Tag: costituzione

L’appello di Arci, Anpi e CGIL per il NO al referendum

Alle cittadine e ai cittadini raccomandiamo un voto consapevole e responsabile.

Non si tratta di una legge ordinaria ma della Costituzione, la nostra Carta fondamentale.

Modifiche sbagliate e destinate a non funzionare, così come lo stravolgimento del sistema ideato dai Costituenti, avrebbero effetti imprevedibili e disastrosi per l’equilibrio dei poteri, per la rappresentanza, per l’esercizio della sovranità popolare, in sostanza per la stessa democrazia, che invece va rafforzata, potenziata e difesa con la piena attuazione della Costituzione repubblicana. 

Consapevolmente e responsabilmente, votate NO.

Carlo Smuraglia – Presidente nazionale ANPI
Susanna Camusso – Segretaria generale CGIL
Francesca Chiavacci – Presidente nazionale ARCI.

Roma, 1 dicembre 2016

L’editoriale di Francesca Chiavacci

Un flash mob e una festa per dire NO: giovedì 1 dicembre

Giovedì 1 dicembre alle 18.45 un flash mob in Piazza del Duomo in cui formeremo un grande NO “illuminante”.flashmob-no-piazza-duomo-1-12

festa-no-camera-del-lavoro-1-12 Alle 20.30 una festa per dire No al Referendum costituzionale nel Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro metropolitana di Milano in Corso di Porta Vittoria, 43.

Saluti di Massimo Bonini, Segretario Generale della Camera del Lavoro metropolitana di Milano.

Partecipano:  Roberto Cenati, Gianni Barbacetto, Salvatore Borsellino, Maria Agostina Cabiddu, Massimo Cortesi, Nando Dalla Chiesa, Stefano Innocenti, Moni Ovadia.

La musica di “Renato Franchi e l’orchestrina del suonatore Jones” e il coro ”Suoni e l’Anpi” faranno da contrappunto agli interventi dei relatori.

Difendiamo la Costituzione il 4 dicembre, vota No.

23 maggio: C’è chi dice no

cechidicenoResistere alla pubblicità ingannevole, al nuovismo spacciato per riforma, alla demagogia della falsa semplificazione, ai plebisciti ricattatori.
I governi passano, la Costituzione resta !
Lunedì 23 maggio 2016 alle ore 20,30 nel Salone Di Vittorio, Camera del Lavoro CGIL, Corso di Porta Vittoria 43, Milano, il Comitato metropolitano milanese aderente ai comitati nazionali per il NO alla “deforma” costituzionale imposta dal governo e per il SÌ all’abrogazione delle peggiori storture contenute nella legge elettorale vi invita a partecipare all’incontro con
GHERARDO COLOMBO editore – ex magistrato
ANTONIO LETTIERI presidente del Centro Internazionale Studi Sociali
ANTONIO PIZZINATO presidente onorario ANPI Lombardia
MASSIMO VILLONE costituzionalista – presidente del Comitato Referendum contro l’Italicum

Durante la serata si potrà firmare per i referendum.

Sei mai stato dentro un CIE? Giovedì alla Casa dei Diritti

I Cie (Centri di identificazione ed espulsione) sono luoghi di detenzione per persone che non hanno commesso crimini, ma che semplicemente hanno deciso di migrare. Non hanno subito alcun processo e non sanno quanto lunga sarà la loro detenzione.
I Cie sono luoghi di violenza, disperazione e umiliazione, tanto da portare le persone detenute a gesti estremi come cucirsi le labbra o peggio. I Cie sono una ferita al diritto di tutt* di non essere privat* della propria libertà senza un giusto processo (art 111 della Costituzione).
Questa lacerazione dello stato di diritto incrina la base della nostra società democratica e insulta la Costituzione.
Garantire i diritti dei/delle migranti è giusto in sè ed indispensabile per garantire i diritti di tutt*.
Diciamo no alla sospensione dello stato di diritto, chiudiamo immediatamente i Cie!

