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Tag: Francesca Chiavacci

Bentornata Cristina!!!

Dopo circa due settimane di fermo in Turchia, dove si era recata come osservatrice internazionale per le elezioni che lì si tenevano, Cristina Cattafesta è libera! Il suo circolo, Arci Traverso, ieri ha organizzato un grande evento per accoglierla festosamente!

La Presidente nazionale Francesca Chiavacci e tutta l’Arci mandano a Cristina e ai suoi familiari un enorme abbraccio.

Grazie a tutti coloro che si sono impegnati per il suo rilascio, a partire dalla Farnesina. Grazie al Cisda, di cui Cristina fa parte, e un grazie particolare alla sua avvocata Alessandra Ballerini.

Bentornata Cristina!

Adesso tocca ai rom: per Salvini bisogna schedarli tutti

 

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Nel mirino di Salvini adesso ci sono i rom. D’altra parte già se ne parlava nel “contratto di governo”, quando si minacciava di smantellare i campi.

Ora, dopo la provocazione delle impronte digitali del suo predecessore Maroni, Salvini, non potendoli cacciare tutti come vorrebbe, li vuole contare, per schedarli e controllarli meglio. Poco importa che in Italia sia vietato  il censimento su base etnica (che periodo buio ci ricorda una simile proposta!) e che non solo i rom italiani non possano essere cacciati ma nemmeno gli altri, essendo o cittadini comunitari o apolidi.

In tutto stiamo parlando di 200 mila persone, secondo le stime dell’opera Nomadi, una percentuale insignificante rispetto ai quasi 60milioni abitanti del nostro Paese.

Ma per il capo della Lega l’importante è spararle grosse, avere ogni giorno un titolo sui giornali, anche quando è costretto a correggere un po’ il tiro, come in questo caso, e a non parlare più di censimento ma di “ricognizione”. Persino il suo alleato Di Maio, schiacciato più che mai dall’attivismo propagandistico di Salvini,   è infatti costretto a battere un colpo e a spiegargli che “se è anticostituzionale non si può fare”.

Intanto il dibattito corre sui social, tanto qualcuno che gli dà credito e lo applaude si trova sempre, purtroppo.

Ma in questo modo il livello di civiltà del nostro Paese si abbassa ogni giorno di più.

 

Roma, 19 giugno 2018

Congratulazioni Francesca, Arci Milano è con te!

Concluso il XVII Congresso Arci a Pescara: Francesca Chiavacci confermata presidente nazionale!

Il Congresso Arci a Pescara si è chiuso domenica 10 giugno, con la votazione di numerosi ordini del giorno su temi come il mutualismo, l’antifascismo, l’omotransfobia, il sostegno ai Gay Pride che si stanno svolgendo in tutta Italia, sulle questioni ambientali e legate ai beni comuni, sulla salute mentale, sulla cultura e la scuola, sull’immigrazione e l’antirazzismo, così come sul sostegno al popolo palestinese, a quello Saharawi e sul Kurdistan.

I lavori dell’ultima giornata hanno portato all’elezione del Consiglio Nazionale, massimo organismo rappresentativo dell’Associazione, composto da 163 componenti, 67 donne (41,1%) e 96 uomini (58,9%).

Il Consiglio ha quindi riconfermato come Presidente nazionale Francesca Chiavacci, al suo secondo mandato e prima donna nella storia dell’Arci a dirigere l’associazione.

“Ci aspettano quattro anni di grande lavoro, in cui sarà necessario che l’Associazione riesca a farsi portatrice di un’idea di futuro fondata su uguaglianza e solidarietà. – ha dichiarato Chiavacci – Sappiamo che ci aspettano mesi duri perché il nuovo Governo si muove su un terreno che non contempla questi principi, anzi. Sui diritti sarà necessaria un’azione di resistenza, sarà necessario tornare nelle piazze e soprattutto saperle riempire. Sappiamo già che sarà ancor più necessaria la nostra azione culturale diffusa nei territori e per questo dovremo impegnarci ancora di più, per poter essere protagonisti della ricostruzione di un pensiero progressista e di sinistra, che oggi in Italia stenta a trovare la propria espressione.”

La Presidente ha poi espresso la vicinanza di tutta l’Associazione a Ilaria Cucchi: “Condividiamo la preoccupazione di Ilaria sulla grande difficoltà determinata dalla nomina di Matteo Salvini a Ministro dell’Interno per raggiungere finalmente la verità sulla morte di Stefano e dei tanti, troppi, che come lui sono morti nelle carceri del nostro Paese in circostanze e con modalità decisamente poco chiare”.

