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Intolleranza zero, un segno rosso contro l’odio

Il 30 settembre in Piazza del Duomo.
Non è il momento dei muri ma dei ponti!

La manifestazione “Intolleranza zero” è promossa da Anpi, Aned e i Sentinelli con l’adesione di Arci, Acli, Cgil, associazioni ed altre forze sociali. Di seguito il testo dell’appello

Non è il momento dell’intolleranza. Non è il momento dei muri, ma dei ponti.

Saremo in piazza per raccontare un clima che non si è creato improvvisamente: da anni si prepara e si alimenta in tutta l’Europa, e in alcuni paesi in particolare, una deriva razzista, sessista, xenofoba e antisemita. Da anni si seminano e si alimentano, nel nostro paese, odio e rancore. Ora, però, registriamo l’inasprimento di una violenza verbale e fisica senza precedenti, che pare non conoscere più argini.

Nel mirino ci siamo finiti in tante e in tanti. Noi antifascisti, noi donne, noi migranti, noi omosessuali e trans, noi che non ci dimentichiamo che proprio ottant’anni fa l’Italia conosceva la vergogna delle leggi razziste.

Noi che ogni giorno ricordiamo che il nazifascismo, con il suo bagaglio razzista e antisemita, è stato sconfitto 73 anni fa. Noi, oggi che non girano (ancora) simboli per marchiarci, sentiamo ugualmente il peso di questa intolleranza montante.

Il 30 settembre, in Piazza del Duomo, parleremo di diritti faticosamente conquistati e di diritti ancora negati. Parleremo di libertà.
Dei nuovi cittadini e di tutte le famiglie. Delle donne, delle persone di tutti gli orientamenti sessuali, politici e religiosi. Parleremo del nostro presente, fatto di esperienze concrete di integrazione e solidarietà, di diversità e mescolanze.

Ricorderemo che la Resistenza ha una dote: quella di non invecchiare, e lo faremo contemporaneamente ad altre città, ad altri luoghi simbolici come i porti, la cui chiusura è il simbolo di una politica dell’odio che non ci appartiene. Con tutta la forza pacifica della solidarietà.

Lo faremo in tante e in tanti. Lo faremo vestiti di rosso.

“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018
Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
a creare un osservatorio online contro il razzismo;
a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace

 

Estate in campo! Tornano i campi e laboratori antimafia

È possibile iscriversi sul sito www.campidellalegalita.it

Estate in campo! Ripartono per l’edizione 2018 i campi e  laboratori antimafia promossi da Arci, Cgil, Spi Cgil, Flai Cgil, Rete degli studenti medi e Unione degli universitari. I 19 campi e laboratori in programma si svolgeranno in diverse località delle province di Palermo, Verona, Reggio Calabria, Venezia, Brindisi, Lecco, Pesaro-Urbino, Crotone, distribuite su 6 regioni; ad essere coinvolti saranno centinaia di giovani volontari provenienti da tutta Italia. L’edizione 2017 inoltre ha visto la partecipazione di un gruppo di operatori e volontari del servizio civile provenienti da Marsiglia, Toulon, Mulhouse e Perpignan. Una conferma del fatto che la proposta di restituire terreni e beni confiscati alla comunità e animarli con iniziative culturali e formative coinvolge anche chi non vive direttamente nel proprio paese il problema della mafia.

I campi e laboratori, infatti, propongono l’esperienza diretta di lavoro sui beni o terreni confiscati alle mafie, per comprendere le buone pratiche di riutilizzo sociale degli stessi come beni comuni restituiti alla collettività e numerose occasioni di formazione con visite guidate in luoghi simbolo della lotta alla mafia, testimonianze di familiari di vittime di mafia e di associazioni impegnate nell’antimafia sociale, workshop e seminari.

Tante anche le attività culturali, dalla presentazione di libri alla proiezione di film (molti dei quali selezionati dalla rassegna “L’Italia che non si vede” promossa dall’Unione dei Circoli Cinematografici Arci), a momenti di confronto a partire dai manuali “Appunti di antimafia”,pubblicazioni Arci che rappresentano un compendio sulla storia di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta, e “Cento passi in sessanta parole”, vocabolario antimafia edito da Liberetà, a laboratori di giornalismo e workshop fotografici.

Si riconfermano le attività di alternanza scuola-lavoro, concordate con gli istituti superiori nel corso dell’anno scolastico. L’esperienza educativa e formativa rivolta agli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori lo scorso anno ha coinvolto circa 100 studenti. Tra le proposte, a Tuturano (BR) i partecipanti saranno alle prese con un laboratorio giornalistico itinerante nei beni confiscati alla mafia tra le province di Bari, Brindisi e Lecce, che si avvale del supporto di giornalisti ed esperti dell’informazione.

Ai Campi del Sole di Riace (RC) le mattinate saranno dedicate ad attività di laboratorio in cui i partecipanti affiancheranno i migranti nelle botteghe artigiane del borgo. A Corleone saranno organizzate visite in luoghi simbolo, come la casa di Totò Riina (oggi sede della Guardia di Finanza), Portella della Ginestra – luogo dell’omonima strage del 1 maggio 1947, dove i campisti incontreranno i sopravvissuti della strage,  Casa Memoria Peppino Impastato a Cinisi.

I programmi formativi e culturali proposti a Estate in Campo si arricchiscono, per l’edizione 2018, di contributi importanti come quelli di Avviso Pubblico, di Articolo 21, di Arcigay che proporranno moduli formativi, racconti di storie, incontri e laboratori sulle libertà intese come antidoti imprescindibili all’illegalità.

