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Tag: accoglienza

“Per un’Italia senza muri”, un coordinamento per unire il fronte comune contro razzismo e neofascismo

Sarà un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018
Le numerose crisi che affliggono le nostre società hanno intaccato le fondamenta della democrazia, riportando alla luce un atteggiamento violento e aggressivo nei confronti di uomini e donne che vivono in condizioni di miseria e in pericolo di vita, accusandoli di essere la causa dei nostri problemi.

La serie di episodi di violenza nei confronti di immigrati, con una evidente connotazione razzista e spesso neofascista, impone una seria e immediata azione di contrasto che parta da una doverosa riflessione: il tessuto sociale impoverito divenuto, giorno dopo giorno, campo fertile per fomentatori di odio e di esclusione sociale.

Si stanno frantumando  i legami di solidarietà e, progressivamente, spostando l’attenzione dalle vere cause e dalle responsabilità dei governi nazionali e delle istituzioni internazionali.

La crisi è di sistema, è universale e la risposta non è più contenibile dentro i propri confini o ristretta a soluzioni parziali. Le interdipendenze tra crisi ambientale, modello di sviluppo, migrazioni forzate, guerre, illegalità, corruzione, corsa al riarmo, razzismo, rigurgiti fascisti e crisi delle democrazie, sono oramai ampiamente documentate.

È necessaria un’azione che coinvolga l’intera Europa, oggi incapace di rispondere al fenomeno delle migrazioni in modo corale, senza permettere agli egoismi dei singoli di prevalere. La solidarietà è premessa indispensabile per la lotta alle disuguaglianze e per la difesa dei diritti.

La società civile, il mondo della cultura, dell’associazionismo, dell’informazione, l’insieme delle istituzioni democratiche sono chiamate a impegnarsi nel contrasto a questa deriva costruendo una nuova strategia di mobilitazione, partendo da una piattaforma unitaria capace di fare sintesi tra le tante sensibilità e diversità che esprime la nostra società e di riaffermare il principio sancito 70 anni fa nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Nel percorso che ci vede coinvolti unitariamente, dopo le  mobilitazioni che ci hanno visti impegnati a Catania e Milano, gli episodi di mobilitazione locale che si stanno moltiplicando in queste settimane e le prossime iniziative, compresa una manifestazione unitaria nazionale quando le condizioni lo permetteranno, riteniamo un importante momento di impegno comune la partecipazione alla Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità che si svolgerà domenica 7 ottobre 2018.

In quanto promotori di questa iniziativa siamo impegnati:

in un coordinamento tra i soggetti che condividono le preoccupazioni e le finalità fin qui presentate;
a promuovere la più ampia partecipazione alla Marcia PerugiAssisi del 7 ottobre;
a organizzare il 15 settembre un’assemblea di coordinamento nell’ambito del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina;
a creare un osservatorio online contro il razzismo;
a condividere e diffondere un Manifesto antirazzista che rappresenti le preoccupazioni e le proposte dell’insieme dei soggetti che aderiranno a questo percorso e che servirà da punto di partenza per le prossime campagne e mobilitazioni.

Anpi, Arci, Articolo 21, Aoi, Beati i Costruttori di pace, Cgil,  Cipsi, Legambiente, Libera, Rete della Pace, Tavola della Pace

 

…E la chiamano accoglienza!

A Roma manganelli e idranti contro un centinaio di persone di origine straniere

Manganelli, idranti e forze dell’ordine schierate. Così stamattina si sono brutalmente svegliate le oltre cento persone di origine straniera che da qualche giorno occupavano piazza Indipendenza a Roma, la maggior parte in attesa di riappropriarsi dei propri averi, dopo essere state velocemente sgomberate dallo stabile che le ospitava da tempo.

Siamo di fronte a un altro atto violento per risolvere l’ennesima emergenza abitativa alla quale l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine non sanno trovare altra risposta che gli sgomberi, in ossequio alla linea del Ministro Minniti e dei decreti legge che portano la sua firma.

