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Catalogna: è un affare europeo

Condanniamo la violenza della Policia National e della Guardia Civil sulla popolazione inerme ai seggi in Catalogna domenica 1 ottobre ed esigiamo che si faccia luce sulle responsabilità politiche di una aggressione che non può trovare cittadinanza in uno Stato europeo del ventunesimo secolo.

 

Il fatto che, per la attuale Costituzione spagnola, il referendum fosse illegale in alcun modo giustifica la violenza contro una grande e nonviolenta espressione di partecipazione popolare.

I problemi politici si risolvono con la politica.

Facciamo appello urgente a una mediazione internazionale, per trovare una soluzione condivisa attraverso il dialogo e l’accordo, che eviti il ricorso ad atti unilaterali.

Chiediamo al governo spagnolo e a quello catalano di facilitare la ricerca di tale soluzione, alle forze politiche e sociali di tutta Europa di sostenere questo obiettivo.

L’Unione Europea, che interferisce in permanenza in scelte essenziali dei propri paesi membri, non può continuare a ripetere che il conflitto aperto fra la Catalogna e il governo spagnolo è un affare interno di uno stato.

E’ un affare europeo, non solo perché il destino della Spagna e della Catalogna avranno influenza su tutta l’Europa, ma perché il modello di democrazia e di convivenza in Europa è questione che riguarda tutti e tutte.

E’ interesse di tutto il continente trovare modi per dirimere la questione in modi pacifici, avanzati, produttori di maggiore democrazia, diritti, partecipazione.

 

Francesca Chiavacci – Presidente Nazionale ARCI
Martina Carpani – Rete della Conoscenza
Andrea Torti – Link Coordinamento Universitari
Francesca Picci – Unione degli Studenti
Rossella Muroni – Presidente Nazionale Legambiente
Nicola Fratoianni – Segretario Sinistra Italiana
Giuseppe Civati – Segretario Possibile
Arturo Scotto – Articolo 1 MDP Movimento Democratico e Progressista
Maurizio Acerbo – Segretario Rifondazione Comunista
Roberto Musacchio – L’Altra Europa con Tsipras
Lorenzo Marsili – DiEM 25
Roberto Morea – Transform Italia
Alfiero Grandi – presidente Associazione Rinnovamento Sinistra
Vincenzo Vita – presidenza ARS
Alfonso Gianni – direttivo Coordinamento Democrazia Costituzionale
Monica Di Sisto – Fairwatch
Marco Bersani – Attac Italia
Silvia Stilli – Portavoce AOI
Daphne Buellesbach – European Alternatives
Domenico Rizzuti – Forum per la Cittadinanza Mediterranea
Nicola Vallinoto – Comitato Centrale Movimento Federalista Europeo
Lamberto Zanetti – Istituto studi sul Federalismo Paride Beccarini
Roberto Castaldi – CesUE Centro Studi Unione Europea
Vittorio Bardi – Associazione Sì Energie Rinnovabili
Marco Revelli – sociologo
Francesca Fornario – giornalista
Moni Ovadia – artista

 

Rinvio ius soli: un boccone troppo amaro da ingoiare

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Quel che temevano è purtroppo diventato realtà. Grazie a un gioco di scaricabarile fra il segretario del Pd e il governo, il rischio che neanche in questa legislatura venga approvata la legge di riforma della cittadinanza è altissimo.

Il boccone da ingoiare è veramente amaro. Prevale nuovamente il calcolo elettorale.
Il segretario della principale forza politica che sostiene il governo aveva assicurato che una legge di civiltà come questa non si poteva non approvare subito, ma poi ha aggiunto che la decisione sulla fiducia sul c.d. ius soli “temperato” spettava al governo e solo al governo.

Cosi il presidente del Consiglio si è ritrovato col cerino acceso in mano. E Gentiloni ha preferito dire no e rinviare.
Invece di ribadire le ragioni di una legge giusta e urgente, si è preferito evitare incognite su un voto dagli esiti incerti.