Estate in Campo, quindi, rappresenta un’opportunità unica di crescita individuale e collettiva, di relazioni, di formazione, di partecipazione e cittadinanza attiva, di animazione di un territorio e di impegno sociale sui temi della legalità democratica e dell’antimafia sociale.

Su www.campidellalegalita.it sono aperte le iscrizioni, dove è possibile consultare le schede dettagliate di ogni campo.

Per ulteriori informazioni: campidellalegalita@arci.it – 06/4160222 – FB Campi della legalità

Le ragioni del NO al referendum costituzionale

leragionidelnoMartedì 8 novembre alle ore 18.30 nell’aula 208 delll’Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono, le ragioni del NO spiegate da alcuni dei principali promotori della campagna referendaria.

Intervengono:

Carlo Smuraglia (Presidente nazionale ANPI)
Francesca Chiavacci (Presidente nazionale ARCI)
Danilo Barbi (Segreteria nazionale CGIL)
Martina Carpani (Coordinatrice nazionale Rete della Conoscenza)

Perché NO?

Come cambia realmente la nostra Costituzione? Quali sono le principali critiche che vengono mosse alla riforma costituzionale? Garantisce maggiori spazi di democrazia e partecipazione?

Non è vero che si stanno tagliando i costi della politica, perché a scapito della democrazia del Paese si riducono solo l’9% dei costi secondo la ragioneria dello stato.

Non è vero che la riforma non è antidemocratica. L’antidemocrazia, nell’Italia del 2016, si esprime con l’accentramento dei poteri nelle mani del governo a scapito dei nostri territori, si esprime con la modifica di 122 punti della carta costituzionale da parte di un Governo sostenuto da un parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale, si esprime costruendo una riforma incomprensibile ai cittadini con procedimenti legislativi non chiari, si esprime mettendo in ostaggio del partito di maggioranza scelte di delicata importanza.

Non è l’espressione della volontà popolare, quanto la mancata risposta da parte dei Governi ai bisogni materiali di chi vive la crisi a lasciare spazio a fenomeni di xenofobia, razzismo e neofascismo in Italia ed in Europa. Per troppo tempo si sono portati avanti interessi di pochi a scapito di quelli di molti, gli interessi dei potenti che avevano tanto a scapito di chi ha poco e non ha mai deciso nulla.

Convegno Mafie senza confini: le infiltrazioni nell’economia legale

Il 3 aprile 2014 il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno adottato la Direttiva 2014/42/UE relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato.

A poco meno di un anno dalla storica direttiva europea, i partners di ICARO organizzano, all’interno del progetto stesso, un

Convegno Internazionale
“Le infiltrazioni delle mafie nell’economia legale: mafie senza confini”
Venerdì 10 Aprile 2015
Comune di Milano – Palazzo Marino – Sala Alessi – Piazza della Scala n. 2

per illustrare quanto le mafie siano intrecciate con l’economia legale, quanto sia gravoso il loro peso e che anticorpi siano stati studiati e realizzati per stroncare le infiltrazioni e ridare ossigeno ai settori economici che sono entrati in contatto con il virus mafioso, sia a livello nazionale sia a livello europeo.

Durante il convegno verranno presentati casi studio ed esperienze spagnole, inglesi, francesi, tedesche e serbe e verrà ampiamente illustrata la casistica italiana; verranno inoltre socializzati i primi risultati e le ricerche del progetto ICARO.

ARCI, Università degli Studi di Milano, CGIL Lombardia, Avviso Pubblico, SAO e il CdIE sono i partners del progetto europeo ICARO – Instrument to remove Confiscated Asset Recovery’s Obstacle, un progetto nato con l’obiettivo di favorire la conoscenza di questa realtà, e di proporre soluzioni che permettano alla gran parte di queste aziende di assumere valore sul mercato, rilanciando produttività e occupazione.

PROGRAMMA

Ore 8:30-9:00 Registrazione dei partecipanti

Ore 9:00-9:15 Saluti Istituzionali di Basilio Rizzo, Presidente Consiglio Comunale

Relazioni – Coordina Jole Garuti, Associazione Saveria Antiochia Osservatorio antimafiaOre 9:15-9:30 Presentazione del progetto “ICARO” – Luigi Lusenti, coordinatore del progetto, ARCI Milano

Ore 9:30-10:00 Le imprese mafiose: origini, caratteristiche, evoluzione: alcuni tratti del caso italiano – Nando Dalla Chiesa, Università degli Studi di Milano

Ore 10:00-10:30 Sequestro e confisca di beni e aziende mafiose in Italia. L’ANBSC oggi –Umberto Postiglione, Direttore di ANBSC

Ore 10:30-11:00 Le aziende confiscate alle mafie e l’economia legale – Francesco Menditto, Procuratore della Repubblica – Tribunale di Lanciano

Ore 11:00- 11:15 Pausa caffé

Ore 11:15-11:40 Ruolo degli Enti locali nella gestione dei beni confiscati alle mafie – Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico

Ore 11:40-12:05 Strumenti principali di cooperazione giudiziaria in ambito europeo di contrasto ai fenomeni d’infiltrazione mafiosa nell’economia (riciclaggio ed autoriciclaggio) – problematiche e prospettive – Pietro Suchan, Eurojust Europa

Ore 12:05-12:30 Presentazione della ricerca ICARO “Politiche, norme e raccomandazioni europee in materia di beni/aziende confiscati e loro riutilizzo sociale” – Francesco Memo, Ricercatore C.d.I.E, Ilaria Meli, Ricercatrice Università degli Studi di Milano

