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Toccato il fondo, ora rinnoviamo la politica

Le convulse giornate che hanno portato alla rielezione di Giorgio Napolitano sono la conferma della gravità della crisi italiana, coi partiti bloccati da veti incrociati e faide interne, costretti a supplicare la disponibilità dell’anziano presidente per un nuovo mandato. Eppure quel voto poteva offrire una prima risposta alla domanda di cambiamento che cresce nel paese ed aprire una fase nuova nel difficile avvio di legislatura. La candidatura di Rodotà rispondeva all’esigenza di una svolta nel segno della democrazia partecipativa, dei beni comuni, dei diritti. L’Arci l’ha sostenuta, in sintonia col sentimento di tanti elettori.

Un’opportunità sprecata, per l’incapacità di dialogare da parte del Movimento 5 stelle e soprattutto per le responsabilità del Pd. Un partito in confusione, che in 48 ore è stato capace di cambiare linea ben tre volte in una sconcertante catena di errori che ha bruciato le candidature di Marini e Prodi e prodotto la dissoluzione del suo gruppo dirigente. A quel punto l’unico modo per evitare altri danni è apparso rifugiarsi nella soluzione ‘istituzionale’. Un esito che non può essere certo letto come un successo. Il problema non è Napolitano, figura degna del massimo rispetto, ma i partiti costretti dalla propria impotenza ad affidarsi ad un ‘tutore’.

È inevitabile che tutto ciò sia vissuto da tanti come una chiusura alla domanda di cambiamento, con l’effetto di aggravare la distanza fra istituzioni e cittadini e fomentare pericolose spinte populiste. Ma sarà bene ridimensionare il senso dell’intera vicenda. Non c’è stato nessun golpe né una mancata rivoluzione, non siamo in una repubblica presidenziale ma in una democrazia parlamentare. Ora, eletto il presidente che deve essere di tutti, restano sul tappeto le questioni politiche, a partire dall’esigenza di un governo che garantisca scelte efficaci per far fronte alla crisi. Soprattutto, oggi si squaderna in termini nuovi e urgenti il tema del rinnovamento della politica, tanto forte è la crisi dei partiti e l’assenza di un’adeguata forza di sinistra. È evidente lo scarto fra l’avanzamento di una sinistra sociale che produce contenuti e nuovo senso comune, e il deficit di rappresentanza politica di tutto ciò. Neanche l’Arci può sottrarsi a questo tema. Nel suo lavoro di animazione dei territori, con altre forze sociali e di terzo settore, può contribuire a cambiare la politica, innovare la rappresentanza, riunire i pezzi e le culture di una sinistra dispersa.

Paolo Beni

ArciReport, 24 aprile 2013

Quel doppio arcobaleno che illuminò Milano

Alla manifestazione di chiusura del Social Forum Mondiale, mentre ci avvicinavamo all’ambasciata palestinese a Tunisi, è spuntato un doppio arcobaleno. Il corteo è stato pervaso dallo stupore fanciullesco degli ‘oohh’. Io invece sono stata inondata da riflessioni. Mumble.

Ventidue mesi fa, un gigantesco doppio arcobaleno chiudeva la campagna elettorale e suggellava il rapporto mistico tra Milano e il suo futuro Sindaco. Pisapia osannato oltre la sua persona, i suoi sorrisi e le sue poche e pesate parole, quale incarnazione di una volontà di cambiamento, un vento collettivo, in una città vicina al soffocamento. Nel 2011 sono aumentati i nuovi residenti tra i 18 e i 35 anni, dopo anni di decrescita. Nel 2012 i lombardi guidano la spedizione degli emigranti trentenni, che crescono del 30%. Meta preferita la Germania. Non è certo colpa di Pisapia. Eppure vien facile la battuta: in attesa che il cambiamento giungesse al termine saranno andate ad annusare l’aria tedesca originale.

«Milano come Berlino» si diceva una sera di maggio in Piazza Leonardo, quella dei botellon che fecero arrabbiare il vicesindaco De Corato. Qualcosa di simile dobbiamo aver urlato qualche giorno dopo, mentre in Centrale gli artisti lasciavano il palco a Stefano Boeri e Giuliano Pisapia. Abbracciati e con le cuffie in testa, improvvisatisi dj, ci promettevano che Milano avrebbe liberato tutti, le piazze sarebbero state nostre e la musica protagonista della trasformazione.