Dunque ora si parla dell’autunno. Questo però significa praticamente mai in questa legislatura, perché a settembre  il Parlamento sarà impegnato su una difficile legge di Stabilità e la sessione di bilancio durerà tutto dicembre.

Sarebbe più onesto dire chiaro e tondo che dello ius soli si parlerà ormai nella prossima legislatura, sempre che gli equilibri che usciranno dalle elezioni lo consentano.
E così più di un milione di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri continueranno a vedersi esclusi dalla cittadinanza italiana, nonostante italiani si sentano a tutti gli effetti.

Una decisione ipocrita e crudele per gli effetti che comporta. Due ragazzi seduti nello stesso banco, o che giocano insieme a pallone, o che frequentano lo stesso gruppo di amici, non avranno uguali diritti. Un’ingiustizia insopportabile.

Roma, 17 luglio 2017

20 giugno: Giornata Mondiale ONU del Rifugiato

 

 

Care e cari ,

il prossimo 20 giugno è la Giornata Mondiale ONU del Rifugiato.

 

Per noi è da molti anni un appuntamento importante e molti comitati e circoli hanno già programmato iniziative ed eventi che sottolineano, tanto più in questa fase complessa e difficile, la rilevanza dei diritti umani e in particolare del diritto d’asilo, per la nostra democrazia.

Raccogliendo un invito che arriva dall’UNHCR, vorremmo proporre ai comitati di aderire alla campagna Porte Aperte, organizzando il 20 giugno o intorno a quella data, visite guidate per cittadini/e, istituzioni, giornalisti, nelle nostre strutture d’accoglienza o in quei circoli dove vengono realizzate attività a favore dei richiedenti asilo e rifugiati.

Ci piacerebbe che questa nostra adesione, laddove lo riteniate, possa essere caratterizzata da un invito ad assaggiare i piatti della cucina dei nostri ospiti e delle nostre ospiti, nei centri d’accoglienza o nei circoli, invitando quest’ultimi a preparare piatti della loro tradizione culinaria.

L’invito andrebbe esteso al territorio, alle comunità locali nelle quali sono inseriti i centri d’accoglienza, proponendo di entrare in relazione in maniera piacevole e festosa con chi viene accolto, facendosi raccontare le storie attraverso la cucina.

Allo stesso tempo, poiché come sapete è partita la campagna “Ero Straniero. L’Umanità che fa bene”, che promuoviamo insieme a tante altre organizzazioni sociali sarebbe utile che negli stessi giorni, ci piacerebbe che negli stessi giorni si raccogliessero le firme per la legge di iniziativa popolare che introduce tanti ed importanti elementi di miglioramento nella legislazione sull’immigrazione, superando di fatto la Bossi-Fini.

Vi preghiamo quindi di segnalare al più presto a immigrazione@arci.it le iniziative che avete già programmato e quelle che state programmando, per dare visibilità alla nostra rete territoriale sul piano nazionale e unità alla nostra iniziativa.

Siamo come sempre a disposizione per qualsiasi informazione e chiarimento e restiamo in attesa di vostre comunicazioni

 

Un caro saluto.

 

Francesca Chiavacci

Presidente nazionale
Filippo Miraglia

Vicepresidente nazionale

 

Walter Massa

Coordinatore nazionale Diritti migranti e richiedenti asilo, politiche antirazziste

 

 

Il dolore di Francesca Chiavacci per quanto successo ad Alatri

Il nostro profondo dolore per la morte di Emanuele Morganti

Ci stringiamo alla famiglia e a tutti i suoi cari

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

Il nostro primo pensiero va alla famiglia di Emanuele Morganti, il ragazzo ventenne di Alatri morto per le lesioni riportate in una rissa. A loro ci stringiamo, con profondo dolore e angoscia.

La violenza è inaccettabile sempre, ma quando assume caratteri di tale ferocia non può non lasciare attoniti e sconvolti.

