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Solidarietà al sindaco Mimmo Lucano e alla comunità di Riace da Anpi, Arci, Articolo 21, Cgil

Riace, un piccolissimo paese quasi spopolato della profonda Calabria, è diventato un simbolo nel mondo.

Il modello Riace è semplicemente la straordinaria dimostrazione che si può costruire un efficace sistema di accoglienza diffusa, che l’integrazione rappresenta una importante occasione di sviluppo per il  territorio, che costruire una società inclusiva e accogliente è un vantaggio per tutti.

Un’utopia contro la quale negli ultimi mesi aveva fatto già balenare le sue accuse il Ministro dell’Interno: la colpa di Riace sarebbe quella di aver accolto troppo, anche oltre le decisioni delle commissioni prefettizie.

Sta di fatto che i finanzieri stamattina hanno arrestato, ai domiciliari, l’uomo-simbolo di quella esperienza, il sindaco Mimmo Lucano, con l’accusa – tra l’altro – di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Le inchieste della magistratura si rispettano sempre, ma questa ordinanza nei fatti blocca l’esperienza più significativa che dimostra come integrazione e accoglienza siano la chiave di volta per risollevare l’intero Paese.

Restiamo in attesa di conoscere i dettagli del provvedimento, ma esprimiamo solidarietà al sindaco Mimmo Lucano e ci mobiliteremo per confermare tutta la nostra vicinanza alla comunità di Riace.

 

ANPI, ARCI, ART.21, CGIL

 

Intolleranza zero, un segno rosso contro l’odio

Il 30 settembre in Piazza del Duomo.
Non è il momento dei muri ma dei ponti!

La manifestazione “Intolleranza zero” è promossa da Anpi, Aned e i Sentinelli con l’adesione di Arci, Acli, Cgil, associazioni ed altre forze sociali. Di seguito il testo dell’appello

Non è il momento dell’intolleranza. Non è il momento dei muri, ma dei ponti.

Saremo in piazza per raccontare un clima che non si è creato improvvisamente: da anni si prepara e si alimenta in tutta l’Europa, e in alcuni paesi in particolare, una deriva razzista, sessista, xenofoba e antisemita. Da anni si seminano e si alimentano, nel nostro paese, odio e rancore. Ora, però, registriamo l’inasprimento di una violenza verbale e fisica senza precedenti, che pare non conoscere più argini.

Nel mirino ci siamo finiti in tante e in tanti. Noi antifascisti, noi donne, noi migranti, noi omosessuali e trans, noi che non ci dimentichiamo che proprio ottant’anni fa l’Italia conosceva la vergogna delle leggi razziste.

Noi che ogni giorno ricordiamo che il nazifascismo, con il suo bagaglio razzista e antisemita, è stato sconfitto 73 anni fa. Noi, oggi che non girano (ancora) simboli per marchiarci, sentiamo ugualmente il peso di questa intolleranza montante.

Il 30 settembre, in Piazza del Duomo, parleremo di diritti faticosamente conquistati e di diritti ancora negati. Parleremo di libertà.
Dei nuovi cittadini e di tutte le famiglie. Delle donne, delle persone di tutti gli orientamenti sessuali, politici e religiosi. Parleremo del nostro presente, fatto di esperienze concrete di integrazione e solidarietà, di diversità e mescolanze.

Ricorderemo che la Resistenza ha una dote: quella di non invecchiare, e lo faremo contemporaneamente ad altre città, ad altri luoghi simbolici come i porti, la cui chiusura è il simbolo di una politica dell’odio che non ci appartiene. Con tutta la forza pacifica della solidarietà.

Lo faremo in tante e in tanti. Lo faremo vestiti di rosso.

“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018
Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
a creare un osservatorio online contro il razzismo;
a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace

 

Anpi, Arci, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza sulla chiusura dei porti italiani

Si aprano i porti all’arrivo di vite umane che fuggono da conflitti e disperazione

La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti”. A ribadirlo sono le associazioni Anpi, Arci, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza che lanciano un appello affinché vengano riaperti i porti italiani all’arrivo di vite umane che fuggono da conflitti e disperazione.

