava le trivellazioni entro le 5 miglia dalla costa, 12 miglia nel caso di aree protette. Questo provvedimento bloccò diverse richieste di esplorazione e trivellazioni, perché fino ad allora non ci si era mai posto il problema delle estrazioni degli idrocarburi. Proprio per salvare i petrolieri  penalizzati da quel  decreto,  nel 2012 il ministro Passera partorì il famoso art. 35, che estendeva le 12 miglia a tutte le estrazioni, ma faceva salve tutte le richieste pervenute al Ministero prima del Decreto Prestigiacomo, recuperando così gran parte dei progetti che erano stati bloccati grazie all’azione costante e incisiva dei movimenti che ormai si erano sviluppati su tutto il territorio nazionale.

È in questo quadro che sono nate le richieste di referendum. Come si sa, dei sei quesiti  ne è sopravvissuto  solo uno dopo il provvedimento governativo che è riuscito a vanificare gli altri 5 per  evitare il giudizio popolare. Il quesito su cui andremo a votare ha però un alto valore simbolico. Infatti si chiede «può una compagnia petrolifera avere a vita la concessione per trivellare in mare o a questa concessione poniamo un limite?». È una questione che riguarda il concetto stesso di difesa dei beni comuni, e anche per questo al referendum bisogna andare a votare e votare Sì. Per la a prima volta i cittadini possono, attraverso il voto referendario, far pesare il proprio parere sulle scelte energetiche del Governo, ancora tutte incentrate sugli idrocarburi e assolutamente non in linea con le ultime decisioni della COP 21 di Parigi.

Bisogna raggiungere il quorum anche per difendere l’istituto referendario in sé.

L’Arci può e deve fare la sua parte, la sua capillare diffusione sul territorio può essere determinate per raggiungere il quorum.

Per questo voglio  invitare tutti i comitati territoriali e i circoli ad aderire ai Comitati referendari del proprio territorio e a contribuire affinché  le lotte dei comitati di questi ultimi dieci anni non vengano vanificate dal non raggiungimento del quorum.

Attivati per il SI’ al referendum del 17 aprile!

Lino Salvatorelli, commissione Ambiente e stili di vita

Diritti della terra e dei popoli: il caso dell’India 15 giugno al Carroponte e 16 giugno alla Casa dei Diritti

indexDiritti della terra e dei popoli land grabbing vs sicurezza alimentare: il caso dell’India

15 giugno al Carroponte di Sesto San Giovanni e il 16 giugno alla Casa dei Diritti di Milano alla presenza del media/attivista Sanjay Kak

Sicurezza alimentare vs sviluppo industriale, risorse fondamentali e beni comuni sacrificati sull’altare delle SEZ (Zone Economiche Speciali), antiche popolazioni indigene e territori quanto mai ricchi di tradizioni e biodiversità spazzati via nel più indiscriminato land grabbing per favorire gli interessi dell’industria estrattiva. E’ la drammatica attualità dell’India di oggi, che improvvisamente fa notizia per l’obbrobrio dei quotidiani stupri, per lo scempio dei corpi impiccati dopo essere stati violati, per l’ulteriore brutalità con cui la forza pubblica punisce i sit in di protesta invece che difenderli; mentre nelle zone rurali e tribali si consuma ormai da tempo la violenza degli espropri di terre fertilissime, il forzato esodo dalle campagne, il sistematico inquinamento e prosciugamento dei corsi d’acqua – con le conseguenze di siccità, livelli emergenziali di fame e violazione dei diritti più fondamentali (in primis il diritto alla vita e al cibo), che non fanno notizia…

Se ne parlerà in un doppio appuntamento

– il 15 giugno (dalle 19.30 alle 21) al Carroponte, Via Granelli 1, Sesto San Giovanni
– il 16 giugno (dalle 18 alle 21) alla Casa dei Diritti, Via De Amicis 10, Milano

In occasione dell’anteprima in Italia del documentario RED ANT DREAM di Sanjay Kak

Il 15 giugno al Carroponte di Sesto San Giovanni (dalle 19.30 alle 21), si analizzeranno le difficoltà di vedere riconosciuti i cosiddetti “diritti indigeni” all’interno di una considerazione internazionale dei Diritti Fondamentali, con gli interventi di:

Sanjay Kak media/attivista, autore del documentario RED ANT DREAM

Alfredo Luis Somoza
Presidente ICEI, ex rappresentante della Lega per i Diritti dei Popoli presso il Working Group on Indigenous Affairs/UN, docente nella Winter School dell’ISPI

Luigi Lusenti
ARCS/Expo dei Popoli

La proiezione del film RED ANT DREAM, in programma il 16 giugno alla Casa dei Diritti (dalle 18 alle 21), verrà introdotta da Francesca Casella, che dall’interno di Survival International ha contribuito in modo rilevante alla campagna internazionale in difesa degli indigeni Dongria Kondh contro la multinazionale Vedanta – tra i conflitti ambientali ripresi appunto anche nel film.
Comunicato Stampa

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Tariffe, incentivi, bollette: facciamo i conti

Dal 6 luglio non è più previsto alcun incentivo per i nuovi impianti fotovoltaici. Questo non significa la fine della storia delle celle solari in Italia, anche se qualcuno vorrebbe decretarne la marginalità.  

Certo, la campagna contro le rinnovabili incrementerà la sua recrudescenza e, con il sostegno di Assoelettrica,  si cercherà di alzare  l’asticella della “parity grid” e di ostacolare i necessari processi di decarbonizzazione. Sono parecchi gli indizi di una svolta involutiva e di un ritorno al passato. La miopia della Strategia Energetica Nazionale, varata alla chetichella e sotto la sponsorizzazione delle lobby dei fossili, si è trasformata in orientamento anche del connivente governo delle “larghe intese”. L’asservimento della stampa e dei media alla campagna contro gli incentivi alle rinnovabili ha portato il dibattito pubblico a considerare i 6,7 miliardi di euro l’anno per il fotovoltaico come sinonimo di “spreco” o di “bolla speculativa che ha favorito gli stranieri”, con un accanimento che va dal Corriere  ai giornali di provincia. Da ultimo, l’Authority per l’Energia, anziché dare un contributo positivo all’attuazione dei traguardi fissati per L’Europa dal pacchetto 20-20-20 e ai profondi mutamenti legati all’intensa penetrazione delle rinnovabili e allo sviluppo di nuove tecnologie, tratta la generazione distribuita come fuga dal mercato e addita nel sostegno alle fonti naturali la responsabilità delle alte tariffe che gravano su cittadini e imprese. Forse trascura che almeno 25 terawattora di produzione fossile presso gli insediamenti storici della manifattura italiana sono da sempre esentati dalla copertura dei costi del sistema elettrico e ricadono in bolletta.

A questo proposito Legambiente ha elaborato un dossier che individua oltre 5 miliardi di Euro dove si potrebbe intervenire subito, tra sussidi alle fonti fossili, oneri impropri, sconti in bolletta ai grandi consumatori di energia elettrica. Secondo poi l’Irex Annual Report 2013 il bilancio costi-benefici della crescita delle rinnovabili, considerando dunque la spesa per gli incentivi e i vantaggi (riduzione prezzo elettricità, rischio petrolio, emissioni di CO2, effetti sull’occupazione e sul Pil), è ampiamente positivo con benefici netti compresi tra 19 e 49 miliardi. Stessa cosa non si può dire per i 52 miliardi di euro che complessivamente abbiamo regalato e stiamo continuando a regalare a inceneritori e centrali inquinanti e da fonti fossili, attraverso il meccanismo del CIP 6 pagato con le bollette.

In definitiva, secondo i calcoli più precisi, su un totale di una bolletta tipo per una famiglia (511 €/anno), cresciuta di ben il 53% in dieci anni, gli incentivi per le rinnovabili sarebbero pari al 16%: poco meno di 7 € a famiglia ogni mese, mentre la differenza di prezzo con l’Europa è dovuta soprattutto al prezzo del gas e alla valutazione del petrolio.