Non sono un’amante dei programmi dei primi 100 giorni. Ne sono passati però più di 660 di giorni e, prima di arrivare a un anno dalle elezioni, quando ogni critica viene omologata agli autogol, qualcosa andrà pure detta. Potremmo dire che mentre guardavamo quell’arcobaleno pensavamo che nessun assessore si sarebbe permesso di proporre di restringere gli orari di apertura dei locali o di limitare la musica.

Non immaginavamo di dover aspettare più di 630 giorni perché la delega ai giovani fosse presa ufficialmente in mano da qualcuno (cui tra l’altro facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro, riponendo in lui grande fiducia). Soprattutto, mai e poi mai avremmo pensato che Stefano Boeri (mister 13.000 preferenze) tornasse a fare l’architetto. Amministrare non è facile. Farlo bene con pochi soldi è quasi impossibile. Eppure applaudiamo i due regolamenti (e zero investimenti) che permettono ai bambini di tornare a giocare nei cortili e agli artisti di esibirsi in strada. Eppure da oggi il bike sharing è prolungato alle due.

I sondaggi dicono che il Sindaco continua incessantemente a crescere nel gradimento dei milanesi. I voti in città per le politiche e le regionali raccontano un elettorato di centrosinistra corposo oltre l’ottimismo più sfrenato. Eppure ai sondaggisti non crediamo più tanto. E, tra una birra e l’altra, ci si dice che la primavera quest’anno tarda.

Tante volte questa città ha ospitato il prologo dei fenomeni sviluppatisi lungo la penisola. Questa volta, il vento dovrebbe entrare nei luoghi delle decisioni, spolverare quei rapporti dati per scontati, trasportare le voci assenti dalle colonne del Corriere.

Forse non arriverà mai il mare a forza 5 (stelle), ma anche il nostro perbenismo che rifiuta i vaffanculo potrebbe trovare le forme per ricordarci che non siamo invincibili.

Valentina La Terza

laterza@arci.it

Grandi idee e piccoli passi avanti

Attraversiamo tempi bui, immersi in una nebbia che sembra non potersi diradare. Ma a ben vedere non mancano i segnali in grado di indicarci la strada verso nuovi orizzonti. A saperli ascoltare, sono molti gli echi di un pensiero nuovo che comincia a diffondersi nel mondo. Ad esempio le parole pronunciate da Papa Francesco nel bel discorso della sua cerimonia di intronizzazione. Tracciando le fondamenta del suo Pontificato, ha rivolto a credenti e non credenti un forte appello a prenderci cura del creato, degli esseri umani e dell’ambiente in cui viviamo, a custodire con umiltà e premura ogni persona, specie le più fragili. Ha esortato alla tenerezza, che non è la virtù dei deboli ma della forza d’animo, della capacità di attenzione e di apertura agli altri. Si è rivolto a chi ha responsabilità economiche, politiche o sociali, perché viva l’esercizio del potere come servizio alla comunità, anzitutto ai più deboli e più poveri. Concetti che evocano le migliori esperienze del pensiero progressista latino americano. Un grande messaggio di speranza per tutti. Sono gli stessi temi che ritroviamo nell’idea di dignità che in questi giorni richiama a Tunisi decine di migliaia di attivisti di movimenti e organizzazioni sociali da tutto il mondo per il Forum Sociale Mondiale. Il settimo Forum dopo dodici anni di cammino e il primo nel mondo arabo, nel cuore delle contraddizioni e delle speranze della rivoluzione dei gelsomini, in un paese nel mezzo della difficile transizione democratica. Sarà il più grande incontro di società civile mai visto nel Maghreb; per noi europei, l’occasione per ripensare il Mediter­raneo come spazio di una vera comunità democratica e laboratorio di un’economia e di una società di giustizia. Il cammino verso un mondo diverso è possibile, ma può avanzare solo sulle gambe della partecipazione democratica, legando la forza delle idee alla concretezza delle pratiche sociali. Guardare in faccia i problemi reali senza rinunciare alla visione dei grandi ideali è la condizione per fare i piccoli passi concreti che il cambiamento richiede. Ed è ciò che serve anche per affrontare i problemi di casa nostra. Intanto, è una novità che per la prima volta chi viene incaricato di formare un governo scelga di iniziare il suo lavoro ascoltando i sindaci e il mondo del terzo settore: la conferma che si parte dai bisogni del paese reale e non dalle alchimie politiciste. Non sappiamo se avrà successo, ma è già un segno del cambiamento.