Le persone che occupavano piazza Indipendenza, quasi tutti rifugiati del Corno d’Africa, come tante altri cittadini stranieri, rifugiati e richiedenti asilo sono da tempo uscite dal circuito dell’accoglienza pubblica che non è stato evidentemente in grado di costruire le condizioni per dare loro autonomia e un alloggio dignitoso. Sono solo una parte dei tanti che sono costretti a trovare soluzioni abitative di fortuna nelle grandi aree urbane, e che vengono costantemente allontanate con la forza e senza una alternativa.

Piazza Indipendenza, nei pressi della stazione Termini, è troppo vicina al centro della capitale e troppo visibile per consentire una occupazione che di fatto mette in evidenza l’incapacità di trovare soluzioni praticabili ai problemi sociali.

Da tempo è in atto un vero e proprio un attacco alla dignità e ai diritti delle persone, guarda caso sempre le più deboli, che si fa forte di un’idea malsana: quella che i luoghi del disagio sociale e delle contraddizioni nelle nostre città, anziché imporre dei momenti di analisi e confronto, necessari per pianificare soluzioni dignitose e rispettose dei diritti di tutte e tutti, debbano essere ripuliti, con lo scopo di nascondere i problemi e fingere che il “decoro pubblico” sia mantenuto.

Gli idranti che stamattina sono stati usati per ricacciare nell’ombra i rifugiati del Corno d’Africa, sono il simbolo di una pulizia violenta e forzata che non ha alcun interesse a salvaguardare i principi costituzionali e di umanità che dovrebbero condizionare ogni atto pubblico, e che sembra, soprattutto nel caso di Roma, voler nascondere sotto il tappeto ben altri e più importanti problemi.

L’ARCI, da anni impegnata nella tutela dei diritti delle persone, dei migranti e dei rifugiati, così come di tutti coloro che non trovano risposte pubbliche alle contraddizioni e alla crisi che attraversano la nostra società, condanna la scelta aberrante di respingere verso condizioni insopportabili centinaia di persone che hanno solamente la colpa di essere poveri e stranieri.

Cosa pensa di fare la sindaca Raggi? Pensa di gestire il disagio abitativo e quello sociale di cittadini italiani e stranieri delegandolo agli idranti e alla polizia?

Se è questo il nuovo che dicono di rappresentare gli amministratori penta stellati, a noi sembra vecchio come qualsiasi deriva autoritaria e la capitale d’Italia poteva davvero farne a meno, esattamente come avremmo voluto fare a meno dei decreti legge e degli interventi securitari del Ministro degli Interni.

 

Roma, 24 agosto 2017

Interdit aux chiens et aux italiens

Che sia di rame e oro o di carbone, come quella raccontata da Zola in «Germinale» o quella di Marcinelle che l’ 8 agosto 1956 seppellì 262 lavoratori, sempre di miniera sotterranea si tratta: buio, gallerie e vene secondarie, armature per tener su le pareti, facce sporche, polvere, martelli, rumore assordante, caldo e freddo senza mezze misure, paura… Sembra che il tempo non sia passato, e che il lavoro infernale sia rimasto infernale, il peggiore, forse, che si possa immaginare, oggi come ieri.

L’otto agosto ricorre il sessantunesimo anniversario della tragedia di Marcinelle. Una ferita lacerante nella storia del lavoro e del movimento operaio. Sessantanni dal giorno in cui a Marcinelle, nella miniera di carbone del Bois du Cazier, un rogo bruciò la vita di 262 minatori. Di cui 136 italiani. 136 compagni “venduti” come merce di scambio in un accordo siglato col Belgio nel 1946, Una contropartita di forza lavoro in cambio della fornitura di carbone all’Italia. Il boom degli anni sessanta era anche questo.

La tremenda esplosione lacerò il velo di omertà sulla situazione miserevole in cui gli immigrati di allora, in gran parte italiani, vivevano. Ai margini degli impianti minerari, ai margini della vita.

