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I 40 anni della legge 194: una conquista di civiltà da salvaguardare

di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Dalla Polonia, dove in questi giorni migliaia di donne stanno manifestando nelle piazze, all’America di Trump la libertà di scelta sull’aborto è sotto attacco. E anche per questo è giusto oggi, a quarant’anni dall’approvazione della legge 194,  ricordare quella data. Anche per ribadire come in quella seconda metà degli anni 70 non ci furono solo terrorismo e violenze, ma anche conquiste di civiltà, frutto dell’iniziativa politica del movimento delle donne,  che seppe imporre nella società italiana questo  tema, insieme a tutti coloro che si battevano per la laicità dello Stato. Prima che venisse approvata questa legge, l’aborto era considerato un delitto contro la salute e  l’integrità della stirpe, punito severamente. Eppure centinaia di migliaia di donne, anche cattoliche,  lo praticavano clandestinamente, in condizioni sanitarie pessime, rischiando la vita, mentre molti medici si arricchivano. Abrogando il reato d’aborto, il fenomeno emerse dalla clandestinità e, anche se all’interno di rigide procedure e in nome della tutela della salute psicofisica della donna, anziché della sua libertà di autodeterminazione (come chiedeva il movimento femminista),   la legge   stabilì che comunque spettasse alla donna la decisione finale su questa scelta. All’art.9 la legge prevede la possibilità per il personale sanitario di dichiararsi obiettore di coscienza, e già 40 anni fa fu chiaro quanto sarebbe stato necessario vigilare perché l’obiezione non fosse usata come strumento per boicottarla. Nacquero così i Comitati per l’applicazione della 194, che videro il protagonismo di donne, associazioni, medici, operatori sanitari.

Nel 1981 la legge venne anche sottoposta a due referendum, di segno opposto, e ne uscì indenne. Stiamo parlando di un provvedimento che indubbiamente ha raggiunto con successo il suo obiettivo: in questi quarant’anni le interruzioni volontarie di gravidanza sono diminuite del 40%, sono praticamente scomparse le morti per aborto, il profilo sociale delle donne e delle coppie italiane è molto cambiato. Ma la sua applicazione sta diventando sempre più difficile, perché l’obiezione di coscienza, che sarebbe dovuta essere un fatto straordinario, è aumentata in maniera enorme, raggiungendo percentuali del 90% dei medici in alcune regioni. Tra il 2005 e il 2014 si è registrato un aumento dal 59% al 71% per i medici e quasi il 50% per gli anestesisti. Questo fa sì che i pochi medici non obiettori in alcune strutture siano costretti ad occuparsi per tutta la loro carriera professionale quasi esclusivamente di aborti, mentre le pratiche di IVG non sono contemplate dai programmi di specializzazione dei ginecologi. C’è allora da chiedersi come mai, mentre il numero di aborti è in costante calo, il personale medico accampi sempre più spesso problemi di coscienza. C’è chi ha parlato di una sorta di ‘agonia’ della legge 194. Siamo certamente di fronte a un arretramento della responsabilità pubblica nella tutela di un diritto, quello alla salute,  garantito dalla Costituzione.

Assistiamo  a una discussione pubblica (basti pensare a quella sulla legge sulla procreazione assistita) che sempre di più vuole imporre morali e modelli, riaffermare il controllo sul corpo femminile, restringere la libertà delle donne. Noi non ci stiamo e continueremo a batterci per la piena applicazione di una legge che resta ancora oggi una grande conquista di civiltà.

 

Agevolazione iva per i concerti: hurrà!

“Grande soddisfazione per l’inserimento nella Legge di Bilancio dell’agevolazione iva per i concerti e altre forme di spettacolo dal vivo”

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, Presidente Nazionale Arci

 

Siamo davvero molto soddisfatti che nel testo della Legge di Bilancio per il 2018 sia previsto  un adeguamento dell’iva al 10% per gli spettacoli dal vivo presi nel loro complesso.
E’ un segnale importante di attenzione del Governo verso un ambito, quello della musica e dello spettacolo dal vivo, che rappresenta un settore in grande evoluzione ed ha bisogno di chiarezza e semplificazione legislativa. Il lavoro fatto con molti parlamentari, il Forum del Terzo Settore ed altre organizzazioni del settore soprattutto in occasione della risoluzione 47 approvata dalla commissione Cultura del Senato nel 2015 sull’Affare assegnato Musica, ha finalmente trovato approdo nelle norme a sostegno della cultura previste nel testo in esame al Senato. In questi giorni siamo anche impegnati nel promuovere maggiore sostegno alle famiglie per l’accesso alla formazione musicale dei giovani fino ai 18 anni.