Paolo Beni

Caro Grillo…

È ancora troppo presto per poter fare una analisi. Le urne sono ancora calde e la delusione troppo cocente. Abbiamo bisogno di più lucidità e soprattutto di più informazioni sui flussi elettorali. Ma qualcosa si può già dire. Intanto che le sinistre ed il centrosinistra nel complesso hanno deluso le aspettative. Che Berlusconi c’è ancora. Ma soprattutto che questa legge elettorale è peggio che una porcata. Possiamo dire che le sinistre, non scegliendo l’unità, a differenza di altri Paesi europei, di fatto scompaiono, lasciando scoperta un’ampia area sociale e culturale che ha dimostrato di poter diventare maggioranza su alcuni grandi temi, come è successo col Referendum sull’acqua. Temi che paradossalmente potrebbero avere una vasta maggioranza in Parlamento proprio per la grande affermazione del M5S.

Ed è su questa valanga di voti che fermo ogni tipo di analisi in attesa di avere maggiore informazioni, lasciandovi un post che ho scritto venerdì prima del voto su Facebook e che riguarda proprio Grillo e i suoi elettori.

«Caro Grillo, ieri ti ho ascoltato bene, parola per parola. In questi giorni sto ascoltando le parole di tanti che voteranno la tua lista, che ci stanno pensando, che vorrebbero farlo. Non tutti convinti, ma molti realmente speranzosi. Molti di questi alla fine non ti voteranno, o attueranno una strategia molto complicata tra voti disgiunti, utili e inutili perché la paura è tanta. Anche la paura di sostenerti è tanta. Lo sento, lo dicono. Tra l’ultima spiaggia e il timore di fare una scelta solo di pancia. Non sarebbero in grado di reggere un altro fallimento. Un’altra scelta di mera protesta, che potrebbe risolversi nell’ennesimo nulla di fatto. Ogni tanto affiora tra i più lucidi la sensazione di prestarsi ad un esperimento di sociologia virale. I dubbi più forti sono proprio sulla tenuta del movimento una volta in Parlamento. E non è solo questione di esperienza. Soprattutto per chi è di ‘sinistra’ il timore è che il ruolo di M5S in Parlamento sia solo sfascista (da sfasciare ndr.) e cioè non consenta davvero di battere le destre, ma piuttosto costringa il Paese a nuove elezioni… Nonostante questo, la tentazione di votarti rimane alta, la frustrazione è tale che in fondo molti sono affascinati dal ‘the day after’, dall’idea di un momento zero della politica. Per questo credo che, a pochi giorni dal voto, tu ti sia reso conto del pericolo di quello che hai messo in piedi. Se dal ‘giorno dopo’ non reggerà alla prova della verità, questo Tsunami si ritorcerà contro se stesso, no non contro di te, che ti sarai ritirato a vita privata come promesso, ma contro tutto il resto, mettendo davvero a rischio la democrazia fragile di questo Paesucolo che è l’Italia. A te dico che ti sei assunto una responsabilità impressionante. Ai ‘grillini’ candidati auguro che se eletti sappiano distinguere tra percezione della democrazia e democrazia vera, che è fatta anche del rispetto delle idee altrui per quanto indigeste e di reale partecipazione, che significa cessione di potere dall’alto verso il basso e non il contrario. A chi è ancora indeciso chiedo di pensare e ripensare, la storia ci insegna che non si esce da crisi come queste con una cessione di cittadinanza come quella che in fondo viene richiesta per sostenere il Movimento 5 Stelle.

