Tag: antifascismo

Intolleranza zero, un segno rosso contro l’odio

Il 30 settembre in Piazza del Duomo.
Non è il momento dei muri ma dei ponti!

La manifestazione “Intolleranza zero” è promossa da Anpi, Aned e i Sentinelli con l’adesione di Arci, Acli, Cgil, associazioni ed altre forze sociali. Di seguito il testo dell’appello

Non è il momento dell’intolleranza. Non è il momento dei muri, ma dei ponti.

Saremo in piazza per raccontare un clima che non si è creato improvvisamente: da anni si prepara e si alimenta in tutta l’Europa, e in alcuni paesi in particolare, una deriva razzista, sessista, xenofoba e antisemita. Da anni si seminano e si alimentano, nel nostro paese, odio e rancore. Ora, però, registriamo l’inasprimento di una violenza verbale e fisica senza precedenti, che pare non conoscere più argini.

Nel mirino ci siamo finiti in tante e in tanti. Noi antifascisti, noi donne, noi migranti, noi omosessuali e trans, noi che non ci dimentichiamo che proprio ottant’anni fa l’Italia conosceva la vergogna delle leggi razziste.

Noi che ogni giorno ricordiamo che il nazifascismo, con il suo bagaglio razzista e antisemita, è stato sconfitto 73 anni fa. Noi, oggi che non girano (ancora) simboli per marchiarci, sentiamo ugualmente il peso di questa intolleranza montante.

Il 30 settembre, in Piazza del Duomo, parleremo di diritti faticosamente conquistati e di diritti ancora negati. Parleremo di libertà.
Dei nuovi cittadini e di tutte le famiglie. Delle donne, delle persone di tutti gli orientamenti sessuali, politici e religiosi. Parleremo del nostro presente, fatto di esperienze concrete di integrazione e solidarietà, di diversità e mescolanze.

Ricorderemo che la Resistenza ha una dote: quella di non invecchiare, e lo faremo contemporaneamente ad altre città, ad altri luoghi simbolici come i porti, la cui chiusura è il simbolo di una politica dell’odio che non ci appartiene. Con tutta la forza pacifica della solidarietà.

Lo faremo in tante e in tanti. Lo faremo vestiti di rosso.

“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018
Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
a creare un osservatorio online contro il razzismo;
a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace

 

Resistenze in circolo – Arci Pessina: radicamento e resistenza

Un circolo è espressione del territorio. E il circolo Arci Pessina, come una quercia millenaria, affonda le sue radici in quel piccolo e delicato gioiello che è il quartiere di Chiaravalle. E così, tra una festa e una succulenta cena il circolo onora memorie e riscopre culture (e colture!) ingiallite nelle piaghe della memoria ma proprio per questo profondamente attuali.

Ma partiamo dalle feste: Sabato 21 Aprile è tornata la Primavera e torna anche la Dance ’70/’80 al Arci Pessina Milano. Se sei alla ricerca delle stesse atmosfere di quegli anni: ampia pista da ballo, tavoli a disposizione intorno alla pista, servizio bar interno, luci colorate, brani classici immancabili e quelli che non ricordavate più! Al mixer a farvi ballare ci penserà il sempre disponibile alle Vostre richieste DJ GIÒ (che già mixava nei ’70…). C’è tutto quello che serve per passare una bella serata in compagnia, ballando o semplicemente sorseggiando un cocktail al ritmo di Donna Summer o dei Depeche Mode. Ampio parcheggio, a fianco dell’abbazia di Chiaravalle e possibilità di un’ottima cena (solo su prenotazione allo 02 5398546), ma taglieri di salumi e panini non mancheranno, per recuperare quelle calorie disperse nel ballo… Apertura porte dalle ore 21.00.