Per questo abbiamo lanciato una petizione dal titolo “Ding Dong” su change.org che chiede al Governo la possibilità di detrarre dai redditi una parte dei costi dei corsi di musica. Hanno già aderito più di 10.000 persone.

 

Roma, 3 novembre 2017

La Presidenza nazionale dell’Arci aderisce allo sciopero della fame per l’approvazione dello ius soli

La Presidenza nazionale dell’Arci aderisce allo sciopero della fame per l’approvazione dello ius soli

La Presidenza nazionale dell’Arci parteciperà allo sciopero della fame per l’approvazione dello ius soli, raccogliendo la proposta di centinaia di insegnanti a cui hanno già aderito molti parlamentari e lo stesso ministro Del Rio.

Inizieranno domani la presidente nazionale Francesca Chiavacci e il vicepresidente Filippo Miraglia, e, a staffetta, tutti gli altri componenti della presidenza nazionale dell’associazione.

L’Arci sarà anche presente, insieme all’Italia sono anch’io e al movimento #italiani senza cittadinanza alla manifestazione promossa per il pomeriggio del 13 ottobre in Piazza Montecitorio.  Con gli insegnanti, gli alunni e i loro genitori animeremo la piazza con laboratori e flash mob chiedendo che il Senato approvi al più presto la legge che riforma la cittadinanza.

Nonostante si sia ormai quasi alla fine della legislatura, i tempi per approvarla ci sarebbero ancora se questa fosse davvero la volontà politica del governo.

Noi comunque non ci arrendiamo e continueremo a stare nelle piazze per chiedere che le migliaia di ragazze e ragazzi di origine straniera, nati e/o cresciuti in Italia, cittadini italiani di fatto, lo diventino anche di diritto attraverso una legge che introduca lo ius soli.

Roma, 6 ottobre  2017

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Paola Ciabatta – Ufficio di Segreteria di Presidenza

 

Campagna EroStraniero: aggiornamenti!

Campagna EroStraniero

Dalle comunicazioni che arrivano dai comitati locali della campagna in questi giorni, abbiamo superato le 48.000 firme raccolte.

Siamo quindi molto vicini alle 50 mila richieste, cosa molto importante e significativa di questi tempi. E’ però importante sapere che questi sono numeri comunicati e che in realtà, per il momento, ne sono rientrate al comitato nazionale solo una parte, di cui alcune certificate, altre ancora da digitalizzare e certificare. Per stare tranquilli dobbiamo raccoglierne almeno altre 10 mila, superare abbondantemente la soglia delle 50 mila, ma soprattutto è essenziale che ci vengano spediti i moduli sottoscritti già certificati e da certificare per tempo, entro e non oltre il 15 ottobre. Vanno sollecitati i vari referenti locali affinché procedano alla certificazione e alla spedizione dei moduli.

I moduli andranno inviati all’indirizzo mail fratucello@arci.it

 

Occorre dunque uno sforzo finale da parte di tutte e tutti in questi ultimi giorni. La nostra rete Arci può fare la differenza.

Grazie e buon lavoro,

 

Francesca Chiavacci

Presidente nazionale

 

Filippo Miraglia

Vicepresidente nazionale

 

Walter Massa

Coordinamento e innovazione del sistema di accoglienza

 

Roma, 5 ottobre 2017

 

Corruzione e mafie. L’antidoto sociale e il ruolo dell’Arci

Antimafia sociale: Milano, sabato 23 settembre, ore 11/17

Palazzo Reale, Sala Conferenze, Piazza del Duomo 12

Una riflessione sul ruolo e il carattere delle iniziative che l’Arci e il movimento che pratica l’antimafia sociale devono mettere in campo, alla luce delle modifiche intervenute negli ultimi anni nelle modalità di azione delle mafie, ormai radicate non solo al Sud ma anche nel resto d’Italia: questi i temi che cercheremo di approfondire insieme ai tanti ospiti nel convegno che si terrà a Milano sabato 23 settembre. Indagheremo anche i rapporti tra mafie, corruzione e politica, presentando proposte per diversificare e adeguare il nostro intervento anche in questo settore.