Il colmo arriva ora con un documento dell’Authority (DCO 183/2013/R/EEL) rispetto alla generazione distribuita. In base ad esso i costi di mantenimento e sviluppo della rete e del sistema elettrico (inclusa l’incentivazione delle rinnovabili) non devono più essere ripartiti in base all’utilizzo del sistema (misurato dai prelievi di elettricità dalla rete), ma dei consumi: se copro quindi parte del mio fabbisogno con un impianto fotovoltaico sul tetto, questa diventerebbe base imponibile incrementale rispetto a quella intercettata dal contatore! In sostanza, l’energia che viene prodotta, consumata e/o venduta senza passare dalla rete, dovrebbe pagare gli oneri di utilizzo della rete stessa. Insomma, si incolpano le rinnovabili di delitti altrui, senza considerare i benefici diretti (riduzione del prezzo dell’elettricità nelle ore di punta quando c’è tanto sole e riduzione delle importazioni di fonti fossili) e quelli indiretti (legati alla riduzione dell’inquinamento e delle emissioni di gas climalteranti).

Ci sarebbe invece bisogno di un provvedimento per la vendita diretta di energia tra privati e la messa a punto di norme per promuovere i sistemi di accumulo, come sta avvenendo in altri paesi europei, affinchè non si perda quest’opportunità industriale e occupazionale, riguardo a una tecnologia nella quale l’Italia è all’avanguardia. Occorre dare una scossa ad interessi e governi pigri e incapaci di guardare lontano. Dal mondo scientifico, del lavoro e ambientalista è partito un appello per una inversione di tendenza. La sua diffusione e un sostegno convinto ad esso sono un contributo per non ricadere nella trappola di chi ci vuol far camminare con la testa rivolta dietro le spalle.

Presentazione del libro “Le città sostenibili”. Mercoledì 17 aprile

Mercoledì 17 aprile alle ore 18.00, Andrea Poggio, vicedirettore nazionale di Legambiente, presenta il suo saggio, Le città sostenibili, presso la Fondazione Culturale San Fedele di Milano (piazza San Fedele 4, Sala Matteo Ricci).

Insieme all’autore, parleremo di smart city, smart citizen e nuovi stili di vita con:

Damiano Di Simine – presidente Legambiente Lombardia
Emanuele Patti – presidente ARCI Milano
Paolo Petracca – presidente ACLI provinciali di Milano, Monza e Brianza).
Modera l’incontro, Chiara Tintori (redazione di Aggiornamenti sociali).

Seguirà aperitivo!

“Il nostro futuro inizia dalle città. In Europa e nel mondo nascono nuove smart cities, fondate su stili di vita sostenibili, sulla qualità degli spazi, sul lavoro verde. Ma non esistono città intelligenti senza cittadini informati, attivi, creativi.” Le città sostenibili, Andrea Poggio

Per info: fondazione@legambiente.org  – 02 97699301

“Più cultura per lo sviluppo”, presentato l’appello della coalizione Abbracciamo la cultura

La coalizione Abbracciamo la cultura, di cui l’Arci fa parte, ha presentato un documento programmatico. Più cultura per lo sviluppo, le cui parti essenziali sono sintetizzate in un appello indirizzato alle forze politiche che si presenteranno alle prossime elezioni politiche.

La Coalizione, nata per rispondere alle difficoltà di settori quali la formazione, la ricerca, la tutela, la promozione, la valorizzazione dei beni e delle attività culturali, la difesa e la valorizzazione dell’ambiente e del territorio, presenta quindi una serie di proposte concrete per le politiche culturali in Italia, affinchè siano inserite nell’agenda del prossimo Governo. L’appello ha lo scopo di dimostrare come la cultura rappresenti una scelta strategica per il futuro, per una comunità più consapevole della propria storia, della propria identità, che promuova creatività e innovazione.

I primi firmatari sono esponenti delle organizzazioni sociali, del mondo dello spettacolo, intellettuali, scrittori e docenti universitari. Fra questi: Susanna Camusso, Paolo Beni, Vittorio Cogliati Dezza, Federico Oliva, Tsao Cevoli, Alessandro Pintucci, Francesca Duimich, Carla Accardi, Bruno Cagli, Andrea Camilleri, Filippo Coarelli, Francesco Ernani, Ugo Gregoretti, Paolo Leon, Piergiorgio Odifreddi, Antonio Pappano, Giorgio Parisi, Giulio Scarpati, Ettore Scola, Paolo Virzì.