Domenica 22, il circolo festeggia il territorio onorandolo con una “giornata della terra”. Alle 9.45 ci sarà il ritrovo al circolo. La giornata proseguirà Parco della Vettabbia con Daniela Verbena faremo il percorso di riconoscimento delle erbe selvatiche (abbigliamento comodo per camminare, € 10.00 a persona, bambini esclusi). Poi pausa pranzo al Circolo Arci Pessina (ingresso con tessera Arci)
(Menù in tema: Crespelle ai formaggi e verdure – Frittate alle erbe aromatiche, Insalata primavera con tarassaco e fiori (€ 12,00, bevande escluse). Infine la giornata si chiuderà (dalle 16.00 alle 18.30) con la creazione di un erbario (portare dei fogli) e infine con un cerchio di unione uomo-terra (musicisti…portate strumenti). È gradita la prenotazione per il pranzo, entro venerdì 20 aprile (Rita 3331007280)!

Infine un 25 aprile resistente come è giusto che sia. Nella mattinata Giuliana Sgrena presenterà l’uscita del suo nuovo libro dedicato padre (Novant’anni da ribelle – La storia di Franco Sgrena), partigiano nella Val d’Ossola. L’amica Sgrena ha fatto una scelta non casuale: il circolo ha per sua stessa fondazione uno spirito antifascista, intitolato infatti a Franco Pessina, bracciante ucciso nel borgo dai fascisti il 1 maggio 1922. Alle ore 10, prima dell’incontro con Giuliana Sgrena, depositeremo due corone al Circolo e al luogo dell’omicidio di Franco Pessina. La presentazione del libro è un’iniziativa di carattere provinciale, cioè di tutta l’ Arci Milano ed inizierà alle ore 11.00. Successivamente ci sarà una grigliata, intorno le ore 12.30, e poi alle 14.00 chi vorrà si potrà spostare in centro città per prender parte alla manifestazione collettiva. Siate massa!

 

Resistenze in circolo – Oggi come Ieri…Rho antifascista!

Oggi come ieri – 25 aprile antifascista e antirazzista a Rho

La rete di realtà sociali, politiche e sindacali che sul territorio ha iniziato un percorso antifascista e antirazzista invitano tutte e tutti domenica 22 aprile dalle 14:00 alle 23:30 a Rho presso il Parco Europa (C.so Europa ang. via Pertini) per una giornata di festa popolare per la Liberazione che espliciti quei meccanismi sociali virtuosi di solidarietà, apertura, accoglienza, mutuo soccorso ben vivi nella nostra città, nella quale razzisti e fascisti non sono i benvenuti.

OGGI COME IERI Rho ama e lotta per la libertà
25 aprile antifascista e antirazzista a Rho

Una giornata inclusiva e plurale che faccia vivere i sentimenti antifascisti e antirazzisti cittadini, espressi attraverso dibattiti, incontri, cultura, arte, sport, musica.

 

Promuovono: ANPI sez. «A. Gornati» (Rho) — ANPI sez. «O. Brambilla» (Pero) — ARCICheDonne (Rho) — Centro Studi Canaja (Rho) — Collettivo La Sciloria / Corte Popolare (Rho) — Fronte Popolare (Ovest Milano) — Movimento ALT (Lainate) — Nabad / Spazio Mondi Migranti (Parabiago) — Rifondazione Comunista (Rho, Pero) — SGB Sindacato Generale di Base (Milano) — SI Cobas (Rho) — SLAI Cobas Alfa Romeo — SOS Fornace (Rho)

 

L’antifascismo deve essere valore fondativo e diffuso

Sbaglieremmo a pensare all’antifascismo come collante politico del centrosinistra italiano, come suggerito in questi giorni da alcuni politici ed intellettuali. Sarebbe la cristallizzazione di un processo in Italia ancora aperto ed incompiuto, cioè il riconoscimento pieno dell’antifascismo come valore costituzionale, condiviso dalla più ampia parte della popolazione. Relegare a valore di una parte l’antifascismo diventerebbe forse un vantaggio competitivo nell’arena elettorale, ma sarebbe una visione cinica della realtà e una diminuzione del, già scarso, senso delle istituzioni.

Lo sforzo dovrà essere sempre di più uscire dall’incompiutezza dell’antifascismo come valore di tutti, per renderlo fondativo e diffuso. Un compito da rivolgere soprattutto alle giovani generazioni che, avendo meno storia politica, sono quelle più esposte come terreno di avanzamento dell’estremismo di destra.

