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Energia, infrastrutture e clima: perché dobbiamo preoccuparci se vince il Sì al referendum

L’intenso, e non sempre equilibrato, dibattito sulla revisione alla Carta costituzionale vede quasi assenti gran parte del mondo ambientalista e dei movimenti sociali. Riteniamo invece che un approfondimento, in particolare sugli effetti che tali modifiche potrebbero avere su questioni che riguardano l’ambiente, il territorio, l’energia, il clima, e sulle forme e i modi di incidere e partecipare da parte dei movimenti sociali, sia assolutamente necessario, pur senza entrare in più complesse argomentazioni di diritto costituzionale.

Partiamo da alcune modifiche che a noi sembrano rilevanti.

Nel 2001 la riforma del Titolo V Parte seconda della Costituzione, pur con i suoi limiti, aveva stabilito nell’art. 117 gli ambiti in cui lo Stato aveva potestà legislativa esclusiva e quelli in cui le Regioni potevano esercitare potestà legislativa concorrente, pur riconoscendo allo Stato il mantenimento delle funzioni di indirizzo generale (leggi cornice e leggi quadro). Oggi diventerebbero di competenza esclusiva dello Stato, oltre che l’energia e le infrastrutture strategiche, anche la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia (materia finora concorrente), nonché le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto e di navigazione e relative norme di sicurezza; i porti e gli aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale.

Inoltre, diventano di competenza legislativa esclusiva dello Stato il governo del territorio (disposizioni generali e comuni); la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo; il sistema nazionale e il coordinamento della protezione civile, ed altro ancora; aggiungendo infine un’ulteriore clausola di supremazia statale.

Non ci nascondiamo le contraddizioni e le difficoltà applicative della riforma del Titolo V, né che le Regioni oggi siano spesso male amministrate e inquinate da malcostume e corruzione (elementi non certo qualificanti per chi deve rappresentare il Senato della Repubblica) ma la “visione del mondo” (la weltanschauung) che ispira l’attuale proposta di riforma, rappresenta una profonda e antistorica marcia indietro ed è molto indicativa della tendenza accentratrice su temi che non possono prescindere dalla partecipazione e dal confronto con i territori.

Tali implicazioni, oltre ad amplificare ulteriormente il divario amministrativo tra Regioni a Statuto speciale e le altre, non sono prive di conseguenze, a partire dalle questioni legate al governo del territorio. Pensiamo a cosa questo può voler dire nel caso di autorizzazioni di grandi infrastrutture, di impianti energetici o, ad esempio, sulle trivellazioni, e avere una forte ricaduta sul percorso verso la decarbonizzazione del nostro sistema produttivo, sulla transizione energetica, sullo sviluppo di un modello energetico fondato sulla generazione distribuita e sull’uso razionale delle risorse di ogni territorio.

Materie delicate che hanno urgenza di un quadro unitario di riferimento nazionale, e per altri versi europeo, ma la cui gestione e articolazione va declinata sui territori e la possibile sperimentazione di innovazioni, necessita di poteri decentrati, che siano interlocutori con la dialettica sociale, nella quale i movimenti e le associazioni possono meglio articolare le loro posizioni e raggiungere dei risultati.

La compressione e lo svilimento delle forme di partecipazione inoltre sono evidenti anche nelle modifiche agli art. 71 e 75 della riforma della Costituzione: le modifiche alle norme per l’indizione di referendum abrogativi e per proporre leggi di iniziativa popolare non aumentano le possibilità di partecipazione dei cittadini, anzi, per certi versi, aumentano gli ostacoli, alzando il numero delle firme necessarie.

La dialettica sociale – che non riguarda solo gli ambientalisti, ma anche i lavoratori, i consumatori e i cittadini in generale – non può delegare al “capo” del governo (usiamo questo termine perché per la prima volta è stato inserito nella legge elettorale) che ha “vinto” (la sera delle elezioni), ma va stimolata attraverso la partecipazione e la democrazia che non può esaurirsi nella scadenza elettorale ogni 5 anni (oltretutto sempre meno partecipata), ma deve alimentarsi di momenti di ascolto e di confronto continuo a livello centrale e periferico.

Respingiamo le accuse di essere “difensori dell’esistente”, “conservatori dello status quo”, “sostenitori delle lungaggini burocratiche”, proprio perché i movimenti in cui siamo impegnati si battono per il cambiamento, qui ed ora, ma sono anche consapevoli che la direzione del cambiamento è importante ancor più dei tempi. Non a caso, e non per colpa del “bicameralismo perfetto”, ma per mancanza di volontà politica del governo, che il nostro Parlamento non ha ancora ratificato gli accordi di Parigi rinunciando così ad un ruolo protagonista nella Cop 22 di Marrakech del prossimo novembre.

