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Trivelle, il ricatto occupazionale vale solo in parte. Per il resto è prezzo del progresso

Mentre vengono diffusi infondati equivoci sulla perdita di posti di lavoro nel caso si limitassero le licenze per le trivelle in mare, sembra passare sotto silenzio un caso, questo sì clamoroso, di durissima discriminazione verso i lavoratori del settore della distribuzione del gas. Ah, questa informazione per cui a volte anch’io su questo blog sono da alcuni incolpato di parzialità! Essendoci nel referendum di mezzo gli interessi delle lobby fossili (e del governo che le blandisce), la questione occupazionale viene brandita come il nodo della questione, dopo che in una infinità di casi la si era ritenuta il prezzo del progresso.

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Eppure, nel caso delle perforazioni in mare i danni ambientali, gli effetti climatici e la facile sostituzione di posti di lavoro con impieghi nel settore delle rinnovabili, del turismo, della fruizione delle bellezze paesaggistiche e culturali suggeriscono una alternativa realizzabile e vantaggiosa. Invece, ancor prima degli addetti all’estrazione in mare, i quasi 50 mila lavoratori della distribuzione locale del gas rischiano di pagare cara la liberalizzazione del settore, voluta dal cosiddetto decreto Letta del 2000 (dal nome dell’allora ministro dell’Industria del governo D’Alema, un giovane Enrico Letta) e oggi accelerata dal governo in carica e dalla raffica di decreti ad essa dedicati.

Oggi siamo alla vigilia (più volte rimandata) delle gare per la distribuzione del metano a livello di ATEM (Ambiti Territoriali, corrispondenti ad aggregazioni di Comuni), che porteranno nelle casse degli enti locali svariati milioni di euro, ossigeno per le sempre più povere casse pubbliche, massacrate dal patto di stabilità.

Ma a pagarne le conseguenze saranno i lavoratori, con la perdita dei loro diritti e dei loro soldi. Un decreto del 2011 (sulla cosiddetta “clausola sociale”) prevede che i dipendenti interessati dovranno cambiare casacca, passando dal gestore uscente alla società che si aggiudicherà la gara. Ma lo faranno a loro spese. Infatti i lavoratori rischiano di essere ri-assunti senza l’art. 18 (come prevede il “Jobs-act”) come se fossero nuovi assunti, pur mantenendo solo dal punto di vista salariale la salvaguardia delle condizioni economiche individuali in godimento” anche rispetto “all’anzianità di servizio”: lavoratori con alle spalle finanche 40 anni di servizio, trattati come neo-assunti, senza diritti e senza tutele.

Non basta: i dipendenti più anziani che passeranno dalla previdenza pubblica (Inpdap) a quella privata (Inps), rischiano di dover pagare la ricongiunzione onerosa della loro pensione (come ha previsto un decreto del 2010 dell’allora Ministro Tremonti), per cifre che possono superare, nel caso di una anzianità di qualche decennio i 100 mila euro! In pratica, lavoratori che, dopo aver pagato per 35 o 40 anni i contributi previdenziali per intero, dovranno farsi un mutuo per poter andare in pensione!

Ad oggi in Italia vi sono 2 situazioni che già rientrano in questo assurdo scenario: una a Prato in Toscana, con 42 lavoratori passati lo scorso settembre dal gestore uscente Estra a Toscana Energia; una ancora in corsa a Como con 34 lavoratori interessati dal passaggio dalla ex municipalizzata locale al gruppo nazionale “2i Rete Gas”. Ma, come detto, nei prossimi mesi saranno quasi tutti i 50 mila lavoratori del settore a rischiare i loro diritti e il loro patrimonio. Questo finché il Governo e il Parlamento non troveranno il modo di mettere una toppa a questa situazione paradossale. Ovviamente il sindacato, preoccupato dei posti di lavoro al largo delle coste affronterà questa assurda vessazione nei confronti dei dipendenti passata finora sotto silenzio.

La politica delle liberalizzazioni rischia, come sempre, di far guadagnare la finanza, togliendo però diritti e patrimonio alla parte più debole.