L’indagine di approfondimento dell’Espresso ‘Generazione Zero’, ci racconta come nelle scuole i movimenti fascisti giovanili, soprattutto Blocco Studentesco, mettano in atto veri e propri sistemi di reclutamento, indottrinamento e riconoscimento in un clan. L’articolo però ci racconta anche la refrattarietà degli istituti scolastici ad educare i giovani alla politica, alla responsabilità e alla cittadinanza attiva e delle lotte interne tra i diversi gruppi della sinistra studentesca, che sembrano imitare i meccanismi peggiori della ‘politica adulta’, lasciando spazio di agibilità politica ai gruppi fascisti.

Carlo Azeglio Ciampi, da presidente della Repubblica, puntò parte del suo mandato sulla creazione del ‘patriottismo costituzionale’, inteso proprio come la costruzione di una simbologia comune ampia. Nonostante la scelta del termine ‘patriottismo’ sia certamente criticabile (per quanto furono alcuni politologi, e non il Presidente Ciampi, a coniare questo termine quasi ossimorico), questo argomento ha avuto il merito di porre il tema di valori costituzionali ampi e comuni.

Negli ultimi vent’anni parte del dibattito politico, soprattutto a destra, ha svolto un’opera di diluzione della storia, riduzione del ruolo della Resistenza, pensando alla ‘pacificazione’ come ad una rimozione, quando non a un’altra versione della storia. Pensiamo alla fortuna dei libri di Pansa, che ha creato su questo un genere. È questo il vero rischio dell’allargamento dell’antifascismo come valore, quello di una sua eccessiva diluizione. Anche se forse ogni tanto le cose possono essere più semplici di come le raccontiamo: ogni tanto sarebbe utile ricordare che è relativamente semplice dichiararsi fascisti in un Paese democratico, decisamente più difficile – se la storia fosse andata diversamente – sarebbe stato dichiararsi democratico in un Paese fascista.

 

ArciReport, 14 dicembre 2017

Anche l’Arci il 9 dicembre a Como contro ogni fascismo e per la democrazia

L’Arci aderisce e parteciperà alla manifestazione antifascista che si terrà il 9 dicembre a Como.

Siamo infatti  convinti che sia assolutamente necessario che le forze democratiche rispondano con fermezza ed unità ad ogni atto di provocazione di gruppi e  forze che si richiamano apertamente al fascismo e al nazismo. A preoccuparci è anche il tema della qualità della nostra democrazia,perché risulta per noi evidente come la diffusione del fascismo sia correlato all’aumento della sofferenza sociale di parte della popolazione italiana, soprattutto quella che vive situazioni di marginalità.

Non vanno in nessun modo sottovalutati le provocazioni,  gli atti di stampo squadristico e  xenofobo come quello recente contro ‘Como senza frontiere’. L’accoglienza, l’antirazzismo, l’apertura verso il ‘diverso’ sono valori che devono caratterizzare la democrazia e la civiltà di un paese.

Per questo l’attenzione verso simili atti – che dimostrano  come il sonno della ragione possa partorire mostri – deve restare alta.

Contro questa stessa ideologia, contro gli orrori che ha determinato nel secolo scorso, ha combattuto chi ci ha preceduto. Il sacrificio di tanti e tante che hanno animato la Resistenza contro il nazifascismo, sconfiggendolo,  ha permesso all’Italia di avere una delle Costituzioni più avanzate del mondo e un sistema democratico.

Sta a noi ora difenderlo ed ampliarlo. Per questo saremo anche noi a Como.

 

Roma, 5 dicembre 2017

La solidarietà dell’Arci alla rete ‘Como Senza Frontiere’

L’Arci nazionale esprime piena solidarietà alla rete di associazioni ‘Como Senza Frontiere’ e al comitato Arci di Como per l’irruzione, nel corso di una riunione, di un quindicina di individui del Veneto fronte skinhead. Il gruppo di neofascisti, con atteggiamento paramilitare, ha letto un farneticante comunicato razzista, infarcito di accuse rivolte alle associazioni che lavorano per i diritti dei migranti.

