Interdit aux chiens et aux italiens

Che sia di rame e oro o di carbone, come quella raccontata da Zola in «Germinale» o quella di Marcinelle che l’ 8 agosto 1956 seppellì 262 lavoratori, sempre di miniera sotterranea si tratta: buio, gallerie e vene secondarie, armature per tener su le pareti, facce sporche, polvere, martelli, rumore assordante, caldo e freddo senza mezze misure, paura… Sembra che il tempo non sia passato, e che il lavoro infernale sia rimasto infernale, il peggiore, forse, che si possa immaginare, oggi come ieri.

L’otto agosto ricorre il sessantunesimo anniversario della tragedia di Marcinelle. Una ferita lacerante nella storia del lavoro e del movimento operaio. Sessantanni dal giorno in cui a Marcinelle, nella miniera di carbone del Bois du Cazier, un rogo bruciò la vita di 262 minatori. Di cui 136 italiani. 136 compagni “venduti” come merce di scambio in un accordo siglato col Belgio nel 1946, Una contropartita di forza lavoro in cambio della fornitura di carbone all’Italia. Il boom degli anni sessanta era anche questo.

La tremenda esplosione lacerò il velo di omertà sulla situazione miserevole in cui gli immigrati di allora, in gran parte italiani, vivevano. Ai margini degli impianti minerari, ai margini della vita.

Baraccopoli, contesti precari dove le famiglie italiane, giovani, donne, bambini, vivevano in condizioni disumane. Orari di lavoro e condizioni lavorative sfiancanti e distruttivi, mancanza di igiene, condizioni precarie di salute per tutti i minatori (polveri respirate in continuazione, ore e ore di lavoro a centinaio di metri sottoterra in spazi angusti e in posizioni estremamente scomode. I dannati della terra, i dannati nella terra.

In questo contesto aberrante povertà, miseria, degrado non erano l’unica tragedia che dovevano scontare i nostri migranti. Ostilità, politiche discriminatorie, pratiche razziste. Questo era l’ambiente dove, finito il massacrante lavoro, i migranti dovevano vivere, dovevano confrontarsi.

L’italiano, lo straniero era, per purtroppo molti belgi, un essere inferiore, detestabile, detestato.
Vi ricorda qualcosa della recente attualità?

La memoria, in questa Europa edificatrice di muri, forse si è persa.
In molti politici italiani che agitano paure a soli fini elettorali sicuramente si è persa. O è volutamente offuscata.

Come Arci Milano coltiviamo la memoria, non per mero esercizio storiografico, ma per cercare di evitare errori, orrori del passato. Per affrontare le sfide del presente con le esperienze maturate, avendo i giusti anticorpi contro tutte le pulsioni che si agitano intorno alla paura dell’altro da sé.

Per questo continuiamo a ribadire con forza “welcome refugees” . Solo in questo modo onoreremo la memoria dei 262 minatori di Marcinelle, dei milioni di italiani e di tutti i migranti che nei secoli passati sono stati ai margini della vita.

Ci piace ricordare le parole di Emile Zola, che nel suo “Germinale” ha descritto la dura vita dei minatori e le speranze di rinascita degli ultimi della terra:

“Quando il futuro è privo di speranze, il presente acquista un’ignobile amarezza”

Coltiviamo le speranze sicuri che, come il protagonista di Germinale, Etienne” un giorno si riuscirà ad eliminare l’ingiustizia dalla terra.

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