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Anche l’Arci il 9 dicembre a Como contro ogni fascismo e per la democrazia

L’Arci aderisce e parteciperà alla manifestazione antifascista che si terrà il 9 dicembre a Como.

Siamo infatti  convinti che sia assolutamente necessario che le forze democratiche rispondano con fermezza ed unità ad ogni atto di provocazione di gruppi e  forze che si richiamano apertamente al fascismo e al nazismo. A preoccuparci è anche il tema della qualità della nostra democrazia,perché risulta per noi evidente come la diffusione del fascismo sia correlato all’aumento della sofferenza sociale di parte della popolazione italiana, soprattutto quella che vive situazioni di marginalità.

Non vanno in nessun modo sottovalutati le provocazioni,  gli atti di stampo squadristico e  xenofobo come quello recente contro ‘Como senza frontiere’. L’accoglienza, l’antirazzismo, l’apertura verso il ‘diverso’ sono valori che devono caratterizzare la democrazia e la civiltà di un paese.

Per questo l’attenzione verso simili atti – che dimostrano  come il sonno della ragione possa partorire mostri – deve restare alta.

Contro questa stessa ideologia, contro gli orrori che ha determinato nel secolo scorso, ha combattuto chi ci ha preceduto. Il sacrificio di tanti e tante che hanno animato la Resistenza contro il nazifascismo, sconfiggendolo,  ha permesso all’Italia di avere una delle Costituzioni più avanzate del mondo e un sistema democratico.

Sta a noi ora difenderlo ed ampliarlo. Per questo saremo anche noi a Como.

 

Roma, 5 dicembre 2017

La solidarietà dell’Arci alla rete ‘Como Senza Frontiere’

L’Arci nazionale esprime piena solidarietà alla rete di associazioni ‘Como Senza Frontiere’ e al comitato Arci di Como per l’irruzione, nel corso di una riunione, di un quindicina di individui del Veneto fronte skinhead. Il gruppo di neofascisti, con atteggiamento paramilitare, ha letto un farneticante comunicato razzista, infarcito di accuse rivolte alle associazioni che lavorano per i diritti dei migranti.

Purtroppo, episodi di intolleranza fascista come questo, si stanno moltiplicando in tutta Italia. Anche qui l’estrema destra sta rialzando la testa,  approfittando di un clima, alimentato soprattutto da alcuni  politici e media, che indicano nei migranti il ‘nemico’, dalla cui ‘invasione’ dovremmo proteggerci.

Raccogliamo e rilanciamo la proposta del comitato Arci di Como che invita a partecipare in massa all’iniziativa cittadina Raccontarci, promossa per il 2 dicembre allo spazio Gloria, un’occasione per conoscere l’associazione e le tante attività di promozione sociale e solidarietà che mette ogni giorno in campo, ma anche per ribadire con i fatti che le intimidazioni non fermeranno le nostre attività.

Continueremo a promuovere  ovunque il nostro impegno antifascista con gli strumenti che riteniamo più efficaci, quelli della cultura e della conoscenza, perché siamo convinti che soltanto tenendo viva la memoria della Resistenza e promuovendo i valori sanciti dalla nostra Costituzione sia possibile combattere le pericolose derive dell’intolleranza e dell’ideologia  fascista.

L’antifascismo in marcia. Ma il tema è la qualità della democrazia

di Andrea La Malfa, referente Arci per la Presidenza sulla Memoria

 