Queste considerazioni possono sembrare sommarie e non affrontare argomenti ben più corposi che vengono portati a critica della revisione della Costituzione, ma abbiamo voluto partire proprio dal nostro “vissuto”, dalle questioni specifiche di cui ci occupiamo, per maturare la convinzione che questa riforma va in contraddizione con quanto, con tenacia e fatica, cerchiamo di costruire con e nei movimenti.

Mancano meno di due mesi al voto. E’ necessario che la galassia dei movimenti sociali e ambientali, i comitati locali, i cittadini che ogni giorno difendono i territori dagli scempi, entrino con determinazione in questo dibattito, evitando un falso luogo comune, ossia che questo ci porterebbe a prendere parte in contrapposizioni tra schieramenti politici che non ci appartengono. La questione invece ci riguarda e ci riguarda molto da vicino!

di Mario Agostinelli (Ass. Energiafelice), Vittorio Bardi (Ass. Si rinnovabili No nucleare), Emilio Torreggiani (RSU Almaviva)

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Referendum: un’infografica per far breccia nel cuore degli indecisi

Ciò che conta più di tutto, è informarsi e andare a votare sapendo esattamente di cosa si tratta. Qualsiasi sia la casella che sceglieremo. Ecco perché proponiamo un’infografica creata da BioEcoGeo che, in modo immediato e senza lasciare dubbi, racconta velocemente di che cosa parla il Referendum del 17 Aprile. infografica trivelle

Referendum: rottamare gas e petrolio? Ma scherziamo?!

dal Blog di Mario Agostinelli

L’impegno di quegli accaniti sostenitori delle installazioni in mare che, ancora anneriti dai fumi del petrolio e del gas pompato dalle trivelle, sbraitano in TV per i posti di lavoro che andrebbero persi, male si attaglia all’ammirazione che gli stessi manifestano per un futuro fatto di smartphone di ultima generazione e per la “manifattura 4.0”, tutta impreziosita – a loro dire – di robot luccicanti, di software inodori e di pochi addetti, abbigliati in tute impeccabili con il brand della ditta. Una incoerenza, la loro, che si spiega col fatto che dietro l’oro nero che sgorga dal mare si cela la prosaica e sempiterna propensione a cercare affari attraverso le lobby attrezzate a stabilire le connessioni tra economia e politica mediante il familismo e l’intramontabile geometria del cerchio magico.

Non si direbbe il momento giusto per procrastinare la filiera dellefonti fossili dopo l’ammonimento della Cop21 di Parigi che, pur con limiti evidenti per mancanza di controlli e di vincoli cogenti per il contenimento delle emissioni, auspica un limite di 1,5 gradi di aumento della temperatura media terrestre entro il 2050. E ancor più temeraria si direbbe l’insistenza per l’estrazione di gas e petrolio in un mare tra i più belli e fruibili d’Europa, così come l’ammodernamento della più estesa e voluminosa piantagione idrocarburica di terraferma in Europa, con la disseminazione di pozzi di Total e Shell per le colline che circondano il Monte Vulture, scavando e perforando accanto ai filari dell’Aglianico, ai fagioli di Sarconi, le melanzane rosse di Rotonda, i peperoni gialli di Senise e il caciocavallo (lo dicono tutti i visitatori) più buono del mondo.

Ma, se le emissioni di climalteranti vanno ridotte, il petrolio è ai minimi e le royalties che può riscuoterne il governo pure e, per di più, si rischia su paesaggio e qualità dell’ambiente in cambio di pochi, improbabili e temporanei posti di lavoro, che vantaggio ci sarà mai per giustificare lo sconquasso dovuto a pozzi e trivelle? E se, oltre l’esiziale questione ambientale, ci sono sospetti e indagini che riguardano elementi di corruzione, diventa allora commendevole, dopo gli ipocriti apprezzamenti rivolti alla Laudato Sì e la condivisione dell’allarme lanciato da 135 Paesi sottoscrittori dell’accordo di Parigi, la difesa a tutto campo del sito petrolifero diTempa Rossa. E, nondimeno, di un emendamento, oggetto di una tempestiva e disonorevole comunicazione del ministro dello Sviluppo al fiduciario della Total.