Credi di poter contare e scegliere, ma non devi mettere in discussione mai nulla, perchè la strada è tracciata e ogni deviazione porta al dilemma e il dilemma porta al ripensamento, che porta alla messa in discussione. In fondo è questo il populismo. In fondo questa è la fede».

Ed è questo che una forza del 25% deve evitare, se vorrà essere davvero cambiamento.

Ad un grande potere spettano grandi responsabilità diceva per bocca dell’Uomo Ragno il mio filosofo preferito Stan Lee da New York.

Emanuele Patti

ArciReport, 27 febbraio 2013

Un voto che serve al cambiamento

Siamo agli ultimi giorni di una strana e confusa campagna elettorale, caratterizzata da risse e insulti, menzogne e promesse irrealizzabili. E costellata di scandali giudiziari, sintomo della gravità di una questione morale che va ben oltre l’immaginabile. La corruzione è un problema gigantesco, succhia risorse alla ricchezza pubblica, è una zavorra per la società, l’economia e lo sviluppo del paese. Il ritorno alla legalità è la condizione per ridare ossigeno all’economia onesta, creare lavoro, coesione sociale, offrire prospettive di futuro ai giovani. D’altra parte c’è chi come Berlusconi in campagna elettorale ripropone l’apologia delle mazzette e la filosofia dei condoni, incita all’evasione e strizza l’occhio a quella parte del paese che ha fatto dell’illegalità diffusa divenuta normalità quotidiana il suo principio morale. É l’idea di una società che premia il più furbo e non il più capace, in cui per competere bisogna barare e calpestare i diritti degli altri.

Di fronte a tutto questo è forte il rischio che in tanti cittadini prevalgano la rabbia e la rassegnazione, la sfiducia nella partecipazione civica e nella politica, la convinzione che è meglio astenersi, oppure seguire chi urla più forte, affidarsi al demagogo che promette di mandare tutti a casa. Ma la storia ci insegna che il vento del populismo non porta niente di buono e produce solo rischi per la democrazia. Bisogna recuperare il rispetto delle regole e il senso del limite: delle leggi, della politica, e anche dell’azione giudiziaria, perché non basta il diritto penale a riscattare il bisogno di giustizia di una società impoverita e mortificata. L’Italia ha bisogno anzitutto di liberarsi di chi l’ha portata in questo disastro, restituire dignità alle sue istituzioni democratiche, recuperare la fiducia nella vita pubblica e nella politica, che non è tutta uguale e tutta ugualmente collusa.

Le elezioni del 24 febbraio sono l’occasione per il cambio di marcia. Serve un moto di riscatto civico che imponga moralità, legalità, lavoro e giustizia sociale come priorità del prossimo governo. Il voto di protesta contro tutto e tutti non basta, rischia solo di produrre il caos dell’ingovernabilità o favorire il ritorno al potere di chi ci ha spinti sull’orlo del baratro. L’unica possibilità per garantire un governo in grado di avviare il necessario cambiamento è che dalle urne esca una solida maggioranza di centrosinistra. Su questo dovremmo riflettere tutti prima del voto.