Giovedì 20 marzo ore 20.30
Casa dei Diritti di Via De Amicis, 10, Milano

INTERVENTI:
-I racconti di Mohamed e Zizo dentro un CIE
-Paolo Oddi, avvocato immigrazionista, esperto dell’ASGI (Associazione Giuridica Studi Immigrazione)
-Valeria Verdolini, associazione Antigone
-Proiezione del documentario “La vita che non CIE” con la partecipazione della regista Alexandra D’Onofrio.
-Esibizione dei Fandema (compagnia di Teatro dell’Oppresso)

La libertà personale è inviolabile

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
Articolo 13 della Costituzione

Il Coordinamento Nella stessa barca di Milano
per info stessabarcamilano@gmail.com
https://www.facebook.com/events/366099376861737
Nella Stessa Barca Milano
www.facebook.com/StessaBarcaMi

“A 65 anni è sempre la più bella”. Appuntamento al Corvetto venerdì 25 ottobre per parlare di Costituzione

repubblicaitalianaLa Costituzione della Repubblica Italiana a 65 anni è sempre la più bella. E’ proprio necessario stravolgerla?

Il coordinamento delle sezioni ANPI della zona 4 di Milano in collaborazione con AMIQUA – progettazione, realizzazione e gestione di attività volte al miglioramento della qualità della vita – promuove una iniziativa sulla Costituzione, per il giorno venerdì 25 ottobre alle ore 18,00 al circolo ARCI Corvetto in via Oglio 2 – Milano.

Intervengono:

Alessandro Pace – Professore emerito di Diritto Costituzionale presso l’Università Sapienza e Presidente dell’Associazione “Salviamo la Costituzione: aggiornarla, non demolirla”

Sandra Bonsanti – Presidente Associazione Libertà e Giustizia

Roberto Cenati – Presidente dell’ANPI Provinciale di Milano

La Costituzione e il suo popolo

arci in manifestazione«Sono molto felice. Non speravo di avere, raggiunta questa età, un’occasione così bella e vi ringrazio molto per essere giunto oggi a questo traguardo con voi. Non avrei pensato di condividere questo percorso con tante persone che hanno voluto essere qui oggi o che hanno contribuito alla riuscita di questa straordinaria giornata»: attesissimo e acclamato dalla piazza, che lo invoca più volte con cori e applausi, Stefano Rodotà conclude con un discorso schietto, essenziale e fortemente evocativo la grande manifestazione Costituzione: la via maestra, nata in difesa della Carta Costituzionale italiana, ma anche e soprattutto per rivendicare la sua applicazione.

Parlare di felicità potrebbe risultare quasi provocatorio, al termine di questa giornata, dopo aver ascoltato le voci sul palco e quelle della gente comune, giunta da tutta Italia per manifestare con tanti colori, dal blu della Via Maestra scelto per le magliette all’arcobaleno delle immancabili bandiere e sciarpe della pace al nero dei nastrini portati in segno di lutto per le centinaia di persone annegate solo pochi giorni fa nel Mediterraneo, con in mano stampe degli articoli della Costituzione, con i cartelli che urlano ‘Vergogna!’ per la strage di Lampedusa (sono quelli realizzati dall’Arci) e con altri altrettanto drammatici, come ‘Senza stipendio, senza pensione, senza lavoro’ del Coordinamento esodati.

Sono messaggi di indignazione, di rabbia, messaggi indirizzati al Governo e al Parlamento, che chiedono con forza che la Costituzione non sia più calpestata e umiliata: sono i messaggi di «tante persone diverse, che fanno cose diverse e continueranno a fare cose diverse – come spiega Maurizio Landini – sono sindacalisti, giuristi, esodati, studenti, lavoratori, disoccupati, migranti, che non avrei mai pensato potessero essere messe insieme da un unico documento», quello appunto lanciato dai cinque promotori (Rodotà, Zagrebelski, Carlassare, Ciotti e Landini) che ha dato il via a questo grande percorso culminato in piazza del Popolo il 12 ottobre. Un percorso che non si conclude qui, come ribadisce ancora una volta Landini: «Quello che ci unisce nella lotta quotidiana che facciamo tutti i giorni è la lotta per l’applicazione dei principi fondamentali della Costituzione. Non è la fine di un percorso, ma la tappa di un percorso che dobbiamo continuare nelle fabbriche, nelle scuole, nei territori».