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Milanosifastoria 2015: 6 e 12 novembre nei circoli Arci

milanosifastoria2015Milano: il lavoro, la storiaseconda edizione (5 novembre 2015 – ottobre 2016) del Progetto pluriennale Milanosifastoriapromossa da Comune di Milano Rete Milanosifastoria, in collaborazione con Archivio di Stato di Milano, Soprintendenza Archivistica per la Lombardia e Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia – Ambito Territoriale di Milano; con il patrocinio del Dipartimento di Pedagogia dell’Università Cattolica di Milano, del Dipartimento di Studi storici dell’Università degli Studi di Milano e del FAI (Fondo Ambiente Italiano) – Presidenza Regionale Lombardia; in gemellaggio con la Festa Internazionale della Storia di Bologna; con il contributo di BPM (Banca Popolare di Milano) e Fondazione Cariplo.

Arci Milano è parte della Rete Milanosifastoria e come nella scorsa edizione organizza due incontri sul tema:

Venerdì 6 novembre ore 18 Arci Bellezza
Immigrazione, sport e passione: da Rocco e i suoi fratelli ad oggi

Giovedì 12 novembre ore 21 Arci Metissage
Dalla Milano delle fabbriche occupate degli anni Settanta alla società multiculturale di oggi
Il Cantastorie Franco Trincale e il griot Koffi Michel

milanosifastoria-bellezza    milanosifastoria-metissage

Venerdì 6 novembre ore 18 Arci Bellezza
Immigrazione, sport e passione: da Rocco e i suoi fratelli ad oggi

Nella sede dell’attuale Circolo Arci Bellezza nel dopoguerra era stata aperta una palestra popolare di Boxe dell’Unione Sportiva Lombarda.
Visconti la scelse per girare alcune scene di “Rocco e i suoi fratelli”.
Lo spazio ancora ricco di suggestioni attualmente ospita manifestazioni culturali.
L’incontro all’interno della seconda edizione di MILANOSIFASTORIA propone il tema del ruolo importante che l’associazionismo sportivo può sviluppare nel percorso di convivenza e di coesione sociale per lo sviluppo interculturale della Comunità Milanese.

Intervengono:

  • Chiara Bisconti, Assessora allo Sport, Benessere e Tempo Libero
  • Michel Koffi Fadonougbo, Presidente Associazione Città Mondo
  • Antonio Iannetta, Direzione Nazionale UISP
  • Mico Curatolo, Presidente Stella Rossa Rugby Milano
  • Ibrahima Cissè, Presidente Associazione Sinafrica
  • Souleyman Diallo, Presidente Associazione Deggo
  • Gary Jacome, Presidente Associazione Arbitri Latino Americani
  • Munir Ibrahim Mohamed, Presidente Associazione Milano Mondo

Giovedì 12 novembre ore 21 Arci Metissage
Dalla Milano delle fabbriche occupate degli anni Settanta alla società multiculturale di oggi
Il Cantastorie Franco Trincale e il griot Koffi Michel

Ad accompagnare e cantare le lotte e le manifestazioni delle classi popolari e degli immigrati al nord, negli anni sessanta si sviluppò un importante movimento di artisti e di musicisti colti e impegnati collegati al Cantacronache e al Nuovo Canzoniere Italiano.
Tra questi per la sua forza creativa e polemica si è distinto Franco Trincale cantastorie presente nelle occupazioni e nelle piazze di Milano fino agli anni 2000 a commentare fatti politici e storie umane con la sua intensità di artista e di immigrato.
Si accostano le storie e le lotte dei nuovi immigrati di oggi attraverso Michel Koffi, griot di origine beninese che con i suoi ritmi e la sua energia presenta immagini e racconti del mondo popolare africano ed il duro percorso dei migranti per una piena integrazione e conquista dei diritti nel contesto sociale e politico degli ultimi anni .

Documenti, filmati e interventi dal vivo di Franco Trincale e di Michel Koffi.

Presentano Claudio Piccoli, Rivista “Il Cantastorie” e Geppino Materazzi, Arci Milano.