Nella mattinata, dopo il saluto dell’Amministrazione comunale e del presidente di Arci Milano Nicola Licci, si terrà la prima sessione coordinata da Massimo Cortesi, presidente Arci Lombardia.
La relazione introduttiva sarà tenuta da Salvo Lipari, coordinatore per l’Arci nazionale del settore di lavoro ‘Lotta alle mafie e alla corruzione’.
Verrà poi presentata la seconda edizione di Appunti di antimafia. Storia della ‘ndrangheta, a cura degli autori Francesco Filippi e Dominella Trunfio.
Alle 12 è previsto l’intervento di Nando Dalla Chiesa, docente universitario e presidente onorario di Libera. Chiuderà la prima sessione l’onorevole Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafie.

I lavori riprenderanno alle 14.30 con la Tavola Rotonda “Un nuovo concetto di legalità democratica: esperienze a confronto”. Parteciperanno Antonio Calabrò, giornalista, scrittore, responsabile Cultura di Confindustria; Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci; Giuseppe Massafra, segretario confederale Cgil; Vincenza Rando, Vicepresidente nazionale Libera; Pierpaolo Romani, coordinatore Avviso Pubblico. Modera Cesare Giuzzi del Corriere della Sera.

Durante la giornata verranno presentate alcune esperienze di antimafia sociale dell’Arci (gestione sociale dei beni confiscati, campi della legalità, progetto Icaro, workshop fotografici svolti durante i campi).

6 settembre 2017

Ancora pochi giorni per salvare il suolo!

Care e Cari tutti,
consapevoli dell’importanza di tutelare le risorse ambientali e, soprattutto, di indirizzare l’azione politica dei Governi europei verso uno sviluppo sostenibile e rispettoso dei cittadini e delle comunità attraverso leggi adeguate, l’Arci ha aderito alla raccolta delle firme per l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) mirata a introdurre un quadro giuridico specifico per proteggere il suolo, iniziativa promossa da People 4 Soil , una rete libera e aperta di ONG europee, istituti di ricerca, associazioni di agricoltori e gruppi ambientalisti coordinata da Legambiente.
Mancano ormai pochi giorni alla scadenza del termine per la raccolta delle firme fissato al 12 settembre (incluso) ma ancora non abbiamo raggiunto il numero di firme necessario per cui vi chiediamo un ulteriore sforzo per promuovere la sottoscrizione dell’ICE che si può effettuare velocemente cliccando su questo link www.salvailsuolo.it.

Perché firmare:
·  Per impedire la cementificazione selvaggia e la costruzione di ecomostri: in italia il suolo viene consumato a un ritmo di 30 campi da calcio al giorno
·  Per impedire l’ennesima catastrofe ambientale: oggi è ricoperto di cemento oltre il 7% nelle aree ad alta pericolosità sismica e l’11% delle aree a rischio di frana
·  Per dire Basta! ad ogni indulgenza sull’abusivismo: in Italia 18 nuove costruzioni su 100 sono abusive
·  Per impedire l’avvelenamento della terra e la nascita di nuove discariche abusive: in Italia sono 24.000 i siti contaminati, pari a 100.000 ettari

Come si firma la petizione:
Per firmare l’appello e chiedere all’Europa di dare un diritto al suolo basta visitare il sito salvailsuolo.it e inserire i propri dati. IMPORTANTE: tieni pronto un documento di identità per rendere valida la tua firma a livello europeo.
FIRMA ORA (link www.salvailsuolo.it )

Francesca Chiavacci
Presidente nazionale Arci

Filippo Sestito
Coordinatore Commissione Difesa del territorio, valorizzazione dei beni comuni, giustizia ambientale e stili di vita

Violenza sulle donne: numeri che sembrano un bollettino di guerra

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

 

 

E’ un bollettino di guerra. Gli episodi di violenza maschile contro le donne si ripetono giorno dopo giorno. Stupri e femminicidi hanno ormai raggiunto numeri impressionanti.