Un percorso variegato che ha davvero messo insieme decine di associazioni, organizzazioni, movimenti, alcuni partiti e tantissimi singoli, nomi della cultura e dello spettacolo: ci sono gli studenti rappresentati da un’agguerrita Diana Armento della Rete della Conoscenza, secondo cui «l’università è oggi la più grande fabbrica di precarietà del nostro paese, e allora la Costituzione deve vivere anche e soprattutto a partire dalle lotte sociali in cui siamo quotidianamente impegnati con i nostri temi»; ci sono i migranti, difesi dalla nostra Edda Pando, che ricorda che «la Costituzione italiana è ora anche di quelle persone come me, uomini e donne che vivono in questo paese, dei nostri figli nati e cresciuti qua ma che non sono considerati italiani. Noi la Costituzione l’abbiamo fatta nostra».

Ci sono i cattolici, fortemente rappresentati dall’appassionato don Luigi Ciotti, che, «tenendo come punti di riferimento il Vangelo e la Costituzione e figure come Don Gallo, che sicuramente sarebbe stato in piazza con noi oggi, e don Tonino Bello, il prete dei poveri e degli ultimi, devono operare con impegno e coerenza, perché la nostra Costituzione diventi carne, vita». Un altro messaggio però lo rivolge a tutti: «Siate eretici, perché l’eretico è una persona che sa scegliere, che sa esprimere in modo civile un giudizio autonomo, eretico è chi ama la ricerca della verità e che concepisce la verità sempre come ricerca e mai come possesso».

E ancora, c’è il messaggio di Sandro Plano, presidente della comunità montana Valle di Susa e Val Sangone, c’è l’appello di Melting Pot per l’apertura immediata di corridoi umanitari, c’è la citazione dell’indimenticabile capo dello Stato Sandro Pertini che amava ricordare che «dietro ogni articolo della carta stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza; quindi la Costituzione è una nostra conquista, che dobbiamo difendere a tutti i costi».

Insomma, una vera e propria «coalizione dei vincenti» come l’ha definita Rodotà, capace di mettere assieme tutte quelle battaglie che hanno avuto successo nel nome della Costituzione: dal referendum sull’acqua pubblica a quello comunale sulla scuola di Bologna, dall’assunzione delle maestre precarie a Napoli in violazione del patto di stabilità alla sentenza della Consulta sui rappresentanti sindacali della Fiom. E quelle ancora da combattere, come racconta Landini dopo aver parlato con un detenuto nel carcere romano di Rebibbia, che gli ha detto: «Anziché spendere soldi per costruire nuove carceri, li spendano per insegnarmi un lavoro e reinserirmi nella società. Un buon modo per attuare un articolo della Costituzione».

E allora anche la felicità evocata da Rodotà piace, perché lancia un messaggio di speranza e di volontà di continuare in questo impegno comune: «Non fermiamoci qui, c’è bisogno di tutti voi». Si continua subito, proprio in questi giorni, con un nuovo appello dei cinque promotori indirizzato ai senatori sulla revisione dell’art. 138 della Carta.

I video con tutti gli interventi dal palco sono su www.costituzioneviamaestra.it

Ortensia Ferrara

La Costituzione “via maestra” di un’Italia civile e democratica. Partecipiamo alla manifestazione del 12 ottobre

costituzione-via-maestra-12-ottobre

Arci organizza un pullman per raggiungere Roma da Milano e partecipare alla manifestazione: 25€ il costo del biglietto che prevede andata da Milano (ore 5.30) e ritorno (entro le ore 24).

Per info e prenotazioni: telefonare allo 02.541781 la mattina dalle 9.30 alle 13.

 

Giovane, nuova, da riscoprire e da attuare: è la descrizione, di certo originale ma molto efficace, della Costituzione italiana, fatta da Sandra Bonsanti durante la conferenza stampa di lancio della manifestazione ‘Costituzione. La via maestra’ che si svolgerà a Roma il prossimo 12 ottobre. Proprio per la difesa e l’attuazione della Costituzione è stato concepito l’appello La via maestra – promosso da Lorenza Carlassare, Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky. È online il sito www.costituzioneviamaestra.it che raccoglie tutte le informazioni utili.