Milano Young Citizens: sondaggio per i giovani dai 16 ai 35 anni

milano young citizens
Il progetto MYC – Milan Young Citizens: la partecipazione dei giovani per il futuro della città è finalizzato a promuovere tra i giovani una nuova cultura d’impresa fortemente orientata ai temi della social innovation.
Nel quadro attuale di forte crisi occupazionale, le professionalità connesse alla social innovation, definita nella formulazione delle politiche dell’Unione europea come “l’insieme di nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che rispondono a bisogni sociali in maniera più efficace di altri, creando al contempo nuove interazioni e collaborazioni”, mostrano un alto potenziale occupazionale e un ruolo sempre più rilevante nel perseguire strategie di sviluppo sostenibile garantendo “buona occupazione”.

Il progetto consiste in un percorso di costruzione condivisa di modelli di intervento e servizi sostenibili economicamente a sostegno di pratiche di micro-imprenditorialità, in grado di valorizzare l’ottica innovativa dei giovani cittadini coinvolti e, allo stesso tempo, rappresentare una risorsa per i residenti della zona.

Per meglio inquadrare i bisogni e i desideri dei giovani cittadini di Milano e provincia (16-35 anni), viene proposto un questionario, sulla base del quale verrà avviato il percorso da svolgere.
Vi invitiamo a partecipare all’indagine, che trovate al seguente link: www.opinioni.net/young

“Una vita nel pallone”, di Bruno Ravasio

Una bella storia, quella raccontata da Bruno Ravasio, fluida e scorrevole che, fin dalle prime pagine, per l’efficacia e l’essenzialità, riesce a captare l’attenzione del lettore. E che forse coinvolge maggiormente in quanto non si snoda né si consuma dentro il recinto parziale della sua narrazione. Una vita nel pallone Non è solo la vicenda, storicamente datata, sportiva ed umana, di molti decenni fa, di Virginio Ubiali, “Gepì”, rievocata da un lembo di terra bergamasca, spicchio di un’Italia semplice, in bianco e nero, che faticosamente inizia a riprendere un cammino e ormai prossima ad epocali cambiamenti. E’ uno sguardo, quello dell’autore, che spazia con agilità – contemporaneamente e in parallelo – su altre dimensioni, su più diversi fronti. Tra fatti e vicende, politiche e sociali di quel tempo, mischiate nella trama con equilibrio e con misura. Una miscela, ben riuscita, che si collega a quanto già vissuto, negli anni appena antecedenti, in una realtà del nostro bel paese sfregiata – come tante – nell’anima e nelle carni, dal trauma lacerante della guerra. …continua la lettura

a cura di Piero Lucia

Reddito minimo: appello al Parlamento

Come cittadini ci rivolgiamo al Parlamento che ci rappresenta. Amiamo il nostro paese, vorremmo una società giusta e solidale. Non è quella che ci circonda. Nella Repubblica fondata sul lavoro il tasso di disoccupazione ufficiale (ben superiore è quella reale) a gennaio 2015 era pari al 12,6 %, quella dei giovani tra i 15 e i 24 anni è in Calabria al 56,1% , in Basilicata al 55,1% e in Sardegna al % 54,2 (dati Istat del 2013), al 41,4% per le donne, di 2,4 punti superiore a quella degli uomini.

Come ignorare che in quelle terre del Sud un giovane su due non ha lavoro, non ha futuro? Nel Mezzogiorno è quasi 5 volte superiore al resto del paese. Non sono numeri, fredde percentuali, sono sofferenze esistenziali, di persone reali private di diritti e di ogni possibile strategia di vita. Per loro sono abrogati gli articoli della Costituzione: 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale… E’ compito della Repubblica (cioè vostro, di voi parlamentari che fate le leggi) rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo delle persona umana…” e 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Come è possibile ignorare questa drammatica realtà, rimuoverla.

Come non vedere, non sentire quanto grava sulla coscienza di tutti noi (e vostra che fate le leggi e del governo) il dramma della povertà, che è la conseguenza della disoccupazione? E’ a rischio povertà (dati Istat del 2013) il 28,4 % della popolazione. Il 12,6% era i condizioni di povertà relativa (10 milioni e 48 mila) e 9,9 % (6milioni e 200mila) assoluta. Cresce la speranza di vita, ma declina la speranza di pensione. Che vita sarà? Per loro non c’è democrazia, se non c’è per loro, non c’è per nessuno. Per loro non c’è Costituzione. Non c’è libertà se non c’è libertà dal bisogno. E non c’è dignità. ...continua la lettura

Petrolio a gogò e lavoro usa e getta

C’è una relazione tra un presunto ritorno del petrolio ai fasti economici di inizio ’900 e la riduzione dei lavoratori a pura merce? Credo di sì, almeno nella testa di chiunque trasformi in valore economico ogni relazione e per profitto degradi natura e lavoro. Quanto sia illusoria questa pretesa di ritorno a duecento anni fa, lo dimostra la “guerra del prezzo del petrolio” che agita i mercati con le sue mille inquietanti contraddizioni.