Baraccopoli, contesti precari dove le famiglie italiane, giovani, donne, bambini, vivevano in condizioni disumane. Orari di lavoro e condizioni lavorative sfiancanti e distruttivi, mancanza di igiene, condizioni precarie di salute per tutti i minatori (polveri respirate in continuazione, ore e ore di lavoro a centinaio di metri sottoterra in spazi angusti e in posizioni estremamente scomode. I dannati della terra, i dannati nella terra.

In questo contesto aberrante povertà, miseria, degrado non erano l’unica tragedia che dovevano scontare i nostri migranti. Ostilità, politiche discriminatorie, pratiche razziste. Questo era l’ambiente dove, finito il massacrante lavoro, i migranti dovevano vivere, dovevano confrontarsi.

L’italiano, lo straniero era, per purtroppo molti belgi, un essere inferiore, detestabile, detestato.
Vi ricorda qualcosa della recente attualità?

La memoria, in questa Europa edificatrice di muri, forse si è persa.
In molti politici italiani che agitano paure a soli fini elettorali sicuramente si è persa. O è volutamente offuscata.

Come Arci Milano coltiviamo la memoria, non per mero esercizio storiografico, ma per cercare di evitare errori, orrori del passato. Per affrontare le sfide del presente con le esperienze maturate, avendo i giusti anticorpi contro tutte le pulsioni che si agitano intorno alla paura dell’altro da sé.

Per questo continuiamo a ribadire con forza “welcome refugees” . Solo in questo modo onoreremo la memoria dei 262 minatori di Marcinelle, dei milioni di italiani e di tutti i migranti che nei secoli passati sono stati ai margini della vita.

Ci piace ricordare le parole di Emile Zola, che nel suo “Germinale” ha descritto la dura vita dei minatori e le speranze di rinascita degli ultimi della terra:

“Quando il futuro è privo di speranze, il presente acquista un’ignobile amarezza”

Coltiviamo le speranze sicuri che, come il protagonista di Germinale, Etienne” un giorno si riuscirà ad eliminare l’ingiustizia dalla terra.

EU: accoglienza o barbarie

 

Per i ministri degli Interni italiano, tedesco e francese, incontratisi ieri, l’obiettivo principale è blindare  le frontiere libiche e rendere più difficile l’attività di soccorso in mare delle Ong.

In vista del vertice di Tallin l’UE pensi invece a come garantire accoglienza e viaggi sicuri

 

L’incontro informale di domenica a Parigi tra i ministri degli Interni italiano, francese e tedesco, con la presenza del commissario europeo Avramopoulos, in vista del vertice di Tallin, non ha prodotto nessuna proposta concreta e positiva rispetto al tema dell’accoglienza e del ricollocamento.

L’unica cosa certa è che l’obiettivo principale resta quello di esternalizzare le frontiere, attribuendo alla Libia, in cambio di laute prebende economiche, il compito di fermare i migranti non solo sulle coste, impedendo le partenze verso l’Europa, ma anche alla frontiera sud, impedendo alle persone in fuga di entrare nel Paese.

Il tutto accompagnato dal rilancio di una campagna denigratoria verso le Ong che prestano attività di ricerca e soccorso in mare. L’accusa è di alimentare le partenze, garantendo ai migranti il possibile salvataggio in caso di naufragio. Una sciocchezza che però rischia di diventare una delle tante false evidenze date in pasto all’opinione pubblica. Se poi a quest’accusa si aggiunge il ventilato sospetto che le Ong possano lucrare su quest’attività, tanto da ritenere indispensabili maggiori controlli anche sui loro bilanci, ecco che la campagna di discredito nei loro confronti trova più di una sponda tanto da poter impunemente affermare che si potrebbe “vietare l’attracco di navi di Ong straniere nei porti italiani”, ben sapendo che si tratta di una azione contraria alla legge e alle convenzioni internazionali.

L’unica via, auspicata dalle stesse Ong, è che siano aperti canali di ingresso legali, sottraendo chi fugge ai trafficanti e garantendo viaggi in sicurezza.