La manifestazione si svolgerà a Roma sabato 12 ottobre. Un corteo partirà alle 14 da Piazza della Repubblica per raggiungere Piazza del Popolo dove, alle 15.30, inizieranno gli interventi dal palco.

Arci organizza un pullman per raggiungere Roma da Milano e partecipare alla manifestazione: 25€ il costo del biglietto che prevede andata da Milano (ore 5.30) e ritorno (entro le ore 24).

Per info e prenotazioni: telefonare allo 02.541781 la mattina dalle 9.30 alle 13.

 

STEFANO RODOTA’ presenta la manifestazione del 12 ottobre all’Huffington Post

 

Riportiamo di seguito  l’intervento d’apertura del Presidente del Consiglio Comunale Basilio Rizzo all’assemblea pubblica dell’1 ottobre scorso, assemblea dedicata ai temi della revisione costituzionale e in preparazione della manifestazione nazionale in programma il 12 ottobre.

“Quando abbiamo deciso di trovarci insieme, questa sera, avevamo ben presente il momento difficile che il nostro paese sta attraversando.
L’appello che ci ha portato qui chiede infatti a tutti noi di impegnarci per portare l’Italia a voltare pagina, a ritrovare un futuro di speranza, di giustizia sociale, di onore per tutti nelle sue radici migliori -i valori della Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza.
Tuttavia quanto è accaduto, nelle ultime giornate da sabato in poi, ci propone una realtà ancora più drammatica di quella che abbiamo immaginato.
Sono confermate in pieno le ragioni dell’appello per la manifestazione di Roma. Anzi si impone una ancora maggiore determinazione nella mobilitazione, nella richiesta di una via “maestra” dalla quale non si può prescindere e che non prevede alcuna variante di collaborazione con chi è nemico della Costituzione, dei suoi principi, dell’Italia civile e democratica. Siamo molto orgogliosi che questa Assemblea si svolga qui a Palazzo Marino”.

In difesa della Costituzione: domani assemblea pubblica in Sala Alessi

costituzione-via-maestra-12-ottobreAspettando la manifestazione nazionale prevista il 12 ottobre prossimo assemblea cittadina domani a Palazzo Marino con Maurizio Landini e Lorenza Carlassare, promotori dell’appello “La Via Maestra”

Martedì primo ottobre alle ore 18 a Palazzo Marino sala Alessi si terrà un’assemblea pubblica sui temi della revisione della Costituzione.

Interverranno Lorenza Carlassare e Maurizio Landini firmatari insieme a don Ciotti, Rodotà e Zagrebelsky del manifesto “Costituzione: la via maestra” che ha lanciato la mobilitazione del 12 ottobre a Roma contro le modalità e le proposte del Governo per una riforma della Carta.

Il Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue ha bisogno della Costituzione! Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione; per noi la difesa della costituzione non è la difesa d’un passato ma un programma per un futuro da costruire.

Insieme a LORENZA CARLASSARE e MAURIZIO LANDINI interverranno nel dibattito fra gli altri DON GINO RIGOLDI e MONI OVADIA.

Presiede BASILIO RIZZO

Martedì 1 ottobre 2013
ore 18

Sala Alessi, Palazzo Marino

Piazza della Scala, 2 Milano

Ecco il testo dell’appello che ha convocato l’assemblea dell’8 settembre da cui scaturisce il percorso di mobilitazione per la difesa e l’applicazione della Costituzione.
 