Purtroppo, episodi di intolleranza fascista come questo, si stanno moltiplicando in tutta Italia. Anche qui l’estrema destra sta rialzando la testa,  approfittando di un clima, alimentato soprattutto da alcuni  politici e media, che indicano nei migranti il ‘nemico’, dalla cui ‘invasione’ dovremmo proteggerci.

Raccogliamo e rilanciamo la proposta del comitato Arci di Como che invita a partecipare in massa all’iniziativa cittadina Raccontarci, promossa per il 2 dicembre allo spazio Gloria, un’occasione per conoscere l’associazione e le tante attività di promozione sociale e solidarietà che mette ogni giorno in campo, ma anche per ribadire con i fatti che le intimidazioni non fermeranno le nostre attività.

Continueremo a promuovere  ovunque il nostro impegno antifascista con gli strumenti che riteniamo più efficaci, quelli della cultura e della conoscenza, perché siamo convinti che soltanto tenendo viva la memoria della Resistenza e promuovendo i valori sanciti dalla nostra Costituzione sia possibile combattere le pericolose derive dell’intolleranza e dell’ideologia  fascista.

L’antifascismo in marcia. Ma il tema è la qualità della democrazia

di Andrea La Malfa, referente Arci per la Presidenza sulla Memoria

 

Per capire meglio il fenomeno dei gruppi fascisti è di una certa utilità controllare la comunicazione che adottano, soprattutto sui social network. È un esercizio che ogni tanto compio. Dopo alcuni scroll risulta chiaro che dietro alla comunicazione di questi gruppi c’è un pensiero e un modello organizzativo preciso. Scorrendo la pagina di un gruppo locale di Casapound ho notato alcuni dettagli, ve ne riporto tre. Il primo, la promozione con un hashtag #CPècultura di convegni sulla Prima guerra mondiale, il cui centenario cadrà l’anno prossimo: l’uso della memoria di questi fatti storici come creazione di una mitologia, la riproposizione dell’irridentismo, Fiume e D’Annunzio, gli Italiani che sparavano sugli stranieri perché non superassero il Piave. Il sottointeso è la ‘vera’ Italia, quella che se vedeva stranieri che tentavano di superare i confini gli sparava.  Il secondo è la sede di questo gruppo, un luogo di ritrovo con bar, simile ad alcuni nostri circoli. Terzo dettaglio le due ong, per quanto piccole, che si occuperebbero di Birmania e a cui puoi devolvere il 5×1000. Insomma il modello organizzativo dei ‘fascisti del  terzo millennio’ è novecentesco, nel tentativo di legare il partito all’associazionismo, ai luoghi di ritrovo, alla solidarietà. Questo è stato per anni il metodo di radicamento sociale della Sinistra. Un saper fare che negli anni abbiamo un po’ perso.

In questo tentativo di radicamento sociale dei fascisti, le manifestazioni  come quella del 28 ottobre indetta da Forza Nuova diventano la parte più evidente di una questione più ampia. Il vero obiettivo è il radicamento nei luoghi collettivi. Avrete letto l’episodio del gruppo ultras della Lazio che, come offesa verso i romanisti, ha lasciato all’Olimpico adesivi con Anna Frank con la maglia giallorossa. Da qua il maldestro tentativo di riparazione del presidente della squadra che ha deposto una corona di fiori in memoria delle vittime della Shoah. Subito dopo all’aeroporto è stato registrato mentre sosteneva «famo sta sceneggiata» verso gente che «non valgono un c….». Il giorno dopo la corona di fiori è stata rinvenuta nel Tevere. Anche in questo episodio quello che deve far riflettere è l’infiltrazione di gruppi fascisti nella curve calcistiche, un fenomeno che si è diffuso negli anni. Per questo motivo organizzare manifestazioni politiche di contrasto alle provocazioni, come la tentata marcia del 28 ottobre, è importante ma non sufficiente. Avremo infatti bisogno di una risposta di più ampio respiro, in primo luogo istituzionale e culturale. La radice del problema è sempre più la qualità della nostra democrazia, i meccanismi che la regolano e la capacità delle forze democratiche di organizzare il consenso. Perché è su queste mancanze che i gruppi fascisti tentano di costruire il proprio consenso, di creare domande di sicurezza a cui rispondere con una caricaturale fermezza.

