EU: accoglienza o barbarie II (…e Renzi minaccia il numero chiuso)

Dopo il fallimento del vertice di Tallin, Renzi minaccia l’introduzione del ‘numero chiuso’ nell’accoglienza dei migranti

Per il ministro Minniti il vertice informale che si è tenuto ieri a Tallin tra i ministri degli interni dell’UE è stato positivo. Chi si accontenta gode, dice il proverbio. Ma se andiamo a vedere di che si accontenta il ministro c’è da preoccuparsi. L’unico risultato incassato è infatti il c.d. codice di comportamento per le Ong che prestano soccorso in mare. C’è da restare allibiti, anche perché il codice non è che una ripetizione di regole a cui già le Ong si devono attenere, come la trasparenza dei bilanci o il coordinamento con la guardia costiera nelle operazioni di salvataggio. A meno di non voler maliziosamente far intendere che finora le Ong non avrebbero tenuto fede a questi impegni. Siamo ancora alla politica della colpevolizzazione delle Ong, che con i loro salvataggi spingerebbero i migranti a fuggire più numerosi, certi della salvezza.

Che ai governi europei diano fastidio non c’è dubbio, soprattutto perché sarebbe meglio che occhi indipendenti non assistessero, per esempio, ad alcune azioni della guardia costiera libica – per la quale l’Italia ha ottenuto ulteriori fondi –  che spara sui barconi. D’altra parte quale modo più efficace per evitare che prendano il largo?

Il vertice è stato in realtà un fallimento, vista la  netta chiusura sulla richiesta di concedere la disponibilità dei porti dei paesi del sud Europa all’attracco delle navi che soccorrono i profughi. Questo era il vero risultato a cui l’Italia puntava, e non l’ha ottenuto, anche perché avrebbe contraddetto il Regolamento Dublino.

Oggi Renzi fa la voce grossa e minaccia  di non versare al bilancio UE la quota che spetta all’Italia. Ma quel che ci preoccupa sono soprattutto le sue dichiarazioni sull’introduzione del ‘numero chiuso’ nell’accoglienza dei migranti. L’ennesima pericolosa boutade del segretario del Pd, visto che la legge non prevede questa possibilità, ma il messaggio e comunque inquietante. Da una parte infatti Renzi assicura che si voterà la legge sullo ius soli (e speriamo che ciò avvenga davvero, perché cominciamo a nutrire molte preoccupazioni), dall’altro, per ammansire l’elettorato di destra, parla di fissare un tetto massimo agli arrivi.  Una logica cerchiobottista, che denota l’ambiguità, il modo cinico e dilettantistico con cui  Renzi e il  governo affrontano una questione complessa come quello dei flussi migratori.

Le nostre proposte, fatte insieme alle associazioni che si occupano di diritti dei migranti,  sono ormai note, praticabili e sicuramente più efficaci. Ne ricordiamo solo alcune: canali di ingresso legali; attuazione della direttiva 55/2001 che, tra le altre cose, prevede l’introduzione di un permesso temporaneo europeo; accoglienza diffusa rafforzando il sistema SPRAR; gestione dei centri d’accoglienza con soggetti e operatori qualificati; riattivazione di un programma di ricerca e salvataggio sul modello Mare Nostru; snellimento delle procedure per l’esame delle richieste d’asilo, indipendenza delle Commissioni e loro professionalizzazione.

Quel che manca è evidentemente la volontà politica di gestire, senza strumentalizzazioni, una situazione che ci si ostina a qualificare come d’emergenza, alterando la realtà per giustificare scelte che guardano più agli interessi elettorali che a quelli dei profughi e del nostro Paese.

 

Roma, 7 luglio 2017

 

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