Come ho già evidenziato nei post più recenti, gli attuali prezzi del petrolio sono imposti dai cartelli e dagli interessi geopolitici del momento, anche se costituiscono una tendenza non sostenibile a lungo termine, con una perdita di orientamento delle politiche energetiche, climatiche, industriali e per l’occupazione a livello mondiale. La volatilità che ne proviene è tale che la presunta vittoria degli Stati Uniti nel campo dei fossili con il ricorso alla produzione shale è stata in poche settimane messa in dubbio dall’azione dei Sauditi, disposti a buttare fino a 25 miliardi di dollari l’anno pur di tener botta sul mercato con un prezzo artificialmente basso, ancor più spinto di quello delle produzioni da scisto.

Giochiamo su un precipizio di cui non percepiamo la profondità, sprecando risorse finanziarie e naturali, con ferite all’ambiente e un accanimento miope verso il lavoro e la povertà, al punto da tradire ancora una volta gli appuntamenti sul clima e di fare della ripresa una fiammata che non crea occupazione, ma ulteriori disuguaglianze, profitti e speculazione finanziaria.

Se il petrolio rimane a 60 dollari, l’economia della Russia si contrarrà di circa il 4% nel 2015. Nella guerra fredda che si è riaperta, Bloomberg New Energy Finance del 5 gennaio ammonisce che la crisi del petrolio americano è alle porte. La Continental Resources Inc perde 4,6 miliardi di dollari nel 2015, avendo previsto un prezzo di 80 euro. Halliburton Co., il più grande fornitore al mondo di servizi di fracking alle compagnie petrolifere, ha annunciato il licenziamento di 1.000 lavoratori. Il petrolio di West Texas Intermediate, che aveva raggiunto un picco di 107,7 dollari nel mese di giugno, è sceso a 52 dollari il 2 gennaio e ben 37 dei 38 giacimenti di scisto americani l’hanno seguito nella caduta. Michael Feroli, capo economista americano presso JPMorgan, scrive che la crisi potrebbe spingere l’intero Texas in una “recessione regionale dolorosa”.

Anche per il carbone si addensano nubi: la Banca Mondiale rifiuta di finanziare nuovi progetti nel settore, mentre i conflitti europei non si limitano al gas: 66 delle 126 miniere di carbone ucraine non sono in attività a causa dei combattimenti a Donetsk e Luhansk.

In questo scenario che non induce all’ottimismo, c’è, al contrario, la conferma di un andamento costantemente positivo del settore delle rinnovabili, cioè della possibilità di ricorrere ad energia pulita per sopravvivere alla caduta del prezzo del petrolio. Da metà ottobre, mentre il greggio è sceso di quasi 30 dollari al barile, non ci sono stati cambiamenti nelle quotazioni dell’energia da fonti naturali, come misurato dal Nex (New Energy Global Innovation Index). E questo perché godono ormai di fatto di un sostegno politico e sociale generale – anche se contrastato nei media e disdegnato da Governi alla giornata come il nostro – che assicura stabilità oltre la tempesta.

Di fatto, le rinnovabili continuano a dar risultati promettenti nell’eolico offshore, dopo che hanno raggiunto competitività nei due settori principali (vento onshore e Pv), con costi molto ridotti e una valutazione dei rischi da parte delle agenzie di credito all’esportazione che risultano inferiori a quelli per le opere di estrazione e trasporto dei fossili. Così si sono aperti mercati all’estero per le imprese tedesche, danesi, coreane e statunitensi, sostenute dalle azioni dei loro governi, quando il nostro latita in balia di vergognosi stop and go, nocivi per gli utenti, le imprese, l’occupazione, l’ambiente.

