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Resistenze in circolo: Arci Traverso, pasta e libertà!

“Ho sentito tanti discorsi sulla fine del fascismo ma la più bella parlata è stata quella della pastasciutta in bollore”

Alcide Cervi ricorda il rumore della felicità racchiuso nell’acqua a cento gradi. Il suo 25 luglio fatto di gioia e lacrime (queste si di felicità). Il 28 dicembre – giorno della fucilazione dei suoi sette figli – era ancora lontano. Quel giorno di luglio del 1943 fu solo di festa a casa Cervi, come in tutto il paese. Ribolliva anche la gioia di molti italiani, convinti che quel giorno segnasse la fine della guerra, la morte della dittatura.

Dovettero soffrire altri 20 mesi. I più sfortunati cessarono prima di soffrire. Fucilati, ammazzati in uno scontro a fuoco, morti sotto un bombardamento.

Ma in quella giornata tutto era sospeso, tutto era un limbo di gioia, felicità, fine di un incubo. A Campegine i Cervi insieme ad altre famiglie portarono la pastasciutta in piazza, nei bidoni del latte. Il passaparola fu immediato e tutti gli abitanti di Campegine si ritrovarono intorno alla biroccia carica di succulenta pasta. Alcuni, già partigiani, scesero dalle montagne e si misero in fila assieme alla popolazione in festa. Fu un vero pranzo di lusso: maccheroni conditi a burro e formaggio in tempo di guerra e di razionamenti !

Come da tradizione consolidata per il pranzo del 25 aprile la Trattoria Popolare insieme all’ANPI Municipio 8 di Milano, preparano gratuitamente pasta al pomodoro – ancor più lusso! – per tutti gli antifascisti impegnati nei vari appuntamenti cittadini…

 

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