Emanuele era un socio Arci, tesserato al circolo davanti al quale si è consumato l’omicidio.

Questi, se possibile, aumenta il nostro dolore.

Come già hanno dichiarato i locali dirigenti dell’Arci, c’è la massima disponibilità dell’associazione a mettersi a disposizione degli inquirenti perché vengano chiarite le dinamiche dell’episodio e i responsabili assicurati alla giustizia.

Lo dobbiamo a Emanuele. Lo dobbiamo alla sua famiglia e a tutti noi.

Le ragioni del NO al referendum costituzionale

leragionidelnoMartedì 8 novembre alle ore 18.30 nell’aula 208 delll’Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono, le ragioni del NO spiegate da alcuni dei principali promotori della campagna referendaria.

Intervengono:

Carlo Smuraglia (Presidente nazionale ANPI)
Francesca Chiavacci (Presidente nazionale ARCI)
Danilo Barbi (Segreteria nazionale CGIL)
Martina Carpani (Coordinatrice nazionale Rete della Conoscenza)

Perché NO?

Come cambia realmente la nostra Costituzione? Quali sono le principali critiche che vengono mosse alla riforma costituzionale? Garantisce maggiori spazi di democrazia e partecipazione?

Non è vero che si stanno tagliando i costi della politica, perché a scapito della democrazia del Paese si riducono solo l’9% dei costi secondo la ragioneria dello stato.

Non è vero che la riforma non è antidemocratica. L’antidemocrazia, nell’Italia del 2016, si esprime con l’accentramento dei poteri nelle mani del governo a scapito dei nostri territori, si esprime con la modifica di 122 punti della carta costituzionale da parte di un Governo sostenuto da un parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale, si esprime costruendo una riforma incomprensibile ai cittadini con procedimenti legislativi non chiari, si esprime mettendo in ostaggio del partito di maggioranza scelte di delicata importanza.

Non è l’espressione della volontà popolare, quanto la mancata risposta da parte dei Governi ai bisogni materiali di chi vive la crisi a lasciare spazio a fenomeni di xenofobia, razzismo e neofascismo in Italia ed in Europa. Per troppo tempo si sono portati avanti interessi di pochi a scapito di quelli di molti, gli interessi dei potenti che avevano tanto a scapito di chi ha poco e non ha mai deciso nulla.

Solo una politica di pace può sconfiggere la barbarie del terrorismo – Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

bruxellesGli attentati all’aeroporto e a una stazione del metrò di Bruxelles ci riempiono di orrore e di dolore per le vittime.

Il computo dei morti, già oltre trenta, e dei feriti, almeno cento, si allunga di ora in ora. Siamo di fronte ad un terribile salto di intensità nella strategia terroristica. Probabilmente da ascrivere anche alla cattura di uno dei terroristi jihadisti ricercato dopo la strage di Parigi e alla sua decisione di collaborare con le forze di polizia. Ma al di là delle analisi e delle supposizioni è evidente l’intento politico dell’atto terroristico: colpire il cuore politico e istituzionale dell’Europa, non semplicemente una capitale europea, ma quella dove hanno sede le istituzioni dell’ Unione europea.

Respingere quest’attacco richiede una grande fermezza da parte delle istituzioni, dei governi, dei popoli e dei movimenti per la pace europei.

Una risposta basata sull’accelerazione dei preparativi della guerra in Libia non farebbe che dare respiro ad una strategia terrorista e la aiuterebbe a stringere le proprie fila. D’altro canto la barbara chiusura verso i processi migratori, con muri, filo spinato o “accordi” di rimpatrio forzato, ovvero di deportazione, come quello con la Turchia, ottengono solo il risultato di accrescere la disperazione, contribuendo a creare un clima favorevole al terrorismo omicida.