 

Domenica 8 ottobre: OGGI COME ALLORA, E’ SEMPRE TEMPO DI ANTIFASCISMO!

Il 1° marzo 1944 i lavoratori delle fabbriche delle regioni d’Italia ancora occupate dai tedeschi e dai fascisti scendono in sciopero: per una settimana la grande industria italiana si ferma e così la produzione per la Germania. Epicentri del grande movimento di lotta sono le città di Torino e di Milano, dove gli operai vivono ormai in condizioni di estrema precarietà e sono perennemente sottoposti alla minaccia – che per molti di loro è realtà – della deportazione.

In Lombardia gli operai dell’Alfa Romeo, della Breda, della Ercole Marelli, della Falck, della Innocenti, della Isotta Fraschini, della Dalmine e di molte altre piccole realtà incrociano le braccia.

Gli stabilimenti che partecipano alla protesta hanno al proprio interno CLN aziendali, Gruppi di difesa della donna, SAP e altri organismi, e prendono parte alle agitazioni – alcune di rilievo – dal marzo del 1943, per continuare così fino alla liberazione.

Lo sciopero assume subito un carattere generale. Accanto agli operai delle fabbriche, si fermano dal 2 al 4 marzo i tranvieri, che paralizzano il trasporto pubblico della città. In Lombardia si calcolano in totale circa 350.000 scioperanti. Sicuramente il più imponente movimento di scioperi scoppiati in Europa contro l’occupazione nazista e in tutta Italia partecipano oltre un milione di lavoratori, imprimendo alla causa nazionale il carattere di guerra di popolo.

La repressione è molto dura – minacce di morte e occupazione delle fabbriche da parte della RSI e dei tedeschi, arresti, deportazioni.

Un monumento ricorda i compagni deportati al Parco Nord di Milano. Fu inaugurato il 28 novembre 1998. Un monumento del ricordo, un monumento che deve essere monito alle generazioni presenti e future. Mai più è il grido che esprime il monumento.

Ma questo grido infastidisce tutto il ciarpame nostalgico che in questi anni si sta riaffacciando con prepotenza. E così nella notte tra domenica e lunedì 25 settembre 2017 è stato devastato – per la terza volta – il Monumento dedicato al Deportato al Parco Nord di Milano.

L’ANPI Provinciale di Milano denuncia questa ennesima provocazione neofascista che offende la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per la libertà di tutti noi.

In Europa e nel nostro Paese si sta manifestando una pericolosa deriva xenofoba, razzista e antisemita. Occorre una risposta ferma da parte delle istituzioni, dello Stato repubblicano nato dalla Resistenza. Fenomeni così pericolosi e contrari ai principi costituzionali non possono essere assolutamente sottovalutati.

Vi invitiamo quindi a partecipare alla manifestazione indetta dall’ANED (l’Associazione Nazionale ex Deportati) domenica 8 ottobre presso il monumento al deportato del Parco Nord. Gli ignoti nazifascisti che lo hanno per la terza volta devastato, hanno usato le pietre che vengono dalla cava di Gusen per rompere le teche che contengono le ceneri dei “passati per il camino” dei campi di sterminio.

OGGI COME ALLORA, E’ SEMPRE TEMPO DI ANTIFASCISMO.

 

Info ANPI.ZONA9@GMAIL.COM

Ci saranno due cortei: il nono Municipio si ritrova all’entrata del Parco in fondo a Viale Suzzani , i Comuni in via Clerici 150 (parcheggio consortile) prima delle 10.

 

Le ragioni del NO al referendum costituzionale

leragionidelnoMartedì 8 novembre alle ore 18.30 nell’aula 208 delll’Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono, le ragioni del NO spiegate da alcuni dei principali promotori della campagna referendaria.

Intervengono:

Carlo Smuraglia (Presidente nazionale ANPI)
Francesca Chiavacci (Presidente nazionale ARCI)
Danilo Barbi (Segreteria nazionale CGIL)
Martina Carpani (Coordinatrice nazionale Rete della Conoscenza)

Perché NO?