Le attenzioni per il greggio italiano non rappresentano semplicemente un ‘caso Guidi’, come è stato frettolosamente catalogato dai media. C’è tutta una successione di eventi che dà il segno di una politica energetica del governo estranea agli interessi del paese, subalterna a vecchie logiche e interessi e contrapposta alla svolta invocata dalla crisi climatica in corso. Il passaggio da una strategia di conservazione, con un sistema centralizzato di produzione, ad un’alternativa energetica che conti sul risparmio, la micro-generazione e il coinvolgimento delle comunità locali, richiede discussione e democrazia. Solo se le si vuole evitare, si spiegano la disinvoltura con cui il referendum del 17 aprile è stato indetto in tempi impraticabili per un dibattito autentico; l’invito ai cittadini di disertare le urne; l’impedimento ai parlamentari, trattenuti a Roma anche la settimana ventura, di partecipare ad una campagna elettorale come auspica la Costituzione. ...continua la lettura

La transizione energetica in Italia: tra strategie di conservazione e comunità emergenti

Con una postilla sul referendum del 17 aprile 2016

a cura di Giovanni Carrosio

Siamo nel mezzo di una crisi energetica, forse la più importante nella storia dell’umanità. Faccio riferimento al concetto di crisi, così come è stato adoperato da Immanuel Wallerstein: una fase nella quale le contraddizioni interne al sistema energetico dominante non possono più essere risolte ristrutturando il sistema tale e quale, ma inducono ad un periodo di transizione caratterizzato da instabilità e oscillazioni sempre più estreme tra varie alternative possibili di uscita dalla crisi. Una fase nella quale il sistema è aperto a diverse soluzioni alternative, ognuna delle quali è intrinsecamente possibile: si fronteggiano progetti di egemonia differenti, alcuni con più possibilità di affermazione, perché sorretti da poteri ancora dominanti, altri più fragili, perché decisamente discontinui rispetto ad essi. Nei periodi di transizione, chi del sistema è parte, sia in una logica consociativa che antagonistica (movimenti sociali, forze politiche organizzate, gruppi di interesse economici, governi e istituzioni, cittadini e comunità locali) esercita un ruolo importante: in base alla composizione delle pressioni esercitate, il sistema prende un orientamento che con il tempo si fa dominante. I periodi di transizione possono essere anche molto lunghi, certamente caotici: il sistema oscilla in modo disordinato spinto da logiche contraddittorie, ma a un certo punto, il risultato delle pressioni diventa coerente e ci si ritrova collocati in un sistema energetico differente. Assai difficile prevedere quali saranno i caratteri peculiari del nuovo sistema, non siamo ancora in una fase matura della transizione, e per questo i movimenti sociali, le nuove eco-imprese e le comunità locali hanno ancora molte possibilità per orientarne la direzione. Ciò che dobbiamo fare è innanzitutto cercare di comprendere in modo analitico ciò che sta succedendo. È indispensabile uno sforzo di analisi per collocare le nostre scelte nel presente, affinché le cose prendano verosimilmente il corso che auspichiamo.

Le ragioni della crisi energetica

La crisi energetica prende forma per una serie di ragioni interne ed esterne al sistema: sono ragioni interne l’esaurimento delle risorse e la crescita della domanda globale di energia; sono invece fattori esterni il cambiamento climatico, la nascita di gruppi di pressione che orientano il proprio agire politico per modificare il sistema energetico, le lotte ambientali portate avanti dalle comunità contro i danni ambientali provocati da grandi impianti per la produzione di energia.