Si calcola che gli stupri – e parliamo di quelli denunciati, perché in molti casi la vittima non denuncia il suo aggressore, soprattutto  se si tratta di un familiare –  siano quasi 11 al giorno.

Quasi 7 milioni di donne hanno vissuto una qualche forma di violenza, dallo stalking all’insulto verbale, fino alla violenza sessuale vera e propria subita, secondo l’Istat, da un milione e 157mila donne.  Ma i numeri reali sarebbero molto maggiori, con una parte considerevole di “sommerso”. Pensiamo soltanto a  quante bambine tengono nascosta la violenza per un senso di “vergogna”.

Altissimo anche il numero dei femminicidi: uno ogni tre giorni, 120 nel 2016, per lo più perpetrati da chi con la vittima ha un legame sentimentale o sessuale.

Molto scalpore giustamente suscitato le violenze di questi giorni a Rimini, di cui i colpevoli presunti sarebbero stranieri. Questo ha immediatamente dato adito alle più vili strumentalizzazioni, per cui il problema principale non sarebbe più   il reato commesso ai danni di una donna ma la nazionalità presunta di chi l’ha commesso. A uccidere sono soprattutto italiani, e a essere uccise sono anche donne straniere: lo ripetiamo per chi, anche su episodi così dolorosi, vuole fare della speculazione politica.

C’è bisogno di una grande operazione culturale, che convinca gli uomini, ma anche molte donne, che lo stereotipo della loro debolezza congenita e del dominio maschile deve saltare. Molte, che questo modello culturale hanno rifiutato, hanno pagato un prezzo troppo alto. Ma insieme, come è successo con le manifestazioni mondiali dello scorso 8 marzo, un mondo nuovo e migliore possiamo davvero costruirlo.

Roma, 1 settembre 2017

Le nuove norme sulla “legittima difesa”: uno scempio dello stato di diritto

Uno scempio dello stato di diritto. La Camera ha approvato le nuove norme sulla “legittima difesa”

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

Con una maggioranza risicata, la Camera ha approvato la nuova legge sulla legittima difesa. Ancora una volta si è voluto inseguire la destra sul terreno dell’estremismo forcaiolo e securitario, peggiorando il testo iniziale con due emendamenti presentati dal PD che gli hanno assicurato il voto favorevole dei centristi ma non quello di Forza Italia e del resto dell’estrema destra.

Gli emendamenti hanno ampliato la possibilità di ricorrere all’uso delle armi da parte di chi subisce “un’aggressione di notte, con violenza sulle persone o sulle cose”, quindi licenza di uccidere anche il  ladruncolo che tenta una rapina. Purchè sia notte! Ma un altro emendamento, pure questo presentato dal PD e approvato, precisa che non c’è colpa se si reagisce “in situazioni di pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica, per la libertà personale o sessuale”. Un vero e proprio incitamento a reagire a un atto di violenza usandone una ancora maggiore.

Crolla quindi il principio della difesa proporzionata all’offesa, un cardine della civiltà giuridica. Ognuno è autorizzato a farsi giustizia da sé, nelle modalità che ritiene opportune.

Uno scempio dello stato di diritto. C’è solo da augurarsi che i senatori, che riceveranno il provvedimento per l’approvazione definitiva, facciano prevalere la salvaguardia dei principi democratici all’ansia di rastrellare consensi elettorali.

Roma, 4 maggio 2017

Uniti e solidali con la Grecia per cambiare l’Europa

La Grecia ha intrapreso la strada per uscire dalla crisi. Il Fmi e la Commissione Europea pretendono nuove misure di austerità per dopo il 2018, peraltro in contraddizione tra di loro, che non sono previste né dai Trattati europei né nella costituzione di nessun paese al mondo, e per questo assolutamente ingiuste, dannose ed inaccettabili.