Paolo Beni

La cultura non si mangia. Ma ci nutre

Ci sono notizie che meriterebbero più attenzione di poche righe sui giornali. Come quella sul calo delle immatricolazioni nelle università, che in Italia si sono ridotte del 15% in otto anni. Un dato significativo di quanto il nostro paese si stia impoverendo culturalmente e di come si sia fermato il suo ascensore sociale. D’altronde la cultura è un tema rimosso in questa campagna elettorale, mentre dovrebbe essere una delle priorità su cui intervenire. Per troppi anni si è disinvestito su scuola e università, si è favorito la frammentazione delle conoscenze e mortificato gli strumenti del sapere critico, si è sposato l’idea della formazione come strumento di competizione economica più che di crescita umana e civile, si sono ignorati i rischi del divario digitale. L’invadenza di modelli commerciali poveri di valori e significati ha fatto il resto. Troppi cittadini vivono una condizione di subalternità culturale che li spinge nella marginalità sociale. Tanto più in una fase di crisi, le persone hanno bisogno di strumenti per sapere e capire, coltivare capacità critiche e competenze di cittadinanza. Dove ci sono più opportunità culturali migliorano qualità di vita e relazioni sociali. Investire nella cultura diffusa e nell’educazione permanente, contrastare il nuovo analfabetismo, favorire l’accesso ai consumi culturali alla portata di tutti e in tutte le fasi della vita, qualificare l’offerta culturale nelle periferie e nei piccoli centri con l’apertura di biblioteche, cinema, teatri, spazi musicali: tutto questo non è un costo, ma un investimento nel capitale umano del paese. La cultura è una scelta strategica per lo sviluppo. L’industria culturale in Italia occupa un milione e mezzo di addetti e produce il 5% del pil, il nostro patrimonio artistico e paesaggistico offre enormi possibilità di nuova occupazione. È insensato che nel dibattito sulla crescita manchi ogni riferimento agli incentivi per le attività produttive legate alla cultura o alle politiche di sostegno all’associazionismo culturale, migliaia di esperienze che contribuiscono a qualificare le opportunità dei territori con offerte diversificate in cui ciascuno può trovare stimoli per la propria crescita personale e sociale. Veniamo da anni bui, in cui si è sostenuto che «con la cultura non si mangia». Bene, dobbiamo far capire a tutti che invece la cultura produce sviluppo e buona occupazione, e soprattutto nutre le menti e i cuori di cittadini più maturi e consapevoli.

 

Paolo Beni

Elezioni Arci: l’impegno della nostra associazione a questa nuova fase elettorale

Le prossime elezioni politiche e la tornata delle amministrative regionali, segneranno un passaggio epocale nella recente storia del nostro Paese.

L’esito finale sarà di una importanza eccezionale e indicherà in quale direzione gli Italiani vorranno superare la crisi. Esito non scontato, tanto che alcune previsioni valutano di una possibile difficoltà per il centro sinistra (attualmente in vantaggio alla Camera secondo i maggiori sondaggi) ad ottenere una maggioranza al Senato per via della legge elettorale che assegna premi di maggioranza diversi nelle Regioni, rendendo importantissimi i risultati di Lombardia e Sicilia, le regioni più popolose.

Elezioni quasi costituenti, come definite da qualcuno, il cui risultato inciderà fortemente nella ridefinizione di alcuni degli assetti istituzionali del nostro impianto democratico.

Negli ultimi due anni l’Arci ha più volte sollecitato il dibattito politico sulle cause e gli effetti di questa crisi, che non é solo finanziaria ed economica, ma soprattutto sociale e culturale.

Il rischio che in mancanza di risposte e progetti concreti da parte della politica, un sentimento indistinto definito genericamente “anti politica”, possa ancora crescere tra i cittadini é reale, capace di generare risposte e derive populiste di vario genere.

Abbiamo messo in campo campagne, reti e politiche di settore che hanno provato a mettere in campo azioni concrete di promozione sociale e culturale.

Ed é forse in questa particolare situazione, che si é sviluppata nell’Arci in tutti i territori, l’esigenza di un passo ulteriore. É maturata probabilmente in maniera quasi indotta una necessità di intervento sociale più forte.

Complice da un lato la sensazione di meno «lontananza» dello scranno parlamentare, che può significare sia una persa «sacralità» dell’istituzione parlamentare, anche a causa dei tanti casi di malapolitica, di uso illegale delle risorse pubbliche, di malversazioni varie, ma che potrebbe anche segnalare una voglia di nuova politica, più vicina ai cittadini, e complice dall’altro la scelta dei due partiti Pd e Sel, di organizzare le primarie per la selezione della maggioranza dei loro candidati parlamentari, una folta pattuglia di dirigenti apicali dell’Arci nei territori ha scommesso candidandosi alle primarie di questi due Partiti.

E per alcuni di questi, se l’esito delle elezioni sarà favorevole alla coalizione di centrosinistra, si potrebbero aprire le porte del Parlamento.

In questi giorni scopriremo proprio su queste pagine anche le motivazioni particolari e personali dei nostri e delle nostre candidate in Parlamento, ma é sicuro che se aggiungiamo a questo quadro la candidatura del nostro Presidente Nazionale (vedi editoriale di Paolo Beni), alla Camera dei Deputati, nel collegio della sua Toscana, per il Pd, capiamo dell’eccezionale situazione in cui la nostra Associazione affronta questa importante fase elettorale.

