MOVIDA: un altro punto di vista, quello di chi vive la sera

Nel corso della settimana passata sono usciti diversi articoli che riferivano di progetti di interventi del Comune di Milano sull'area Ticinese – Colonne di San Lorenzo, in risposta alle esigenze dei cittadini residenti.

Un po' ci siamo preoccupati. Il messaggio che emergeva forte e chiaro da quegli articoli era che la nuova amministrazione si apprestava ad affrontare il tema con gli stessi strumenti della scorsa amministrazione, quella tanto criticata della Moratti.

Emergevano la necessità di chiusura anticipata dei locali, chiusura della piazza, addirittura si parlava di nuovi recinti.

Allarmati, abbiamo chiesto all'Assessore Franco D'Alfonso (Commercio, attività produttive, turismo e marketing territoriale) di non limitarsi alle audizioni con Cittadini e Commercianti. A noi sembrava che mancasse un pezzo del puzzle.

Luca Gibillini, consigliere Comunale di Sel, si è occupato di mettere insieme un'eterogenea delegazione che provava a rappresentare un punto di vista diverso: quello dei frequentatori dell'Area Ticinese, quella degli osservatori privilegiati dalla parte dei “fruitori”. Flavio Pirini (cantautore e animatore di Milano l'è bela – movimento nato per promuovere la cultura e l'aggregazione a Milano), Fabrizio Nocera (promotore di eventi), Carlotta Cossutta (Milano Movida), Carlo Rodondi (ricercatore), Stefano Villani (Alterego e abitante in Colonne di S.Lorenzo), Tommaso Matteocci (musicista, videooperatore e frequentatore), Jacopo Rossi (cons.zona 9 e frequentatore).

E' evidente che, mentre per commercianti e inquilini è semplice essere rappresentativi, per i fruitori delle piazze è un compito quasi impossibile.

Le politiche pubbliche del Comune devono essere conseguenti alla campagna elettorale che si è dispiegata nella città negli ultimi mesi, con le sue parole d’ordine di città viva, aperta, accogliente, con luci che l’accendano tutto l’anno, dato che soprattutto sulle ali di una visione strategica complessiva si sono costruite le fondamenta per la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini.

Le parole, in questo quadro, sono quanto mai importanti. Movida e popolo della notte richiamano, di conseguenza alla campagna criminalizzante messa in campo negli ultimi anni, a devastazione e vandalismo se non talvolta degenerazioni quali violenza e pericolosità.

 

Uscire da queste parole e dalle immagini che richiamano, significa uscire finalmente dalla logica per cui la naturale vocazione di una città europea e moderna di avere spazi e luoghi di aggregazione, produzione culturale, divertimento serale rientrino nella sfera della sicurezza e dell’ordine pubblico, per entrare definitivamente nell’epoca in cui tutto questo diventi economia, lavoro, cultura, coesione sociale, turismo, marketing territoriale.

Incontrare Franco D’Alfonso, Assessore al Commercio, attività produttive, Turismo e Marketing territoriale è, quindi, quanto mai opportuno, più ancora che l’Assessore Granelli (Sicurezza e coesione sociale), pur fondamentale in un ragionamento complessivo.

 

Da tempo si chiede, ed è opportuno oggi metterlo in campo, la costituzione di un tavolo di confronto con gli Assessori della partita (D’Alfonso, Granelli, Boeri), commercianti, residenti e fruitori della città. Un tavolo quanto mai importante e utile, soprattutto visto che spesso, anche nel corso della lunga campagna elettorale che abbiamo vissuto, si sono svolti incontri pubblici tra i vari soggetti e si è scoperto l’utilità di essi. Abbiamo scoperto che non tutti i commercianti sono solo alla difesa del loro incasso e del loro orticello, che non tutti i residenti non vedo l’ora di tenere segregati in casa la sera le persone, che non tutti i fruitori vogliono solo ubriacarsi, devastare la città e cancellare ogni regola.

 

Il segnale che ci aspettiamo dalla Giunta e dal Sindaco è quello dell’apertura di Milano. In questa direzione ben venga il divieto di utilizzo di diffusione del vetro, effettivamente causa di rumore e pericolosità, ben venga eventualmente la pedonalizzazione dell’area, ma solo se tutto questo è accompagnato da chiari segnali, come quello della riapertura del Parco delle basiliche, sfogo naturale per la pressione gravante sia su S.Lorenzo che sulla zona Vetere Ticinese, oltre che maggiormente gestibile e fruibile, ma anche di numerosi altri luoghi in cui i recinti e le inferriate sono state l’unico strumento di valorizzazione fino ad oggi messo in campo.

 

Insieme a questo è venuto il tempo di rilanciare politiche strategiche che guardino alla apertura di luoghi dell’aggregazione e dell’aggregazione giovanile e non solo, in netta controtendenza alla strategia di De Corato e Moratti della sistematica chiusura di tutti gli spazi (abbiamo precisa memoria delle operazioni nei confronti dei circoli Arci, Monluè, ma anche locali commerciali di circuiti alternativi a quelli tradizionali). Primo passo quello dello sportello unico per autorizzazioni, licenze e permessi. Secondo passo quello di mettere mano ai regolamenti comunali e rendere più facile e agevole l’apertura di spazi aggregativi.

 

E poi: Assegnazione di spazi demaniali per fini ricreativi e culturali, ma anche una riflessione concreta sul tema della mobilità serale. Moltiplicare gli spazi e permettere gli spostamenti significa non congestionare alcune aree, ma anche fare di Milano una città più viva, accesa e accogliente. Significa anche offrire economia, lavoro e cultura alla città, Significa Turismo, significa restituire a Milano lo status di città europea, accogliente e, perché no, inclusiva e che offra opportunità di mettere a verifica il proprio talento per i più giovani. Significa anche, nel frattempo, alleggerire dalle spalle dei residenti delle poche aree oggi disponibili l’ oggettiva difficoltà di convivere con esigenze diverse dalle proprie ed anche ai commercianti avere più “bacino di utenza” e risorse da investire in produzione culturale e aggregativa.

 

Un'ultima osservazione: abbiamo notato la tentazione di fare una distinzione netta tra “buoni fruitori” e “cattivi fruitori”. Buoni fino alle 2 di notte, cattivi dopo le 2. Pensiamo che sia un profondo errore. La distinzione tra buoni e cattivi non ci piace. Le politiche pubbliche del comune dovrebbero concentrarsi sulle opportunità per tutti, in quanto cittadini, non in quanto buoni o cattivi. A prescindere dagli orari, dall’età, da tutto, trovando il modo di includere e non di marginalizzare quella composita e (di fatto) incomprimibile esigenza di socialità spontanea, che si esprime anche al di fuori dal circuito commerciale strettamente inteso.

 

E’ compito riservato, fortunatamente, alle forze dell’ordine e non certo a steward, vigilantes o buttafuori, far rispettare la legge, che c’è e non può fare distinguo sull’orario in cui si infrange o meno le norme. Leggi che sono già scritte e che sono giustamente di competenza altrui.

Siamo contenti di aver visto sensibilità e sostanziale condivisione da parte dell’Assessore che abbiamo incontrato. Bisogna però armarsi di coraggio ed investire nella nostra città. Dare segnali chiari di discontinuità e di apertura. Il segnale della chiusura anticipata dei locali non andrebbe in quella direzione. L’apertura di spazi chiusi dalle politiche repressive degli ultimi anni, invece sì.

 

Pubblicato da Luca Gibillini

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