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I bambini e gli adolescenti 25 anni dopo la convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Giornata-Internazionale-dei-Diritti-dell’Infanzia-e-dell’Adolescenza
25 anni fa le Nazioni Unite approvavano all’unanimità la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: quel giorno il mondo ha solennemente assunto un nuovo impegno per tutti i bambini e le bambine. La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza si basa su quattro principi:
a) Non discriminazione (art. 2): i diritti sanciti dalla Convenzione devono essere garantiti a tutti i minori, senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, opinione del bambino/adolescente o dei genitori.
b) Superiore interesse (art. 3): in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità.
c) Diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6): gli Stati devono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione tra Stati.
d) Ascolto delle opinioni del minore (art. 12): prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, e il corrispettivo dovere, per gli adulti, di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.

Da tali principi sono stati elaborati i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Alcuni dei quali sono i seguenti:

• Diritto ad essere curato
• Diritto all’istruzione
• Diritto a non essere sfruttato
• Diritto ad essere informato
• Diritto al gioco
• Diritto all’uguaglianza e all’identità
• Diritto ad avere una famiglia
• Diritto di esprimere le proprie idee

Le Nazioni Unite hanno affidato all’Unicef il compito di assicurarsi della promozione e dell’applicazione del documento accordato tra 194 Stati. Da 25 anni ad oggi si sono verificati enormi progressi nella promozione dei diritti dei bambini e degli adolescenti sebbene esistano tutt’ora enormi violazioni.
In tutto il mondo molti bambini vivono senza vedere i proprio diritti assicurati. Molti bambini vivono situazioni di estrema violenza: un miliardo e mezzo vivono in condizioni in cui sperimentano qualche forma di violenza, un milione di bambini vivono in aree di conflitto vivendo tutti i rischi che i bambini non dovrebbero nemmeno pensare. Bambini che a causa della povertà (650 milioni vivono in condizioni di estrema povertà) non ricevono l’istruzione: 250 milioni sono esclusi da percorsi di formazione ed istruzione mentre 57 milioni di bambini non frequentano la scuola primaria.
Fuori dall’Italia non ci sono solo situazioni critiche in cui i bambini vivono quotidianamente. La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza ha permesso che le vite di moltissimi bambini migliorassero: il numero dei bambini che muoiono prima dei 5 anni per malattie curabili è dimezzato; i bambini rachitici si sono ridotti del 37%; il numero dei bambini costretti a lavorare è sceso di 78 milioni e in 42 paesi hanno abolito le punizioni corporali.
Nel mondo si assiste tutt’oggi al fenomeno dei bambini senza identità ufficiale. Il 79% dei bambini di età inferiore a 5 anni, che vivono in “ricchezza”, sono stati registrati all’anagrafe, mentre tra i bambini che vivono in povertà solamente il 51%. Da un punto di vista geografico invece, l’80% di coloro che vivono in città vengono registrati all’anagrafe, rispetto al 51% di coloro che vivono in campagna.
Osservando nel dettaglio quali sono i cambiamenti avvenuti in Italia, si nota come è evidente la necessità che si mettano in atto altri cambiamenti. Da una ricerca condotta da Save the Children (2014) emerge che il tasso di natalità infantile sia diminuito, passando dal 22% al 16,7% della popolazione. Questo dato viene mitigato solo grazie alla presenza di bambini di origine straniera presenti sul territorio (10%). Anche sul territorio italiano ci sono realtà in cui i bambini non vedono garantiti i loro diritti, ad esempio il 13,8% dei bambini vive in povertà assoluta (non possiedono i beni necessari alla sopravvivenza) e nonostante ciò gli investimenti per l’infanzia e la famiglia corrispondono solo al 4,8% della spesa sociale. La povertà dei bambini italiani (assoluta o relativa) si traduce in una riduzione delle spese investite nell’istruzione scolastica e nelle esperienze extrascolastiche, ottenendo come risultato un livello di istruzione inferiore rispetto a quello che dovrebbero ricevere.
In tutto il mondo la ricchezza e la povertà dei bambini ha delle conseguenze dal punto di vista dell’istruzione. In Nigeria il 94% dei bambini ricchi ha frequentato la scuola, rispetto al 34% di bambini che vivono in condizioni di povertà.
Dagli anni ’90 si è assistito, nelle vite dei bambini e degli adolescenti, ad una vera e propria rivoluzione dovuta alla diffusione dei nuovi media, fino alla presenza sul mercato (ad un prezzo accessibile) di cellulari di ultima generazione. La diffusione di dispositivi Wi-Fi (di cui 85% posseduti da bambini e ragazzi inferiori a 18 anni) come gli smartphone ha fatto sì che il 23% degli adolescenti in Italia passi dalle 5 alle 10 ore al giorno su internet. Di conseguenza il tempo trascorso davanti al televisore si è ridotto.
Oltre alle sopracitate conquiste di tipo “tecnologico”, nel corso di questi anni, hanno ottenuto importanti soddisfazioni anche a livello giuridico: ad esempio finanziamenti per i servizi sociali ed educativi (1997); interventi a favore dell’infanzia e dell’adolescenza (1997); protezione e accoglienza di minori migranti da aree di crisi (1998). Sebbene tali decreti legislativi, sviluppati in favore di una crescita sociale, presentino molte inadempienze (a causa di budget molto ridotti ad esempio), non si può fare a meno di notare come le Nazioni Unite si stiano impegnando per la tutela dei bambini di tutto il mondo.
Una ricerca condotta dall’Unicef (2014) ha dimostrato che, a prescindere dalla ricchezza di bambini e bambine, in generale le femmine sono più svantaggiate e hanno meno possibilità di accedere all’istruzione rispetto ai maschi. Le differenze di genere emergono anche nel periodo dell’adolescenza; periodo in cui le ragazze hanno più probabilità di sposarsi e di andare a convivere rispetto ai ragazzi, che prendono tale impegno ad età più elevate. Le ragazze hanno, inoltre, meno consapevolezza e conoscenza sui rischi dell’HIV; i ragazzi hanno il doppio delle probabilità rispetto alle ragazze di sapere come proteggersi. Questo può essere un importante traguardo da raggiungere: la parità dei trattamenti di maschi e femmine, a partire dall’infanzia e dall’accesso alle opportunità.
I bambini non sono soli, ci sono associazioni (come Unicef e Save the Children) che tutti i giorni operano affinché tutti i bambini, un giorno, possano godere degli stessi diritti che meritano.

di Lidia Gravina

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