1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione. La dignità delle persone, la giustizia sociale e la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, la legalità e l’abolizione dei privilegi, l’equità nella distribuzione dei pesi e dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la speranza di libertà, lavoro e cultura per le giovani generazioni, la giustizia e la democrazia in Europa, la pace: questo sta nella Costituzione. La difesa della Costituzione non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbi amo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?
Invece, si è fatta strada, non per caso e non innocentemente, l’idea che questa Costituzione sia superata; che essa impedisca l’ammodernamento del nostro Paese; che i diritti individuali e collettivi siano un freno allo sviluppo economico; che la solidarietà sia parola vuota; che i drammi e la disperazione di individui e famiglie siano un prezzo inevitabile da pagare; che la partecipazione politica e il Parlamento siano ostacoli; che il governo debba essere solo efficienza della politica economica al servizio degli investitori; che la vera costituzione sia, dunque, un’altra: sia il Diktat dei mercati al quale tutto il resto deve subordinarsi. In una parola: s’è fatta strada l’idea che la democrazia abbia fatto il suo tempo e che si sia ormai in un tempo post-democratico: il tempo della sostituzione del governo della “tecnica” economico-finanziaria al governo della “politica” democratica. Così, si spiegano le “ineludibili riforme” – come sono state definite –, ineludibili per passare da una costituzione all’altra.
La difesa della Costituzione è dunque innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. È un impegno, al tempo stesso, culturale e politico che richiede sia messa in chiaro la natura della posta in gioco e che si riuniscano quante più forze è possibile raggiungere e mobilitare. Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.

2. Eppure, per quanto si sia fatto per espungerla dal discorso politico ufficiale, nel quale la si evocava solo per la volontà di cambiarla, la Costituzione in questi anni è stata ben viva. Oggi, ci accorgiamo dell’attualità di quell’articolo 1 della Costituzione che pone il lavoro alla base, a fondamento della democrazia: un articolo a lungo svalutato o sbeffeggiato come espressione di vuota ideologia. Oggi, riscopriamo il valore dell’uguaglianza, come esigenza di giustizia e forza di coesione sociale, secondo la proclamazione dell’art. 3 della Costituzione: un articolo a lungo considerato un’anticaglia e sostituito dall’elogio della disuguaglianza e dell’illimitata competizione nella scala sociale. Oggi, la dignità della persona e l’inviolabilità dei suoi diritti fondamentali, proclamate dall’art. 2 della Costituzione, rappresentano la difesa contro la mercificazione della vita degli esseri umani, secondo le “naturali” leggi del mercato. Oggi, il dovere tributario e l’equità fiscale, secondo il criterio della progressività alla partecipazione alle spese pubbliche, proclamato dall’art. 53 della Costituzione, si dimostra essere un caposaldo essenziale d’ogni possibile legame di cittadinanza, dopo tanti anni di tolleranza, se non addirittura di giustificazione ed elogio, dell’evasione fiscale. Ecco, con qualche esempio, che cosa è l’idea di società giusta che la Costituzione ci indica.
Negli ultimi anni, la difesa di diritti essenziali, come quelli alla gestione dei beni comuni, alla garanzia dei diritti sindacali, alla protezione della maternità, all’autodeterminazione delle persone nei momenti critici dell’esistenza, è avvenuta in nome della Costituzione, più nelle aule dei tribunali che in quelle parlamentari; più nelle mobilitazioni popolari che nelle iniziative legislative e di governo. Anzi, possiamo costatare che la Costituzione, quanto più la si è ignorata in alto, tanto più è divenuta punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni nella società civile. Tra i più giovani, i discorsi di politica suonano sempre più freddi; i discorsi di Costituzione, sempre più caldi, come bene sanno coloro che frequentano le aule scolastiche. Nel nome della Costit uzione, ci si accorge che è possibile parlare e intendersi politicamente in un senso più ampio, più elevato e lungimirante di quanto non si faccia abitualmente nel linguaggio della politica d’ogni giorno.
In breve: mentre lo spazio pubblico ufficiale si perdeva in un gioco di potere sempre più insensato e si svuotava di senso costituzionale, ad esso è venuto affiancandosi uno spazio pubblico informale più largo, occupato da forze spontanee. Strade e piazze hanno offerto straordinarie opportunità d’incontro e di riconoscimento reciproco. Devono continuare ad esserlo, perché lì la novità politica ha assunto forza e capacità di comunicazione; lì si sono superati, per qualche momento, l’isolamento e la solitudine; lì si è immaginata una società diversa. Lì, la parola della Costituzione è risuonata del tutto naturalmente.