Arci è da sempre impegnata nella battaglia per il raggiungimento della verità e l’affermazione della giustizia, come dimostra anche la presenza, nel pomeriggio di ieri, del giovane Rudra Bianzino che ha emozionato la platea congressuale raccontando la storia del padre Aldo, morto solo dopo 48 ore di detenzione senza che alla famiglia fosse fornita una spiegazione credibile.

Rudra ha lanciato dal palco del congresso Arci la propria petizione perché il dramma che ha travolto la sua famiglia non venga dimenticato e perché la magistratura indaghi sulle vere cause del decesso del padre così come di tutti gli altri casi simili.

 

Francesca Chiavacci

Nata a Firenze nel 1961, da giugno 2014 è Presidente nazionale dell’Arci. Ha guidato per dieci anni il comitato fiorentino dell’associazione. Sin dagli anni ’80 è impegnata nell’associazionismo, nella politica e nel movimento pacifista italiano.

Dal 1994 al 2001 è stata Deputata della Repubblica, relatrice della legge sull’obiezione di coscienza e Vicepresidente della Commissione Infanzia della Camera. Ha ricoperto inoltre incarichi istituzionali negli enti locali.

È Presidente della Federazione ARCI e componente del Consiglio nazionale del Terzo Settore.

A Gaza si è consumata una strage

A Gaza si è consumata una strage, mentre Trump e Nethanyahu festeggiavano il trasferimento dell’Ambasciata Usa a Gerusalemme

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

È un prezzo troppo alto quello che si sta pagando per l’ossessione di Israele di avere Gerusalemme come propria capitale.

Le oltre 50 vittime di ieri con quasi 3.000 feriti, tutti Palestinesi, ci raccontano qualcosa di molto diverso dalla narrazione degli “scontri” o del “legittimo dovere alla difesa dei confini”.

Quello a cui abbiamo assistito è una vera e propria carneficina con professionisti che, a distanza di grande sicurezza, sparavano ad altezza uomo e uccidevano gente disperata che da 11 anni vive segregata: 2milioni di persone in un fazzoletto di terra di 800 kmq, senza approvvigionamenti di alcun tipo.

Parlare di uso sproporzionato della forza è solo un eufemismo che copre delle responsabilità enormi, equamente suddivise tra Netanyahu e Trump.

Nell’assordante silenzio dei Paesi Arabi e nel balbettio della Anp, si sta consumando una tragedia che potrebbe innescare una destabilizzazione pericolosissima nell’area e che potrebbe portare nelle braccia della jihad un popolo che vorrebbe soltanto poter esistere dignitosamente.

Tutto ciò crea angoscia e preoccupazione. Saremo quindi al sit in organizzato per questo pomeriggio a Roma per scuotere il Parlamento e le istituzioni democratiche, e instancabilmente continuiamo a denunciare le violazioni della legalità internazionale alle Nazioni Unite e alla Ue.

Parteciperemo anche a tutte le iniziative che si terranno in altre città italiane. Moltiplichiamo le occasioni di sensibilizzazione, protesta e controinformazione, questo popolo è allo stremo, hanno bisogno di tutti noi.

 

Roma, 15 maggio 2018

I 40 anni della legge 194: una conquista di civiltà da salvaguardare

di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Dalla Polonia, dove in questi giorni migliaia di donne stanno manifestando nelle piazze, all’America di Trump la libertà di scelta sull’aborto è sotto attacco. E anche per questo è giusto oggi, a quarant’anni dall’approvazione della legge 194,  ricordare quella data. Anche per ribadire come in quella seconda metà degli anni 70 non ci furono solo terrorismo e violenze, ma anche conquiste di civiltà, frutto dell’iniziativa politica del movimento delle donne,  che seppe imporre nella società italiana questo  tema, insieme a tutti coloro che si battevano per la laicità dello Stato. Prima che venisse approvata questa legge, l’aborto era considerato un delitto contro la salute e  l’integrità della stirpe, punito severamente. Eppure centinaia di migliaia di donne, anche cattoliche,  lo praticavano clandestinamente, in condizioni sanitarie pessime, rischiando la vita, mentre molti medici si arricchivano. Abrogando il reato d’aborto, il fenomeno emerse dalla clandestinità e, anche se all’interno di rigide procedure e in nome della tutela della salute psicofisica della donna, anziché della sua libertà di autodeterminazione (come chiedeva il movimento femminista),   la legge   stabilì che comunque spettasse alla donna la decisione finale su questa scelta. All’art.9 la legge prevede la possibilità per il personale sanitario di dichiararsi obiettore di coscienza, e già 40 anni fa fu chiaro quanto sarebbe stato necessario vigilare perché l’obiezione non fosse usata come strumento per boicottarla. Nacquero così i Comitati per l’applicazione della 194, che videro il protagonismo di donne, associazioni, medici, operatori sanitari.

