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Teatro LinguaggiCreativi: convenzione per un gennaio terrificante

Un gennaio “atroce” dove il noir prende il sopravvento (insieme alla convenzione Arci, ca va sans dire) quello del teatro Linguaggicreativi!

Ecco a voi la programmazione del mese:

Teatro Linguaggicreativi torna al Teatro Franco Parenti con la nuova produzione:

I ragazzi del massacro
da Giorgio Scerbanenco (dall’11 al 24 gennaio 2018)

Spettacolo tratto dal romanzo I ragazzi del massacro di Giorgio Scerbanenco, pubblicato da Garzanti

uno spettacolo di Paolo Trotti
con Stefano Annoni, Diego Paul Galtieri, Federica Gelosa
assistente alla regia Veronica Scarioni
realizzazione scene e costumi Francesca Biffi
assistente scenografa Paola Tognella
direzione di produzione per Linguaggicreativi Simona Migliori
ufficio stampa Ippolita Aprile
promozione Simona Calamita
distribuzione Maurizio D’Egidio

Dopo La Nebbiosa di Pasolini, vincitore del Bando Next 2017 – Laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo, di Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo, il nuovo spettacolo debutterà giovedì 11 gennaio al Teatro Franco Parenti.

I ragazzi del massacro, spettacolo tratto dall’omonimo libro di Giorgio Scerbanenco, tratta di giustizia. Della necessità di perseguire la verità anche quando tutti sono convinti del contrario. Tratta dell’importanza di un pensiero autonomo. Tratta di una maestra assassinata dai suoi undici allievi della scuola serale, un giorno di maggio del 1968 e di un uomo che non si arrende alle apparenze. Di una voce fuori dal coro, quella di Duca Lamberti, che non vuole il mostro in prima pagina, ma crede che la giustizia sia sopra ogni convenienza. La giustizia è etica. È politica.

Attorno all’omicidio si agita il ‘68. Con le manifestazioni, le occupazioni e gli scontri di piazza.

“Il romanzo di Scerbanenco da cui siamo partiti, racconta il regista Paolo Trotti, è un lungo viaggio dentro i segreti dell’anima. Un romanzo di omicidi, tradimenti, vendetta. Noi l’abbiamo riscritto partendo dal luogo centrale: la classe del massacro. Da lì, attraverso flashback, con un montaggio cinematografico, passano tutti i personaggi per portare il commissario Duca alla scoperta della mente che c’è dietro lo stupro-omicidio”.

Oltre allo spettacolo, vi aspettiamo con due eventi:

domenica 14 gennaio al termine dello spettacolo, in sala 3, incontro dal titolo “Impressioni di Mala”, con il grande Piero Colaprico che ci racconterà la Mala dagli anni ’60 ad oggi. Ingresso libero dalle 17,15;

– domenica 21 gennaio, al termine dello spettacolo, in sala 3 dalle ore 17,15, Gianna Coletti regalerà al pubblico alcune canzoni tratte dallo spettacolo LA LIGERA, in scena a marzo a Teatro Linguaggicreativi a marzo 2018.

 

Il gennaio “terrificante” del teatro LinguaggiCreativi continua con lo spettacolo

2084 Apocalisse

(le date sono 12-13-14 gennaio, venerdì e sabato ore 20:30 – domenica ore 19:00
Prima dello spettacolo si svolgerà un brindisi di benvenuto. )

di Riccardo Corcione e Filippo Renda
con Valentina Cardinali, Mauro Lamantia, Mattia Sartoni
regia di Filippo Renda
assistente alla regia Riccardo Corcione
con la preziosa collaborazione di Valentina Cardinali, Mauro Lamantia, Mattia Sartoni
scene e costumi di Eleonora Rossi
uno spettacolo Idiot Savant
col sostegno di Centro Teatrale Mamimò e Teatro LinguaggiCreativi

 

