L’Arci dalla parte delle ONG che salvano vite umane

di Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale Arci

La campagna di diffamazione contro le associazioni che svolgono azioni di ricerca e salvataggio in alto mare, tra la Libia e la Sicilia, adempiendo così a un obbligo morale e legale che gli Stati membri della UE non ottemperano, ha raggiunto livelli insopportabili.

L’intervento del procuratore di Catania Zuccaro, che insinua che ci siano legami tra ONG e scafisti,

ipotizzando addirittura obiettivi di destabilizzazione dell’economia da parte delle organizzazioni umanitarie, sono offensive e inaccettabili. Il procuratore dovrebbe eventualmente intervenire sui fatti, non fare congetture politiche fantasiose. Allo stesso tempo, il razzismo targato 5stelle fa riflettere sulla classe dirigente di quel movimento e in generale su una classe politica che sempre più spesso ricorre a discorsi d’odio, più o meno esplicitamente razzisti, per conquistarsi uno spazio nel dibattito pubblico. L’attacco alle associazioni umanitarie che salvano la vita dei profughi in mare fa parte a pieno titolo di questa

categoria di interventi. La discussione pubblica sull’immigrazione da anni è piegata alle ragioni dei predicatori d’odio e dei razzisti di professione. Gli Stati e i governi non fanno ciò che dovrebbero e

alimentano così lo spazio dell’estrema destra xenofoba: non è attuato il piano di redistribuzione previsto dalla Commissione Europea, nessun canale d’accesso legale è stato attivato, è rimasta lettera morta la Direttiva n. 55/2001 che consente l’adozione di strumenti adeguati nel caso di flussi straordinari, non è

stato attivato un programma di ricerca e salvataggio europeo (come il nostro Mare Nostrum, chiuso dal Ministro Alfano), sono stati conclusi accordi per l’esternalizzazione delle frontiere con Paesi che non garantiscono il rispetto dei diritti umani e del diritto d’asilo. Il sistema d’accoglienza straordinario (i

CAS, gestiti dalle prefetture) è cresciuto nell’emergenza e produce danni a tutti i livelli: il principale è quello di produrre un’intolleranza diffusa contro i rifugiati che, nelle mani di soggetti incompetenti

(quando va bene), vengono abbandonati sui territori con servizi assolutamente inadeguati. Le associazioni in questi anni hanno in parte cercato di ridurre il danno. Purtroppo i migranti continuano a morire e

il razzismo continua a crescere, così come le fortune dei partiti e dei movimenti politici che lo usano come strumento per raccogliere consensi. L’Arci sta con le ONG che salvano vite umane e non con i governi che fanno accordi con dittatori e con bande che sfruttano i migranti in Libia. Stiamo con chi ha investito in solidarietà e contro chi investe in odio e razzismo. Noi facciamo accoglienza e tuteliamo i diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati. La solidarietà e i diritti sono la nostra stella polare e ne siamo orgogliosi.

Chi invece pratica e predica l’odio e la discriminazione dovrebbe vergognarsi. Così come dovrebbe vergognarsi chi cede alle loro ragioni, cercando di inseguirli sul loro terreno, e chi, sui media, soprattutto quelli pubblici, concede loro un credito enorme.

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