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Le immagini di Lampedusa mettono a nudo una realtà indegna di un paese civile

640x344_1387233696672_centro_disinfestazione_lampedusa“Abbiamo già avviato indagini sulle condizioni deplorevoli in molti centri italiani di detenzione e non esiteremo a lanciare una procedura di infrazione per garantire che gli standard e gli obblighi europei siano rispettati”. Con queste parole, e la minaccia di tagliare i fondi Ue concessi all’Italia per l’assistenza nella gestione dei flussi migratori, la Commissaria Ue agli Affari Interni, Cecilia Malmstrom, ha stigmatizzato le condizioni degradanti e le brutali violenze – perché di questo si tratta e le cose vanno chiamate col loro nome – cui sono sottoposti i migranti nel centro di Lampedusa.

Sono state le immagini girate col cellulare da uno degli ‘ospiti’ del centro e trasmesse dal Tg2 a mettere tutti di fronte a una realtà che per troppo tempo e in troppi, nelle Istituzioni, hanno finto di ignorare.

Immagini che arrivano, ironia della sorte, proprio alla vigilia della Giornata Mondiale dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, che si celebra oggi.

Quei corpi nudi, la brutalità, l’umiliazione inflitta a persone indifese che in quei centri dovrebbero essere ‘accolte’, resteranno nei nostri occhi a lungo.

Nessuno d’ora in poi potrà dire “io non sapevo” , in primo luogo chi della gestione dell’accoglienza e degli arriviporta la responsabilità, diretta o politica.

Sono anni che, inascoltate, le organizzazioni che lavorano per i diritti dei migranti ne denunciano l’inumanità e propongono soluzioni alternative. Per le nostre denunce, anche quest’anno all’Arci è stato impedito di entrare nel centro di primo soccorso e accoglienza di Lampedusa.

Ancora una volta le reazioni del capo del governo e del ministro dell’Interno hanno l’amaro sapore della retorica di circostanza. Tutti sapevano, ma hanno deciso consapevolmente di non intervenire.

Non abbiamo sentito parole oneste su questo caso come sugli altri centri in cui i migranti sono sottoposti alle stesse umiliazioni, privati di tutti i diritti.

Né abbiamo sentito parole responsabili per il giovanissimo eritreo rinchiuso da 7 mesi nel Cara di Mineo, in attesa di una risposta sulla sua richiesta d’asilo, e che l’altra notte si è tolto la vita.

Ne’ dolore né impegni concreti per rendere l’attesa meno lunga e frustrante per i tanti disperati che fuggono da guerra e violenza e si illudono di vedere rispettato qui il loro diritto a un futuro.

Avete reso l’Italia un paese incivile, ferito la democrazia, trasformato i diritti in privilegi da concedere, sottratto a migliaia di persone la loro umanità. Vergogna!

Dichiarazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione Arci

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