3. C’è dunque una grande forza politica e civile, latente nella nostra società. La sua caratteristica è stata, finora la sua dispersione in tanti rivoli e momenti che non ha consentito di farsi valere come avrebbe potuto, sulle politiche ufficiali. Si pone oggi con urgenza, tanto maggiore quanto più procede il tentativo di cambiare la Costituzione in senso meramente efficientistico-aziendalistico (il presidenzialismo è la punta dell’iceberg!), l’esigenza di raccogliere, coordinare e potenziare il bisogno e la volontà di Costituzione che sono diffusi, consapevolmente e, spesso, inconsapevolmente, nel nostro Paese, alle prese con la crisi politica ed economica e con la devastazione sociale che ne consegue.
 Anche noi abbiamo le nostre “ineludibili riforme”. Ma, sono quelle che servono per attuare la Costituzione, non per cambiarla.

alcuni promotori di Milano:
 
AGNOLETTO VITTORIO
ARCHINTO ROSELLINA
BASSO PIERO
BECCALLI BIANCA
BENTIVEGNA PAOLA
BERENGO GARDIN GIANNI
BIAGI BICE
BIORCIO ROBERTO
CALAMIDA FRANCO
CERETTI ADOLFO
COLOMBO GHERARDO
COLOMBO GIOVANNI
COSTA LELLA
DALLA CHIESA NANDO
DE MONTICELLI ROBERTA
DETTONI PARISINA
FO DARIO
GANDUS NICOLETTA
LARENO ANTONIO
LERNER GAD
LIPPARINI FLORIANA
MANDREOLI CORRADO
MICULAN ANNA
MOLINARI EMILIO
OVADIA MONI
PACIOTTI ELENA
PARASSOLE DIEGO
PATTI EMANUELE
PICCARDI SILVANO
PROCACCI GIOVANNA
RIZZO BASILIO
SCIANCATI MARIA
SCIPIONI MARCELLO
SHAPIRO SHEL
SPINA CATERINA
STAJANO CORRADO
TURONE GIULIANO
VECA SALVATORE
VIALE GUIDO
WINKLER MATTEO

Associazioni promotrici

libertà e giustizia, fiom cgil Milano, arci Milano, gruppo abele,  lavoro società area programmatica cgil milano, emergency, comitato milanese acqua, flc-cgil milano, nonunodimeno, punto rosso, associazione giuristi democratici, adesso basta!, rete della conoscenza, libera cittadinanza, prendiamo la parola

NO AL RADUNO NEONAZISTA DEL 12-14 SETTEMBRE 2013. Mobilitazione ANPI Regionale e ANPI Provinciale di Milano

resistenza-fonte-webL’ANPI Lombardia e l’ANPI Provinciale di Milano esprimono la propria profonda indignazione e la propria ferma condanna per il raduno neonazista promosso da Forza Nuova nel comasco, per il quale ribadiscono la richiesta di divieto.

A tale raduno parteciperanno formazioni che si caratterizzano per la loro carica antisemita, xenofoba e razzista, provenienti dal tutta Europa.
Il raduno si pone in aperto contrasto con i principi e i valori sanciti dalla Costituzione Repubblicana nata della Resistenza di cui quest’anno ricorre il settantesimo anniversario e con le leggi Scelba e Mancino.

Oggi più che mai la Memoria è necessaria ed è necessario tenere presente che la minaccia costituita dalle formazioni neonaziste, dall’antisemitismo e da ogni forma di razzismo e discriminazione è ancora viva. Va combattuta con il coraggio civile, con l’impegno, con una controffensiva ideale, culturale e storica.

Chiamiamo gli antifascisti, i democratici, i cittadini e tutte le forze politiche e sociali che si richiamano ai valori e ai principi della Costituzione Repubblicana, ad una grande, unitaria e democratica manifestazione antifascista che avrà luogo GIOVEDI 12 SETTEMBRE dalle ore 18 alle ore 21 a Como davanti al monumento dedicato alla Resistenza Europea in viale Mafalda di Savoia.