É allora fin da subito importante immaginare come questo insperato forse, patrimonio, possa essere messo a frutto per provare a mettere davvero in atto quel cambiamento e rinnovamento della società e della politica anche da dentro la «macchina legislativa» con la quale abbiamo sempre dovuto confrontarci e scontrarci nella nostra azione politica.

Un lavoro fuori e dentro le istituzioni, che deve però trovare il giusto equilibrio nel rispetto delle Istituzioni ma anche dell’Arci, provando davvero a sperimentare quell’autonomia politica di cui diciamo oramai di essere portatori sani, soprattutto nell’interesse della difesa dei diritti di cittadinanza e nel rafforzamento del Terzo Settore, anche come modello di sviluppo alternativo economico, del lavoro e della democrazia.

L’intervista a Paolo Beni: “Serve svolta profonda”

da Redattore Sociale di 09/01/2013

Dalle politiche sociali, alla cittadinanza ai figli degli immigrati fino alla questione dei diritti civili e culturali: le ragioni della scelta di candidarsi alle prossime elezioni nell liste del Pd. Non lascerà la dirigenza dell’Arci

ROMA – “Di fronte alla situazione difficile del paese sul piano economico e sociale, ma anche culturale e di tenuta del tessuto democratico, è necessaria una svolta profonda. Penso che il progetto del Partito democratico rappresenti la possibilità di tracciare una strada nuova nell’orizzonte del cambiamento, di cui il paese ha bisogno. E che l’impegno che ho sempre portato avanti all’interno dell’Arci ora abbia bisogno di essere rappresentato e agito anche nelle sedi istituzionali”. Sintetizza così la sua scelta di candidarsi alle prossime elezioni, nelle file del Pd, Paolo Beni presidente nazionale dell’Arci. La sua è solo l’ultima delle candidature di nomi eccellenti del Terzo settore: da Laura Boldrini ad Andrea Olivero, da Giulio Marcon a Roberto Natale, sono già 11 i vertici del mondo dell’associazionismo che hanno scelto di passare all’impegno politico in senso stretto.

È indicativo che in questa tornata elettorale ci siano molti rappresentanti del Terzo settore nelle diverse liste: è un segnale importante di apertura del mondo politico, ma anche di disponibilità da parte del nostro mondo a mettersi in gioco e portare al paese le proprie competenze”, sottolinea Beni. A differenza di altri, però, Beni non lascerà la dirigenza dell’Arci perché lo statuto non prevede l’incompatibilità con l’incarico istituzionale. “Per il momento resto, non decido io ma comunque il mio mandato scade all’inizio del 2014 – aggiunge – quello che farò però sarà portare i nostri temi nell’agenda politica: come quello della cittadinanza ai figli degli immigrati, ma più generale il mio contributo si concentrerà sul grande tema dell’emergenza sociale e del disagio. Penso che la questione delle politiche sociali non sia residuale e non possa essere affrontata dopo la ripresa economica, ma è piuttosto una delle urgenze del nostro Paese. Infine un altro aspetto importante su cui la mia associazione è impegnata da sempre è quello dei diritti culturali in senso lato: oggi siamo di fronte a un’emergenza educativa importante che imbarbarisce le relazioni e il clima morale del paese. Su questo credo ci sia ancora molto da fare, così come sulla questione dei diritti civili, e sulla riattivazione di spazi di partecipazione democratica. Su questi temi, che spesso sono mancati in politica, la prossima legislatura deve dare segnali importanti”.

