Ci si inventa l'operazione 'Bianco Natale', non pensando alla neve... che in Lombardia tanto bianca non è per lo smog che ci uccide. Si dice che un 'negro' non possa essere italiano.
Ci si inventa la zona controllo del Vicinato, mentre si chiu-dono gli spazi di produzione di socialità nei quartieri e si sdogana il modello culturale della delazione diffusa e ovviamente arbitraria. Si inventano ordinanze comunali che vietano la vendita del Kebab non accompagnate dalla polenta, cartelli stradali che vietano il burka, i medicanti e i vu' cumprà.
Si pratica sistematicamente a Milano la caccia al Rom a suon di sgomberi e di violenza. L'elenco delle 'invenzioni' che siamo costretti a leggere e subire ogni giorno aumenta e allunga drammaticamente la lista: dal pacchetto di sicurezza, passando all'ambrogino d'oro per i bus anticlandestini, fino ad arrivare alle pratiche e forme del razzismo istituzionale.
Per noi tutte queste 'invenzioni' hanno una matrice comune: la demagogia della sicurezza, che ha come effetto mediatico la costruzione di un Nemico, sul quale catalizzare le paure e il disorientamento delle persone in un momento di forte crisi, spostando l'attenzione dai problemi concreti e reali. Ne risulta, specularmente, la costruzione di una identità folkloristica dell'indigeno che impoverisce, strumentalizza e banalizza i concetti di tradizione, cultura e storia.
Per noi fare politica e cultura su questi aspetti strutturali di una società complessa è altro. Significa impegnarsi nella decostruzione dello stereotipo del Clandestino = Criminale, del-l'idea che i Rom preferiscono vivere nei campi e nell'immondizia. Significa sporcarsi le mani e anche i piedi nelle contraddizioni di una società in crisi, affrontando anche il tema delicato della richiesta di sicurezza. Significa creare ponti fra le persone e non muri con filo spinato. Significa anche e soprattutto agire il dovere morale e la responsabilità di indignarsi e di alzare la voce davanti a una retata sull'autobus, a un insulto razzista e a tutta la 'barbarie' che viviamo. Significa vedere l'incontro fra persone provenienti da altri luoghi come un'incredibile occasione di conoscenza e di ar-ricchimento culturale, umano e relazionale collettivo. Significa riprendersi uno spazio di agibilità culturale, politica e sociale altra in un sistema che non rispetta i valori della demo-crazia, del non razzismo e della convivenza e dei diritti fondamentali degli uomini, delle donne e dei bambini.
Noi mettiamo a disposizione noi stessi come uno dei tanti tasselli utili per uscire dall'indignazione individuale e dall'impotenza per costruire un discorso pubblico corale che coin-volga la cittadinanza.
Riteniamo fondamentale, quindi, mettere più fortemente al centro del nostro essere e fare Arci il tema e la pratica del-l'antirazzismo con tutti gli strumenti culturali che disponiamo (film, teatro, mostre, libri, esperienze ecc.) e impegnarci tutti, dal Direttivo, alla Presidenza e ai circoli nel condividere, costruire e realizzare il nostro impegno nel contrasto di questa deriva pericolosa che fa male a noi e alla società intera.
arcimilano