Nel 1981 la legge venne anche sottoposta a due referendum, di segno opposto, e ne uscì indenne. Stiamo parlando di un provvedimento che indubbiamente ha raggiunto con successo il suo obiettivo: in questi quarant’anni le interruzioni volontarie di gravidanza sono diminuite del 40%, sono praticamente scomparse le morti per aborto, il profilo sociale delle donne e delle coppie italiane è molto cambiato. Ma la sua applicazione sta diventando sempre più difficile, perché l’obiezione di coscienza, che sarebbe dovuta essere un fatto straordinario, è aumentata in maniera enorme, raggiungendo percentuali del 90% dei medici in alcune regioni. Tra il 2005 e il 2014 si è registrato un aumento dal 59% al 71% per i medici e quasi il 50% per gli anestesisti. Questo fa sì che i pochi medici non obiettori in alcune strutture siano costretti ad occuparsi per tutta la loro carriera professionale quasi esclusivamente di aborti, mentre le pratiche di IVG non sono contemplate dai programmi di specializzazione dei ginecologi. C’è allora da chiedersi come mai, mentre il numero di aborti è in costante calo, il personale medico accampi sempre più spesso problemi di coscienza. C’è chi ha parlato di una sorta di ‘agonia’ della legge 194. Siamo certamente di fronte a un arretramento della responsabilità pubblica nella tutela di un diritto, quello alla salute,  garantito dalla Costituzione.

Assistiamo  a una discussione pubblica (basti pensare a quella sulla legge sulla procreazione assistita) che sempre di più vuole imporre morali e modelli, riaffermare il controllo sul corpo femminile, restringere la libertà delle donne. Noi non ci stiamo e continueremo a batterci per la piena applicazione di una legge che resta ancora oggi una grande conquista di civiltà.

 

Approvata in via definitiva dal Senato la legge sul biotestamento

Una conquista di civiltà

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

A larga maggioranza il Senato ha approvato questa mattina la legge sul “consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento” (Dat), cioè la legge che introduce, anche in Italia, il testamento biologico.

Un atto di civiltà, che riconosce l’autodeterminazione terapeutica del paziente e salvaguarda la dignità della persona anche quando non più autonoma o prossima alla fine.

La discussione nel paese è andata avanti per anni, sollecitata da alcuni casi emblematici come quelli  sollevati da Peppino  Englaro o Mina Welby, che chiedevano di mettere fine ‘legalmente’ alle sofferenze dei propri cari.

Dopo l’approvazione alla Camera, la proposta di legge si è arenata per mesi al Senato, fra ostruzionismo e migliaia di emendamenti che avevano il solo scopo di rallentarne l’iter.

Il testo che esce oggi dal Senato non è il migliore possibile: il medico conserva un forte potere discrezionale, non è chiaro se verrà istituito un registro nazionale per le Dat o solo quelli regionali, con la possibilità di differenze interpretative tra regione e regione. E tuttavia si tratta di un primo fondamentale passo in avanti che fa del nostro paese un luogo più civile.

 

Roma, 14 dicembre 2017

Catalogna: è un affare europeo

Condanniamo la violenza della Policia National e della Guardia Civil sulla popolazione inerme ai seggi in Catalogna domenica 1 ottobre ed esigiamo che si faccia luce sulle responsabilità politiche di una aggressione che non può trovare cittadinanza in uno Stato europeo del ventunesimo secolo.

 

Il fatto che, per la attuale Costituzione spagnola, il referendum fosse illegale in alcun modo giustifica la violenza contro una grande e nonviolenta espressione di partecipazione popolare.

I problemi politici si risolvono con la politica.

Facciamo appello urgente a una mediazione internazionale, per trovare una soluzione condivisa attraverso il dialogo e l’accordo, che eviti il ricorso ad atti unilaterali.

Chiediamo al governo spagnolo e a quello catalano di facilitare la ricerca di tale soluzione, alle forze politiche e sociali di tutta Europa di sostenere questo obiettivo.

L’Unione Europea, che interferisce in permanenza in scelte essenziali dei propri paesi membri, non può continuare a ripetere che il conflitto aperto fra la Catalogna e il governo spagnolo è un affare interno di uno stato.