Roberto Cenati Presidente ANPI Provinciale di Milano

 

Ritrovo e partenza:
Giovedì 12 settembre da Milano alle ore 16,00 dai Bastioni di Porta Nuova angolo Melchiorre Gioia – nelle vicinanze della sede dell’ANPI in via San Marco, 49;

Si raccomanda di telefonare all’ANPI Provinciale per la prenotazione ai seguenti numeri di telefono: 0276023372 – 0276023373 oppure mandare una e-mail di conferma dei posti a: anpi.milano@tiscali .it

Arrivo:
Como in viale Mafalda di Savoia – davanti al Monumento alla Resistenza Europea.

Partenza prevista da Como:
ore 21,30 per Milano con arrivo ai Bastioni di Porta Nuova angolo Melchiorre Gioia.

Azzariti: Questa riforma, se avrà successo, finirà per travolgere l’intera Costituzione

costituzione_interna-nuovaLa Camera dei Deputati ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall’articolo 138, che fa saltare la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione. Non si tratta di un intervento di “manutenzione” ma di una riscrittura radicale della nostra Carta fondamentale non consentita dalla Costituzione, aperta all’arbitrio delle contingenti maggioranze parlamentari.

A questo proposito pubblichiamo il contributo del Prof. Gaetano Azzariti, Ordinario di Diritto Costituzionale presso La Sapienza di Roma

“Correggere una costituzione non è impresa minore del costruirla per la prima volta”.

La saggezza bi-millenaria di Aristotele non trova ascolto nell’Italia delle larghe intese. Dominato dall’ossessione del tempo, l’intero processo di riforma della nostra costituzione (da completarsi entro 18 mesi o cade il governo) appare destinato a sprofondare nel vuoto e mostra di non saper affrontare con un’adeguata cultura istituzionale la complessità di un’opera di revisione del testo che si pone alla base della convivenza sociale e politica del paese. Tutto ciò che può far perder tempo – il dialogo, il dubbio, la meditazione e il confronto delle idee – è considerato un ostacolo da evitare. Ma la fretta e l’improvvisazione è proprio ciò che i nostri costituenti hanno voluto scongiurare.

La pausa di tre mesi tra una deliberazione e l’altra per dar modo ai parlamentari di riflettere e approfondire i singoli temi, le maggioranze qualificate e lo sforzo di coinvolgere il più ampio numero di forze politiche oltre la maggioranza semplice del governo, il referendum di natura oppositiva come strumento ultimo di verifica dell’effettivo consenso alla revisione operata dai nostri rappresentanti sono il cuore delle garanzie costituzionali sulla revisione, scritte in modo chiaro all’articolo 138.

Non solo, anche la previsione (definita all’art. 72, nel combinato disposto tra 2˚ e 4˚ comma) che impone per i disegni di legge in materia costituzionale la «procedura normale» di esame e approvazione, escludendo che si possa adottare il procedimento abbreviato previsto per i casi in cui sia dichiarata l’urgenza, segnala come la discussione sulla costituzione e le sue modifiche non possa essere piegata alla contingenza del momento o alle necessità della politica. Eppure, il governo di larghe intese con il passo del bulldozer spiana la strada alla riforma, costringendo il parlamento ad approvare tutto e subito.

Ha iniziato presentando direttamente il ddl costituzionale che impone una procedura straordinaria per l’approvazione delle riforme costituzionali. Con una disinvoltura che lascia sgomenti, non solo si accinge a derogare alle garanzie procedurali previste dalla nostra costituzione (all’articolo 138), ma per di più impone i modi e le forme del dibattito parlamentare. Strozzandone i tempi. Ottenuta la procedura d’urgenza al Senato (in barba all’articolo 72 cost.) è riuscito, con il contributo attivo di tutti i partiti delle larghe intese, a smaltire la discussione e la votazione sugli emendamenti nello spazio di una giornata. Nel modo più semplice: non prendendoli in considerazione.