Proviamo ad approfondire i vari fattori citati. Il progressivo esaurimento delle risorse fossili è uno dei fattori predominanti della crisi: su di esso esistono proiezioni condivise, nonostante sia molto difficile fare delle previsioni. I paesi detentori delle risorse fossili tendono a minimizzare i dati che mostrano la scarsità di risorse, così come le grandi compagnie di estrazione. La maggior parte degli scienziati, tuttavia, concorda su proiezioni che ci vedono nel pieno del picco del petrolio, con conseguenze imprevedibili sulla scala temporale: è difficile prevedere quando vi saranno conseguenze irreversibili sui sistemi socio-politici e con quale velocità. L’andamento del prezzo del petrolio sarà un nodo cruciale di accelerazione o rallentamento della crisi energetica: controllarne le dinamiche significa anche governare la crisi. Esistono perciò forze organizzate che certamente hanno più potere di altre nell’orientare il sistema durante la transizione. Il secondo fattore, strettamente connesso al primo, è l’incremento dei consumi da parte dei paesi emergenti. Il fatto che Cina, India e Brasile abbiano sempre più bisogno di energia per dare gambe alla crescita economica, introduce un elemento di instabilità nel sistema energetico globale. Non solo le risorse fossili sono in esaurimento, ma il numero di pretendenti si allarga ed i consumi globali crescono vorticosamente. Le instabilità che si producono sono soprattutto di natura geopolitica, dovute alla contraddizione tra sicurezza energetica degli stati nazionali e contrazione delle risorse disponibili e alle conseguenti tensioni tra stati per l’accaparramento di nuovi giacimenti. I recenti accadimenti in Ucraina ci mostrano con forza come la competizione per le risorse produca conseguenze geopolitiche incontrollabili. E le drammatiche tensioni che continuano a generarsi a partire dal Medio-Oriente, con l’avanzata del terrorismo di Daesh che si sorregge su un’economia petro-terroristica, ci ricordano come il legame tra consumatori occidentali di energia e padroni dei pozzi sia fatto di intrecci che producono commistioni e zone d’ombra tra apocalittiche categorie etiche come quella del Bene e del Male.

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Trivelle, il ricatto occupazionale vale solo in parte

Mentre vengono diffusi infondati equivoci sulla perdita di posti di lavoro nel caso si limitassero le licenze per le trivelle in mare, sembra passare sotto silenzio un caso, questo sì clamoroso, di durissima discriminazione verso i lavoratori del settore della distribuzione del gas. Ah, questa informazione per cui a volte anch’io su questo blog sono da alcuni incolpato di parzialità! Essendoci nel referendum di mezzo gli interessi delle lobby fossili (e del governo che le blandisce), la questione occupazionale viene brandita come il nodo della questione, dopo che in una infinità di casi la si era ritenuta il prezzo del progresso.

Eppure, nel caso delle perforazioni in mare i danni ambientali, gli effetti climatici e la facile sostituzione di posti di lavoro con impieghi nel settore delle rinnovabili, del turismo, della fruizione delle bellezze paesaggistiche e culturali suggeriscono una alternativa realizzabile e vantaggiosa. Invece, ancor prima degli addetti all’estrazione in mare, i quasi 50 mila lavoratori della distribuzione locale del gas rischiano di pagare cara la liberalizzazione del settore, voluta dal cosiddetto decreto Letta del 2000 (dal nome dell’allora ministro dell’Industria del governo D’Alema, un giovane Enrico Letta) e oggi accelerata dal governo in carica e dalla raffica di decreti ad essa dedicati.

Oggi siamo alla vigilia (più volte rimandata) delle gare per la distribuzione del metano a livello di ATEM (Ambiti Territoriali, corrispondenti ad aggregazioni di Comuni), che porteranno nelle casse degli enti locali svariati milioni di euro, ossigeno per le sempre più povere casse pubbliche, massacrate dal patto di stabilità.

Ma a pagarne le conseguenze saranno i lavoratori, con la perdita dei loro diritti e dei loro soldi. Un decreto del 2011 (sulla cosiddetta “clausola sociale”) prevede che i dipendenti interessati dovranno cambiare casacca, passando dal gestore uscente alla società che si aggiudicherà la gara. Ma lo faranno a loro spese. Infatti i lavoratori rischiano di essere ri-assunti senza l’art. 18 (come prevede il “Jobs-act”) come se fossero nuovi assunti, pur mantenendo solo dal punto di vista salariale la salvaguardia delle condizioni economiche individuali in godimento” anche rispetto “all’anzianità di servizio”: lavoratori con alle spalle finanche 40 anni di servizio, trattati come neo-assunti, senza diritti e senza tutele.

Non basta: i dipendenti più anziani che passeranno dalla previdenza pubblica (Inpdap) a quella privata (Inps), rischiano di dover pagare la ricongiunzione onerosa della loro pensione (come ha previsto un decreto del 2010 dell’allora Ministro Tremonti), per cifre che possono superare, nel caso di una anzianità di qualche decennio i 100 mila euro! In pratica, lavoratori che, dopo aver pagato per 35 o 40 anni i contributi previdenziali per intero, dovranno farsi un mutuo per poter andare in pensione!