E’ un affare europeo, non solo perché il destino della Spagna e della Catalogna avranno influenza su tutta l’Europa, ma perché il modello di democrazia e di convivenza in Europa è questione che riguarda tutti e tutte.

E’ interesse di tutto il continente trovare modi per dirimere la questione in modi pacifici, avanzati, produttori di maggiore democrazia, diritti, partecipazione.

 

Francesca Chiavacci – Presidente Nazionale ARCI
Martina Carpani – Rete della Conoscenza
Andrea Torti – Link Coordinamento Universitari
Francesca Picci – Unione degli Studenti
Rossella Muroni – Presidente Nazionale Legambiente
Nicola Fratoianni – Segretario Sinistra Italiana
Giuseppe Civati – Segretario Possibile
Arturo Scotto – Articolo 1 MDP Movimento Democratico e Progressista
Maurizio Acerbo – Segretario Rifondazione Comunista
Roberto Musacchio – L’Altra Europa con Tsipras
Lorenzo Marsili – DiEM 25
Roberto Morea – Transform Italia
Alfiero Grandi – presidente Associazione Rinnovamento Sinistra
Vincenzo Vita – presidenza ARS
Alfonso Gianni – direttivo Coordinamento Democrazia Costituzionale
Monica Di Sisto – Fairwatch
Marco Bersani – Attac Italia
Silvia Stilli – Portavoce AOI
Daphne Buellesbach – European Alternatives
Domenico Rizzuti – Forum per la Cittadinanza Mediterranea
Nicola Vallinoto – Comitato Centrale Movimento Federalista Europeo
Lamberto Zanetti – Istituto studi sul Federalismo Paride Beccarini
Roberto Castaldi – CesUE Centro Studi Unione Europea
Vittorio Bardi – Associazione Sì Energie Rinnovabili
Marco Revelli – sociologo
Francesca Fornario – giornalista
Moni Ovadia – artista

 

Rinvio ius soli: un boccone troppo amaro da ingoiare

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Quel che temevano è purtroppo diventato realtà. Grazie a un gioco di scaricabarile fra il segretario del Pd e il governo, il rischio che neanche in questa legislatura venga approvata la legge di riforma della cittadinanza è altissimo.

Il boccone da ingoiare è veramente amaro. Prevale nuovamente il calcolo elettorale.
Il segretario della principale forza politica che sostiene il governo aveva assicurato che una legge di civiltà come questa non si poteva non approvare subito, ma poi ha aggiunto che la decisione sulla fiducia sul c.d. ius soli “temperato” spettava al governo e solo al governo.

Cosi il presidente del Consiglio si è ritrovato col cerino acceso in mano. E Gentiloni ha preferito dire no e rinviare.
Invece di ribadire le ragioni di una legge giusta e urgente, si è preferito evitare incognite su un voto dagli esiti incerti.

Dunque ora si parla dell’autunno. Questo però significa praticamente mai in questa legislatura, perché a settembre  il Parlamento sarà impegnato su una difficile legge di Stabilità e la sessione di bilancio durerà tutto dicembre.

Sarebbe più onesto dire chiaro e tondo che dello ius soli si parlerà ormai nella prossima legislatura, sempre che gli equilibri che usciranno dalle elezioni lo consentano.
E così più di un milione di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri continueranno a vedersi esclusi dalla cittadinanza italiana, nonostante italiani si sentano a tutti gli effetti.

Una decisione ipocrita e crudele per gli effetti che comporta. Due ragazzi seduti nello stesso banco, o che giocano insieme a pallone, o che frequentano lo stesso gruppo di amici, non avranno uguali diritti. Un’ingiustizia insopportabile.

Roma, 17 luglio 2017

20 giugno: Giornata Mondiale ONU del Rifugiato

 

 

Care e cari ,

il prossimo 20 giugno è la Giornata Mondiale ONU del Rifugiato.

 

Per noi è da molti anni un appuntamento importante e molti comitati e circoli hanno già programmato iniziative ed eventi che sottolineano, tanto più in questa fase complessa e difficile, la rilevanza dei diritti umani e in particolare del diritto d’asilo, per la nostra democrazia.

Raccogliendo un invito che arriva dall’UNHCR, vorremmo proporre ai comitati di aderire alla campagna Porte Aperte, organizzando il 20 giugno o intorno a quella data, visite guidate per cittadini/e, istituzioni, giornalisti, nelle nostre strutture d’accoglienza o in quei circoli dove vengono realizzate attività a favore dei richiedenti asilo e rifugiati.