Alcune modifiche, strettamente concordate dalla maggioranza (e solo da questa) sono state introdotte. Ma non per migliorare il testo, semplicemente per irrigidire i lavori del Comitato parlamentare che dovrà esaminare i progetti di legge costituzionali o per ridistribuire i tempi dell’implacabile crono-programma prestabilito. Solo in un caso la modifica introdotta appare significativa, ed è indicativa dello stato di confusione nel quale versano gli affrettati fautori della riscrittura del testo della costituzione. In modo assai sprovveduto, inizialmente, il governo aveva indicato le materie su cui si sarebbe dovuti intervenire: forma di Stato, forma di governo, bicameralismo e, da ultimo, in coerenza con le revisioni adottate, la legge ordinaria di riforma dei sistemi elettorali. L’illusione era di poter così circoscrivere la portata delle modifiche costituzionali.

È stato sufficiente che qualcuno (Donato Bruno del Pdl) notasse come la materia della giustizia non potesse venire esclusa nel caso si giungesse al mutamento della forma di governo, che, d’improvviso, s’è aperto il vaso di pandora. La riscrittura di così ampie parti della costituzione non può, infatti, che comportare la ridefinizione di tutti gli equilibri tra i poteri. Ed ecco allora che si è ammesso quanto era già evidente agli occhi dei più attenti osservatori: questa riforma, se avrà successo, non si limiterà a riscrivere parti ma finirà per travolgere l’intera costituzione. Dal fondo degli abissi già si ode l’urlo terribile e drammatico (come lo definiva Carl Schmitt) del potere costituente. La breccia dalla quale riuscirà a imporsi è stata individuata: l’articolo 2, comma 1 bis.

Un «piccolo» emendamento – presentato come una sconfitta delle pretese del centrodestra sulla giustizia e una vittoria del centrosinistra – che ammette modifiche di ogni parte della costituzione purché «strettamente connesse» alle materie espressamente indicate. Se si fosse letto qualche libro e si avesse avuto il tempo per soffermarsi un poco a meditare sarebbe apparso evidente quel che va ripetendo dall’inizio del secolo scorso la dottrina costituzionale e che qualunque revisore della costituzione dovrebbe sapere. Tutta la nostra costituzione è «strettamente connessa», svolgendo un ruolo essenzialmente di integrazione sociale e politica, definendo un «sistema ordinato» di principi tra loro tutti collegati.

È questa, in fondo, la ragione per la quale si dovrebbero proporre solo modifiche puntuali su argomenti specifici. Ogni volta invece che si è passati dalla «revisione costituzionale» (art. 138) alla «grande riforma» in deroga s’è finito per stravolgere il sistema costituzionale costituito. Ma evidentemente nella fretta ci si è distratti. Ed eccoci ad un passo dal baratro del potere costituente. Grande appare, inoltre, la disattenzione per il complesso delle garanzie e delle regole che dovrebbe sovraintendere l’opera del revisore costituzionale. Tutto viene sacrificato in nome dell’unica norma fondamentale che deve essere osservata: la «legge» del rispetto dei tempi. Basta qui un solo esempio, ma che sembra assai eloquente.

La cavalcata che dovrebbe portare al nuovo assetto costituzionale non prevede nessuna possibilità di ripensamento, stravolgendo così l’intero impianto della revisione costituzionale indicata all’articolo 138. Vengono, infatti, mantenute le quattro deliberazioni formali dinanzi alle Camere, sebbene se ne accorcino drasticamente i tempi. Quel che è più grave, però, è che questi passaggi sono resi del tutto inutili. Infatti, dovendo rispettare i 18 mesi a disposizione, è evidente che non si potrà cambiar nulla di quanto deciso nella Camera che delibera per prima.

Se l’altro ramo del parlamento esercitasse i suoi poteri costituzionali e modificasse i progetti che gli vengono sottoposti si dovrebbe ricominciare da capo. E il crono-programma salterebbe. Per non dire della seconda lettura, la quale non potrà che limitarsi a una mera ratifica formale di quanto deciso 45 giorni prima. Un parlamento sotto ricatto: se esercita le sue prerogative salta il governo che – come ha minacciato il presidente del consiglio nel discorso di insediamento davanti alle Camere – non dovrebbe avere «esitazioni a trarne immediatamente le conseguenze».

C’è da sperare che il nostro parlamento alzi la testa e faccia valere la propria dignità, e con essa la superiore legalità costituzionale.