Come cambia realmente la nostra Costituzione? Quali sono le principali critiche che vengono mosse alla riforma costituzionale? Garantisce maggiori spazi di democrazia e partecipazione?

Non è vero che si stanno tagliando i costi della politica, perché a scapito della democrazia del Paese si riducono solo l’9% dei costi secondo la ragioneria dello stato.

Non è vero che la riforma non è antidemocratica. L’antidemocrazia, nell’Italia del 2016, si esprime con l’accentramento dei poteri nelle mani del governo a scapito dei nostri territori, si esprime con la modifica di 122 punti della carta costituzionale da parte di un Governo sostenuto da un parlamento eletto con una legge elettorale incostituzionale, si esprime costruendo una riforma incomprensibile ai cittadini con procedimenti legislativi non chiari, si esprime mettendo in ostaggio del partito di maggioranza scelte di delicata importanza.

Non è l’espressione della volontà popolare, quanto la mancata risposta da parte dei Governi ai bisogni materiali di chi vive la crisi a lasciare spazio a fenomeni di xenofobia, razzismo e neofascismo in Italia ed in Europa. Per troppo tempo si sono portati avanti interessi di pochi a scapito di quelli di molti, gli interessi dei potenti che avevano tanto a scapito di chi ha poco e non ha mai deciso nulla.

Liberazione 2015: liberi anche di cantare e ballare

manifesto_24_aprileSe da 70 anni viviamo nella democrazia lo dobbiamo agli uomini e alle donne che nel 1945 ci hanno liberato dai nazifascisti. Ricordarlo è un dovere. E può diventare anche un piacere. Anpi, Arci, Insmli e Radio Popolare vi propongono di farlo con un’iniziativa rispettosa del loro sacrificio ma anche gioiosa: cantando e ballando. Proprio come propose il Sindaco della Liberazione di Milano Antonio Greppi.

«Si balla per le strade, sui marciapiedi, nei viali, […] le strade della circonvallazione fanno da cintura a questa esplosione di letizia, di libertà, quasi a cancellare definitivamente le ore buie degli odi, delle diffidenze».

Questa testimonianza di Emilio Pozzi rende bene lo spirito di quei momenti: il desiderio di tornare alla pienezza della vita dopo anni di dittatura e guerra.

Facciamolo anche noi, 70 anni dopo. E’ un invito aperto a tutti coloro che si riconoscono nei valori della Resistenza.

Convincete il vostro sindaco ad aprire il Palazzo Comunale, coinvolgete la banda civica o il gruppo hip-hop di vostro figlio, chiamate a raccolta amici e vicini di casa nel cortile condominiale. Insieme con le canzoni di quel tempo e lo swing, i brani ispirati alla Resistenza e le danze popolari: sarà un modo per riconoscere le nostre radici più forti e rendere contemporaneo, non nostalgico, l’omaggio agli uomini e alle donne che hanno rischiato la vita per riportarci alla democrazia e alla libertà.

Quando? Anpi, Arci, Insmli e Radio Popolare vi propongono di farlo il 24 aprile, alla sera: sarà il nostro benvenuto alla Festa della Liberazione. A mezzanotte, infatti, come momento unificante, suggeriamo a tutti i partecipanti di suonare la stessa, significativa canzone: così ci sarà davvero un filo comune che unirà le montagne con le città, le social-street con le aie dove si suona, balla o canta, dove si ringrazia chi ha lottato per la libertà di tutti.

Qui potrete segnalarci la vostra partecipazione all’iniziativa Liberi anche di cantare e ballare segnalando luogo, orario e un contatto per rintracciarvi.

Anpi, Arci, Insmli, Radio Popolare

Scarica la locandina e aiutaci a diffonderla!