Lo spettacolo nasce dopo circa due anni in cui gli Idiot Savant si passavano di mano in mano il libro dell’Apocalisse di Giovanni, convinti che il mito della fine e della paura della fine gli stava chiedendo sottovoce di essere trasformato in Teatro. Raccontano che: “un giorno, circa sei mesi fa, abbiamo deciso di passare dalle parole ai fatti, facendo partire il processo creativo apocalittico; piano piano ci siamo resi conto che quello che ci interessava di più fosse l’attitudine umana all’attesa della fine: ogni generazione, ogni epoca, ogni società ha pensato (forse sperato?) che sarebbe stata testimone oculare della fine di tutte le cose. E più si va avanti, più si dice: “Sì, i nostri antenati esageravano, ma noi saremo veramente gli ultimi abitanti della Terra!”, vi suona familiare? Così abbiamo provato a pensare di ambientare il nostro spettacolo in un’epoca molto successiva alla nostra, nella quale l’Apocalisse, o qualcosa di molto simile, c’è veramente stata, ma gli abitanti, incredibilmente, continuano a considerarla imminente e mai presente”.

Come suggerisce il titolo lo spettacolo sarà un tributo a tutta la narrativa e cinematografia distopica e post-apocalittica, da Aldous Huxley in poi. Lo scenario è quello di un’umanità ridotta al rischio d’estinzione e costretta a lavorare, unita, unicamente per la propria sopravvivenza. Non ci sono più città, non c’è più il denaro o la carriera: la popolazione è organizzata in Alveari, zone geografiche circondate da mura invalicabili e composte precisamente da due milioni di abitanti. Per ogni abitante che scompare, uno nuovo viene fatto nascere. Fuori dagli Alveari, la Natura Selvaggia è diventato un luogo spaventoso; le cause sono state tre grandi, terribili eventi: una devastante pandemia aviaria, mai completamente sedata, il deterioramento irreversibile del clima atmosferico, una guerra fratricida. Adesso l’umanità, o quello che ne rimane, sta cercando di ripartire, cercando di mettere da parte le individualità a favore del benessere comune.

All’interno di questo scenario, sarà raccontata la storia di tre amici e del loro rapporto messo terribilmente in crisi: una minaccia improvvisa li costringerà a convivere isolati dal resto dell’alveare, esasperando ogni non detto della loro amicizia.

 

il 19 e 20 gennaio il teatro propone:
The Bomb

Spettacolo in lingua inglese

Regia e drammaturgia di Chiara Tarabotti
traduzione di Valentina Rho in collaborazione con Jessica Jayna
con Valentina Rho
musiche di Fabrizio De Andrè

Sabrina, la protagonista de “La bomba. Della necessità del fare”, ci racconta della sua storia, dall’età dell’innocenza allo scontro con la realtà della vita lavorativa adulta, quando, nominata avvocata d’ufficio di una infermiera arrestata ad una manifestazione No Tav, si trova inaspettatamente di fronte alle contraddizioni del reale. Contraddizioni che le esplodono tra le mani, ferendo la sua ingenua buona fede e dando inizio ad un percorso di presa di coscienza che la porterà alla costruzione di una consapevolezza più matura. Sabrina è dunque bloccata di fronte ad una scelta che può cambiare il corso della sua vita: restare nel proprio spazio e chinare la testa per non vedere i soprusi di cui è circondata, oppure fare, agire nel mondo assumendosi la responsabilità delle proprie scelte, fino alle estreme conseguenze che possono derivarne.
Una vicenda universale, questa, che trova nella fusione dei linguaggi (parola, gesto, musica, video) il suo mezzo espressivo principe e nella traduzione del testo in inglese, presentata per la prima volta in questa occasione, una espansione di significato. In questa versione, infatti, il testo di Chiara Tarabotti è stato tradotto in inglese da Valentina Rho con particolare cura per le scelte linguistiche e poetiche, mentre le parole di Fabrizio De Andrè, che ci guidano attraverso un percorso parallelo rispetto a quello del testo recitato, ricco di echi e rimandi, sono mantenute da Maurizio Corbella in italiano.

Lo spettacolo La bomba. Della necessità del fare è il secondo step del progetto Storiedimpiegati, vincitore del Bando MITiCi 2012 e sviluppato in collaborazione con MITiCi Milano Progetti e Fondazione Milano. Il progetto si propone di indagare, aprendosi al contributo della società, il mondo del lavoro attraverso mezzi diversi: performance, musica, drammaturgia, fotografia, video.