Va anche detto che la quantità di migranti che approdano sulle nostre coste rappresentano numeri del tutto gestibili, se solo ci fosse una capacità programmatoria che evidentemente non può prescindere dalla volontà politica. La nostra proposta, che ribadiamo, è quella di rafforzare il sistema SPRAR: piccoli gruppi di migranti distribuiti su territori con cui si sia stabilito un dialogo positivo, in modo da rendere più semplice l’attività di integrazione con le comunità locali.

Di come accogliere meglio e di come evitare le morti di frontiera bisognerebbe discutere a Tallin.

Invece si grida all’invasione, alla necessità di provvedere a difendersene, facendo dell’Europa e del nostro paese sempre più uno spazio senz’anima e senza futuro.

Roma, 3 luglio 2017
Paola Ciabatta – Ufficio di Segreteria di Presidenza

20 maggio 2017: nostra patria è il mondo intero!

Milano come Barcellona 20 maggio 2017

Per un’accoglienza diffusa e responsabile.! Contro i muri!

Contro la criminalizzazione dei migranti e dei poveri!

Sabato 20 maggio Appuntamento ore 14.00 PORTA VENEZIA (Caselli Dazio)

qui: https://goo.gl/maps/BLdAjnasg8U2

tutti dietro il camion e lo striscione dell’ ARCI! Portate le vostre bandiere…(noi comunque le abbiamo!)

Siamo stati, siamo e saremo sempre migranti: l’unica cosa illegale è la paura

O profughi d’Italia, a la ventura si va senza rimpianti nè paura.
Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà

WELCOME – Festival dell’accoglienza

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Tre giorni per fermarsi ad ascoltare, a provare a capire ma anche solo a condividere cibo e parole.

Per “restare umani” e ribadire che prima di tutto per ogni viandante c’è un posto a tavola e un piatto caldo.

Perché Milano è anche accoglienza, non solo numeri, statistiche e quanto ci “costano”.

Programma:

Giovedì 20

ore 18.30 – Milano che accoglie – foto della call per giovani fotografi.
ore 19 – Multietnica NAGAhar – Un calcio al razzismo
ore 20.30 – Cena Somala

Venerdì 21

ore 19 – Accoglienza Domestica – Il progetto e l’attività di Refugees Welcome Italia – con Germana Lavagna (presidente), Reas Syed (socio fondatore) e Massimiliano Manenti (Il Melograno onlus)
ore 20.30 – Cena eritrea

Sabato 22

ore 19 – Lungo la Balkan Route – i racconti di Silvia Maraone (operatrice ONG Ipsia Acli)
ore 20.30 – Cena iracheno-palestinese

Tutte le cene saranno cucinate e consumate con gli ospiti di CASA SURAYA (centro d’accoglienza della Cooperativa Farsi Prossimo).

20 giugno: Giornata internazionale del rifugiato

GiornataRifugiato2014Il 20 giugno alle 20 a Carroponte in occasione della Giornata internazionale del rifugiato:

  • Presentazione del progetto di Accoglienza Richiedenti Asilo e Rifugiati di Arci Milano in Brianza
  • Proiezione di estratti dal documentario “Io sto con la sposa” con la partecipazione di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry.
    Un film documentario ma anche un’azione politica, una storia reale ma anche fantastica.
    “Io sto con la sposa” è tutte queste cose insieme. Con un obiettivo: “che questo amato Mediterraneo non sia soltanto un cimitero, ma che possa ancora essere il mare che ci unisce”

In occasione della serata del 20 giugno, la ristorazione del Carroponte servirà piatti e pizze speciali il cui ricavato andrà a sostegno dei due progetti.

Progetto Accoglienza Richiedenti Asilo e Rifugiati

Chi sono i richiedenti asilo?
Sono persone che, trovandosi fuori dal Paese di origine, non possono o non vogliono tornarvi per il timore di essere perseguitate per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche e per questo motivo chiedono protezione al nostro paese.