“Bella ciao”
Una musica che è diventata simbolo internazionale della lotta per le libertà: Bella ciao. E’ Paolo Fresu ad offrirci questa sua versione, appositamente pensata e suonata per l’occasione.
Abbiamo scelto questo brano per unificare le iniziative di “Liberi anche di cantare e ballare”, un suono da lanciare tutti assieme, a mezzanotte, per dire un corale “buon 25 aprile”!
Ascolta l’audio!

I circoli Arci dove ballare e cantare:

Arci Bellezza

Arci Pier Paolo Pasolini – Bellusco

Arci Biko

Arci E. Curiel – Cesano Maderno

Arci El Pueblo – Pero

Arci La Meridiana – Paderno Dugnano

Arci La Scighera

Arci Metissage

Arci Nova Milanese

Arci Scuotivento – Monza

Spazio Aperto – Cassano d’Adda

 

Anche questo 25 aprile per l’Arci è Resist

foto_prima_ar_15L’Arci è antifascista per Statuto, storia e idee. Ogni anno realizziamo centinaia di iniziative in tutta Italia nei giorni del 25 aprile, giorni del grande sciopero generale insurrezionale che stese il nazifascismo, ci ridiede il diritto di votare (per la prima volta anche alle donne!), la libertà ai lavoratori e alle forze democratiche, e infine mise in mano all’assemblea parlamentare la penna per scrivere la nostra Costituzione. La Liberazione dell’Italia salì dal Sud al Nord in una lotta di popolo dal 1943 al 1945… ogni anno ricordiamo questi fatti, li raccontiamo nelle scuole, nei circoli, nelle piazze, sui sentieri delle montagne dove si combattè. Siamo alla terza edizione di Resist, dedicata quest’anno ad Arrigo Diodati, comandante partigiano, fondatore e Presidente onorario dell’Arci che ci ha lasciati pochi mesi fa (www.youtube.com/user/Arcinazionale). Abbiamo pensato di usare questo nome, Resist, per dare un luogo e un logo, un sito www.arciresist.org dove raccogliere tutta la nostra Resistenza!

Dalle iniziative emerge una grande vitalità che declina la Resistenza di quei 20 mesi di lotta partigiana riportandola ai nostri anni, alle nostre generazioni. Seppur sia importante la memoria, la domanda è: come attualizzarla? Quali sono le esperienze vissute che possono oggi darci degli strumenti per continuare la grande richiesta di pace e giustizia sociale, quindi lavoro e diritti che si sono concretizzati con la primavera del ‘45?

E quindi, al fianco delle commemorazioni e dei cortei con l’Anpi e con le Istituzioni sui luoghi (lapidi, cimiteri e monumenti) dove furono uccisi i partigiani e chi si oppose al fascismo, troviamo musicisti, attori, storici, filmaker, giornalisti, scrittori che rinarrano quelle esperienze con i linguaggi contemporanei dell’arte. È per noi un percorso naturale: riproponiamo e partecipiamo nei nostri circoli, con i nostri soci a centinaia di appuntamenti. Ci sono esperienze culinarie, pranzi e cene sociali o iniziative per i bambini, abbinate a feste in piazza.

Ci sono presentazioni di libri e dibattiti che ricordano il lungo filo rosso della storia della resistenza italiana che porta fino ad oggi: quando si attaccano i principi basilari della nostra Costituzione, il diritto al lavoro e i diritti dei lavoratori nelle fabbriche (dove la democrazia non si è mai attuata!) oppure nei diritti dimezzati per tante categorie di cittadini, o che cittadini non lo sono perché ci sono leggi razziste come la Bossi Fini ancora in vigore, oppure quando forze di polizia massacrano i manifestanti nelle piazze o si scrivono leggi come l’Italicum palesemente anticostituzionali, quando si comprano decine di cacciabombardieri ma l’articolo 11 dice che «ripudiamo la guerra come mezzo di offesa»…. in tutti questi momenti ci dobbiamo chiedere quanto con la lotta di Liberazione del ‘45 abbiamo ottenuto e quanto invece ancora resta da conquistare o semplicemente se un diritto conquistato lo sia per sempre oppure lo si debba difendere ogni giorno.

