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Viaggio dentro i Cie tra pestaggi, psicofarmaci e strani suicidi

Uno scorcio, uno squarcio, sui centri di identificazione ed espulsione d’Italia: in teoria luoghi di “detenzione amministrativa”, nella pratica un pericoloso esempio di militarizzazione e di sospensione delle regole di democrazia

Guarda la video-inchiesta de Il Corriere della Sera di Raffaella Cosentino

 

Cie di Via Corelli: negato l’ingresso ai giornalisti

cie di via corelliNonostante l’apertura del Ministro Cancellieri al Centro di identificazione ed espulsione di Milano non si entra.

 

Sapevamo da tempo che il Cie di via Corelli è una struttura detentiva, per chi non ha commesso nessun reato, poco propensa a farsi visitare e controllare. Sapevamo da tempo che la struttura produce quotidianamente tentativi di suicidi, disperazione e rivolte, oltre a ledere e violare ripetutamente il diritto di difesa e calpestare la dignità delle persone.

Ma la risposta della Prefettura del 14 marzo scorso ci rende allibiti. “”Si fa riferimento alla richiesta in oggetto (ndr la richiesta di entrata di una giornalista a seguito dell’apertura del Ministro Cancellieri all’accesso ai giornalisti). Se ne prende atto con l’intento di darvi favorevole riscontro. Tuttavia a seguito di disordini avvenuti di recente, la struttura presenta alcune parti inagibili, che hanno reso necessario l’avvio di lavori di sistemazione per i danni causati nella circostanza. Il Ministero dell’Interno, interessato al riguardo da questa Prefettura, ha perciò espresso parere che, per prevenire il ripetersi di nuovi episodi, per il momento non possa essere consentito l’ingresso nella struttura ad estranei.”

Per evitare rivolte e per ordine di sicurezza pubblica a novembre del 2010 si sequestrano i cellulari ai detenuti, il 14 marzo si vieta l’ingresso di “Estranei”….e cosa altro? Siamo davanti a una censura e occultamento sistematico di una struttura e di 132 persone. Siamo davanti – anche se non è una novità – a un pericoloso esempio di sospensione di democrazia e di militarizzazione di una struttura detentiva in nome della prevenzione e della sicurezza.

Ribadiamo, come facciamo da sempre, l’urgenza di chiudere tutti i Cie d’Italia e l’intollerabilità della struttura di Milano – dove vengono negati quotidianamente i più elementari diritti delle persone.

Dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci e di Ilaria Scovazzi, responsabile immigrazione Arci Milano