 

 

Infine il 26 gennaio massacri, apocalissi, bombe e accettate…si condenseranno nello spettacolo

Con un’accetta piantata nel cervello

1° appuntamento della Trilogia noir

di e con Giorgio Garzerli

Tre spettacoli semiseri tra omicidi, sigarette e donne fatali.

2° appuntamento Una tranquilla rapina in banca | 23 febbraio 2018
3° appuntamento Assetati d’amore | 23 marzo 2018
Abbonamento alla trilogia a 21 euro (richiedi il tuo abbonamento a biglietteria@linguaggicreativi.it)

Con un’accetta piantata nel cervello | 26 gennaio 2018

Una tranquilla rapina in banca | 23 febbraio 2018

Assetati d’amore | 23 marzo 2018

di e con Giorgio Ganzerli

 

Lo spettacolo è il primo appuntamento della Trilogia noir di e con Giorgio Ganzerli.

“La mattina del 2 maggio viene trovato l’avvocato Sergio Gironi con un’accetta piantata nel cervello…” Inizia così per l’ispettore Mariani un’indagine apparentemente facile ma che si dimostrerà molto complicata e ricca di colpi di scena. Attraverso le testimonianze della governante, del portinaio, della vicina di casa e di tanti altri testimoni scoprirà che la vita dell’avvocato, apparentemente tranquilla, in realtà era molto movimentata e per niente monotona. Altri cadaveri verranno trovati con un’accetta piantata nel cervello fino a travolgere la vita privata dell’ispettore. Chi è l’assassino? Perché uccide? L’ispettore Mariani insieme all’infallibile agente Agroppi cercheranno di assicurare l’assassino alla giustizia.

 

Teatro Linguaggicreativi
Via Eugenio Villoresi, 26 – Milano
0239543699 | 3274325900

promozione@linguaggicreativi.it
www.linguaggicreativi.it

 

Che Guevara, tu i todos: la mostra alla Fabbrica del Vapore in promozione per i soci Arci

La mostra  si terrà alla Fabbrica del Vapore (Milano, via Giulio Cesare Procaccini, 4) dal 6 dicembre al 1 aprile 2018. Ai tesserati Arci (e ad un eventuale accompagnatore non tesserato) verrà riservato un biglietto ridotto (13 € vs 15 €)

 

“[…] Molti mi considereranno un avventuriero e questo sono, solo che di tipo diverso: uno che rischia la pelle per dimostrare le proprie verità. …”
(Che Guevara, lettera ai genitori – 1965)

 

Il 9 ottobre del 1967 Ernesto Guevara, catturato in Bolivia insieme ai compagni di guerriglia, dopo un lungo interrogatorio, viene assassinato nel piccolo villaggio de La Higuera. Gli scatti dei fotografi che ritraggono il suo corpo steso su un tavolo all’ospedale di Vallegrande fanno il giro del mondo, così come l’annuncio della sua morte da parte di Fidel Castro. Il combattente, l’eroe, se n’era andato ma il suo ricordo e il suo mito sarebbero rimasti intatti fino ad oggi.

A cinquant’anni dalla sua morte, dal 6 dicembre 2017 al 1 aprile 2018 (anno in cui ricorrono i novant’anni dalla nascita) a Milano alla Fabbrica del Vapore, una mostra spettacolare e di grande narrazione ci porterà dentro la Storia, a rivivere gli avvenimenti cruciali e il mito del Che, ma anche a scoprire l’uomo, i suoi affetti, gli ideali e i turbamenti, grazie al ricchissimo e in parte inedito materiale di archivio del Centro Studi Che Guevara a L’Avana e ai linguaggi delle più innovative tecnologie.

Ideata e realizzata da SIMMETRICO Cultura, la mostra è prodotta da Alma, RTV Comercial de l’Avana e dal Centro Studi Che Guevara, coprodotta dal Comune di Milano e Fabbrica del Vapore con il patrocinio e la collaborazione scientifica, per il contesto storico e geopolitico, dell’Università degli Studi di Milano e dell’Università IULM.

Alla base dell’evento, l’accordo di collaborazione cinquantennale siglato da ALMA con il Centro Studi per la valorizzazione dell’Archivio, patrimonio d’interesse universale riconosciuto dall’Unesco nel 2014, con l’inserimento nel progetto “Memorie del Mondo”.