Il 25 aprile diventa così una fase importante per la tutta la nostra associazione, dalla Sicilia al Trentino Alto Adige, per entrare in contatto con migliaia di persone e suscitare sentimenti, ricordi e passioni, spronare al ragionamento e all’importanza di aver scelto da che parte stare: dalla parte buona della vita! Ci sono diritti che non si barattano: Resist ci ricorda che siamo una rete nazionale che ha basi solide e che può guardare in faccia il futuro perché sappiamo da dove veniamo!

di Davide Ronzoni, presidente Arci Lecco

“Caro studente, ricorda…” la lettera del presidente nazionale dell’Anpi agli studenti di Vasto per la Giornata della Memoria

Pubblichiamo la lettera inviata agli studenti di Vasto dal presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, che verrà letta il 27 gennaio

Care ragazze e cari ragazzi, con la legge 20 giugno 2000 n. 211 è stata istituita la ‘Giornata della memoria’ in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Il 27 gennaio è il giorno in cui furono abbattuti i cancelli del Campo di Auschwitz ed è stato scelto, simbolicamente, per ricordare la Shoah (lo sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, le persecuzioni italiane dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio.
Dunque, si tratta di un giorno dedicato alla memoria, ad una memoria universale, e vuole ricordare anche coloro che si sono adoperati per i perseguitati, cercando di difendere a tutti i costi due beni preziosi: la libertà e la dignità delle persone.
Una giornata importante, che non va ridotta ad una cerimonia celebrativa, ma al ricordo delle vittime deve unire la conoscenza storica e la riflessione.
Si è trattato di un periodo terribile in cui le forze del male hanno cercato di prevalere, colpendo diritti umani, devastando Paesi e città e conducendo a morte cittadini inermi, colpevoli solo di essere considerati ‘diversi’ o di avere l’ansia e il desiderio della libertà.
Sono stati perpetrati, in nome della ‘razza’ e della potenza, delitti spaventosi, stermini organizzati scientificamente col solo scopo di annullare le persone e la loro dignità.
Gli Alleati che arrivarono ai campi di concentramento e di sterminio, si trovarono di fronte ad uno spettacolo di orrore, che nessuno potrà dimenticare.
Bisogna chiedersi come si può arrivare a tanto e se ha ragione chi pensa che si sia trattato di un’epoca in cui prevaleva il male assoluto. Non è così; la bestia umana si scatena sempre quando vengono meno il rispetto della persona e dei suoi diritti.
E dire che sui Cancelli di Aushwitz c’era scritto «Il lavoro rende liberi». Quale orribile menzogna! Dietro quei cancelli c’erano le persecuzioni, le torture fisiche e morali, le camere a gas.
Bisogna ricordare, per tanti motivi.
Prima di tutto perché è giusto riflettere e rendersi conto dell’accaduto: i prigionieri avevano stampati dei numeri sulla carne per identificarli, ma non erano numeri, erano persone. E quando è stata stroncata la loro vita, insieme sono stati distrutti i loro ideali, i loro sogni, i loro princìpi, il loro futuro. E i familiari, che ancora soffrono un dolore insostenibile, devono sentire il nostro affetto, la nostra vicinanza nel ricordo.
C’è ancora un motivo, per ricordare. Ci sono troppi silenzi in giro, troppe distrazioni, troppe indifferenze, troppa inclinazione a dimenticare; c’è il decorso del tempo, che favorisce l’oblio; ma ci sono anche molti (troppi) che cercano ancora di negare l’evidenza, di rivedere la storia a proprio comodo.
Bisogna dunque combattere contro il silenzio, ma anche contro il revisionismo e il negazionismo.
Ricordiamo lo sterminio degli ebrei; ma quante manifestazioni di razzismo ci sono ancora oggi, nel nostro e in altri Paesi, cosiddetti civili? Quante cose orribili si leggono sul web e come si è pronti a manifestare violenza e odio contro chi è ritenuto diverso! Ricordiamo che i nazisti e i fascisti perseguitavano prima di tutto gli ebrei, considerati come razza inferiore, ma calpestavano e volevano sterminare anche i rom, gli omosessuali, in quanto ‘diversi’ dagli ariani, ed anche coloro che erano portatori di idee politiche diverse e quelli che aiutavano i perseguitati. Tutto questo non è finito. Questo male oscuro è ancora dentro il cuore e l’anima di troppi e noi abbiamo il dovere di cancellarlo.
Infine, il ricordo serve anche a creare gli antidoti perché certi fatti non possano accadere mai più; il maggiore antidoto è sempre la memoria e la conoscenza e dunque bisogna diffonderlo.
La storia può ripetersi; bisogna, allora, impegnarsi personalmente, senza delegare ad altri ciò che spetta a ciascuno di noi.
Vorrei che tutti voi, oggi, nel giorno della memoria, assumeste un impegno con voi stessi, un impegno di dedicarvi al culto della pace, della libertà, del rispetto dei diritti e della dignità umana, della guerra senza quartiere ad ogni forma di odio, di razzismo, di sopraffazione.
Se lo farete e riuscirete ad essere coerenti nella vita di tutti i giorni ed anche nelle piccole cose, allora vorrà dire che per il nostro Paese ci sarà davvero la speranza di un futuro migliore.
Con un forte abbraccio e un sincero augurio per tutto ciò che desiderate.