Ad oggi in Italia vi sono 2 situazioni che già rientrano in questo assurdo scenario: una a Prato in Toscana, con 42 lavoratori passati lo scorso settembre dal gestore uscente Estra a Toscana Energia;una ancora in corsa a Como con 34 lavoratori interessati dal passaggio dalla ex municipalizzata locale al gruppo nazionale “2i Rete Gas”. Ma, come detto, nei prossimi mesi saranno quasi tutti i 50 mila lavoratori del settore a rischiare i loro diritti e il loro patrimonio. Questo finché il Governo e il Parlamento non troveranno il modo di mettere una toppa a questa situazione paradossale. Ovviamente il sindacato, preoccupato dei posti di lavoro al largo delle coste affronterà questa assurda vessazione nei confronti dei dipendenti passata finora sotto silenzio.

La politica delle liberalizzazioni rischia, come sempre, di far guadagnare la finanza, togliendo però diritti e patrimonio alla parte più debole.

3/03 – Laudato sì e Cop21. Tra il dire e il…decarbonizzare

Un bilancio dopo il messaggio dell’Enciclica e le conclusioni della conferenza di Parigi

Giovedì 3 Marzo 2016 – dalle 18 alle 21

Centro Culturale San Fedele P.za San Fedele – via Hoepli, 3/b – MILANO

Solo una fiammata profetica e uno sgravio di coscienza dei governanti? O l’avvio di una svolta irreversibile nel produrre consumare, amministrare?

PROGRAMMA

Ore 17.45 – Accoglienza e distribuzione materiale

Ore 18.00 – Discussione

Un impegno popolare per un’ecologia integrale

Don Virginio Colmegna, Casa della carità

 

Luci e ombre da Parigi

Stefano Caserini, Politecnico di Milano

 

L’esperienza locale e le sue criticità

Fulvio Fagiani, già presidente Agenda 21 Laghi

Decarbonizzare la Lombardia: soggetti e scelte

Debora Rizzuto, consulente energia

Interviene un esponente del Comitato per il Sì al Referendum Trivelle

Ore 19.30 – Tavola Rotonda

Quanto manca a mezzanotte? Che fare?

con

Massimo Scalia, facolta Scienze di Roma

Antonio Pizzinato , già Segr. Gen CGIL

Giovanni Pivetta, HabitaMi

Pierattilio Superchi, direttore ANCI Lombardia

Alfredo Somoza, presidente ICEI>/p>

coordina

Mario Agostinelli Energiafelice

Programma completo

La bolletta di domani – Approvata dall’Autorità la riforma delle tariffe elettriche

Articolo pubblicato su Energia Felice il 25 gennaio 2016 Approvata dall’Autorità la riforma delle tariffe elettriche Roberto Meregalli – 3 dicembre 2015<     Premessa: com’è fatta la nostra bolletta La spesa complessiva del cliente domestico per la fornitura di energia elettrica è composta da quattro parti principali:
  1. i servizi di vendita (dovrebbe essere la componente principale perché composta dal prezzo dell’energia più quello dei servizi di dispacciamento e commercializzazione);
  2. i servizi di rete (tariffe di trasmissione, distribuzione e misura);
  3. gli oneri generali di sistema (componenti tariffarie a copertura degli oneri derivanti dalla incentivazione delle fonti rinnovabili, dallo smantellamento degli impianti nucleari, dalla ricerca di sistema, dal bonus sociale, dalle agevolazioni per clienti industriali energivori e per i consumi ferroviari agevolati);
  4. le imposte (accise e IVA).
Una delle caratteristiche distintive dei corrispettivi della tariffa elettrica per i clienti domestici italiani è la progressività, ossia il costo per kWh aumenta all’aumentare dei kWh prelevati dalla rete elettrica. A partire dal 2007, questa progressività si è accentuata per le componenti tariffarie a copertura da una parte dei servizi di rete e degli oneri generali. Continua la lettura di La bolletta di domani

Voglia di guerra e Cop21: palle di fuoco e buchi nell’acqua

di Mario Agostinelli

Scrivo queste note in partenza per Parigi, dove si sta aprendo la Conferenza Mondiale sul clima (Cop 21). Come ricorda l’acronimo, si tratta della 21esima Conferenza sul clima e se ci aggiungiamo anche tutti i “meeting” preparatori di natura politica e tecnica, sono diverse centinaia gli incontri svolti ad oggi a livello internazionale (migliaia se ci aggiungiamo quelli a livello interregionale) per cercare di adottare una politica climatica che sia “compatibile” con la sopravvivenza della specie umana, almeno alle condizioni di cui una parte della popolazione terrestre beneficia già oggi e tenendo in mente i limiti fisici che dobbiamo porre alla nostra impronta ecologica.