Essere antifascista significa oggi impegnarsi per la costruzione di una democrazia più forte, per la ricostruzione di spazi comunitari sani e inclusivi: significa  togliere l’acqua, cioè il contesto, in cui un pesce chiamato intolleranza nuota e cerca di crescere. Rafforzare la democrazia, migliorandone la qualità, è il tema su cui dobbiamo interrogarci se vogliamo dare una risposta più completa a questo fenomeno.

 

Raccontare la resistenza

Trovare le “parole per dirlo” fare emergere la memoria “per non dimenticare”.

Il circolo Arci “Centro Culturale Conca Fallata” propone un laboratorio rivolto a tutti coloro che sono interessati a conoscere, raccontare, ascoltare, scrivere un periodo della nostra storia fervido di passioni, idealità e grandi sacrifici. In 5 incontri (da giovedì 19 ottobre a giovedì 16 novembre 2017 ore 16,00-17,30) il laboratorio resistente condividerà e farà conoscere le storie de “La Resistenza”. Obiettivo è quello di condividere un racconto e scriverlo, strumento per trasmettere e mantenere viva la memoria storica. Il Laboratorio sarà condotto da Livia Rosato. Durante il primo incontro è prevista la partecipazione del Prof. Giuseppe Deiana che introdurrà storicamente il periodo della RESISTENZA, nei successivi incontri i partecipanti diventeranno protagonisti attraverso il racconto e la lettura di brani scelti.

Siete tutti invitati allo SPAZIO BARRILI – Via Barrili 21 Milano

Il ciclo di incontri sarà gratuito

 

 

Domenica 8 ottobre: OGGI COME ALLORA, E’ SEMPRE TEMPO DI ANTIFASCISMO!

Il 1° marzo 1944 i lavoratori delle fabbriche delle regioni d’Italia ancora occupate dai tedeschi e dai fascisti scendono in sciopero: per una settimana la grande industria italiana si ferma e così la produzione per la Germania. Epicentri del grande movimento di lotta sono le città di Torino e di Milano, dove gli operai vivono ormai in condizioni di estrema precarietà e sono perennemente sottoposti alla minaccia – che per molti di loro è realtà – della deportazione.

In Lombardia gli operai dell’Alfa Romeo, della Breda, della Ercole Marelli, della Falck, della Innocenti, della Isotta Fraschini, della Dalmine e di molte altre piccole realtà incrociano le braccia.

Gli stabilimenti che partecipano alla protesta hanno al proprio interno CLN aziendali, Gruppi di difesa della donna, SAP e altri organismi, e prendono parte alle agitazioni – alcune di rilievo – dal marzo del 1943, per continuare così fino alla liberazione.

Lo sciopero assume subito un carattere generale. Accanto agli operai delle fabbriche, si fermano dal 2 al 4 marzo i tranvieri, che paralizzano il trasporto pubblico della città. In Lombardia si calcolano in totale circa 350.000 scioperanti. Sicuramente il più imponente movimento di scioperi scoppiati in Europa contro l’occupazione nazista e in tutta Italia partecipano oltre un milione di lavoratori, imprimendo alla causa nazionale il carattere di guerra di popolo.

La repressione è molto dura – minacce di morte e occupazione delle fabbriche da parte della RSI e dei tedeschi, arresti, deportazioni.

Un monumento ricorda i compagni deportati al Parco Nord di Milano. Fu inaugurato il 28 novembre 1998. Un monumento del ricordo, un monumento che deve essere monito alle generazioni presenti e future. Mai più è il grido che esprime il monumento.

Ma questo grido infastidisce tutto il ciarpame nostalgico che in questi anni si sta riaffacciando con prepotenza. E così nella notte tra domenica e lunedì 25 settembre 2017 è stato devastato – per la terza volta – il Monumento dedicato al Deportato al Parco Nord di Milano.