“A 65 anni è sempre la più bella”. Appuntamento al Corvetto venerdì 25 ottobre per parlare di Costituzione

repubblicaitalianaLa Costituzione della Repubblica Italiana a 65 anni è sempre la più bella. E’ proprio necessario stravolgerla?

Il coordinamento delle sezioni ANPI della zona 4 di Milano in collaborazione con AMIQUA – progettazione, realizzazione e gestione di attività volte al miglioramento della qualità della vita – promuove una iniziativa sulla Costituzione, per il giorno venerdì 25 ottobre alle ore 18,00 al circolo ARCI Corvetto in via Oglio 2 – Milano.

Intervengono:

Alessandro Pace – Professore emerito di Diritto Costituzionale presso l’Università Sapienza e Presidente dell’Associazione “Salviamo la Costituzione: aggiornarla, non demolirla”

Sandra Bonsanti – Presidente Associazione Libertà e Giustizia

Roberto Cenati – Presidente dell’ANPI Provinciale di Milano

L’ANPI dice no al raduno dell’estrema destra al Dal Verme

usb-resistenzaDopo l’indisponibilità del teatro Manzoni, l’estrema destra lombarda tenta una prova di forza che dovrebbe svolgersi al teatro Dal Verme, in pieno centro di Milano, in via San Giovanni sul Muro, a pochi passi da via Dante.

L’idea, a questo punto, sarebbe quella di abbandonare qualsiasi velleità musicale per promuovere una manifestazione tutta politica in grado di riunire al gran completo l’estrema destra milanese e lombarda. Obiettivo: “Liberare Milano”, ovviamente dagli antifascisti.

Il Teatro Dal Verme (di proprietà di Comune e Provincia) è gestito dal 2001 dalla Fondazione I pomeriggi musicali, riconosciuta dal Ministero per i Beni Culturali e  nel suo consiglio d’amministrazione siedono ben tre rappresentanti dell’amministrazione comunale.

Questo maxi raduno che avviene soltanto a pochi mesi da quello neonazista europeo di Cantù rappresenta un grave sfregio a Milano Città Medaglia d’Oro della Resistenza e alla memoria delle diciassette vittime della strage neofascista di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e della diciottesima vittima Giuseppe Pinelli, di cui quest’anno ricorre il 44° anniversario, con la quale ebbe inizio la strategia della tensione nel nostro Paese.

Metteremo in atto tutti gli strumenti in nostro possesso, compreso l’intervento delle istituzioni cittadine e delle autorità competenti perchè questo raduno che si pone in aperto contrasto con i principi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza e con le leggi Scelba e Mancino venga vietato e non abbia luogo in nessun teatro milanese, chiamando i cittadini e gli antifascisti  alla massima vigilanza democratica.