La candidatura di Paolo Beni non lascia quindi scoperto il vertice dell’Arci nazionale, bensì quello del Forum del Terzo settore. Prima che ufficializzasse la scelta di impegno politico, infatti, sul suo nome si era trovato l’accordo per la sostituzione alla presidenza di Andrea Olivero (anche lui candidato alle prossime elezioni con la “Scelta civica con Monti per l’Italia). “Mi dispiace un po’ non poter ricoprire questo incarico, ma sono convinto che a breve, anche perché i tempi sono stretti, si troverà una soluzione altrettanto convincente per tutti – aggiunge – il mio contributo nel Forum non mancherà attraverso l’impegno dell’Arci”. Paolo Beni sarà candidato alla Camera nella lista della Toscana in 20esima posizione. “La proposta mi è stata fatta dal segretario nell’ambito del listino di coloro che non hanno partecipato alle primarie. Sono contento che il territorio sia quello di mia provenienza e in cui ho fatto gran parte della mia esperienza associativa – conclude – non è importante comparire prima o dopo anche perché con questa legge elettorale dissennata la mia posizione dovrebbe assicurare comunque un buon esito”.

 

Populismo irresponsabile

anticrisi-arciNon c’è dubbio, la notizia della settimana sono le annunciate dimissioni di Monti e la conseguente accelerazione verso una imminente campagna elettorale. Ma vogliamo partire da un’altra notizia, per lo più trascurata dai media, che ben rappresenta la distanza fra la politica e la realtà del paese: il rapporto sulla situa­zione sociale italiana presentato pochi giorni fa dal Censis. Ne emerge l’immagine di un paese in cui cresce il divario sociale. Le famiglie sono più povere di un anno fa e per questo modificano abitudini e comportamenti sociali, cambiano i consumi alimentari, riducono quelli per tempo libero, cultura e turismo. Risparmiano di meno e talvolta sono costrette a vendersi anche l’oro di casa per pagare le bollette. In compenso i ricchi sono sempre più ricchi. Fra i cittadini cresce la sfiducia verso partiti e istituzioni, la rabbia è il sentimento più diffuso, la coesione sociale è messa seriamente a rischio. Stride che, proprio mentre si illustrava questo quadro, nei palazzi della politica andava in scena l’ennesima prova di irresponsabilità verso il paese. Il Pdl, per mero calcolo elettorale, decretava la fine della legislatura facendo svanire ogni possibilità di cambiare la legge elettorale, insieme a decine di norme fino a ieri ritenute indispensabili. Non saremo certo noi a dolerci per la fine di un governo che da tempo critichiamo auspicando che dal voto popolare emerga un’alternativa, ma non si può non denunciare il cinismo dell’operazione. Visto che le primarie del centrosinistra avevano ridato fiato alla partecipazione e un po’ di credibilità alla politica, Berlusconi torna in campo nel disperato tentativo di intorbidire le acque e riportare indietro l’orologio della storia. L’obbiettivo è chiaro: aprire subito la campagna elettorale facendosi paladino del malcontento verso le politiche di austerità che pure ha sostenuto fino a ieri. Una fuga dalla realtà che ripropone il problema italiano di una destra impresentabile e incompatibile con la dialettica democratica. Sarà una campagna elettorale difficile, segnata dalla competizione fra Grillo e Berlusconi sul terreno del populismo demagogico, dell’antieuropeismo, dell’aggressione degli avversari. Motivo in più perché il centrosinistra si differenzi nei toni e nei programmi, proponendo un vero cambiamento del modello economico e sociale, per superare squilibri e ingiustizie ormai insopportabili, combattere l’evasione, la corruzione e il degrado della vita civile.

Paolo Beni

Bolle di memoria. Un ricordo di Vittorio Gozzini

Il ricordo di uno dei dirigenti della nostra Associazione tracciato da Ideanna Giuliani

 

Esistono momenti, a volte giorni interi o a volte solo secondi , in cui ci si ritrova sospesi a mezz’aria tra il pensiero e la realtà , tra il passato, presente ed il futuro.

Quasi fossimo avvolti in una bolla di sapone che ci permette di vedere quanto avviene all’esterno , ma allo stesso tempo ci racchiude in un isolamento ovattato in cui lo spazio ed il tempo sono sospesi .

In quella bolla le percezioni e le prospettive cambiano, tornano alla mente momenti , volti , profumi , voci: particolari infinitesimali che pensavi di aver perso ed invece in quella bolla si riassemblano, riprendono vita .

Sono le mie “bolle di memoria”

Sono momenti in cui ritrovo le mille vite che hanno intrecciato la mia e – a volte con malinconia a volte con un sorriso – rileggo le pagine che abbiamo scritto insieme.