Ore 12:30-12:55 Presentazione della “Ricerca ICARO sulle aziende confiscate in Italia” –Stefania Pellegrini, Università di Bologna

Ore 13:00-14:15 Pausa pranzo

Ore 14:15 Ripresa dei lavori. Coordina Vincenzo Moriello, CGIL Lombardia

Ore 14:15-14:45 Vecchie e nuove mafie. Mafie senza frontiere – Federico Varese (Università di Oxford); Beni confiscati ed economia illegale in Spagna – J. Palomo (Università Rey Juan Carlos, Madrid)

Ore 14:45-16:00 Testimonianze: Ousseynou Dieng, Fondazione Sevilla Acoge – Il contrasto alla criminalità organizzata in Spagna; Francesca Festa, borsista Erasmus Unimi –”La criminalità organizzata in Francia: monitoraggio e spunti di ricerca”; Monica Usai, FLARE – Free Legality and Rights in Europe – Associazioni antimafia in Europa; Verena Zoppei, Associazione “Mafia? Nein Danke” di Berlino- Il contrasto alla criminalità organizzata in Germania; Darjia Sajin, Sottosegretario del Dipartimento di Economia, Lavoro e pari opportunità –Provincia di Vojvodina, Serbia- Attività antimafia in Serbia.

Ore 16:00-16:15 Pausa Caffé

Ore 16:15-18:00 Tavola rotonda: Franco Mirabelli (Commissione Parlamentare Antimafia),Maurizio De Lucia (Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia), Davide Pati (Responsabile di Libera per i beni confiscati), Elly Schlein (Parlamentare europea), Luciano Silvestri (CGIL, promotore della campagna “Io riattivo il lavoro”), Un Rapresentante della Comunità Europea.

Ore 18:00-18:15 Conclusioni di Luigi Lusenti

No cooperation with occupation

palestina4Un gruppo organizzato da Arci Milano e FIOM ha realizzato un viaggio di conoscenza dal 5 al 12 febbraio 2015: per conoscere il territorio, la sua storia, il conflitto; ma anche le risorse indomabili della popolazione di una “Terra troppo promessa”.

No cooperation with occupation“: con queste parole ci accoglie Jamal, a Ramallah, capitale politica della Palestina.
Jamal ci racconta la campagna internazionale che sta partendo per cercare di rimettere la questione palestinese al centro del dibattito politico, ci dice cosa dovrebbero fare gli organismi internazionali, cosa potremmo fare noi società civile e anche quale è il compito del popolo palestinese che deve riuscire a stare unito e comunicare bene la differenza tra gli occupanti e i cittadini israeliani comuni.

Crediamo di uscire con le idee un po’ più chiare, illusi… dopo l’incontro con Mustafà di Medical Relief, le cartine di West Bank, le violenze dei militari e dei coloni nei confronti di donne e bambini palestinesi , che vogliono solo attraversare una strada, si mescolano ai dati su Gaza e alle immagini della distruzione e del loro infaticabile lavoro.

Ma la Palestina è anche la bella faccia di Magdi, sindacalista reiventato guida turistica e educatore di Nablus, visitiamo la fabbrica del sapone e i luoghi della prima e seconda intifada. Arrestato per la prima volta a 10 anni e poi a 11 a 12… ci racconta il lavoro di strada fatto con i ragazzi per educarli a non tirare le pietre a qualsiasi mezzo che non sia palestinese e oggi i grandi sorrisi che questi ragazzi ci porgono ,qui di turisti ne arrivano ben pochi.

Ashraf ci ha accompagnato nei luoghi più contradditori e pesanti Hebron culla dei patriarchi e Betlemme , quella della chiesa della natività ma anche quella del muro più presente; a Hebron l’aria è pesante i negozi sono chiusi, l’antico suq è inscatolato tra grate e filo spinato e sulle torrette decine di militari che controllano tutto, nel centro 400 coloni difesi da più di 2000 militari e ti domandi ma che razza di vita fanno anche loro, ma quale è la logica di un insediamento di questo tipo se non quella della provocazione e dello scontro.

Anche a Hebron nessun turista, Betlemme invece è piena di pellegrini arrivano con il bus nel parcheggio sotto la chiesa, salgono visitano e ritornano, i negozi della strada principale sono tutti chiusi e il muro che chiude tutta la città lo vedono solo da lontano.

Ma la Palestina è anche Gerusalemme, siamo in Saladin street, tra la porta di Erode e quella di Damasco, visitiamo questo incantesimo (così complesso) insieme a Rafi una vera “mite” guida armena, che ci fa cogliere gli aspetti politici ma anche quelli storici artistici e culturali della Città Vecchia , ci accompagna al Muro del pianto e al Santo sepolcro, ai Getsemani e alla chiesa armena , racconta una storia millenaria di pace e di conflitti che arriva sino ai giorni nostri ma lo fa sempre con l’attenzione e la cura a non offendere nessuno dei popoli che abitano questa terra troppo promessa, solo quando scendiamo dal Monte degli Ulivi “apre” una finestra personale e ci dice che la sua famiglia non può seguirlo a Gerusalemme, solo lui ha un permesso come guida.

Visitiamo anche Gerusalemme ovest , il Museo dell’Olocausto e il quartiere di Mea Sharim e le riflessioni si sommano, come può un popolo che ha subito tanto orrore non rendersi conto di quello che sta facendo oggi ai danni di un altro popolo, come si possono sopportare campi profughi dal 67, strade chiuse , città segregate da muri dell’apartheid e continui nuovi insediamenti di coloni.