Cosa facciamo noi?
Promuoviamo processi di (ri)costruzione delle proprie capacità di scelta e di progettazione e (ri)acquisto della percezione del proprio valore, delle proprie potenzialità e opportunità.Lavoriamo per stabilire un rapporto di fiducia basato sul rispetto, il riconoscimento dell’altro e l’ascolto.

Dove?
A Monza e in Brianza, da marzo 2014, Arci Milano gestisce con altri attori del territorio un progetto SPRAR per complessivi 28 posti di accoglienza.

Quali leggi?
In Italia il diritto di asilo è garantito dall’art.10 comma 3 della Costituzione: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.”
La Convenzione di Ginevra adottata il 28 luglio del 1951, stabilisce le condizioni per essere considerato un rifugiato, le forme di protezione legale, altri tipi di assistenza e i diritti sociali collegati allo status. E’ esecutiva in Italia con la legge del 24 luglio 1954 n. 722.

La politica comune dell’UE in materia di asilo è iniziata con la Convenzione di Dublino del 1990, ed è proseguita attraverso l’attuazione del Regolamento Eurodac, del Regolamento Dublino e delle Direttive: Qualifiche, Procedure ed Accoglienza.

Ma, quale diritto?
Essendo in stretto contatto con richiedenti asilo e rifugiati ci rendiamo conto, però, dei grandi limiti delle leggi e delle politiche migratorie che troppo spesso tendono a mettere in primo piano aspetti legati alla sicurezza o all’economia e a dimenticare i diritti, i vissuti e le storie delle persone.

La tragedia di Lampedusa pesa sulla classe politica

lampedusaDov’erano le motovedette di Frontex, il sistema di avvistamento in mare voluto dall’Ue, che oltre a garantire l’inviolabilità delle frontiere europee – nelle intenzioni di chi lo ha ideato e finanziato – dovrebbe, almeno sulla carta, intervenire anche per operazioni di salvataggio in mare?

Cosa deve ancora succedere perché il governo si decida a cambiare radicalmente rotta sull’immigrazione, rendendo finalmente possibili gli ingressi legali in Italia e consentendo a chi arriva per chiedere protezione di farlo in sicurezza?

Si additano giustamente gli scafisti come spregevoli trafficanti, ma non ci si interroga sul perché i profughi, per arrivare in Europa, non hanno altra possibilità se non quella di affidarsi a loro, pagando cifre enormi.

L’ipocrisia di una classe politica che in tutti questi anni non ha messo mano a una legislazione che criminalizza i migranti, non si occupa della loro sicurezza, non prende misure per garantire un’accoglienza dignitosa e ora si dice addolorata è diventata davvero intollerabile.

Pensare che la risposta a simili tragedie stia in un ulteriore giro di vite della chiusura delle frontiere e della cosiddetta lotta all’immigrazione clandestina – come si sente dichiarare in queste ore – significa soltanto rafforzare irresponsabilmente le cause che le provocano.

Partecipiamo alla giornata di lutto nazionale per ricordare e onorare come è giusto tutte queste persone che hanno perso la vita per fuggire da guerre e violenze e trovare ospitalità in un’Europa che ha blindato le proprie frontiere.

Chiediamo che vengano sospesi tutti gli accordi bilaterali sottoscritti dall’Italia con i paesi del nord africa, a cominciare da quello con la Libia.

Chiediamo che vengano immediatamente adottate le misure necessarie a garantire un’accoglienza dignitosa e rispettosa dei diritti umani per le persone che sbarcano sulle nostre coste. Non si può scaricare sulla sola comunità di Lampedusa la gestione degli arrivi.

Chiediamo che il governo italiano proponga con forza all’Europa di aprire un corridoio umanitario per i profughi siriani e per quanti arrivano dai paesi del corno d’africa per chiedere protezione.

Questa strage deve finire. Vogliamo poterci sentire cittadini di un paese che rispetti i valori di umanità e civiltà.