Credo che per di ciascuno di noi esistano persone speciali . Sono quelle che non si sono limitate a lasciare un segno di sè , ma hanno guidato la tua mano mentre imparavi a scrivere , hanno corretto il tuo tono di voce mentre tentavi di leggere la vita dandoti la giusta prospettiva.

Sono le persone a cui comunque ti ispiri, anche se loro non ci sono più, quando scrivi ogni giorno un giorno.

Vite , storie, volti , parole : un caleidoscopio di persone note e meno note mi fa compagnia nella mia “bolla di memoria” mentre resto sospesa a mezz’aria e faccio i conti con i miei ricordi.

Mio padre che mi insegna a leggere la vita con leggerezza ed ironia , mentre mia madre lo guarda male visto che sta tentando di insegnarmi a scriverne ogni riga assumendomene la responsabilità .

Il mio buon “signor Zanni” che mi fa da mentore mentre muovo i miei primi passi nel Bellezza degli anni 70 : mi fa la pelle a strisce mentre mi spiega la sostanziale differenza che passa tra fare un rendiconto nella forma e rendere conto del proprio agire nella sostanza.

Pietro Valpreda che mi racconta della sua seicento , di sua zia e della “sua” Lia .

Che mi domanda se ha risposto giusto mentre Minoli lo intervista come Presidente di ” Arci La Barricata” .

Che mi racconta di quanto sia ormai profondamente stanco, tanto di sentirsi chiedere cosa prova ogni volta che esce una sentenza su Piazza Fontana , quanto di dover rappresentare un’epoca e una generazione.

Ivan della Mea mentre gioca a belot e rebelot con Piero Manera nel cortile del Corvetto, mi strizza l’occhio e giù carte e bestemmie.

Di come si diverte mentre prova a scandalizzarmi e non ci riesce , di come mi incazzo mentre tento di spiegargli il bilancio e non ci riesco.

E di Piero Manera mentre si siede davanti a me , lui sa che io so e io so che lui sa, ma tutti e due parliamo d’altro ; facciamo pace con il nostro passato mentre tentiamo di far pace anche con il futuro , per quanto breve esso possa essere.

Vittorio Gozzini dentro l’Adua di Rho mentre da Presidente cerca di spiegarmi come sia semplice fare cose come far convivere nel circolo una comunità di rumeni che parla solo rumeno con una comunità di italiani che non parla nemmeno l’italiano: basta crederci e lavorare per questo.

Peccato che sono gli anni 80 e la visione del “villaggio globale” si spinge a malapena oltre i confini del condominio.

E ancora Gozzini che, fuori dal “suo” circolo solo pochi mesi fa . mi spiega di come è stato semplice voler bene da subito al suo nipotino speciale , il suo “patatrac”.

E per amor suo provare a imparare di nuovo a parlare.

E mi dice che – anche se adesso “sono diventata una persona importante” – lui mi vuole bene esattamente come quando mi ha conosciuta, un miliardo di anni fa .

Mio buon Vittorio . non lo sapevo che era l’ultima volta perciò ti dico ora quello che avrei dovuto dirti quel giorno.

Io non sono certo una persona importante , ma quella che sono – qualunque cosa significhi- è anche perchè ho avuto la rara occasione di conoscere persone come te, come Ivan, come Pietro , come il “mio signor Zanni” o Piero , come mio padre e mia madre

Persone che hanno tentato di indicarmi quale era la via da seguire , semplicemente essendo.

Quando poi la bolla inevitabilmente scoppia ed io mi ritrovo con i piedi per terra e nella realtà, provo a farli vivere ancora un pò.

Non solo nei miei ricordi , ma anche nel mio presente e nel mio futuro.

Questa mia bolla di memoria è in ricordo di Vittorio Gozzini che ci ha lasciato pochi mesi fa poco più che sessantenne, una persona per me semplicemente, meravigliosamente speciale che tanto ci ha dato accontentandosi con un sorriso delle briciole che la vita gli ha concesso.

Ideanna Giuliani,Vicepresidente Arci Milano