Oltre 2000 documenti – lettere, diari, foto ufficiali e private, la biblioteca personale, gli scritti autografi dei discorsi e delle opere letterarie, i video d’epoca, sono stati per due anni vagliati e tradotti e più della metà verranno riprodotti e riutilizzati in mostra per raccontare la storia di un uomo chiave del ‘900 – borghese, medico, marito e padre – che di fronte agli eventi, alla situazione geopolitica, alla visione delle ingiustizie sociali non è rimasto indifferente, si è interrogato e, al di là delle risposte date, ha scelto di agire in prima persona.

Il punto di partenza della mostra sarà proprio accettare di vedere la realtà che aveva colpito così profondamente Ernesto Guevara. Il percorso – sviluppato in 1000 metri quadrati all’interno della Fabbrica del Vapore – inizia dunque con una sfida: superare una linea gialla.

Una parete di 16 metri a fasce mobili, retroproiettata, mostra le immagini edulcorate proposte negli anni Cinquanta da Hollywood, dalle riviste di moda, dalla pubblicità delle grandi imprese delle società consumistiche. All’avvicinarsi dei visitatori però le immagini bruciano, per lasciare il posto a un’altra realtà fatta di povertà e malattie, ingiustizie sociali, sfruttamento del lavoro, mancanza di libertà.

Superata quella linea, inizia il viaggio nella storia di Ernesto, poi diventato El Che, che culminerà in un’installazione artistica realizzata appositamente da uno dei pionieri della Perceptual Art, Michael Murphy: “Il Volto di Che Guevara”.

La mostra, con la direzione artistica di Daniele Zambelli, la curatela di Daniele Zambelli, Flavio Andreini, Camilo Guevara e Maria del Carmen Ariet Garcia e una “colonna sonora” originale composta da Andrea Guerra – vincitore del premio Soundtrack Stars 2017 alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia – si sviluppa filologicamente su tre livelli, affidati a diversificate soluzioni multimediali coinvolgenti e di particolare efficacia comunicativa.

Continuo il richiamo in apposite “stazioni” al contesto geopolitico e storico nel mondo, con la cronologia degli avvenimenti che segnano in quegli anni la trasformazioni sociali.

Nel mezzo, tre vere e proprie “stanze”, in cui al di là della retorica ufficiale, del mito e della politica, possiamo incontrare l’uomo, con le sue riflessioni, le sue emozioni, la sua voce.

È Ernesto Guevara, il Che, che si racconta.

Saliti al piano superiore della Fabbrica del Vapore alcuni tavoli interattivi consentiranno approfondimenti e la consultazione integrale di numerosi documenti, una sala proiezioni permetterà la visione della filmografia sul Che e farà da teatro agli eventi – incontri, conferenze, concerti, ecc – che accompagneranno e animeranno la mostra per l’intera durata.

Infine, l’invenzione creativa del geniale artista americano Michael Murphy: un’enorme ricostruzione multidimensionale, basata sulla ricomposizione di foto storiche, della “iconografia” più nota del Che, capace di trasformarsi nella sua altrettanto famosa firma.

Una sorta di omaggio, un ricordo nel tempo:

“[…] Sono estremamente rigoroso nelle mie azioni e credo che a volte non mi abbiate capito. D’altra parte non era così facile […]; credetemi, almeno adesso. Ora la mia forza di volontà, che ho perfezionato con piacere da artista, sosterrà le gambe tremanti e i polmoni stremati. Lo farò. Per un attimo ancora. Ricordatevi di questo piccolo condottiero del XX secolo […]”. (Che Guevara, Lettera ai genitori, prima di partire per il Congo – 1965).

Parte del ricavato della mostra “Che Guevara. Tu y Todos” sarà destinato a un intervento sociale in favore del Programma “Scuole nel Mondo. L’educazione per ogni bambino”della Fondazione Paoletti in sostegno al centro educativo “Bayt Al Amal” (la casa della speranza) in Siria.

In occasione della mostra e del cinquantennale è inoltre prevista la realizzazione di un importante DocuFilm su Che Guevara.

per ulteriori info:

http://www.mostracheguevara.it/

www.facebook.com/cheguevaratuytodos

www.instagram.com/chetuytodos