L’Europa è di fronte a una prova decisiva. Se vuole salvare sé stessa, l’incolumità di chi la abita, sia nativo quanto migrante, deve muoversi sullo scenario mondiale con i mezzi della politica; agendo per spegnere gli incendi e i focolai di guerra; evitando di dare credito a regimi che praticano al loro interno le più pesanti misure repressive, fino alla tortura e agli omicidi di stato; sgombrando il campo da relazioni ambigue con governi ed elite che sostengono gruppi terroristici e lo stesso Daesh; abbandonando l’idea che dai conflitti armati, dai bombardamenti indiscriminati che spesso colpiscono civili inermi e dalle possibili scomposizioni geopolitiche nel medio oriente possano derivare benefici e vantaggi economici.

E’ facile predicare politiche di pace quando il pericolo è più lontano. Assai più difficile è farlo di fronte a guerre che si allargano e a un terrorismo che agisce su uno scenario mondiale.

Ma dare forza a politiche di pace, cooperazione e integrazione proprio ora è tanto più necessario, per salvare la nostra libertà, la nostra democrazia.

Francesca Chiavacci
Roma, 22 marzo 2016

Da Arci Nazionale:

http://www.arci.it/news/comunicati/solo-una-politica-di-pace-puo-sconfiggere-la-barbarie-del-terrorismo/

#JesuisCharlie

Dopo l’attentato nella redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, il mondo del fumetto italiano si è mosso in solidarietà esprimendosi col proprio linguaggio. In questa gallery Fumettologica ha selezionato alcuni disegni fra i primi pubblicati sui social network.

Quello che è accaduto rappresenta uno dei più gravi attentati avvenuti in Europa, non solo per la crudeltà e l’efferatezza con cui si è svolto, ma soprattutto per la valenza simbolica che assume: si è colpita la libertà di espressione e di pensiero, il pensiero critico, la laicità nel paese che lo ha rappresentato storicamente, la Francia, e si è colpita la satira, cioè la forma più “scomoda” ed “irriverente” di manifestare le proprie opinioni, che fa pensare attraverso il sorriso, che getta uno sguardo obliquo oltre il pensiero conformista a metà tra il lazzo e l’amarezza con una “coraggiosa mancanza di rispetto”, dice Salman Rushdie.

“Non c’è niente da negoziare con i fascisti.
La libertà di ridere senza alcun ritegno la legge ce la dà già, la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.
Grazie, banda di imbecilli”
Aveva scritto profeticamente nello scorso 2012 Charb.

Oltretutto, in un momento in cui si rafforzano le spinte razziste, xenofobe e fasciste in Europa, e in particolare in Francia, questa strage appare anche come un inaspettato regalo a chi (anche nel nostro Paese) l’ha immediatamente collegata in maniera strumentale al fenomeno dell’immigrazione.

La sensazione di impotenza e di “inutilità” di fronte ad avvenimenti come questo è indubbiamente forte, ma credo che un’associazione culturale come la nostra, più di altri soggetti, debba reagire organizzando sia oggi, nel momento del clamore, presidi di solidarietà e di testimonianza.

Anche nei prossimi mesi, quando l’attenzione mediatica sarà minore, dovremo tenere alta l’attenzione sull’importanza della libertà di pensiero e di espressione, rafforzando la nostra iniziativa di promozione culturale.

Francesca Chiavacci, presidente Arci

La neopresidente Chiavacci: ci faremo sentire di più

Intervista di Daniele Biella pubblicata su Vita.it

Alla fine, l’impressione è molto di più di una pax romana: l’Arci, Associazione ricreative e culturale italiana, emerge dall’incontro di sabato 14 giugno con un nuovo presidente, Francesca Chiavacci, donna (è la prima volta, in concomitanza con la nomina della presidente onoraria Luciana Castellina), 52 anni e due figli, fiorentina. Al suo fianco, come vicepresidente con ‘poteri’ comunque ampi è l’altro candidato, Filippo Miraglia, 49 anni e tre figli. “Già da ieri, primo giorno vero di lavoro, ci siamo sentiti per concordare i primi passi del nuovo corso”, spiega Chiavacci a Vita.it. A tre mesi dall’impasse del Congresso di marzo, dove è esplosa la tensione per le diversità di opinione sulla strada da intraprendere e sulla composizione del Consiglio nazionale (rinnovato anch’esso sabato scorso), e soprattutto a dieci anni dalla morte (era il 20 giugno 2004) del compianto presidente Tom Benetollo, l’Arci si ricompatta e rilancia la sua azione sociale. Come? Ecco le risposte della neopresidente.