Visitiamo anche Gerico e facciamo il bagno nel Mar Morto, non siamo una delegazione politica, questo è solo un viaggio di Turismo consapevole in punta di piedi dove le semplificazioni diventano banali, il gruppo di 16 persone (nessuno mai stato in Palestina) è semplicemente perfetto, mai un lamento, nessuna banalità, si affida alla nostra guida partita dall’Italia con l’intelligenza della curiosità ma senza strafare e così uno di loro trova una libreria francese dove tra le cartoline emerge quella che ricorda “Vic” Vittorio Arrigoni e Andalo insieme per mano.

Torneremo in Estate 2015, se volete venire con noi mettetevi in contatto. Grazie a Roberto Giudici e a Rafi, Magdi, Ashraf, Jamal, Moustafà e Ismael che ci hanno accolto sempre con un sorriso, e a tutti i palestinesi con il loro … YOU ARE WELCOME

Info : fortunato@arci.it

I commenti dei partecipanti

Roberto:

Carissime/i sono molto contento che il viaggio sia stato vissuto con tanto interesse ed entusiasmo. Effettivamente dobbiamo farci vicendevolmente i complimenti per l’affiatamento del gruppo, la curiosità, la giusta indignazione e, anche, la sacrosanta ironia che ci ha accompagnati in questa settimana. Avete confermato nelle vostre riflessioni quanto un viaggio, pur breve, possa avvicinare e rendere quasi famigliari luoghi, persone, avvenimenti; la vostra reazione all’informazione dell’incontro su Shauda Street a Hebron è emblematica di tutto ciò. Voi già eravate un gruppo “consapevole” ma avvicinare più persone possibili alla tragedia del popolo palestinese, anche e soprattutto le più digiune in materia, è tra gli scopi fondamentali di questi viaggi. Volevo anche ringraziarvi per il vostro contributo al progetto di Betlemme ma non solo per quello finanziario, perché ancora più importante, ci avete dato un forte slancio e stimolato tante idee di sviluppo dello stesso; di cui se volete possiamo tenervi aggiornati, così come delle campagne politiche per il riconoscimento dello Stato Palestinese ed altre che stiamo per lanciare.
un abbraccio a tutte/i.

Stefania:

Ciao a tutti. Dieci giorni un po’ presi.
Sono stata veramente contenta del viaggio in Palestina. Turismo consapevole, ma non solo. Anche riflessione, pensieri non semplici da riversare per iscritto. E’ importante vivere i luoghi e gli avvenimenti. Un enorme passo in più rispetto alla visione a distanza. Quello che accade si riesce a percepire sulla pelle. Bello anche il gruppo. Non era scontato che sarebbe andato tutto bene, non è facile che le persone si amalghimino bene. Spesso, fra umani che non si conoscono bene, sorgono delle incomprensioni. Allora quando ci si rivede? Roberto: sei diventato nonno? Gianni ha aperto un dropbox per le foto. Pensavate di condividerle? Qualcosa noi abbiamo già caricato.
Un abbraccio a tutti Stefania

Gianni:

A me questo viaggio in ARGENTINA ha lasciato perplesso: mi aspettavo pampas, Ande, tango e gauchos, invece sembrava di stare in Medio Oriente… In verità ho scoperto che gli organizzatori ci hanno mostrato una realtà artefatta: il vero volto di Gerusalemme è questo: foto di Gerusalemme con la neve, Insomma, cerco di riderci sopra per metabolizzare l’ennesimo rinvio del “nostro” parlamento sul riconoscimento dello Stato di Palestina, che conferma la terza legge di Murphy (“Se il PD può fare qualcosa di male, lo farà”). Le “giustificazioni” di Guerrini sono capaci di far girare le palle anche ai defunti (“Con l’ISIS alle porte di casa, non è il caso di parlare di Palestina”). Non mi dilungo in commenti sul viaggio, condividendo appieno le note elogiative di chi mi ha preceduto ed ha saputo esprimerle efficacemente. Se l’esperienza è stata unica e non ripetibile nelle condizioni date, il gruppo ha però il vantaggio di potersi rincontrare facilmente a Milano, in tante circostanze, politiche, culturali e anche ludiche (noi mettiamo il giardino a disposizione per grigliata in primavera – 50% rigorosamente Halal, 50% salsiccia e vino – per par condicio. Obbligatoria la visione delle 9734 fotografie scattate complessivamente dai membri della brigata, più la fotografia del passaporto di Guido, che sarà portato in processione.
A presto brigata Alarci

Laura:

“Italians? You are welcome!” Mi commuovo ancora oggi: sento le voci dei ragazzi nei mercati, le voci degli uomini palestinesi che ci accolgono. Si avverte che al fondo c’è un senso di riconoscenza: riconoscere persone, gruppi che non chiudono gli occhi, che capiscono l’immensa offesa che la Palestina ha subito e di cui continua a soffrire. Indimenticabile quell’appartamento di israeliani a Gerusalemme: bandiera, reticolati, telecamere, filo spinato, body guards armate che danno la misura di quanto gli occupanti siano consapevoli della sfida indecente e condannino se stessi a una detenzione disperata. Certo, una detenzione dorata, non come quella dei campi profughi o comunque di un intero popolo che si trova, incolpevole, a subire le conseguenze del senso di colpa per i misfatti dell’Occidente. Indimenticabili occhi di Ashraf, Magdi, delle altre guide: una luce che illumina, nonostante tutto, segno di una volontà di vivere a dispetto delle ferite : Never forgive, never forget è anche il duro messaggio dei guerriglieri morti a Nablus.
Profumi che ancora ti avvolgono, ti accompagnano, ti penetrano come in tutto l’oriente, ma qui sembrano affermare che i piaceri del gusto, la gioia degli occhi nell’esposizione delle spezie sono segno che non tutto è perduto: la disperazione non l’avrà vinta. Avevo sognato questo viaggio e finalmente ce l’ho fatta. Conoscevo le poesie del grande Mahmud Darwish e di altri palestinesi, sapevo della disperazione e dell’orgoglio di quel popolo. Ora, grazie alla sapiente e appassionata guida di Roberto ho finalmente avuto un contatto diretto con quel mondo e senza retorica posso dire che la realtà supera ogni immaginazione.
Pur nel dolore, un viaggio splendido, intenso, indimenticabile. Vi abbraccio tutti, Roberto carissimo, Graziano, nostra attenta e gentile sentinella, tutti i compagni di viaggio, incredibilmente affiatati, mai una parola fuori posto, pronti a ridere e a godere di un viaggio che aveva anche aspetti di grande bellezza e di svago. Grazie, grazie ancora. Spero di vedervi presto, tutti.

Loredana:

Da tanto tanto tempo c’era intenzione di fare questo viaggio.. ed è stato molto impegnativo : una cosa è sapere , avere letto sulla situazione in Palestina ,un altra cosa è vedere con i propri occhi, sentire …. alternanza di luoghi bellissimi e incontri -scontri ?con una realtà che si imponeva come un pugno nello stomaco.. penso alla nostra “camminata “dentro il centro di Hebron, con sopra le nostre teste una rete che dovrebbe ? proteggere i Palestinesi in caso gli Israeliani buttassero immondizie ..su di loro , la strada in pieno centro della città ,proibita ai Palestinesi, il campo di profughi Aida con l’odore dei lacrimogeni ancora molto forte, le finestre della scuola dell’Onu murate.. la casa “ bed and breakfast “ fra 3 muri alti 2 volte quello di Berlino , muro che ha distrutto uliveti ,boschi…perché i coloni possano vivere “ in sicurezza “ – ma come si fa a vivere cosi ‘? la casa occupata da Israeliani- con la propria bandiera a segnare la conquista !- in mezzo a Gerusalemme , casa protetta da filo spinato torretta , i soldati – ragazzi e ragazze-israeliani , 17 18 anni ? Con il mitra in mano.. Sentirsi a disagio e tanta rabbia .. forse per un sentimento d’impotenza ma poi …leggo con molta gioia la notizia data da Graziano di fare ripartire progetti arci/fiom, della proposta di organizzare iniziative pubbliche per far conoscere la realtà dell’occupazione e porci fine. In mezzo a tutto questo la realtà quotidiana , gli sguardi belli fieri delle ragazze per strada ,al mercato, al bar di Ramallah, i bambini di Nablus che sorridendo vengono a salutarci . “Piangiamo e ridiamo “ci dice la nostra guida..”c’est la vie”( parole che spesso usava mai mamma quando ci raccontava i suoi anni passati in un campo di lavoro tedesco vicino al baltico.) Grazie a Roberto e Graziano per averci regalato questa esperienza, grazie per la disponibilità la gentilezza e le conoscenze- Roberto ,anche traduttore infaticabile !- che avete condiviso con noi , permettendoci di capire meglio , grazie a tutti /e voi.. sembra che ci conoscessimo da tanto tempo ..un gruppo affiatato ,nei momenti seri duri ma anche nei momenti conviviali più leggeri.. grazie! Grazie ai compagni palestinesi Rafi ,Magdi ,Ashraf, a Jamal e Moustafa ,a Ismael, alle donne del centro di Ramallah… un abbraccio grande a tutti /e voi Jeanine
Buongiorno. Accidenti è già trascorsa una settimana dal nostro ritorno ma continuo a pensare al nostro viaggio. Le immagini di quei luoghi e di quei volti mi scorrono continuamente davanti agli occhi, questo viaggio ha innescato il desiderio e forse la necessità di capire fino in fondo le ragioni di un così brutale e feroce conflitto quotidiano. Provo già nostalgia per i vicoli di Gerusalemme, i suoi profumi e le sue genti. I loro “You are welcome” mi sono rimasti nel cuore. E poi il piacere di conoscere tutti voi e condividere con curiosità, intelligenza e rispetto una gran bella esperienza. Graziano e Roberto sono stati molto bravi ad accompagnarci con l’aiuto di persone che difficilmente si potranno dimenticare. Sono felice di aver fatto questo viaggio con tutti voi……… Un forte abbraccio

Franco:

care/i della sgarrupata brigata maltràinsema in questo viaggio di conoscenza con la Palestina nel cuore credo che le motivazioni importanti, le comunanze hanno prodotto relazioni più profonde e unificanti di una semplice vacanza credo anche che c’è un filo che ci unisce ai palestinesi espropriati dei propri diritti Come ha detto Moni Ovadia con riferimento all’expò:”…le multinazionali, i gruppi di potentati economici vogliono liquidare definitivamente l’idea di uguaglianza… ci stanno portando via la democrazia, la salute, il futuro e se li lasciamo fare ci porteranno via la vita per farne oggetto di mercato”… quindi “non cooperazione se c’è l’occupazione”….può andar bene anche per noi? Guido l’hai ritrovato il passaporto? a presto un abbraccio a tutte/i