L’ANPI Provinciale di Milano denuncia questa ennesima provocazione neofascista che offende la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per la libertà di tutti noi.

In Europa e nel nostro Paese si sta manifestando una pericolosa deriva xenofoba, razzista e antisemita. Occorre una risposta ferma da parte delle istituzioni, dello Stato repubblicano nato dalla Resistenza. Fenomeni così pericolosi e contrari ai principi costituzionali non possono essere assolutamente sottovalutati.

Vi invitiamo quindi a partecipare alla manifestazione indetta dall’ANED (l’Associazione Nazionale ex Deportati) domenica 8 ottobre presso il monumento al deportato del Parco Nord. Gli ignoti nazifascisti che lo hanno per la terza volta devastato, hanno usato le pietre che vengono dalla cava di Gusen per rompere le teche che contengono le ceneri dei “passati per il camino” dei campi di sterminio.

OGGI COME ALLORA, E’ SEMPRE TEMPO DI ANTIFASCISMO.

 

Info ANPI.ZONA9@GMAIL.COM

Ci saranno due cortei: il nono Municipio si ritrova all’entrata del Parco in fondo a Viale Suzzani , i Comuni in via Clerici 150 (parcheggio consortile) prima delle 10.

 

History Camp 2.0: ora e sempre resitenza!

Il 18 giugno 1946 l’Italia fu proclamata Repubblica e il primo gennaio 1948 entrò in vigore la Costituzione.

A ridosso del settantesimo anniversario di questi due importanti avvenimenti per la nostra storia, Arci Modena, Arci Regione Emilia Romagna, Arci Reggio Emilia hanno deciso di lanciare la seconda edizione di History Camp sul tema Dalle Repubbliche Partigiane alla Repubblica Italiana.

Una delle più famose Repubbliche partigiane fu quella di Montefiorino (così denominata dallo storico Ermanno Gorrieri), zona liberata dal nazifascismo situata nell’Appennino emiliano tra Modena e Reggio Emilia dove si trova  il Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza Italiana.

Proprio a Montefiorino si terrà, dal 21 al 25 agosto 2017, History Camp 2.0, corso di formazione residenziale sulla storia del ‘900 rivolto a giovani e giovani adulti.

Il corso è suddiviso in otto moduli: quattro moduli prevedono lezioni ‘frontali’ curati da storici all’interno delle sale collegate al Museo di Montefiorino, i restanti quattro sono attività che si svolgono nei luoghi di memoria. In particolare le lezioni intendono approfondire le seguenti tematiche: fascismi-antifascimi, resistenze, Costituzione, diritti umani.

Le altre attività prevedono: un orienteering all’interno del Parco-Memorial Santa Giulia di Palagano (Mo); una camminata lungo il Sentiero Partigiano n. 15, da Cervarolo al Passo delle Forbici (Re); una visita all’interno della Centrale idroelettrica di Farneta (Mo); una visita al Comune di San Pellegrino in Alpe. Alla sera, oltre ai tempi riservati al confronto tra i partecipanti stessi, verranno organizzati due momenti di spettacolo aperti alla cittadinanza.

I/le partecipanti alloggeranno presso l’Ostello del Comune di Montefiorino.

La Presidenza nazionale dell’Arci intende sostenere la partecipazione di dirigenti associativi  under 35 (presidenti di circolo, dirigenti di comitato) mettendo a disposizione 6 borse di studio a copertura della quota di partecipazione (150 € per le lezioni frontali, le uscite e vitto e alloggio per 5 giorni e 4 notti).

L’obiettivo di questa misura è sostenere la formazione storica e politica antifascista verso i giovani che sul territorio rappresentano l’Arci.

Le candidature per  le borse di studio sono da inviarsi all’Ufficio di Segreteria di Presidenza (presidenza@arci.it) entro il 24 luglio 2017.

Chi fosse invece interessato ad organizzare la partecipazione di gruppi di giovani può rivolgersi ad Arci Modena (tel. 059/2924711; modena@arci.it; www.arcimodena.org) ricordando che il termine ultimo per le iscrizioni è il 30 luglio.

Pieghevole

ArciReport, 13 luglio 2017