Possibile che Expo 2015 si sia ridotto solo al capitolo alimentazione, cancellando quel binomio energia-vita che era, assieme al cibo, nello slogan di presentazione al mondo della manifestazione? Certamente, in mancanza di una politica energetica nazionale che ci renda presenti con know-how, imprese e lavoro, oltre che sui mercati tradizionali (Europa, Cina e Usa), anche su quelli in autentica esplosione, come le Filippine, l’Africa, l’India e il Cile!

Eppure, nel 2014 l’energia “pulita” nel mondo è volata ancora in alto, superando le aspettative, con una crescita del 16% – pari a 310 miliardi di $ in investimenti – con un balzo record in Cina (+32%) e con crescite assai maggiori rispetto ai settori tradizionali anche in Usa (+8%), Giappone (+12%), Canada (+26%), India (+14%), mentre da noi gli investimenti sono calati del 60% rispetto al 2013.

E si capisce, se si riflette sul tipo di sviluppo pensato dal governo attuale: da una parte aspettative miracolistiche per il calo del prezzo del petrolio, accompagnato dalle prospettiva di trivelle lungo le coste e di costruzione di condotte e rigassificatori per 45 miliardi; dall’altra flessibilità e licenziabilità per i nuovi assunti e meno diritti e welfare per chi al lavoro c’è già. Se si ritiene che la “rivoluzione” stia nel Job Act e nella “riforma Fornero”, perché scervellarsi a ragionare anche sull’energia che il sole invia quotidianamente sul suolo del bel Paese?

Lavoro, precarietà e nuovo schiavismo: quale Europa?

11maggio201411 maggio 2014, ore 16.00
Nova Milanese (Monza) – Auditorium Comunale – Piazza Gio.I.A. – via Giussani

Gianni Rinaldini, Scenari e prospettive del lavoro in Italia

Argiris Panagopoulos, La distruzione del lavoro in Grecia

Daniela Padoan, Il razzismo contro i poveri e la nuova schiavitù

Stefano Sarti, Ambiente e lavoro – oltre la contraddizione

Pino Viola, Precariato in Italia

Guido Viale, Lavoro e riconversione ecologica

Mario Agostinelli, Scenari per l’Europa… continua la lettura

Il lavoro 3.0: incontro pubblico organizzato da Articoloquattro

Mondo del Lavoro, non mercato del lavoro. I lavoratori autonomi, i liberi professionisti, le Partite IVA si incontrano mercoledì 26 all’Arci Bellezza per parlare di dignità e lanciare un progetto innovativo: un modello di network di lavoro replicabile sul territorio, indipendente, solidale e sostenibile per far ripartire il lavoro a Milano.

PROGRAMMA:

h. 21:15
• Saluto e ringraziamento ai partecipanti alla prima assemblea pubblica 2014.

h. 21:20
• Perché lavoro 3.0, nasce il Quarto Settore.

Intervento di Giulio Trevisani, grafico e progettista editoriale, presidente di Articoloquattro

h. 21:35
• Emersione e condivisione del disagio.
“AscoltaMI – story sharing Milano” risultati e problemi.
Creazione di una comunità resiliente sul territorio.
Intervento di Andrea Romeo, agente di commercio e critico musicale

h. 21:50
• Intercettazione del disagio e stimolazione della cooperazione.
Il modello di intervento Caring Angels.
Intervento di Serena Basile, psicologa e psicoterapeuta, presidente associazione Dentro un quadro

h. 22:05
• ll fattore “solidarietà” nel lavoro autonomo.
Fare rete per uscire dalla crisi creando innovazione, qualità e riconnessione della trasmissione generazionale del sapere.

Intervento di Duccio Monnini, art director e copywriter free lance

h. 22:25
• Conclusioni:
– stato dell’arte delle relazioni e dei rapporti con le Istituzioni, Enti, Comitati X Milano.
– adesione alla Federazione.

h. 22:40
• interventi dal pubblico

“No agli F35. Cambiamogli rotta. Fermiamo la guerra”. Manifestazione sabato 14 a Milano

nof35In una fase di crisi come quella attuale, le organizzazioni della società civile, alcuni rappresentanti degli enti locali e singoli cittadini scendono in piazza per chiedere con forza al governo di cambiare rotta e rinunciare al Programma di acquisto degli F35.