Non solo la Grecia, ma anche altri Paesi, subiscono le conseguenze nefaste delle politiche di austerità,  nuove richieste di sacrifici e contro riforme. Sessant’anni dopo la firma dei Trattati di Roma, l’Europa deve tornare alle sue radici democratiche, di pace, di solidarietà e di giustizia sociale. L’Europa deve riprendere il processo di integrazione, all’insegna di unità e solidarietà. Ciò significa archiviare la stagione dell’austerità con le sue ricadute negative, oltre che mettere in discussione la cultura del Patto di stabilità e del Fiscal Compact.

L’austerità ha scatenato la frammentazione dell’Europa, ha sfregiato le costituzioni democratiche con l’assurdo Patto di stabilità, ha creato disoccupazione di massa in tanti paesi, impoverimento e marginalizzazione.

L’Europa non deve tornare nei suoi nazionalismi egoistici, i fili spinati, la divisione dei suoi popoli e dei suoi lavoratori, la xenofobia e il razzismo.

L’Europa deve e può uscire dalla crisi unita e solidale cambiando politica e riscrivendo i Trattati ingiusti, creando un grande programma di investimenti pubblici e privati per far ripartire le sue economie e creare posti di lavoro veri per la prosperità di tutti i suoi cittadini. È necessario che l’Europa avvii una politica di contrasto al dumping salariale e sociale e faccia di questo il fondamento del Pilastro europeo dei diritti sociali attualmente in discussione, rilanciando un’idea di welfare inclusivo e di protezione sociale su scala continentale. Si tratta di scelte urgenti soprattutto per restituire speranza e fiducia nel futuro si giovani europei.

Facciamo un appello a tutte le forze democratiche a prendere posizione e a mobilitarsi e al governo italiano di sostenere la Grecia nella riunione dell’Eurogruppo del 20 di febbraio e chiediamo che già il Consiglio Europeo del 25 di marzo per il 60° anniversario dei Trattati istitutivi dell’UE sia l’occasione per rivendicare un’Europa diversa e migliore, quella dei suoi popoli e dei suoi principi democratici.

L’Europa, il suo e il nostro futuro, sono nelle nostre mani!
FIRMA ANCHE TU: http://bit.ly/2mfDA1b

  •  Susanna Camusso, segretario generale CGIL
  • Francesca Chiavacci, presidente ARCI
  • Andrea Camilleri, scrittore, sceneggiatore e regista
  • Stefano Rodotà, giurista, politico ed accademico
  • Vezio De Lucia,  urbanista
  • Luigi De Magistris, sindaco di Napoli
  • Olga Nassis, presidente delle comunità greche in Italia
  • Renato Accorinti, sindaco di Messina
  • Monica Di Sisto, giornalista, campagna contro il TTIP
  • Anna Falcone, avvocato, costituzionalista
  • Paolo Favilli, storico
  • Carlo Freccero, c.d.a RAI
  • Tomaso Montanari, storico dell’arte, vicepresidente di Libertà e Giustizia
  • Moni Ovadia, attore teatrale, drammaturgo, scrittore, compositore e cantante
  • Marco Revelli, storico, sociologo e politologo
  • Lorenza Carlassare, costituzionalista

Nel difficile confronto a sinistra l’Arci può portare un contributo positivo

Nel difficile confronto a sinistra

l’Arci può portare un contributo positivo

 di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 pedoni-a-sinistraNon ci sono dubbi sul fatto che la sinistra stia attraversando in  queste ultime settimane una fase di grande, aspra e difficile discussione interna.

Nascono nuovi raggruppamenti, si dividono partiti e gruppi parlamentari, in un momento di forte tensione sociale nel nostro paese e mentre le destre reazionarie e xenofobe e i tanti populismi stanno conquistando sempre più spazio, consenso e forza in Europa e nel mondo.

 Non spetta certo all’Arci esprimere giudizi sulle scelte compiute dai vari leader politici nostrani,  ma sarebbe d’altra parte sbagliato non cogliere la straordinarietà di un momento storico che riguarda il nostro schieramento di senso, quello della sinistra, in cui ci siamo sempre riconosciuti e che attraversa, con le sue differenze, la vita di tante nostre basi associative, di tanti nostri soci.

