Museo della scienza: 100 volte in Giro, fino al 3 settembre una nuova opportunità

Il Museo della Scienza e della Tecnica, convenzionato con Arci (ingresso ridotto a 7,5 € vs 10 € per i tesserati Arci) ci offre l’opportunità di vivere le emozioni e la storia dell’epico Giro d’Italia!

 

Fino al 3 settembre potrete, usufruendo dell’ingresso ridotto, visitare la mostra “100 volte in giro”: si potranno conoscere da vicino alcune delle più belle biciclette della collezione del Museo e rivivere la storia delle due ruote, dai primi esemplari ottocenteschi fino alle moderne bici da corsa attraversando le 100 edizioni del Giro d’Italia e i 200 anni dal brevetto della draisina.

 

 

 

La mostra è articolata in due grandi aree tematiche:

Di ciclo in ciclo: essenza sportiva

I primi momenti in cui impariamo ad andare in bicicletta – quando proviamo la sensazione di assecondare il veicolo e di dominare con la velocità quell’equilibrio instabile – appartengono ai nostri ricordi speciali.
In questi ricordi è sedimentata l’emozione nata dall’incontro tra la nostra abilità individuale e la potenzialità di un mezzo così apparentemente semplice da sembrare senza tempo. Quest’emozione racchiude forse l’essenza della bicicletta, e ci porta all’inizio di una storia anche tecnologica, dove la dimensione sportiva rappresenta il fattore evolutivo fondamentale.
Se l’ideazione del velocipede risponde infatti a una necessità specifica di trasporto – nell’“anno senza estate” (1816) la scarsità dei raccolti causa moria nel bestiame e si cerca un’alternativa al cavallo sui brevi spostamenti – il primo mezzo effettivamente realizzato si afferma come divertimento goliardico e occorrerà un percorso quasi secolare per farne un mezzo di trasporto facile, economico e diffuso.
L’itinerario dalla draisina alla bicicletta moderna, tra sperimentazioni e brevetti, corre sul filo della velocità. In questa prima stagione, la dimensione agonistica è incentrata sulle prestazioni del veicolo e l’istituzione di premi remunerativi sostiene l’innovazione tecnologica del mezzo.
Rispetto all’oggetto, il ciclista – inventore, dandy, equilibrista o forzuto- è un applaudito comprimario.

Di tappa in tappa: campioni per le masse

Con la nascita della bicicletta moderna, tra fine Ottocento e inizio Novecento, si apre una nuova stagione caratterizzata da due diversi fenomeni: l’uso del veicolo come mezzo di trasporto di massa e la popolarità dei grandi campioni del ciclismo.
Anche in questo secondo periodo la spinta evolutiva nasce dall’essenza sportiva del veicolo e dalla pratica agonistica. Mezzo sportivo e mezzo di trasporto, sostanzialmente, coincidono, perciò le innovazioni tecnologiche volte a migliorare le prestazioni in gara hanno ricadute su una produzione vastissima. Ma i cambiamenti introdotti, per quanto significativi, non sconvolgono più l’assetto generale della bicicletta.
Ciò che cambia radicalmente, in questa stagione del ciclismo, è il fulcro della dimensione agonistica: dal mezzo all’atleta. Il fattore scatenante di questo cambiamento è la nascita di grandi competizioni a tappe, dove la vittoria dipende in larga misura dalla capacità, dall’esperienza, dalla preparazione e dalla tenuta psicologica dello sportivo.
Nel contesto di queste competizioni, il Giro d’Italia, ora alla centesima edizione, è un esempio emblematico: i suoi campioni non sono semplici ardimentosi da applaudire al traguardo, ma veri e propri eroi da supportare nelle difficoltà del percorso, icone delle rispettive epoche, al tempo stesso specchi fedeli e interpreti influenti dei mutamenti sociali.

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