Per capire meglio il fenomeno dei gruppi fascisti è di una certa utilità controllare la comunicazione che adottano, soprattutto sui social network. È un esercizio che ogni tanto compio. Dopo alcuni scroll risulta chiaro che dietro alla comunicazione di questi gruppi c’è un pensiero e un modello organizzativo preciso. Scorrendo la pagina di un gruppo locale di Casapound ho notato alcuni dettagli, ve ne riporto tre. Il primo, la promozione con un hashtag #CPècultura di convegni sulla Prima guerra mondiale, il cui centenario cadrà l’anno prossimo: l’uso della memoria di questi fatti storici come creazione di una mitologia, la riproposizione dell’irridentismo, Fiume e D’Annunzio, gli Italiani che sparavano sugli stranieri perché non superassero il Piave. Il sottointeso è la ‘vera’ Italia, quella che se vedeva stranieri che tentavano di superare i confini gli sparava.  Il secondo è la sede di questo gruppo, un luogo di ritrovo con bar, simile ad alcuni nostri circoli. Terzo dettaglio le due ong, per quanto piccole, che si occuperebbero di Birmania e a cui puoi devolvere il 5×1000. Insomma il modello organizzativo dei ‘fascisti del  terzo millennio’ è novecentesco, nel tentativo di legare il partito all’associazionismo, ai luoghi di ritrovo, alla solidarietà. Questo è stato per anni il metodo di radicamento sociale della Sinistra. Un saper fare che negli anni abbiamo un po’ perso.

In questo tentativo di radicamento sociale dei fascisti, le manifestazioni  come quella del 28 ottobre indetta da Forza Nuova diventano la parte più evidente di una questione più ampia. Il vero obiettivo è il radicamento nei luoghi collettivi. Avrete letto l’episodio del gruppo ultras della Lazio che, come offesa verso i romanisti, ha lasciato all’Olimpico adesivi con Anna Frank con la maglia giallorossa. Da qua il maldestro tentativo di riparazione del presidente della squadra che ha deposto una corona di fiori in memoria delle vittime della Shoah. Subito dopo all’aeroporto è stato registrato mentre sosteneva «famo sta sceneggiata» verso gente che «non valgono un c….». Il giorno dopo la corona di fiori è stata rinvenuta nel Tevere. Anche in questo episodio quello che deve far riflettere è l’infiltrazione di gruppi fascisti nella curve calcistiche, un fenomeno che si è diffuso negli anni. Per questo motivo organizzare manifestazioni politiche di contrasto alle provocazioni, come la tentata marcia del 28 ottobre, è importante ma non sufficiente. Avremo infatti bisogno di una risposta di più ampio respiro, in primo luogo istituzionale e culturale. La radice del problema è sempre più la qualità della nostra democrazia, i meccanismi che la regolano e la capacità delle forze democratiche di organizzare il consenso. Perché è su queste mancanze che i gruppi fascisti tentano di costruire il proprio consenso, di creare domande di sicurezza a cui rispondere con una caricaturale fermezza.

Essere antifascista significa oggi impegnarsi per la costruzione di una democrazia più forte, per la ricostruzione di spazi comunitari sani e inclusivi: significa  togliere l’acqua, cioè il contesto, in cui un pesce chiamato intolleranza nuota e cerca di crescere. Rafforzare la democrazia, migliorandone la qualità, è il tema su cui dobbiamo interrogarci se vogliamo dare una risposta più completa a questo fenomeno.

 

Solidarietà ai compagni di Pescara

Due neofascisti denunciati per l’aggressione davanti al circolo Scumm di Pescara. L’Arci si costituirà parte civile

A pochi giorni dall’aggressione a due giovani, avvenuta a Pescara davanti al circolo Arci Scumm nella notte tra il 20 e il 21 maggio,  la Digos ha individuato e denunciato due persone  appartenenti all’area di estrema destra, come testimonia il materiale rinvenuto nelle loro abitazioni.

Bene ha dunque fatto l’Arci di Pescara a denunciare subito la matrice neofascista dell’aggressione, invitando a indagare in quella direzione.

I due presunti aggressori, di 24 e 25 anni, secondo alcuni testimoni erano entrati allo Scumm dichiarandosi fascisti e razzisti, per poi provocare la rissa.

Un’aggressione all’intera città e alle sue tradizioni antifasciste, il cui sindaco ha partecipato alle iniziative del 27 maggio, giornata contro tutti i fascismi promossa dall’Anpi, a cui l’Arci ha aderito in tutta Italia.

Ora l’impegno è a non abbassare la guardia, affinchè episodi simili non debbano più ripetersi, né a Pescara né altrove.

L’Arci, nel ringraziare le forze dell’ordine per la rapidità con cui hanno individuato i presunti colpevoli, annuncia che chiederà di costituirsi parte civile nel procedimento giudiziario.

 

Roma, 30 maggio 2017