Del resto ci siamo definiti per tanti anni come «la casa comune della sinistra» e negli ultimi tempi ci  siamo interrogati spesso su come oggi fosse possibile continuare a declinare questo concetto, a far vivere questo tratto identitario  nel mondo della frammentazione sociale, della crisi della rappresentanza e della democrazia rappresentativa. Io credo sia sbagliato  ridurre (come fanno molti media o detrattori) queste lacerazioni a una banale questione di date o poltrone.

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Mi pare che quel che deve riuscire a ritrovare la sinistra, anche quella di governo, sia la capacità di aprire una discussione vera sui valori, su un’idea di società, sulle modalità con cui tornare a far politica fra la gente e nei territori.

L’emergenza prioritaria del nostro Paese non è  certo determinata dall’arrivo di poche migliaia di persone che fuggono dalla fame e dalle guerre, come si cerca spesso di far credere per oscurare i problemi veri, che sono le diseguaglianze crescenti, la povertà, la mancanza di diritti nel lavoro, l’abbandono scolastico,  l’analfabetismo funzionale.

Se la sinistra, le sinistre, vogliono tentare di affrontarli e risolverli, nel conflitto che attraversa oggi il nostro paese tra paure, desiderio di sicurezza, aspirazione all’avvento di uomini forti cui affidare il proprio futuro – c’è anche questo purtroppo –  deve starci in questo conflitto. Non può più limitarsi a guardarlo con sufficienza, convinta che le proprie ragioni prima o poi si affermeranno. Non bastava prima, a maggior ragione non  basta oggi.

Se la sinistra vuole essere credibile deve analizzare con serietà tanto le ragioni di una vittoria che quelle di una sconfitta.

E invece pesa troppo la mancanza di una visione coerente, decisa, attenta al bisogno di protagonismo e di partecipazione,  all’aspirazione  di uguaglianza delle cittadine e dei cittadini, manifestatasi anche in occasione del voto al referendum costituzionale.

Ci permettiamo allora sommessamente, ma forti dell’esperienza accumulata in tanti anni di militanza nella nostra associazione,  di  affermare  che c’è bisogno di un progetto che rimetta al centro la  solidarietà, la giustizia sociale, i diritti, la cultura. Di un progetto che valorizzi vecchie e nuove forme di partecipazione. Come ha scritto Norma Rangeri in un bell’articolo sul manifesto, «c’è  vita a sinistra». Ci auguriamo che nella discussione che si è aperta possa pesare anche il contributo legato alla nostra esperienza.

ArciReport numero 7, 23 febbraio 2017

Sulla morte di Stefano Cucchi la verità è più vicina

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Con la chiusura dell’inchiesta bis aperta nel 2014 dalla Procura di Roma si è forse arrivati a una svolta sulla morte di Stefano Cucchi, avvenuta otto anni fa. La Procura ha infatti contestato  il reato di omicidio preterintenzionale ai tre carabinieri che avrebbero “spinto e colpito con schiaffi e calci Stefano facendolo violentemente cadere in terra” durante la procedura di fotosegnalamento.

Con loro sono stati accusati di calunnia l’allora comandante della stazione dei carabinieri Appia (quella che, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, aveva proceduto all’arresto) e altri due carabinieri, a cui viene contestato anche il reato  di falso verbale di arresto.

Con il cambio di imputazione (i carabinieri cui viene ora contestato l’omicidio erano stati a lungo indagati per lesioni personali aggravate, mentre agli altri tre venivaprocessoa contestata la falsa testimonianza ora diventata calunnia) che aggrava la posizione degli indagati e soprattutto fuga il rischio della prescrizione, comincia finalmente una nuova storia.

Stefano non si è lasciato morire di fame e di sete, né è deceduto per una crisi epilettica, come si è tentato di far credere, ma per le percosse subite.

Su una morte finora senza responsabili, si comincia speriamo a far luce.
Il merito di questa svolta va alla resistenza e alla tenacia di Ilaria, la sorella di Stefano, che non si è mai rassegnata a una verità di comodo.

A lei, ai suoi familiari, va la nostra solidarietà con la speranza che si arrivi presto a una sentenza che faccia finalmente giustizia e sgombri il campo dalle menzogne.

Roma, 17 gennaio 2017