Ivana:

Man mano che ci avvicinavamo alla partenza sentivo un vibrare di emozioni e anche paura su questo viaggio, dove vai? vado a Gerusalemme e Palestina…… silenzio! alcuni i più loquaci “stai attenta, ma è sicuro?'”…. insomma un viaggio da tanto tempo sperato che si stava concretizzando. La partenza, l’arrivo il gruppo, e finalmente esserci e tutto quello che avevo provato da casa giorno per giorno l’ho dimenticato perchè la “paura” era svanita, l’essere lì, ha reso tutto assolutamente indimenticabile. Indimenticabile nei luoghi, negli incontri, le persone che ci hanno fatto da guida. Indimenticabile l’imbarazzo il sentirsi fuori luogo nel visitare i campi profughi, l’incazzatura di quelle colline occupate dagli insediamenti, infiniti muri e soprattutto I DIRITTI DOVE SONO I DIRITTI PER I PALESTINESI? Grazie Graziano, Roberto siete stati apprezzati per tutto; condivido appieno le considerazioni qui sotto,
Grazie Caro Gruppo, spero di vedervi presto tutti. Un abbraccio

Wanda:

Ciao a tutti, la mia partenza è stata un po’ rocambolesca, ma ne è valsa sicuramente la pena. Condivido quanto già detto da Guido anche se molti pensieri ed emozioni affollano la mia mente e ancora non hanno trovato collocazione. Grazie a Graziano e a Roberto per la competenza , professionalità e disponibilità , un grazie speciale a Silvia per aver rinunciato a condividere la camera con suo figlio per farmi compagnia e infine un grazie a tutti, è stato bello condividere con voi questa speciale esperienza. Ciao a presto

Guido:

Carissimi, è stata una bella, istruttiva e importante esperienza, grazie a Graziano e Roberto! e grazie a tutti voi!!! A Nablus ho lasciato un sogno, ma il passaporto penso di averlo riportato a casa… almeno credo, perchè adesso non lo trovo… Un abbraccio

Così non va! L’Arci allo sciopero generale

L’Arci condivide le ragioni dello sciopero generale promosso da Cgil e Uil e parteciperà alle manifestazioni promosse in tutta Italia.
Anche per l’Arci “Così non va”.
Non va il jobs act, che cancella l’articolo 18 senza introdurre alcuna credibile forma di riduzione del precariato e senza efficaci misure di sviluppo dell’occupazione.
Non va che la politica economica di questo governo sia prigioniera delle compatibilità con le scelte di austerità dettate dall’attuale dirigenza della Ue. Non va che in questo modo venga favorita la recessione economica e civile del nostro paese, che anche l’ultimo rapporto Censis ha evidenziato con dati molto preoccupanti.
Non va che il nostro sia diventato un paese con uno dei più alti livelli di disoccupazione giovanile del continente e che i nostri giovani abbiano come unica speranza quella di andare all’estero per trovare lavoro.
Non va che si taglino le risorse per la scuola, la cultura, l’editoria impoverendo così il tessuto culturale, il patrimonio di conoscenze e la vita civile.
Non va che il welfare e la pubblica amministrazione che se ne occupa siano continuamente sottoposti a tagli di spesa e a privatizzazioni che non aumentano la qualità dei servizi per i cittadini, ma creano nuovi terreni di speculazione per la finanza e a volte persino per l’economia corrotta e criminale.
Non va che l’ambiente e il nostro territorio siano terreno di scorrerie per facili guadagni con un aumento impressionante dei disastri ecologici e delle morti di cittadini per la totale assenza di manutenzione degli ambienti urbani ed extraurbani.
Non ci va, insomma, di assistere al degrado del nostro paese, che il mondo dell’associazionismo ha cercato invece in tutti questi anni di sostenere e migliorare investendoci energie e passione.
Per tutte queste buone ragioni l’Arci è a fianco di Cgil e Uil che hanno indetto lo sciopero generale del 12 dicembre, lavorerà per la piena riuscita di questa importante giornata di lotta e parteciperà alle manifestazioni promosse in tutta Italia.

Campi della legalità 2014: aperte le iscrizioni

legalità2-01Ottava stagione dei campi nelle terre confiscate alle mafie, proposti dall’Arci con Spi, Flai, Cgil e Libera.

Formazione, educazione alla legalità democratica e alla responsabilità, azione concrete sui terreni, laboratori culturali, memoria e condivisione di esperienze: tutto questo nei tanti campi organizzati in Sicilia, Campania, Puglia, Calabria, Marche, Liguria, Veneto, Lombardia e Toscana. Luoghi che, un tempo simbolo del potere mafioso, vengono restituiti alla collettività. Attraverso la ricostruzione di spazi sociali ed economici, diventano liberi e produttivi.

Da aprile ad ottobre promuoviamo attraverso i campi una pacifica “occupazione”, abitata dalla presenza di centinaia di persone che si spendono con impegno e dedizione per costruire una comunità alternative alle mafie.

Le iscrizioni sono aperte per i singoli, anche minorenni, e per i gruppi e si raccolgono fino ad esaurimento dei posti disponibili.