L’atmosfera di creativa mobilitazione che sta accompagnando in tutto il mondo l’attenzione della società civile all’evento – la preparazione delle marce del 29 Novembre è stata laboriosa e diffusa anche territorialmente -, si scontra con i cupi bagliori che stanno attraversando la capitale parigina e con le immagini senza rumore delle bombe sganciate dai “raid notturni”. Vita di giorno – per quanto si riesce a sottrarla civilmente alla paura – coprifuoco, morte e distruzione di notte, in una dicotomia in cui i cittadini da una parte e gli stati “democratici” e le organizzazioni terroristiche dall’altra, accettano di fare due parti distinte: prendere il sonno necessario da un lato, proteggerlo o interromperlo per sempre dall’altro.

Così, non posso evitare la domanda se vi siano comuni interessi tra gli attacchi terroristici accaduti pochi giorni fa e un malaugurato (e prevedibile) fallimento della ventunesima conferenza delle parti, circoscritta a ben 14.000 delegati, isolati però dagli attivisti ed esponenti della società civile provenienti da tutto il mondo e ridotti nella presenza da un disincentivo all’accesso non dichiarato. ...continua la lettura

 

Appello al Governo sulla Strategia Energetica Nazionale

FIRMA L'APPELLO >>

Siamo un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di ricerca di Bologna. In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, sentiamo il dovere di esprimere la nostra opinione sulla crisi energetica e sul modo di uscirne.

Abbiamo quindi scritto al Presidente del Consiglio ed ai Ministri competenti una lettera aperta nella quale critichiamo la politica energetica del Governo e presentiamo proposte alternative.

Chiediamo ai colleghi delle Università e Centri di ricerca di altre sedi e a tutti i cittadini interessati di firmare questo appello nella apposita sezione (firma).

Definire le linee di indirizzo per una valida Strategia Energetica Nazionale è un problema complesso, che deve essere affrontato congiuntamente da almeno cinque prospettive diverse: scientifica, economica, sociale, ambientale e culturale. I punti fondamentali dai quali non si può prescindere sono i seguenti:

1) È necessario ridurre il consumo eccessivo e non razionale di energia. Sia i singoli cittadini che le aziende devono essere indotte  a consumare di meno, non solo per i vantaggi economici che ne derivano, ma anche perché il consumo di energia è collegato al consumo di materiali e alla produzione di rifiuti. L’obiettivo fondamentale della riduzione del consumo di energia deve essere perseguito mediante un aumento dell’efficienza energetica e, ancor più, con la creazione  di una cultura della parsimonia, principio di fondamentale importanza per vivere in un mondo che ha risorse limitate.

2) La fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile e ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti climatici che potrebbero avere, in alcuni casi, conseguenze catastrofiche. Ridurre il consumo dei combustibili fossili, che importiamo per il 90%,  significa anche ridurre la dipendenza energetica del nostro paese da altre nazioni e migliorare la bilancia dei pagamenti. ...continua la lettura

Il nuovo paradigma: trasformare l’economia per vivere nel tempo dei limiti

Il capitalismo ha avuto come sua ragion d’essere l’aumento continuo della crescita dell’economia. Anche il socialismo russo e quello cinese, all’insegna rispettivamente degli slogan “elettrificazione più soviet” e “non importa di che colore sia il gatto purché catturi il topo”, hanno perseguito una logica di aumento del Pil, scandita dagli obiettivi dei piani quinquennali.

Silvestrini

Ma il ventunesimo secolo porta con sé problemi nuovi, che esigono risposte differenti. La popolazione raggiungerà il suo massimo, alcune risorse come cibo, acqua, petrolio, diversi minerali, diventeranno sempre più difficili da ottenere. Ma, soprattutto, l’uomo dovrà fare i conti per la prima volta con un limite autoimposto, la necessità di contenere la produzione di gas climalteranti.

Se la storia passata ha visto la rovina di intere popolazioni di fronte a limiti mal gestiti (i Maya, i Vichinghi, gli abitanti dell’Isola di Pasqua, ecc.) (Diamond Jared, “Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere”, Einaudi 2005) nella storia recente molte difficoltà sono state superate grazie ad innovazioni sempre più sorprendenti ed efficaci. E c’è da aspettarsi che nei prossimi decenni le straordinarie potenzialità come descritte nel libro “2 °C“, dalla rivoluzione digitale a quella dell’uso delle risorse, contribuiranno ad affrontare le varie criticità. Salvo una, la concentrazione di gas climalteranti in atmosfera, che richiederà un approccio radicalmente nuovo. ...continua la lettura

a cura di Gianni Silvestrini