In che modo siete riusciti ad arrivare a una decisione condivisa da tutti?
Siamo ripartiti dai contenuti, più che dalle persone. Il confronto di marzo è stato aspro e doloroso, ma l’essere arrivati a una soluzione che va al di là delle cariche formali e soprattutto non genera ‘correnti’ è un ottimo punto di partenza. Sabato scorso si è vista molta voglia di convergere: siamo caduti, ora ci si è rialzati, con più cura verso noi stessi e quello che rappresentiamo. Il nuovo corso vedrà un Arci più veloce a reagire e a farsi sentire dal punto di vista politico su tutti i temi a noi cari, partendo comunque da un radicamento sul territorio che è la nostra forza sociale.

Si legge in questo senso il lavoro in tandem con il nuovo vicepresidente Miraglia?
Sì. Siamo in una fase politica difficile a livello nazionale, in cui i corpi intermedi, ovvero il Terzo settore, la società civile, fatica ad avere gli spazi che gli competono e che merita, soprattutto quando c’è una relazione troppo diretta tra il leader di governo e il popolo. L’associazionismo in generale, e in particolare la nostra realtà di promozione sociale, non può stare a guardare: dobbiamo necessariamente farci vedere di più, e se non ci sono gli spazi bisogna prenderseli a tutti i costi. Finora siamo stati ‘lenti’ in questo senso, sulle questioni fondamentali dobbiamo agire più in fretta, essere più riconoscibili a livello mediatico.

Quali sono le questioni fondamentali?
Quelle che più di altre fanno parte della nostra storia e dei nostri valori: i diritti civili, la cultura, e ovviamente l’immigrazione, su cui comunque siamo già in prima linea da tempo: il diritto di cittadinanza, l’accoglienza dei rifugiati sono due dei temi urgenti da trattare. Poi c’è la riforma del Terzo settore: vogliamo dire a tutti che ci siamo anche noi. In tal senso abbiamo già inviato le nostre indicazioni alla piattaforma messa a disposizione dal governo, e naturalmente ci sentiamo rappresentati dal Forum del Terzo settore, di cui facciamo parte. E’ chiaro che partiamo da un punto di vista diverso: come Aps, Associazione di promozione sociale, siamo diversi dal volontariato vero e proprio, avendo realtà come i circoli che hanno una dimensione economica fondamentale per la loro esistenza. Ma proprio il valore sociale delle atività ricreative e culturali delle nostre strutture ci fa sentire in pieno parte integrante di questo mondo che oggi più che mai ha un ruolo centrale nello sviluppo della società.

Con il nuovo corso, a livello interno cambierà qualcosa nella struttura organizzativa dell’Arci?
Ci sarà senz’altro una riorganizzazione interna, per rendere più rapido ed efficiente proprio il nuovo modo di agire a livello nazionale. Non sarà semplice, perché stiamo parlando di strutture virtuosamente autonome a partire dal bilancio stesso, ma dovremo trovare una soluzione efficace per tutti. Un segno del cambiamento è già arrivato dalla soluzione al problema della rappresentatività in Consiglio nazionale: quello che è stato eletto sabato è composto da ben 185 membri, espressione non solo dei territori con più soci ma anche di tutti quelli che ne hanno di meno ma che svolgono un lavoro politico che deve essere assolutamente rappresentato.

Quale sarà un punto fermo del suo mandato?
Girare i circoli di tutta Italia. Lo sto già facendo da tempo, ma ora più che mai c’è bisogno di vedersi, confrontarsi, condivedere esperienze e battaglie. L’incontro è la parte più bella della nostra associazione, ed è anche la più utile. In questo senso, proporrò di realizzare veri e propri gemellaggi tra le varie realtà.