È possibile iscriversi scaricando qui la scheda di iscrizione

Qui trovi in dettaglio date e luoghi dei campi legalità 2014

Per maggiori informazioni scrivere a campidellalegalita@arci.it

Programmare i territori del welfare: presentazione in Camera del Lavoro

Programmare_territori_welfareIl 12 marzo alla Camera del Lavoro, in occasione della pubblicazione del libro “Programmare i territori del welfare” di Emanuele Polizzi, Cristina Tajani e Tommaso Vitale, il Dipartimento Politiche Sociali organizza una giornata di studio, discussione, confronto con gli autori, amministratori locali, soggetti dell’associazionismo, del privato sociale e del volontariato, sindacalisti e cittadini e tutti coloro che ogni giorno operano nel territori sui temi welfare. Il libro muove infatti da un lavoro di ricerca promosso dalla Camera del Lavoro di Milano sul funzionamento dell’attività di programmazione delle politiche del welfare condotte sui territori della Provincia di Milano. Per il Forum del Terzo Settore partecipa Ilaria Scovazzi, che si occupa delle politiche sociali di Arci Milano

Quali sono stati gli effetti della programmazione sociale sulla qualità dei servizi e sul processo di integrazione delle politiche del welfare? Quali modalità di governarli?
Quale ruolo può giocare il sindacato nella costruzione di un rinnovato welfare territoriale a carattere universale? Quali strumenti per affrontare la sfida della contrattazione sociale nei territori?
La fase attuale si caratterizza per una politica di austerità, condizione in cui si assiste, tra le altre cose, allo svuotamento degli spazi di partecipazione democratica, a un aumento della pressione sui servizi sociali a livello locale, all’esplosione di critiche alla programmazione sociale. Possiamo affermare che in questo contesto quello di cui c’è bisogno è più politica? Che la programmazione del welfare territoriale può essere elemento di ricostruzione dei luoghi della partecipazione? Che le espressioni organizzate della cittadinanza possono ritrovare forme di connessione e dialettica in una fase di profonda crisi dei meccanismi della democrazia?

Saluti di Graziano GORLA Segretario Generale CGIL Milano
Conclusioni di Corrado MANDREOLI Segretario CGIL Milano
Coordina Ivan LEMBO Responsabile Dip. Politiche Sociali CGIL Milano

GLI ESITI SOCIALI E ISTITUZIONALI DELLA PROGRAMMAZIONE:
QUALITA’ E INTEGRAZIONE DEI SERVIZI E DELLE POLITICHE DEL WELFARE

Tommaso VITALE Docente Sciences Po Parigi
Siria TREZZI Sindaco di Cinisello Balsamo
Giancarlo BRUNATO Direttore CS&L Consorzio Sociale Alfredo COSTA Segretario SPI CGIL Milano

CONTRATTAZIONE SOCIALE TERRITORIALE: UNA SFIDA PER IL SINDACATO

Cristina TAJANI Assessore alle politiche per il lavoro, Sviluppo Economico, Università e ricerca Comune di Milano
Luigi NEGRINI Assessore alle Politiche sociali, formazione professionale e lavoro e politiche per la casa Comune di Rho
Ida REGALIA Docente Facolotà di Scienze Politiche Università degli Studi di Milano
Corrado MANDREOLI Segretario CGIL Milano PROGRAMMAZIONE E DEMOCRAZIA

PARTECIPATA NELLE POLITICHE DEL WELFARE

Emanuele POLIZZI Docente Facoltà di Ingegneria Università di Pavia
Giacinta CORIALE Assessore alle Politiche Sociali Comune di Inzago
Ilaria SCOVAZZI Forum Terzo Settore Milano
Fausto VIVIANI Responsabile Dipartimento Welfare CGIL Emilia Romagna

Tavola rotonda: Il valore dell’associazionismo al tempo della crisi

tavola-rotonda-congressoSabato alle 18.15 all’Arci Corvetto, nell’ambito del Congresso Provinciale di Arci Milano si terrà una tavola rotonda
Il valore dell’associazionismo al tempo della crisi

con Vittorio Rinaldi (Altromercato), Claudio Bossi (Consorzio Siss), Paolo Petracca (Acli Milano), Pierfrancesco Majorino (Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano ), Graziano Gorla (Cgil Milano).

Coordina Ilaria Scovazzi (Arci Milano).

Gli irriducibili del nucleare

Dal blog di Mario Agostinelli su Il Fatto Quotidiano

Prima di una sospensione ad agosto, in questo e nel prossimo post vorrei aprire una riflessione sugli scenari energetici futuri su cui agiscono potenti forze e che, nonostante i 27 milioni di voti del referendum antinucleare, continuano ad essere sottratti all’informazione e alla volontà popolare.

Hermann Scheer già alla fine del secolo scorso, riteneva che in seguito all’esaurimento dei fossili il futuro energetico fosse ad un bivio: atomo o sole, tra loro in conflitto come alternative, sociali, ambientali e economiche, prima che tecnologiche. L’accelerazione della crisi climatica (l’Agenzia Europea per l’Ambiente valuta in 15.000 miliardi di euro i danni per eventi catastrofici nel sud dell’Europa nel prossimo quinquennio); la diffusione di tecnologie estrattive rivoluzionarie per gas e petrolio (shale gas e trivellazioni in condizioni ambientali estreme); il rapido avvicinamento alla grid parity da parte delle fonti naturali e i progressi nell’efficienza energetica, hanno reso più articolato lo scenario previsto da Scheer. È comunque rimasto il discrimine tra un sistema sempre più accentrato e basato su fonti ad alta densità energetica ed elevatissimo impatto ambientale e un sistema diffuso, a matrice territoriale, decarbonizzato e senza una rigida distinzione tra produttori e consumatori. In effetti, con il lento declino del sistema tradizionale (v. anche i post precedenti e l’affermazione di Bloomberg secondo cui il 70% della nuova potenza elettrica che verrà installata nel mondo entro il 2030 sarà alimentata da fonti rinnovabili) sono i dati che annunciano un passaggio storico rispetto al quale la politica evidenzia tutto il suo deficit progettuale, per piegarsi agli interessi poco lungimiranti di un potere economico-finanziario-industriale che ha portato alla crisi attuale. 