Ci piacerebbe che questa nostra adesione, laddove lo riteniate, possa essere caratterizzata da un invito ad assaggiare i piatti della cucina dei nostri ospiti e delle nostre ospiti, nei centri d’accoglienza o nei circoli, invitando quest’ultimi a preparare piatti della loro tradizione culinaria.

L’invito andrebbe esteso al territorio, alle comunità locali nelle quali sono inseriti i centri d’accoglienza, proponendo di entrare in relazione in maniera piacevole e festosa con chi viene accolto, facendosi raccontare le storie attraverso la cucina.

Allo stesso tempo, poiché come sapete è partita la campagna “Ero Straniero. L’Umanità che fa bene”, che promuoviamo insieme a tante altre organizzazioni sociali sarebbe utile che negli stessi giorni, ci piacerebbe che negli stessi giorni si raccogliessero le firme per la legge di iniziativa popolare che introduce tanti ed importanti elementi di miglioramento nella legislazione sull’immigrazione, superando di fatto la Bossi-Fini.

Vi preghiamo quindi di segnalare al più presto a immigrazione@arci.it le iniziative che avete già programmato e quelle che state programmando, per dare visibilità alla nostra rete territoriale sul piano nazionale e unità alla nostra iniziativa.

Siamo come sempre a disposizione per qualsiasi informazione e chiarimento e restiamo in attesa di vostre comunicazioni

 

Un caro saluto.

 

Francesca Chiavacci

Presidente nazionale
Filippo Miraglia

Vicepresidente nazionale

 

Walter Massa

Coordinatore nazionale Diritti migranti e richiedenti asilo, politiche antirazziste

 

 

Il dolore di Francesca Chiavacci per quanto successo ad Alatri

Il nostro profondo dolore per la morte di Emanuele Morganti

Ci stringiamo alla famiglia e a tutti i suoi cari

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

Il nostro primo pensiero va alla famiglia di Emanuele Morganti, il ragazzo ventenne di Alatri morto per le lesioni riportate in una rissa. A loro ci stringiamo, con profondo dolore e angoscia.

La violenza è inaccettabile sempre, ma quando assume caratteri di tale ferocia non può non lasciare attoniti e sconvolti.

Emanuele era un socio Arci, tesserato al circolo davanti al quale si è consumato l’omicidio.

Questi, se possibile, aumenta il nostro dolore.

Come già hanno dichiarato i locali dirigenti dell’Arci, c’è la massima disponibilità dell’associazione a mettersi a disposizione degli inquirenti perché vengano chiarite le dinamiche dell’episodio e i responsabili assicurati alla giustizia.

Lo dobbiamo a Emanuele. Lo dobbiamo alla sua famiglia e a tutti noi.

Le ragioni del NO al referendum costituzionale

leragionidelnoMartedì 8 novembre alle ore 18.30 nell’aula 208 delll’Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono, le ragioni del NO spiegate da alcuni dei principali promotori della campagna referendaria.

Intervengono:

Carlo Smuraglia (Presidente nazionale ANPI)
Francesca Chiavacci (Presidente nazionale ARCI)
Danilo Barbi (Segreteria nazionale CGIL)
Martina Carpani (Coordinatrice nazionale Rete della Conoscenza)

Perché NO?

Come cambia realmente la nostra Costituzione? Quali sono le principali critiche che vengono mosse alla riforma costituzionale? Garantisce maggiori spazi di democrazia e partecipazione?

Non è vero che si stanno tagliando i costi della politica, perché a scapito della democrazia del Paese si riducono solo l’9% dei costi secondo la ragioneria dello stato.

Non è vero che la riforma non è antidemocratica. L’antidemocrazia, nell’Italia del 2016, si esprime con l’accentramento dei poteri nelle mani del governo a scapito dei nostri territori, si esprime con la modifica di 122 punti della carta costituzionale da parte di un Governo sostenuto da un parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale, si esprime costruendo una riforma incomprensibile ai cittadini con procedimenti legislativi non chiari, si esprime mettendo in ostaggio del partito di maggioranza scelte di delicata importanza.

Non è l’espressione della volontà popolare, quanto la mancata risposta da parte dei Governi ai bisogni materiali di chi vive la crisi a lasciare spazio a fenomeni di xenofobia, razzismo e neofascismo in Italia ed in Europa. Per troppo tempo si sono portati avanti interessi di pochi a scapito di quelli di molti, gli interessi dei potenti che avevano tanto a scapito di chi ha poco e non ha mai deciso nulla.