L’assunto da cui si parte è che la valorizzazione dell’ immensa ricchezza culturale del nostro Paese può costituire una strategia di sviluppo equo e sostenibile, per l’oggi e per il futuro. Questa ricchezza ci connota nel mondo e può permettere di attrarre nuove energie e nuovi investimenti. L’accesso, la fruizione e la conoscenza aperti a tutti, la promozione della partecipazione dei cittadini sono le condizioni per un humus culturale fertile, diffuso, intimamente connesso al territorio.

In questo contesto, il lavoro è essenziale per valorizzare il passato e il presente della nostra cultura e assicurarle il futuro. Esistono professionalità e saperi che non devono essere dispersi, che devono crescere e sempre più qualificarsi, che vanno riconosciuti e tutelati.

Le istituzioni, nel loro insieme e ai diversi livelli, devono dare orientamento e direzione alla governance della tutela e della valorizzazione, e garantire la libertà della produzione culturale.

Chi si candida a governare il Paese deve assumersi l’impegno a considerare la valorizzazione del patrimonio storico, culturale e paesistico-ambientale italiano e la promozione della produzione culturale priorità nazionali. In particolare la Coalizione chiede alle forze politiche un impegno straordinario su quattro temi.

▫ Cultura materia prima italiana: occorre un sistema partecipato di programmazione pluriennale integrata, che possa contare su un ciclo di investimenti produttivi, capaci di esprimere una reale domanda di lavoro qualificato. Serve una cultura della programmazione che faccia dialogare i diversi livelli istituzionali;

▫ Cultura = lavoro: è necessario che il lavoro per conservare, valorizzare, promuovere, gestire i beni e le attività culturali disponga di un convinto sostegno, di riconoscimento, in termini sia professionali sia di stabilità e diritti, anche nel mondo degli appalti.

▫ Apprendimento permanente e partecipazione attiva: occorre promuovere la partecipazione attiva dei cittadini alla fruizione delle opportunità culturali, alla definizione delle scelte e degli obiettivi e all’elaborazione dei piani strategici che coinvolgono gli specifici territori.

La scuola pubblica e l’università devono avere un ruolo fondamentale per far maturare linguaggi e strumenti utili all’accrescimento culturale.

▫ Risorse: investire risorse pubbliche, portandole almeno alla media europea, è una buona scelta per lo sviluppo.

Abbracciamo la cultura invita le cittadine e i cittadini a sottoscrivere e sostenere l’appello Più cultura per lo sviluppo, che verrà sottoposto alle forze politiche che si candidano a governare il Paese.

Abbracciamo la Cultura è una coalizione di soggetti collettivi attiva dal 2010, espressione della società civile, del lavoro dipendente, delle professioni in campo culturale e del mondo per il quale beni ed attività culturali rappresentano un impegno professionale e un diritto sociale irrinunciabile. Nella fase di avvio della Coalizione hanno aderito oltre 100 sigle tra cui: AGENQUADRI – AIB (Associazione Italiana Bibliote­che) – ANA (Associazione Nazionale Archeo­logi) – Arci – Assotecnici (Asso­ciazio­ne Nazionale dei Tecnici per la tutela dei beni culturali, ambientali, paesaggistici) – AUSER – CGIL – CIA (Confederazione Italiana Archeologi) – FEDERAGIT (Guide Turistiche Confe­sercenti) – FIteL (Federa­zione Italiana Tempo Libero) – IA.CS (Italian Association of Conservation Scientists) – IAML Italia (Associazione Italiana delle Biblioteche, Archivi, Centri di documentazione musicali) – INU (Istituto Nazionale d’Urbanistica) – LEGAMBIENTE

Info su www.abbracciamolacultura.it

A Milano procede il progetto Expo dei Popoli

Il Consiglio Comunale approva una mozione a favore del progetto. E’ un primo passo verso la collaborazione tra istituzioni e società civile