Non c’è segno di svolta a livello mondiale ma, a parte rare eccezioni (la Germania in particolare), solo esitazione. In questa irresponsabilità diffusa, il governo e la classe dirigente nostrani si distinguono nel ripercorrere con baldanza le strade antiche, mentre mistificano – per lo più con affermazioni e dati opinabili – i progressi sul versante delle energie verdi.

È utile cominciare a fare il punto sulla direzione di marcia del sistema energetico da qui alla seconda metà del secolo e sulla effettiva praticabilità di nuove strade che le lobby non ci vogliono far scoprire. Eppure qui si gioca una parte rilevantissima dell’uscita dalla crisi. Pertanto irritano le affermazioni un po’ volgari di Paolo Scaroni (Eni): “Abbiamo investito in modo dissennato nelle energie rinnovabili, vecchie, costose e inefficienti: eravamo ubriachi? Sul fronte energetico l’Europa non ha molta scelta: o creiamo le condizioni per lo shale gas o dobbiamo pensare ad altre opzioni, tra le quali il nucleare”. E di rimando Chicco Testa (Assoelettrica): “Dal 2005 abbiamo fatto errori enormi: i lavori verdi non sono mai stati sviluppati, non abbiamo mai costruito una filiera, non ci sono lavori qualificati. Ci sono solo giardinieri e lavoratori che puliscono gli impianti fotovoltaici”. L’arrogante sicurezza tradisce il disegno di fondo: contrastare la diffusione degli impianti alimentati da rinnovabili deridendoli come economia di nicchia e assistita e penalizzandoli, evitando di riprogettare la rete e le reti per funzioni di accumulo, di scambio locale multidirezionale e di flessibilità nell’allocazione dell’offerta programmata.

Ma ciò che più preoccupa è l’incertezza di tutto il sindacato e in particolare della Cgil nel sostenere con fermezza il modello vincente in base all’occupazione, alla salute e alla stabilizzazione del clima. In un recente convegno, il segretario generale degli elettrici ha sostenuto che occorre “gestire la transizione per uscire dal fossile, con una posizione comune dell’Europa sull’atomo, difendendo i posti di lavoro e rafforzando la competitività delle imprese”. E l’Ires-Cgil afferma che: “i due sistemi energetici, vecchio e nuovo, devono convivere perché ognuno serve all’altro”. Ancora, nelle conclusioni del convegno, si è detto che “va gestita la fase di transizione per uscire dal fossile, cercando di farsi meno male possibile e difendere i posti di lavoro”.

Di conseguenza, dopo aver apprezzato le “tecnologie innovative di cattura e stoccaggio della CO2, della gassificazione e idrogenizzazione dei combustibili” ed aver approvata la costituzione dell’Italia come Hub europeo del gas, l’attenzione del sindacato sembra concentrarsi soprattutto sul prezzo di questa materia prima, vero dominus delle politiche energetiche e tariffarie del futuro. Insomma, il mondo del lavoro, decisivo per il governo della riconversione, si pronuncia in definitiva per la convivenza del sistema dei fossili con quello delle rinnovabili. Non rendendosi conto che è quanto le grandi utilities e il mondo della finanza perseguono, ben sapendo che il primo è cento volte più potente del secondo.

Ripeto: l’alternativa è tra due prospettive organizzative della società e tra due diversi approcci al rapporto tra scienza, tecnologia e democrazia. Chi sostiene che esse possano e debbano convivere nel tempo medio-lungo, ora che si cominciano a confrontare anche sotto il profilo economico e industriale, prende un abbaglio. È proprio su questo che la politica energetica nazionale si discosta dalla prospettiva assunta dalla Ue! E lo dimostra il dibattito in corso sugli incentivi alle diverse fonti (non solo le rinnovabili) e le contraddizioni che si stanno aprendo nella gestione dell’attuale rete elettrica ed energetica, impraticabile, così come è stata progettata, al modello decentrato e cooperativo delle rinnovabili. Sono convinto di una precisa strategia delle corporation e delle grandi utility per mantenere legata al modello ereditato dal gas, dal carbone e dal petrolio tutta la fase di transizione imposta dall’emergenza climatica. Questa strategia ha due punti fermi:

1) mantenere il sistema energetico all’interno del sistema speculativo-finanziario che domina le grandi opere e del sistema industriale multinazionale garantito dalle strategie militari e dai blocchi geopolitici;

2) mantenere a tutti i costi, anche con il sussidio degli stati o la creazione di bolle speculative, la profittabilità di grandi centrali a combustione o a fissione anche nel caso in cui i costi dei combustibili o i bilanci energetici diventassero proibitivi.

È in questa prospettiva che si può realizzare un rientro del nucleare su scala continentale e mondiale e che si alimenta nel frattempo con la bolla dello shale gas, il miraggio del sequestro di CO2 in caverne impenetrabili, nonché la favola dell’Italia hub del gas in Europa. Anche se le popolazioni continueranno ad avversare una prospettiva come quella dell’atomo, le lobby e gli interessi militari potrebbero renderla difficilmente evitabile, inchiodando la direzione della transizione sui loro schemi.