Articolo originale su vita.it/non-profit/promozione-sociale/arci-chiavacci-nuova-presidente-ci-faremo-sentire-di-pi.html

L’Arci esprime la propria solidarietà a Patrizia Moretti

Pubblichiamo la lettera di solidarietà che oggi la nostra presidente nazionale Francesca Chiavacci ha inviato a Patrizia Moretti, in occasione dell’ultimo grave atto del segretario generale del sindacato di polizia Coisp, Franco Maccari, che l’ha querelata per diffamazione.

Cara Patrizia,
volevo esprimerti a nome di tutta l’Arci, di cui sono diventata presidente nazionale, tutta la nostra vicinanza e la nostra solidarietà, in occasione dell’ultimo grave atto del segretario del sindacato di polizia Coisp Franco Maccari, che diventerà, abbiamo appreso, anche una vicenda legale.
Penso che quello che hai fatto, insieme ai tuoi familiari, in questi anni non solo per Federico, ma per tutti coloro che hanno subito ingiustizie da parte di chi avrebbe dovuto tutelarli dalle ingiustizie stesse, sia un bene prezioso per tutti noi, e approfitto per ringraziarti personalmente.
Vorrei che tu potessi sentire che ti siamo tutti vicini e vicine, come abbiamo provato a farti sentire durante il nostro Congresso a Bologna, in cui hai usato per noi quelle belle parole (“siete una sensibilità organizzata”) che sono riuscite a richiamarci , in questi mesi, al nostro compito vero e principale, quello di difendere chi è più debole e di chiedere con forza a questo nostro Stato la garanzia della libertà personale, un bene tutelato dalla nostra Costituzione.
Grazie per quello che hai fatto e per quello che fai, noi siamo con te…puoi contare su di noi.

Un abbraccio.
Francesca Chiavacci
presidente nazionale Arci

In ricordo di Tom Benetollo: dieci anni senza di lui

tomAll’alba del 20 giugno del 2004 moriva improvvisamente Tom Benetollo, a soli 53 anni,  colto da un malore mentre interveniva a un dibattito pubblico.

Sono passati dieci anni da allora e la sua assenza non ha smesso di farsi sentire. La sua morte ha lasciato un vuoto incolmabile. In primo luogo per noi dell’Arci, di cui Tom era presidente nazionale, ma anche per la sinistra e la democrazia del nostro paese.

” Tom é stato una grande personalità politica e, per tutti noi, una persona speciale” – dichiara Francesca Chiavacci, presidente nazionale dell’Arci – “Ha segnato irreversibilmente l’identità dell’associazione e il suo cammino verso il futuro ed é stato per la sinistra e la società civile italiane, spesso con discrezione, una mente lucida e visionaria, capace di tessere reti e alleanze, mobilitare, farci vedere lontano”.

Giornalista, dirigente della Fgci, e’ stato uno grandi animatori della protesta contro l’installazione dei missili a Comiso, che segnò la nascita del movimento pacifista in Europa e in Italia. Arrivato all’Arci nel 1987, contribuisce a fondare l‘Associazione per la Pace, diventa poi presidente di Arci Nova e dal 1997 presidente nazionale dell’Arci.

La sua presidenza ha segnato un periodo di grande rinnovamento e  sviluppo dell’associazione, che si è caratterizzata in quegli anni come uno dei soggetti più attivi del movimento pacifista, antiliberista e altermondialista. Ne ha promosso la partecipazione alle grandi manifestazioni di Genova contro il G8 nel 2001, ai Forum sociali mondiale ed europeo, a Porto Alegre, a Mumbay, a Firenze, a Parigi. L’Arci, oltre ad essere una delle più grandi organizzazioni sociali che difende e pratica un’idea di democrazia attiva e partecipata, assume un ruolo sempre più rilevante nella lotta per i diritti (da quelli culturali a quelli dei migranti) e la giustizia sociale, diventa punto di riferimento per lo sviluppo dell’associazionismo, formulando proposte per una nuova legislazione nel settore.