Sospendere questa folle spesa comporterebbe un risparmio immediato di 10 miliardi di euro. Con la somma necessaria a pagare un bombardiere e mezzo si potrebbe finanziare l’intera spesa sociale di un Comune come quello di Milano per un anno.

Un’iniziativa per chiedere che questi soldi vengano ridati  al sociale, alla cultura, alla scuole, al welfare e al lavoro.
 
Un’iniziativa per ribadire il valore della pace e ripudiare l’idea della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti.

Una manifestazione promossa da un ampio arco di forze, associazioni e personalità (Coordinamento La Pace in Comune, Forum Terzo Settore Città di Milano, Franco Bomprezzi , Alessandro Capelli, Don Virginio Colmegna , Lella Costa , Paolo Limonta, Pierfrancesco Majorino , Diego Parassole, Sabina Siniscalchi , Gino Strada , Cecilia Strada , Francesco Vignarca, CnCa Lombardia, Auser Milano, Arci Milano, Acli Milano e Monza Brianza, ArticoloQuattro, Mondo Senza Guerre, Centro Internazionale Helder Camara, AceA onlus, Altropallone Asd onlus, SEL Milano, CAIM, SIPEM SOS LOMBARDIA, Rifondazione Comunista Milano, e molti altri

Sabato 14 settembre, ore 15

Piazza San Babila

No agli F35. Cambiamogli rotta. Fermiamo la guerra

Prosa et Labora Festival teatrale sul lavoro

prosaetlabora2edDomenica 16 Giugno dalle 11.30 alle 23.30 al Carroponte si terrà la seconda edizione del Prosa et Labora Festival, una giornata di spettacoli, dibattiti, performance, sportelli informativi e tanto altro dedicati ai lavoratori precari, atipici, con un particolare focus sul mondo dell’arte, della cultura, dello spettacolo e della creatività, per provare a mettere in campo desideri, bisogni, istanze comuni e trasformarle in un’occasione per costruire insieme un nuovo modo di pensare il mondo del lavoro e di pensarci come lavoratori all’interno di esso.

Leggi il programma della giornata sul sito ufficiale

Perché un festival teatrale sul lavoro?
La relazione tra il mondo dell’arte (dal cinema, al teatro, alla letteratura) e il lavoro ha una lunga e solida tradizione. Negli ultimi anni, però, si è passato dal raccontare l’influenza che il proprio lavoro ha sul proprio modo di essere, sulla propria vita, come strumento di costruzione della propria identità, come mezzo di formazione anche culturale (si pensi alle grandi fabbriche del secondo dopoguerra) all’importanza e all’influenza che la MANCANZA del lavoro ormai riveste sulla psicologia e la vita delle persone e le loro relazioni sociali.
L’arte è uno strumento che spesso indaga con una modalità più profonda realtà che sono sotto gli occhi di tutti, stimolando riflessioni significative. Per questo un festival che si occupa di questo tema: il lavoro e la sua mancanza. Il lavoro e le nuove condizioni di lavoro. Non solo il lavoro dell’artista, ma anche il lavoro attraverso gli occhi degli artisti, precari per antonomasia.

PROSA ET LABORA FESTIVAL offre spazi di confronto e approfondimento: un dibattito sulle condizioni di lavoro dei lavoratori dell’arte e della cultura con uno sguardo all’Europa con importanti figure delle istituzioni, del sindacato, e del mondo della cultura; un momento di riflessione con lo sportello del teatrante in crisi, iniziativa tanto originale quanto utile per raccogliere domande e cercare di dare risposte ai lavoratori; una proposta artistica di qualità che coinvolge 7 compagnie da tutta Italia (Milano, Mantova, Torino, Roma, Bologna) e comprende cinque spettacoli e due performance teatrali.

PROSA ET LABORA FESTIVAL vuole anche essere un’occasione per ragionare insieme su come il mondo dei cosiddetti “lavori creativi”, legati all’arte e alla cultura, possa trovare forme ancor più efficaci di rappresentanza, anche innovative, per garantire ai lavoratori di questo settore quei diritti che troppo spesso non hanno né il coraggio di chiedere né tantomeno di sperare di ottenere.