Il Comitato per l’Expo dei Popoli esprime grande soddisfazione per l’approvazione della mozione a favore del progetto Expo dei Popoli, avvenuta ieri sera (15 gennaio 2013) da parte del Consiglio Comunale di Milano con 27 voti a favore e 7 astenuti.
La mozione, che vedeva come primi firmatari i consiglieri Pantaleo e Lazzarini, «impegna il Sindaco e la Giunta a sostenere il percorso del Comitato Expo dei Popoli e la realizzazione dell’assemblea Expo dei Popoli che – in concomitanza o a ridosso dell’Assemblea delle Nazioni Unite che dovrà valutare i risultati della Campagna del Millennio e definire le successive strategie – si svolgerà a Milano nel 2015 con l’obiettivo di discutere le politiche di sviluppo e di lotta alla povertà e far giungere a tutti i governi riuniti alle Nazioni Unite le proposte della società civile e dei popoli del mondo».
Per le associazioni e le Ong firmatarie del Manifesto per l’Expo dei Popoli e promotrici
dell’omonimo comitato, questo riconoscimento è il primo passo concreto verso una indispensabile collaborazione fra istituzioni e società civile milanese, nazionale e internazionale. L’auspicio è che anche gli altri enti pubblici che hanno responsabilità dirette e poteri decisionali sull’Expo 2015 ‐ in primis Regione Lombardia e Ministero del Tesoro ‐ dichiarino il loro impegno in favore del protagonismo di coloro che ogni giorno si battono in prima linea per l’affermazione e tutela dei diritti umani, per la difesa dell’ambiente, per la dignità del lavoro e l’affermazione della giustizia e della pace nel mondo.

 

Fanno parte del Comitato per l’Expo dei Popoli:
ACLI, ACRA, ActionAid, AMREF, ARCSARCI, ARCI, Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua Onlus, Chico Mendes, COE, CoLomba – Cooperazione Lombardia, COSPE, Fratelli dell’Uomo, Intervita, Legambiente, Mani Tese, Oxfam Italia, Pax Christi, WWF, Iscos Cisl, Deafal, Ai.Bi., GVC, Ipsia.

 

Per informazioni e contatti:
Cristina Sossan cell. 3290299991
info@expodeipopoli.it,
www.expodeipopoli.it

La campagna ConStile invita all’incontro pubblico su ‘Consumi e rifiuti’

In occasione della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti (17/25 Novembre) e a pochi giorni dall’avvio della raccolta della frazione umida in un quarto della città di Milano, Con Stile organizza mercoledì 21 novembre, ore 21, un incontro pubblico dal titolo “Con Stile, cambia vita, consumi e rifiuti” presso il Teatro La Creta, via dell’Allodola 5, MM1 Inganni.

Sarà l’occasione per discutere di consumi e rifiuti e, soprattutto, di come alleggerire la nostra pattumiera anche a partire da una scelta più attenta degli acquisti che facciamo.

All’incontro partecipano il presidente Amsa, Sonia Cantoni, e il presidente del Consiglio di Zona 6, Gabriele Rabaiotti, oltre ai rappresentanti delle tre associazioni promotrici:

Andrea Poggio (Legambiente),

Graziano Fortunato (Arci),

Gianluca Alfano (Acli).

Germano Lanzoni, comico e cabarettista di “Democomica”, allieterà la serata con le sue incursioni semiserie.

Vi segnaliamo un altro appuntamento organizzato durante la settimana europea per la riduzione dei rifiuti: Sabato 24 novembre ulteriore occasione per approfondire il tema della raccolta differenziata e conoscere “Con Stile”; Legambiente e la campagna ‘ConStile’ allestiranno un banchetto informativo in Viale Papiniano dalle ore 9.30 alle ore 16.

Sono oltre 460 i milanesi che hanno aderito alla campagna di “ConStile” per il cambiamento degli stili di vita a Milano e il miglioramento della città. Info www.constile.milano.it

Premio Agorà alla campagna Con Stile

Sabato 16 giugno è avvenuta la cerimonia di premiazione a Palermo, nei saloni di Villa Malfitano. La campagna, Con stile, cambio vita a Milano promossa da Acli, Arci e Legambiente insieme al Comune di Milano è stata premiata come migliore campagna di comunicazione sociale della Regione Lombardia.

Il premio è stato ritirato dall’agenzia Tempesta, che ha firmato la creatività della campagna “Con stile, cambio vita a Milano” insieme a un rappresentante di Legambiente.