La breve vita di Tom ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tutte e tutti coloro che lo hanno conosciuto, che hanno avuto la fortuna di lavorare e di percorrere un tratto di strada al suo fianco. L’intera sua opera è stata un argine contro il declino e la degenerazione della politica, rigenerata nell’impegno sociale diretto. La sua grande intuizione politica sul ruolo propulsivo dei movimenti sociali per rinnovare la politica e la democrazia sostanziale è stata confermata dalla realtà, anche di questi ultimi anni che abbiamo dovuto vivere senza di lui. Immaginiamo con quanto interesse Tom avrebbe accolto esperienze come quella per l’acqua pubblica, per la riforma della cittadinanza, per la salvaguardia della nostra Costituzione, o movimenti come OccupyWallStreet o quello degli Indignados  spagnoli, per citarne solo alcuni.
Caro Tom, sono passati dieci anni, ma la tua voce e il tuo pensiero non ci hanno mai lasciato.

Chiuso il XVI Congresso: in Arci arriva un Presidente donna

728112969Per la prima volta sarà una donna a guidare la più grande associazione culturale del nostro Paese. Sabato scorso l’Arci ha eletto Presidente Nazionale Francesca Chiavacci.
La sua elezione è avvenuta a tre mesi dall’assise congressuale svoltasi nel Palazzo Re Enzo a Bologna e conclusasi con la nomina di un comitato di reggenti. Come da statuto, a eleggere il Presidente nazionale dell’associazione è stato il nuovo Consiglio Nazionale, che poco prima era stato votato dall’assemblea congressuale sulla base di una proposta unitaria sui criteri di composizione.

“Abbiamo di fronte la sfida del cambiamento che vive il nostro Paese e intendiamo viverla da protagonisti, cominciando dal nostro interno – ha spiegato Francesca Chiavacci subito dopo la sua elezione”.
“Nei prossimi anni – aggiunge la neo presidente dell’Arci – dovremo svolgere il nostro ruolo con un rinnovato protagonismo, a cominciare dalla questione dei diritti civili e della promozione della cultura, e per questo ci attende un profondo lavoro di riorganizzazione della nostra struttura nazionale, a partire dalla valorizzazione dei territori, autentico punto di forza del nostro associazionismo, e dalla relazione della Presidenza nazionale con essi”.
A favore di Francesca Chiavacci si sono espressi 160 membri del nuovo Consiglio nazionale su 168 membri presenti.

Nata nel 1961, per dieci anni presidente di Arci Firenze e componente della Presidenza Nazionale, Chiavacci vanta una lunga militanza nel movimento pacifista e nell’associazionismo di sinistra, responsabilità da amministratore locale. Alla Camera, negli anni in cui è stata eletta Deputata, è stata relatrice del disegno di legge sull’obiezione di coscienza.

“Credo che la scelta di una donna alla guida dell’Arci sia un passaggio davvero importante per noi e per la società italiana, anche perchè è il risultato di una convergenza molto ampia all’interno della nostra associazione” – conclude Chiavacci.
Il Consiglio Nazionale, su proposta della stessa neo presidente dell’Arci, ha inoltre eletto Filippo Miraglia come vicepresidente vicario.

Nella mattinata l’assemblea congressuale dell’associazione aveva eletto per acclamazione alla carica di Presidente onorario Luciana Castellina.

Si chiude dunque il XVI Congresso nazionale dell’Arci, che ha tributato un applauso alla memoria di Tom Benetollo, presidente dell’associazione fino al 2004, a pochi giorni (il 20 giugno) dal decennale della scomparsa. Un sentito ringraziamento per il lavoro svolto va da tutta l’associazione al compagno Paolo Beni, per dieci anni alla guida dell’Arci.

Biografia di Francesca Chiavacci

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