PROSA ET LABORA FESTIVAL si svolge nella Città di Sesto San Giovanni, non solo perchè luogo strategico per la sua vicinanza alla Città di Milano, capitale indiscussa di quel fondamentale motore propulsivo dell’economia rappresentato dai lavoratori dell’arte, della creatività e dello spettacolo, ma anche per il valore simbolico che questa Città, sede nel novecento delle più importanti industrie siderurgiche e metal meccaniche del nord Italia, ha posseduto e possiede nei confronti del lavoro.
Il Carroponte e lo Spazio M.I.L. (Museo dell’Industria e del Lavoro), realizzati proprio in un’area ex industriale recuperata alla Città, inoltre, sono luoghi da questo punto di vista all’interno del contesto della Città di Sesto San Giovanni ancora più densi di significati storici.

PROSA ET LABORA FESTIVAL è giunto alla Seconda Edizione, dopo il grande successo dell’edizione zero dello scorso 15 settembre 2012 e vorremmo diventasse un appuntamento fisso, come i veri festival, e che di anno in anno crescesse per importanza e qualità. Magari offrendo anche qualche occasione di lavoro.

Insieme per la Costituzione. Domenica 2 giugno al Teatro San Babila

repubblicaitalianaIl comitato “2 giugno Insieme per la Costituzione” invita a festeggiare Repubblica, Costituzione e Lavoro domenica prossima al Teatro San Babila dalle ore 09.30.

Saranno con noi insieme a Natascia Lusenti: Valerio Onida, Roberto Cenati, Giorgio Benvenuto, Susanna Camusso, Basilio Rizzo, Gigi Petteni, Walter Galbusera.

 

La Repubblica e la Costituzione italiana sono legate in un rapporto indissolubile. Hanno radici comuni nella nostra storia e in particolare nella Resistenza:

Il 2 giugno è la Festa della nascita della Repubblica e della Carta Costituzionale.

La Costituzione ha consacrato sentimenti, speranze, valori profondamente radicati, in cui si riconoscono tutti gli italiani.

Essa è il frutto del lavoro unitario della costituente, ma non può essere ridotta al semplice compromesso tra partiti da mutare ad ogni stormir di fronde:

La Costituzione è base della nostra libertà.

In essa sono scolpiti i pilastri della nostra democrazia:

  1. i diritti umani e la partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica;
  2. la passione egualitaria, cioè la passione verso i diritti di cittadinanza, egualmente riconosciuti a tutti.
  3. l’autonomia e la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), compreso quello dell’informazione; e la loro indipendenza, la loro laicità e l’equilibrio tra di essi.

La Costituzione è come un albero, radicato nella terra in cui nasce e cresce. Si può potarlo o innestarlo, ma non si può sradicarlo dalla sua terra, senza farlo morire; la sua terra è il Lavoro!

Oggi un’equivoca cultura della libertà dei mercati sta sprofondando il nostro paese e l’Europa intera in una spirale recessiva senza termine che mette in discussione il primo fondamento della Carta Costituzionale e della Repubblica, il suo primo articolo:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

e il suo imperativo corollario che nel terzo articolo prevede:

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Le riforme per rinnovare l’Italia non possono prescindere da Lavoro e Giustizia Sociale.

Per queste ragioni invitano tutti coloro i quali si riconoscono nei principi fondamentali della Carta costituzionale e nella sua attualità a sottolineare il suo legame con il Lavoro festeggiando insieme Repubblica, Costituzione e Lavoro domenica 2 giugno a Milano presso il teatro San Babila, c.so Venezia 2a con inizio alle ore 9,30.

Saranno con noi insieme a Natascia Lusenti: Valerio Onida, Roberto Cenati, Giorgio Benvenuto, Susanna Camusso, Basilio Rizzo, Gigi Petteni, Walter Galbusera.

 

Comitato 2 Giugno Insieme per la Costituzione

(Acli, Arci, Anpi, associazione Adesso Basta, Associazione culturale Punto Rosso,

Casa della Carità, Casa della Cultura, CGIL, Libera, Libertà e Giustizia)